Nel 15° anno del mio ministero pastorale a Cleulis

dicembre 29, 2016

Quale domani per me? I Cleuliani ricorderanno come in quel 7 febbraio 2001 l’indimenticabile don Attilio gravemente ammalato era stato ricoverato in ospedale. Morirà poco più di un mese dopo. Allora l’arcivescovo chiese a me di assumere la cura spirituale di Cleulis e a don Ivo quella di Timau. Così io sono ritornato a casa e per quasi 16 anni ho potuto celebrare in quella chiesa nella quale avevo ricevuto tutti i sacramenti, compresa la mia ordinazione sacerdotale. Avevo allora 52 anni e mi sentivo orgoglioso di poter restituire un poco di quel bene che avevo ricevuto da parte dei miei compaesani che con entusiasmo mi avevano sostenuto negli anni del seminario. Ero allora anche parroco di Paluzza (più tardi si aggiunse anche Timau) ed ero reduce da una delicata operazione al cuore. Così sono andato avanti seguendo il metodo pastorale che avevo imparato da quei sacerdoti che mi avevano preceduto, formato e mi erano stati vicino. Nulla di speciale, semplicemente le cose ordinarie che un sacerdote solitamente fa. Ho preso i miei impegni affrontandoli con la fede che sempre mi ha accompagnato, ma anche con una certa ansietà, forse un po’ esagerata, dovuta in parte al timore di non riuscire a compiere sufficientemente i miei doveri, visto che il campo da curare era diventato grande. Per 17 anni quell’intervento al cuore ha giovato in modo abbastanza soddisfacente, fino all’estate scorsa. Ora, dopo un ricovero all’ospedale di Udine a metà ottobre, ho qui sotto i miei occhi i risultati delle visite a cui sono stato sottoposto e sono abbastanza preoccupanti per la mia salute. Forse quando riceverete questo Bollettino Parrocchiale le cose ci appariranno un po’ più chiare, ma oggi (inizio di novembre) mi trovo in grave difficoltà a pensare al mio futuro e mi domando come potrò svolgere il mio ministero pastorale se la salute non me lo permette? Quale sarà il mio posto come sacerdote, visto che a 68 anni sarebbe per me una cosa molto difficile ritirarmi del tutto dal impegno pastorale? E poi come risolverà l’arcivescovo il problema di un eventuale avvicendamento visto che è tanto difficile oggi reperire i sacerdoti? Da parte mia posso assicurare tutti che mi sento spiritualmente sereno e pronto ad accogliere la volontà di Dio sul mio futuro. Spero soltanto che in questi 16 anni vissuti insieme a voi, cari parrocchiani, siano stati di giovamento alla nostra crescita umana e spirituale e per i miei errori e mancanza di testimonianza chiedo perdono. Ben 39 anni dei 44 del mio sacerdozio li ho trascorsi qui e qui è tutto il mio mondo dove ho ricevuto ciò che mi è di più caro e prezioso.

La campana media. Era già successo nel 1957 quando si era rotta la campana media del nostro campanile che venne rifusa. Nel 1960 don Celso pensò di donare alla chiesa una campana (la grande) a ricordo del suo 40° anno di sacerdozio per cui la grande di allora divenne la media e la media la piccola. Nel settembre scorso la media si ruppe e quindi fummo costretti a rifondere una nuova con le stesse caratteristiche della prima. Ci siamo rivolti alla ditta De Poli di Vittorio Veneto (anche le altre sono opera di questa ditta) la quale, in breve tempo ce l’ha fatta arrivare sul nostro campanile. Siccome mentre scrivo l’opera è ancora in corso, ci ripromettiamo di dare maggiore informazione ai lettori sul prossimo bollettino. Aggiungo soltanto che la posa in opera e vari interventi nella cella campanaria verranno eseguiti dalla ditta Solari di Ovaro per una spesa complessiva di Euro 8.864,00 (+IVA), mentre il costo della campana è di Euro 5.940,00 (+IVA).

