Grazie Papa Benedetto!

marzo 25, 2013

Pubblichiamo questo contributo in occasione della conclusione del Pontificato di Sua Santità. Un evento che ha sconvolto un po’ tutti, suscitando pareri controversi. Forse il Signore ci aiuta a vedere la cosa con maggior serenità.

“Il papa ha rinunciato!”. Questa la prima notizia del giorno in tutti i giornali, così è iniziato il giorno per la maggior parte della gente, così alcuni emotivamente hanno perso la fede, mentre altri l’hanno rafforzata. Poche persone capiscono cosa significa rinu8nciare. Io sono cattolico. Uno dei tanti. Uno di quelli che durante la sua infanzia sono cresciuti con la Chiesa. Poi ad un certo punto, lungo la strada, ho abbandonato quanto avevo appreso e anche la mia fede nella Chiesa.  Ma la Chiesa non dipende da me per andare avanti e neppure di alcuno (nemmeno dal Papa).  Ad un certo punto della mia vita sono ritornato a curare la mia vita spirituale e così semplicemente ho proseguito un cammino nel quale oggi io dico:” Sono cattolico”. Uno dei tanti, sì, ma alla fine cattolico. Ma anche se fossi un dottore in teologia o un analfabeta nelle Sacre Scritture (di questi ce n’è a milioni)  quello che tutto il mondo deve sapere è che il Papa è il Papa. Odiato, amato, oggetto di provocazioni e di preghiera, il Papa è il Papa e il Papa muore da Papa. Per questo quando ho appreso la notizia, io, assieme a milioni di esseri umani, ci siamo chiesti “Perché?”.  Perché rinuncia signor Ratzinger? Ha avuto paura? Ha sentito il peso dell’età? Ha perso la fede? E oggi credo che ho trovato la risposta: il signor Ratzinger ha rinunciato durante tutta la sua vita. Semplicemente così. Il papa ha rinunciato ad una vita normale. Ha rinunciato ad avere una sposa. Ha rinunciato ai figli. Ha rinunciato ad un salario. Ha rinunciato alla mediocrità. Ha rinunciato a ore di sonno per lo studio.  Ha rinunciato a riempire il suo tempo con la musica per dedicarsi alla teologia. Ha rinunciato a piangere fra le braccia dei suoi genitori. Ha rinunciato a fare il pensionato in mezzo ai suoi nipoti nella comodità della sua casa e nel calore del focolare. Rinunciò ai suoi giorni di libertà. Rinunciò a difendersi contro chi lo attaccava. Sì, questo mi lascia convinto che il Papa ha conosciuto la rinuncia in tutta la sua vita. E oggi ce lo dimostra. Un Papa che rinuncia al suo pontificato quando sa che la Chiesa non sta nelle sue mani, ma nelle mani di Qualcun Altro,  ci dimostra la sua saggezza. Niente è più grande della Chiesa. Né il Papa, né i suoi sacerdoti, né i laici, né i casi di pedofilia, né i casi di misericordia. Niente è più grande di lei. Ma essere Papa in questo tempo è un atto di eroismo ( di quegli  eroismi che ci sono ogni giorno nei nostri paesi e che nessuno nota). Ricordo senza dubbio la storia del primo Papa. Un tale….Pietro. Come è morto? Sì, su una croce, crocifisso come il suo maestro, ma con la testa in giù. Oggi Ratzinger si congeda allo stesso modo. Crocifisso dai mezzi di comunicazione, crocifisso dalla opinione pubblica, crocifisso dai suoi stessi fratelli cattolici. Crocifisso dall’ombra di qualcuno più carismatico. E’ un martire contemporaneo, di quelli che si può inventare storie, che si può calunniare, accusare a volontà, che non rispondono. E quando risponde, l’unica cosa che fa è chiedere perdono. “ Domando perdono per i miei difetti”. Né più né meno. Quanta nobiltà, che classe questo essere umano! Io potrei essere mormone, ateo, omosessuale e abortista, ma vedere una persona della quale si dicono tante cose, che riceve tante critiche e invece risponde così…questo tipo di persona non si vede tanto spesso in questo mondo. Vivo in un mondo dove ci si diletta a criticare il Papa, ma che è un peccato mortale criticare un omosessuale (e essere tacciato come un intollerante, fascista, di destra e nazista). Vivo in un mondo dove l’ipocrisia alimenta le anime di noi tutti. Come possiamo giudicare un uomo di 85 anni che vuole il meglio per l’Istituzione che rappresenta, ma gli ingiungiamo “con quale diritto rinuncia?”. Chiaro, perché nel mondo nessuno rinuncia a niente.  Vivo in un mondo dove tutti i signori di 85 anni sono attivi e stanno lavorando (senza percepire stipendio) e aiutano le persone. Sì chiaro! Ma ora so, signor Ratzinger, che vivo in un mondo che sentirà la sua mancanza. In un mondo che non legge i suoi libri, né le sue encicliche, ma che fra 50 anni si ricorderà come, con un semplice gesto di umiltà, un uomo fu Papa e quando vide qualcosa di meglio all’orizzonte, decise di partire per amore alla sua Chiesa. Va a terminare la tua vita, signor Ratzinger, senza pomposi omaggi, senza un corpo esibito in San Pietro e senza migliaia di persone in attesa che la luce della sua stanza sia spenta. Vai a chiudere la tua vita in questo mondo come sei vissuto pur essendo Papa: umilmente.