Dopo 75 anni le suore lasciano la Casa di Riposo. Ecco un’altra di quelle notizie alle quali non vorresti mai credere. “Sì, ormai è deciso, alla fine dell’anno le nostre suore lasceranno la Casa di Riposo di Paluzza!”, così mi confermò la Madre Provinciale quando mi sono rivolto a lei per scongiurare una simile scelta. Il pensiero mi è andato immediatamente ai 130 ospiti che rimarranno senza questa insostituibile e benemerita presenza che ha visto la nascita di questa istituzione e l’ha accompagnata lungo tutti questi anni. Vorrei ricordare il tempo in cui le suore hanno condiviso con i nostri anziani, il tempo in cui vivevano poveramente in quella casa di Casteons; tutti ricordano il ruolo che le brave francescane hanno svolto in Paluzza con gli ammalati della Parrocchia, nel dedicarsi alla catechesi e alla nostra scuola materna. Fino a pochi anni fa hanno avuto un ruolo primario nella direzione di questo Istituto benefico. Ora, anche il loro compito, secondo l’ultima convenzione con la Congregazione, non contemplava più certe responsabilità, ma la loro presenza per i nostri anziani era più che importante dal punto di vista spirituale. Sappiamo che esse non si limitavano però solo a questo: sempre disponibili al volontariato in tutti i sensi e anche magari talvolta si approfittava della loro bontà! Devo purtroppo aggiungere che la loro partenza non è dovuta solamente alla mancanza di vocazioni e quindi di personale disponibile, ma soprattutto dal fatto che ormai, come succede oggi un po’ in tutte le istituzioni, il fattore religioso è sottovalutato e molto spesso marginalizzato. Tuttavia con molta franchezza ho ripetuto più volte alla Provinciale che questo è un errore da parte della sua Congregazione perché non si possono abbandonare così 130 anziani per i quali la presenza delle religiose è più che mai indispensabile. E’ con molto dolore che scrivo queste cose! So molto bene quali sono i meriti che le nostre brave Francescane possono vantare qui nel nostro territorio e per le quali, soltanto se abbiamo un po’ di umanità e buonsenso, non potremmo mai finire di ripetere il nostro GRAZIE. UN GRAZIE LUNGO 75 ANNI!

Un grazie a don Alberto. Durante l’estate scorsa e nella ricorrenza dei Santi abbiamo avuto in mezzo a noi don Alberto Zanier che per me, parroco ormai in difficoltà, si è rivelato come un dono della Provvidenza. Si tratta del sacerdote più giovane della nostra diocesi, nativo di Arta e che ora si sta specializzando in teologia al Pontificio Seminario Lombardo di Roma. Giovane, brillante, intelligente e soprattutto amante delle nostre tradizioni liturgiche e del bel canto gregoriano ci ha aiutato a rivivere il mistero che la liturgia cattolica esprime. Forse a qualcuno, anche se le SS. Messe sono state celebrate sempre con il nuovo rito, può essere sembrato un certo ritorno ai tempi della nostra adolescenza, ma ho potuto constatare che la nostra gente in stragrande maggioranza è rimasta positivamente colpita dal suo modo di celebrare e di spiegare la Parola di Dio. Anche a lui gli dobbiamo un Grazie e non solo per il bene che ci ha offerto, ma anche per la sua puntualità e disponibilità.

Ritorna il S. Natale. Sarebbe mio gran desiderio poter celebrare anche quest’anno nella nostra chiesa con voi la solennità del Santo Natale, risentire vibrare il canto Lusive la lune e poter invocare, come ho sempre fatto, su tutti i miei parrocchiani la benedizione e la pace che il piccolo Gesù è venuto a donare all’umanità. Mi piacerebbe stringere la mano e abbracciare tutti voi, vicini e lontani, nel segno di quella fede che tutti ci accomuna.

Che la Pace e l’Amore di Cristo regnino nelle nostre famiglie e nei nostri cuori!

Buon Natale e felice anno nuovo a tutti voi!