Benedetto XVI, molte grazie!

 

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La vita nella casa cantoniera

marzo 25, 2013

Oggi Ines Primus ci racconta l’esperienza vissuta dalla sua famiglia, quando fu assegnata loro la custodia, assieme alla famiglia Silverio di Timau, della casa cantoniera di proprietà dell’Anas, l’Associazione Nazionale Azienda Stradale, situata al quarto tornante della strada che porta al valico di confine di Monte Croce Carnico. Dunque, Ines era la figlia minore di Felice Primus (detto Teu) e di Maria da Pakaia. Il padre di professione era addetto alla manutenzione del tratto di strada da Timau a Monte Croce. Si sa che ai tempi non essendovi asfalti, a causa delle intemperie e di piccoli smottamenti, era ricorrente il ripristino della carreggiata. A volte bisognava intervenite anche per liberare le cunette dalle erbe, sassi e quant’altro, affinché l’acqua piovana potesse scorrere senza causare danni alla strada. Certo non c’era il traffico di oggi, ma anche allora transitavano mezzi pesanti che potevano causare buche, quindi era doveroso livellare per rendere la via sempre scorrevole, dato che era molto importante per il collegamento con l’Austria. La famiglia era composta oltre che dai genitori anche da cinque figli: Clemente il maggiore (1913), a seguire Delfino (perito in Russia durante la guerra nel 1942), Amerigo, Beatrice e ultima Ines (1932). Era l’anno 1933 quando a Teu fu affidata la custodia della casa cantoniera, come detto assieme alla famiglia Silverio (genitori di Graziano il panettiere). Così tutta la famiglia di Teu si trasferì in quel luogo. Ci racconta Ines che era una “bella casa”, con ogni comodità e per giunta aveva vicino anche la stalla dove poter governare: la mucca, le capre e il maiale, indispensabili per il sostentamento della famiglia. Così le due famiglie, ognuna con l’alloggio indipendente, convivevano in armonia, come una sola famiglia, aiutandosi e dividendosi i compiti a vicenda. “L’estate era sicuramente la stagione migliore, c’era più movimento nel passaggio di automezzi e pure delle persone che si recavano a fare il fieno in alta montagna, si fermavano da noi a riposare e a ristorarsi un po’. Noi in primavera scendevamo a Cleulis a fare i lavori di campagna (ramondâ, nei campi) per poi falciare i prati d’estate, ci toccava anche falciare nei pressi dei tornanti dove c’era qualche spiazzo d’erba, per avere il foraggio per gli animali d’inverno e quando non bastava con qualche mezzo portarne su da Cleulis. Il problema, per noi bimbi, era anche la scuola. Ovviamente ogni giorno si scendeva a Timau, 5 km andata e 5 al ritorno. L’andata era sicuramente più piacevole e agevole, ci si rincorreva, si cantava, si giocava un po’ per strada, ma al ritorno tutta in salita, era più dura, considerando che c’era sempre qualche commissione da fare, o spesa o altro, quindi sempre con qualche peso in più, alle volte con la gerla sulla schiena, se non anche la “cjarozula”. Quando i più grandi finirono la scuola, rimasi solo io, la più piccola, a dover affrontare tutto questo da sola. Per l’inverno Silvio (papà di Flavio) che era calzolaio, ci aveva fatto un robusto paia di scarponi, per noi ragazze non c’erano pantaloni per ripararci dai rigori di quelle stagioni, ma calze di lana di pecora tenute su da elastici fino sopra il ginocchio, e non capotti e giacche a vento come ora, ma maglioni sempre di lana di pecora che ci sferruzzava la mamma per tutti, nelle lunghe serate invernali, e poi accontentarsi del vestiario come si poteva, ma geloni e altre conseguenze del freddo non mancavano. Ricordo che Amerigo aveva una volta ai piedi un paio di “çucui” di legno e aveva nevicato tanto, ogni breve tratto doveva fermarsi a togliere la neve che si attaccava alla suola rendendogli impossibile proseguire. Nel ’51 ne venne tanta di neve che rimanemmo sepolti sotto 5 metri, non si poteva neppure uscire a spalare il tetto che era grande, a rischio di sfondamento. Per 10 giorni fummo isolati, mio padre ebbe l’idea di salire ad issare la bandiera sul tetto, in modo che se ci cercavano, potessero individuarne il posto. Fu la nostra fortuna, una schiera di giovanotti di Timau partiti per soccorrerci, la videro e così ci raggiunsero. Non fu facile perché poi si aggiungevano anche le valanghe, che oltre la neve trascinavano a valle alberi ed enormi massi e tutto travolgeva. Quando veniva la valanga, la casa veniva scossa tutta come un grande terremoto, molte volte siamo scampati per miracolo. In un altro momento molto difficile siamo stati salvati dalla solidarietà della nostra gente. Era l’anno 1944, era già avvenuto il massacro di Promosio, quando delle buone anime ci avvertirono di fuggire perché i tedeschi già avevano decretato per noi la stessa fine, poiché ci ritenevano complici dei partigiani. Da Timau e da Cleulis si mobilitarono molte persone per aiutarci a trasportare giù tutto quanto in fretta e rifugiarci in paese dove eravamo più protetti. Dopo di noi si sono impossessati i Cosacchi della casa. Alla fine del conflitto, ritornato il tempo di pace, anche noi abbiamo ripreso nuovamente possesso della casa cantoniera. Ci volle più di un mese per risistemarla, ripararla e renderla nuovamente abitabile, ma ormai il peggio era passato. Intanto i miei fratelli crescendo una alla volta furono costretti ad emigrare per lavoro in Francia, non essendovi qui nessuna possibilità. Delfino purtroppo non c’era più, mia sorella Beatrice pure andò in Svizzera, così io ancora una volta rimasi sola con i miei genitori. La casa cantoniera è anche conosciuta con il nome di “Baracca Regina” per il fatto che una volta la Regina Elena volle venire a visitare il luoghi del fronte di guerra (1915-1918). Per lei costruirono nelle vicinanze del bivio che porta al Pal Piccolo, appunto una piccola dimora per il suo soggiorno, che in seguito fu distrutta, era nelle vicinanze della casa cantoniera, da questo il suo secondo nome. La nostra permanenza alla casa cantoniera si protrasse fino all’anno 1954 quando disgraziatamente mio padre che era dedito al suo lavoro, mentre liberava una cunetta dai detriti, venne colpito al capo da un sasso che si staccò dalla parete sovrastante, perdendo così la vita. Non avendo altre motivazioni anche noi lasciammo la casa cantoniera ritornando in paese. E così ebbe fine la nostra esperienza in quel luogo. Poi col tempo mio fratello Amerigo prese il posto del padre nella manutenzione della strada per il Passo, e di tanto in tanto visionava anche la casa cantoniera, ma non si ripeté mai più la vita che aveva vissuto ai nostri tempi”. Grazie a Ines per la sua disponibilità a raccontarci e regalarci un po’ del suo tempo.

Silvia Puntel


Polisportiva: cambio al vertice

marzo 25, 2013

 

Nelle nostre comunità di Cleulis e Timau, il 2013 è iniziato con una grande novità, una di chês ch’as sucedin una volta ogni muart di Papa – si sarebbe detto un tempo. Ebbene sì, la Polisportiva Timau-Cleulis ha un nuovo presidente. Flavio, il becjâr di Temau, dopo oltre 30 anni al servizio della Sportive ha passato il testimone e lo ha fatto al suo solito modo: in punta di piedi e senza tanto frastuono. Al suo posto è stato eletto Luciano Bulliano, anche lui una vita nella nostra società. Flavio ha guidato la Polisportiva dai primi anni Ottanta a oggi attraverso 3-4 generazioni sempre con l’entusiasmo che lo caratterizza. Durante il suo mandato ha messo a disposizione tutte le sue energie per superare le sfide e assicurare un futuro alla nostra società. La Sportive, come ama chiamarla lui, è stata in questi anni la sua compagna fedele. In effetti, è noto a tutti che la becjeria dal Flavio era un po’ bar sport (in particolare nei lunedì mattina d’estate!) e un po’ sede della società, quando dirigenti e consiglieri passavano di là per qualche richiesta o per relazionare di qualche trattativa, gara o partita. Tant’è che le sue clienti fisse erano più aggiornate del consiglio direttivo.  L’ascolto e il dialogo sono certamente state le armi migliori del President, che gli hanno permesso di tenersi sempre aggiornato e sondare il parere delle comunità per poi agire di conseguenza. A lui va il merito di aver impostato una società fondata su dei valori e non ancorata solo sugli obbiettivi sportivi. La polisportiva ha un ruolo che va ben oltre l’aspetto sportivo: lo sport prima di tutto come momento di incontro e condivisione. E a questo riguardo Flavio si è prodigato affinché la Polisportiva continui a essere l’anello che congiunge due realtà così vicine e allo stesso tempo così diverse.  E credo di non sbagliarmi nel pensare che sia grazie a tutto questo se, nonostante le difficoltà economiche, le tentazioni e i rischi di fusione, etc. la Polisportiva Timau-Cleulis abbia conservato la sua integrità e rappresenti un’eccezione in Friuli. Grazie Flavio per consegnarci questa preziosa eredità. Grazie anche a tutti i dirigenti, gli allenatori e tutti quelli che hanno collaborato con lui contribuendo a dare lustro alla nostra società in tutti questi anni.  In bocca al lupo al nuovo presidente e al consiglio direttivo. E… Lunga vita alla Sportive!

 

 

 

Hans Puntel

 

 

 


Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis e … dintorni

marzo 25, 2013

8-9 dicembre 2012. Primo Concerto dell’Amicizia. Nella chiesa parrocchiale di Cleulis si è svolto alle 20.30 il primo concerto dell’Amicizia organizzato dai Giovins Gjanterins e dedicato al compianto Lino, scomparso un anno fa. Davanti a un folto pubblico si sono esibiti per ricordare l’amico scomparso il coro “Teresina Unfer” di Timau, il “Villa Chorus” di Villa Santina e i “Giovins Cjanterins” di Cleulis. Molto toccanti le parole che si leggevano sui manifesti di questo evento: “…sperin che usnot tu nus cjalis ju e che tu cjantis cun nou encje tu…Une serade special par un amî speciâl”. Il giorno dopo, domenica 9 dicembre dopo la messa domenicale, c’è stata la benedizione e inaugurazione della sede dei “Giovins Cjanterins” presso lo stabile della latteria.

24-25 dicembre. Festività natalizie. La messa della Vigilia è stata celebrata alle 20.30; anche se in un orario insolito come sempre la celebrazione è stata molto partecipata e commovente così dopo aver cantato “Lusive la lune”, ci siamo ritrovati tutti sul sagrato per lo scambio di auguri, per una fetta di panettone e un bicchiere di vin brulè sempre gradito nelle fredde giornate invernali. Ancor più partecipata è stata la messa del giorno di Natale e i vespri del pomeriggio cantati magistralmente in latino dai nostri cantori. Sul far della sera, partito dal borgo di Placis e accompagnato dalle sue renne e babbe nataline, si è fatto vivo anche babbo natale in piazza a Cleulis. Per la gioia di grandi e piccini ha distribuito regali e buon umore a tutti i presenti. Il tradizionale e antico canto di ringraziamento del “Te Deum” di domenica 30 dicembre chiudeva l’anno appena trascorso.

1 gennaio 2013. Coscrits. Il primo dell’anno i quattro coscritti della classe 1993, dopo aver partecipato alla Santa Messa a loro dedicata, hanno portato per le case del paese il canto della Stella più conosciuto come il canto dei “Re magi” per augurare a ognuna delle nostre famiglie un anno nuovo di serenità e salute.

6 gennaio. Messa per gli Alpini. Il giorno dell’Epifania la Santa Messa è stata celebrata in onore delle nostre penne nere sia per quelle viventi sia per quelle che ci hanno preceduto presso il Signore delle Cime; inoltre, com’è ormai consuetudine, c’è stata la benedizione dell’acqua e di tutti i bimbi del paese.

9 febbraio. Carnevale. Sabato 9 febbraio le strade di Cleulis si sono riempite di maschere, suoni di campanacci e trombette, coriandoli e stelle filanti per “celebrare” degnamente il carnevale. Alle maschere di Cleulis si sono affiancate anche le tipiche maschere di Timau che in corteo hanno percorso le vie di Placis e Cleulis per ritrovarsi tutte assieme a far festa presso la piazza del paese e nell’albergo al Cacciatore. Tre giorni dopo, mercoledì delle Ceneri, tutto ciò era già un lontano ricordo. L’imposizione delle ceneri dava inizio alla Quaresima, tempo di riflessione e digiuno.

 24-25 febbraio:elezioni politiche 2013. Pubblichiamo i risultati delle elezioni Politiche 2013, scrutinati presso il seggio di Cleulis. Per la Camera dei Deputati hanno votato in 220 (123 maschi e 97 femmine). Per il Senato, gli elettori sono stati 196 (108 maschi e 88 femmine).

 10 marzo. Assemblea dell’Associazione Latteria. Domenica 10 marzo si è svolta l’assemblea annuale dei soci dell’Associazione Latteria Sociale di Cleulis presso la sala riunioni dell’albergo al Cacciatore. Davanti a più di venti soci il presidente Walter Puntel ha fatto una relazione morale e finanziaria dell’anno appena concluso ed ha elencato quanto fatto in questo biennio di sua presidenza. Dopo di che si sono svolte le elezioni del nuovo consiglio d’amministrazione del gruppo, che sarà composto dai signori: Puntel Celso, Maieron Luigi, Puntel Paolino, Maieron Tullio, Puntel Walter, Puntel Arnaldo, Puntel Danilo, Puntel Beppino, Puntel Sereno e Bellina PierAntonio. Alla chiusura dell’assemblea e dopo aver approvato all’unanimità tutti i punti dell’ordine del giorno c’è stato un brindisi di augurio di buon lavoro al nuovo consiglio d’amministrazione.

a cura di Luigi Maieron


anno 2012 – Relazione anagrafica della Parrocchia di Cleulis

marzo 25, 2013

BATTEZZATI:  n°. 5 (nati n.° 3)

01. RIOLINO LUDOVICA di Gianalberto e Daiana Seletto (da Terzo)

02. PUNTEL MARLENE di Eric e Giulia Paviotti (da Udine)

03. MAIERON KEVIN di Simone e Marcellina Zanier

04. PUNTEL EMANUELE SEBASTIANO di Alvio e Sonia Sandri

05. BASCHIERA LUKAS di Claudio e Rosa Puntel

 

BATTEZZATI fuori Parrocchia: n°1

01. MATIZ NICHOLAS di Armando e Tiziana Puntel ( a Predazzo-TN)

 

MATRIMONI: n° 4

01.RIOLINO GIANALBERTO con SELETTO DAIANA

02. CASANOVA FRENKY con PRIMUS ANNA

03. SILVERIO MANUEL con PRIMUS MARTINA

04. FABIANI ADI con PUNTEL MIRIAM

 MATRIMONI FUORI PARROCCHIA: n° 1

01. MAIERON OSVALDO con DELLA SCHIAVA ERIKA (a Tolmezzo)

 

DEFUNTI: n° 9

01. PUNTEL MANUEL di anni 18

02. PUNTEL ELSO di anni  75

03. PUNTEL NIVES in Punteldi anni  61

04. PUNTEL DARIO di anni 83

05. PUNTEL EDDA in Primus di anni 75

06. MAIERON NATALE di anni  92

07.  PUNTEL MARCELLINO di anni  81

08. PUNTEL  INES in Puntel di anni 68  

09. MAIERON SILVIA  in Maieron di anni 85

 

DEFUNTI fuori Parrocchia: n° 4

01. PUNTEL DELFINA ved. Melgar di anni 80 (Svizzera)

02. MAIERON VIRGINIA ved. Puntel di anni 88 (Francia)

03. PUNTEL  REMO di anni 85 (USA)

04. PRIMUS MADDALENA ved. Dolce di anni 98 (Udine)

 ABITANTI PRESENTI IN PAESE  al 31.12.2012 sono  400.


Somlavila e la Cort dal Re

marzo 25, 2013

 

Al è da un pousj di agns che da fonts da mê anima, cîr di scjafoiâ un pinsîr, se cualchi volta mi svei via pa not e a mi ven pal cjâf, no mi lassa plui cjapâ sum. Al è chel da cort dal Re, di cemût che al è cambiât dut in Somlavila. Un centenâr di viaçs a mi à contât don Tarcisio cemût che a è començada la sô storia, parcè di chest non, cemût che si è slargjât plan plan, in un viers e in chel ati, dant origjine as fameas partint dai grops. Vin notizias documentadas za dal 1200 dai prins insediaments tal nosti paîs, che al partisj dal çoc di dôs fameas: i Puntel e i Micolino. Sicuramentri ator da placia dulà che a era l’aga, aventi da fontana. A sinistra, a sji son slargjâts i Puntel, a diestra i Micolino. Dal 1630 e dal 1649, in ta famea di Cristof-Micolino (+1630) a son rivâts in cuc Zuan Primus da Temau e il Maieron da Scluse, dant vita a chei doi cognoms. I Maierons cun las cjasadas a sji son massedâts cui Micolino, che dopo a sji son svilupâts encje tor da Gleisia. I Primus, inveza, a sji son slargjâts su la fassia sora da Lateria (Ian – Titin). I Puntel ju pal Borc e dopo di sora fint da cjasa di agna Menia e Cirillo e su fint di Chinop, la cjasa plui alta di Soratet. Chesta di Soratet a è la cjasa plui vecja di Cleulas, nominada tai documents (Leonardo de Soratetto di Cleulis, fin ‘500). Da chesta cjasa ai salta fûr chei dal Tuc (ch’ai son in ora di vuei) e po i Ros e i Toniz che ai son lats in cuc da pît dal paîs (aì di Poldo) e chei aitis si son slargjâts in Somlavila (Gjiubil, Re, di Pauli, Soratet, Prancjul, Peta, Miedi (aì di Cinto) e i Sjatis (in Frinz). Las cjases di Postet no esistevin: doma la cjasa di Jan (Rina) che a era Primus. Viers dal 1660, un Prodorutti vignût in cuc da Damâr a sji è stabilît aventi di Renzo.  Via pal secul (XIX) las fameas plenas di fiolança a àn començât a slargjiâsi in lunc e in larc, fassint cjasas encje fûr dai stâi, tai orts, par stâ il plui pussibil tal grop. Parfint par sparagnâ las fasjevin cussì tacadas, l’una su che ata in mût da vei i mûrs in comunion, cuasi a incjastri. Cussì al è saltât fûr Postet. Dopo las fameas e i grops massedâts a àn fat si che a la fin sin come una sola granda famea, ducj in parentât.

Una peraula sul soranon “Re”. Il Re (Svualt Puntel 1842 – 1915) al era fî di Jacum Gjubil (1792 – 1851) e Filizita Canciani di Prât (1795-1874) in famea ai an dât chest soranom parcè che al era il plui piçul di 11 fradis, nassût cuant che il pari al veva 50 agns e la mari 47. Il fradi plui grant Zuan che al à fata su la cjasa tas Pilas al veva 20 agns e la sûr Luzia 24(1818-1851). Al è nassût proprit cuant che ormai ai crodeva di vei sierât cantîr, ma lo stes al è stât acolt come un re; e lui al à continuât la stirpe ta chesta cort, fint ai fîs di gno nono Zuan. Ormai però a è distudada, che ta cort dal Re no nd è plui gjenia. Vin doma il confuart che i siei fîs lâts in Brasîl (Jacum, Pauli, Narda e Catin) a àn puartât lavia la semence dulà che in ora di vuei si podin contâ centeârs di oriundus.

Tantas fameas! Implantada duncja la cjasa vecja dal re, ta chesta cort, prima di una banda e dopo di chê ata i fîs a l’an slargjada, ma no nd’era puest par ducj parcè che las fameas as erin numerosas, encja se a vevin la cultura di stâ unîts e no sbarniçâsi, cualchidun al à scuignût lâ di una ata banda e implantâ la sô scjela. Sicuramenti doma sot il gno ricuart and’era vita, int e tanta canaia. Comenciant insom, cun la Tunina, mari di Gjildo, che cun la Lice a àn vût 5 fîs; la Uliva mari di Gjent e la Liva aitis 5; la Nena da Preolana, fint che no son lâts a stâ in Leipà, cun la fia Marta e Lino e i fîs; Ana di Chinop cul fî Tita Jacum e la Pasqualina; Teresina e Teu e dongja un fî cun la brût e doi fîs; Nart e Delfina cul fî Marcello e Maria 4 fias dongja; Ennio e Ines, 5 fîs; chei dal Nac, Nart e Mariuta prima di lâ in Francia (5 fîs, dopo un nassût a là); dopo di lôr Emma e Cinto, cun i lôr trei fîs e il Pieri; cumò Tita e Miranda e un fî; ta cort dal Re, nona Tinga, la cjasa di barba Zef vueita che a erin emigrâts in Tunisie; Sisto e Maria cun trei fias e sora agna Luzia (Steca) cun la gnet Tuta e Tevut cun i trei fîs, un dai cuâi don Tarcisio nassût propit aì, dopo par un pouc son lâts a stâ ta cjasa di Grivôr che al era in America, intant che, una volta comprada, a regolavin la cjasa di Leipà e dopo la àn screada cun atas dôs fias; dopo di lôr a stavin Fanio e Maria cui lôr 6 fîs, fint dal 1966, cuant che a son vignûts ta cjasa di Severin; la cjasa da Mina cun agna Tunina (don-don), chê dai Gjiubi, Sjulin (la Frutina) e il fî Pauli e Loisa, doi fîs. Dopo chê dal Tuc, cun von Pieri, Emma e nevout, fint che a no è lada a marît dal Nac; la Cia e Pauli, trei fîs; la cjasa di Chinp cun agna Vigja e dongja Forapipas e la Giusepa, trei fîs; plui in su Teu e la Dumina cul fî Berto e la Gjova (trei frutas fint che no son ladas in Leipà, ta cjasa nova).  

Cumò dut cambiât. Chest al è il borc dulà che las mês radîs a àn supât la vita. Cumò al è tant cambiât che a sji stenta a riconossilu. Di Gjildo ogni tant al ven Carmelino a dâ vita; di Gjent, l’Olivo al è tornât cun tant entusiasmo. Paolo, Antonella e la fia Vania a sji son definitivamentri stabilîts in Somlavila; aì di Ana a son forescj che ai tegnin cont e di tant in tant nus fassin compagnia; ta cort “da Preolana”, Toni e Maria simpri indafarats a sji fassin buina compagnia. Da pouc, purtrop, Marcello e la Ines nus àn lassât, finint di disvueidâ Somlavila, lassiant doma il Romel bessol. Di Gjubil, la Loisa cul fradi Bepo e il Danilo simpri presint; dal Tuc, finalmentri une bocjiade di osigjeno cun la Daria e il Dino e il piçul Alberto; da Cia e di Chinop, par cumò nissun ati; aì da Dumina, forescj che si ju jout ogni muart di Papa. Ai lassât par ultim la mê cort dal Re, che cumò a è la mê spina, a jodila cussì bandonada e vueita, plena di ricuarts sbiadîts, ormai di pousj, che a met tanta malinconia. Duncja dal 1964, gno pari al lavorava a Brunic come tancj paesans, jo e mê sûr ormai grandes sin maridadas, la piçula a finiva las scuelas; gno pari al à pensât ben di fâ lâ a Brunic encje mê mari e mê sûr dulà che a vares vût plui pussibilitâts di cjatâ lavôr e di chê strada riunî la famea che a restava. La cjasa da Tinga vueita, come che di Zef che vin det, chê da Mina ormai un cjasai, come il stali dongja da cjase di Gjubil, che al era colâ denti a causa da granda neveada dal 1951. Dal 1966, i miei a sji son stabilîts definitivamentri a Brunic. Dopo la sdrondenada dal Taramot dal 1976, al era necessari meti man a cjasa. Barba Fanio tal 1971, al è di colp mancjât, lassjant i siei 6 fruts di colp uarfins, cussì agna Maria, nus à proponût a nou di comprâ la part di Barba Fanio cul cjason da Mina, che par fâ placia vin scuignût puartâ fûr dut il matereâl. Al inizi dal 1978, si comença a rinfuarçâ e rifâ il tet, gno pari, dopo un grâf problema di salût che progressivamentri al va pegjorant, tal Otanta nus lassa e cussì da chel moment al resta dut in sospeis. Il gno om al pensa che un pouc a la volta, cuant che al sares lât in pension, la vores finida di sistemâ, ma dal 1992, dopo una colada tant che al stava regolant il stali, nol pos plui impegnâsi in lavôrs di fadia. Il gno sum di tornâ a passâ la vecjaia in Somlavila, pasintmi lassù parsora i tets e cjalantmi ator fint dulà che al sji piert il vouli, al si è frantumât. Miei fîs a son impegnâts in atas bandas e no an i mieçs par imbarcjâsi in chesta aventura. Dal 2004, una ordinancia nus impon di tira ju la cjasa di Zef; la nosta vecja tal mieç, a part di chê da Tinga. Al era un riscjo che cualchi clap colant al podes jessi un pericul.

Cussì cumò la cort dal Re a è totalmentri cambiada, in ogni sens mi samea che a seti colada ju par me chê maledizion che a diseve: “Che a cji cressin las jerbatas ta cort”. No nd è plui vita a part la Loisa, no plui fruts in Somlavila, doma l’Alberto. Tant silenzio, tant abandono, tanta tristece. E la mê cjasa pieis di dutas: comeniciada e mai plui finida; al è plui lusôr, il soreli dut il dì, sji viout via parfint la Creta cumò, ma par cui? Cui poda avei tanta passion e i mieçs par salvâ la part di storia che a à rapresentât la cort dal Re? Encja da chi fameas interias a son partidas par lâ a cirî fortuna in Brasîl… A contava Paulina, la femina di Toni (dopo trasferîts encja lôr a Castelfranco) che la Marianna prima di partî ai veva lassiât una cjicara dulà che a bevevin insiema il caffè di vuardi fat tal cjalderin a ricuart da lôr amicizia e a sji la veva puartada daûr. Cumò a torna cualchi discendent, par jodi dulà che a son partidas las lôr radîs, cuissà ce pena, ce delusion a jodi dut abandonât. A mi dûl il cûr a viodi ducj chei sacrificis che a àn fat i miei vons, duta la miseria patida, dutas las fadias e chei che a son lâts lontans, cetanta peta. No son doma i mûrs, i claps, ma pensi a chê granda schiria di int passada, ognidun al à dât il so contribût da so vita tribolada a chesta storia e jo no pos, no ai savût dâ il gno par che a podi continuâ. Par chest cuant che passi aì su, cul grop volti il cjâf di chê ata banda, glotint las agrimas. Soredut pensant a gno pari che al era cussì orgogliôs da sô cjasa, da sô storia, da sô cort.

Silvia Puntel


E’ la Pasqua del Signore!

marzo 25, 2013

La Pasqua arriva presto quest’anno. Addirittura quando ancora la primavera, appena iniziata, sembra ancora lontana e la natura fa fatica a risvegliarsi. Ma la Pasqua è Pasqua! Con il suo messaggio formidabile resta sempre per noi cristiani la Festa della Vita, la Festa della Luce. Sì, il tema della luce che squarcia le tenebre è centrale nella liturgia della Veglia pasquale. In questa notte parla la luce! Ma perché le tenebre, perché la luce? Perché la vita è un passaggio dal buio alla luce: un passaggio che tutti stiamo vivendo. Infatti siamo in cammino. Il libro più bello del Vecchio Testamento è l’Esodo. E l’Esodo è la storia di un popolo in cammino verso la  Terra Promessa. Ora questo popolo che cammina siamo noi. Questo popolo che faticosamente va verso la propria libertà siamo noi. La vita è una Pasqua! Ma dove andiamo? Dove va la vita? Cosa c’è al di là dell’oggi? Chi non ha risposte per queste domande non ha ancora incominciato a vivere. A noi è giunto  un messaggio, una notizia: Cristo ci ha detto che la vita ci porta verso Dio che è Padre.

Ma è credibile Cristo? Duemila anni di profezie si sono compiute in Lui. Non è una favola, è un fatto.

E’ credibile Cristo? Si è imposto al mondo attraverso la sconfitta della crocifissione e l’aveva predetto.  Un semplice uomo non può vincere così.

E’ credibile Cristo? Il suo messaggio, umanamente parlando, è il più scomodo che si possa pensare. Eppure da duemila anni mette in subbuglio  il mondo e gli uomini non riescono ad emarginarlo.

E’ credibile Cristo? Per tutti c’è una tomba, ma la tomba di Cristo è vuota e da duemila anni milioni e milioni di persone affermano che Egli è vivo: Cristo è risorto! Un fantasma sarebbe stato più che dimenticato in duemila anni: invece Cristo è vivo, più vivo che mai, perché Cristo è risorto!

Si è illuso Paolo di Tarso? Si è illuso Benedetto da Norcia?

Si è illuso Francesco d’Assisi? Si è illuso Galileo Galilei che è rimasto fedele a Cristo, anche quando gli uomini di Cristo lo combattevano ingiustamente?

Si è illuso Alessandro Volta che amava Cristo con tutta la sua anima?

Si è illuso Guglielmo Marconi che ha esclamato: “Sono fiero di credere in Cristo”?

Si è illusa Madre Teresa?

E tanti altri? E tante altre?

No…no! E’ più facile che ci illudiamo noi ad ostinarci nella nostra incredulità. Ma se Cristo è risorto la vita ha un senso tutto nuovo. Ogni giorno è Pasqua: perché ogni giorno è passaggio verso Dio. Ogni giorno è  Pasqua perché io devo camminare, devo fare il passo del bene, che è il passo verso Dio. Entriamo in questo spirito: sentiamoci pellegrini verso Dio. Siamo poveri viandanti che non possiedono nulla: abbiamo solo la speranza. E questa speranza è Cristo risorto! Abbiamo camminato insieme in questa Quaresima. Abbiamo camminato insieme in questa Settimana Santa. Ma il cammino continua. Diciamo a Dio che siamo pronti. Diciamo il “Sì” al nostro Battesimo. E’ come se nella notte di Pasqua ricominciasse la storia della nostra salvezza e noi tornassimo bambini fra le braccia di Dio.

 Il vosti Siôr Santul, don Tarcisio