Vostro Siôr Santul don Tarcisio

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Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis e… dintorni

dicembre 29, 2016

24 luglio 2016. Tratôr Day – Anche quest’anno in questa domenica di luglio si è svolto il raduno di tutti i trattori e “affini” presso il piazzale del bar Pakai. Il piazzale antistante al bar è riuscito ad accogliere a fatica tutti i mezzi agricoli, alcuni anche d’epoca, provenienti anche dai paesi limitrofi. Dopo la sfilata rumorosa e festante di tutti i mezzi agricoli i partecipanti si sono ritrovati sotto il tendone allestito per l’occasione per far festa tutti assieme.

Dal 4 al 7 agosto. Sagra dai Cjalsons – Per celebrare degnamente la cinquantesima edizione della Sagra dai Cjalsons i Giovins Cjanterins, organizzatori dell’evento, hanno pensato bene di festeggiarla per quattro giorni consecutivi. Il tutto è partito giovedì 4 agosto quando nella piazzetta di Laipacco sono stati presentati due interessanti progetti culturali. Il primo, dal titolo “Walking Arte in Cammino”, riguardante tutti i sentieri della Grande Guerra; il secondo progetto, agevolato da una proiezione di un documentario dal titolo “I custodi dell’acqua – la Carnia si ribella” spiegava la spinosa questione della gestione del bene prezioso dell’acqua in Carnia. Venerdì cinque agosto, festa del patrono Sant’Osvaldo, la messa solenne delle 10 è stata celebrata da mons Giuseppe Andrich, vescovo della diocesi di Belluno-Feltre dal 2004 al febbraio di quest’anno, assieme ad altri quattro sacerdoti. L’omelia del vescovo ha toccato i cuori dei numerosi fedeli presenti e anche la lettura cantata del Vangelo sul pulpito da parte di don Alberto Zanier ha lasciato tutti a bocca aperta! Nel pomeriggio la processione con la statua del Santo per le vie di Cleulis e Placis concludevano questa giornata di fede ed emozioni forti che sempre la festa di Sant Osvaldo “scatena” nei compaesani vicini e lontani. Nella serata il breâr della sagra è stato allietato da Roby Music Folk.

Nel pomeriggio di sabato si è svolta presso il campo sportivo di Timau la classicissima partita celibi/ammogliati ove le due compagini si sono affrontate come sempre con grande ardore ed agonismo… a spuntarla alla fine sono stati i celibi! La domenica, ultimo giorno di festa, i chioschi sono stati aperti fin da mezzogiorno con la degustazione degli ottimi cjalsons e molto altro. In serata ‘Chei di Lauc e atis trei’ hanno chiuso degnamente in musica questi splendidi quattro giorni di festa offuscati dalla morte del mitico Genesio del Trio Pakai, avvenuta il 2 agosto mentre il paese intero si preparava ad organizzare la sua amata “Festa di Sant Svualt”.

13-14 agosto. Palio das Cjarogiules – Tra le dodici contrade che partecipano all’evento da anni c’è anche il paese di Cleulis che con il suo stand enogastronomico fa sempre il tutto esaurito! Nella serata di sabato si sono esibiti il gruppo storico dei tamburi medioevali di Cividale, a seguire “Miss palio e il so biel” dove la nostra miss Martina Puntel accompagnata dal suo cavaliere ha conquistato l’intera platea. Allo scoccare della mezzanotte i fuochi d’artificio hanno illuminato di molteplici colori l’intera valle. Il 14 agosto è il giorno dell’atteso palio. Infatti dalle cinque in poi si sono susseguiti: il palio dal seon, palio dal fen dedicato alle donne (in cui la nostra contrada ha conquistato il podio), il palio da cjame vinto alla grande dai nostri baldi giovani e per finire il Palio das cjarogiules, in cui Cleulis ha conquistato un onorevole quinto posto.

27 agosto. Carniarmonie a Cleulis – Nella nostra parrocchiale abbiamo avuto l’onore di ospitare una serata della rinomata rassegna itinerante di musica classica chiamata Carniarmonie. Davanti ad un attento ed estasiato pubblico si sono esibiti un trio di giovani promesse formato da Fabiol Cezma al violino, Ejona Nako al violoncello e Kajmela Haxholli al pianoforte, proponendoci musiche di Beethoven e Mendelssohn.

16 settembre. Radio Maria – Il consueto rosario e la messa del mattino che si celebra ogni venerdì nella chiesa di Sant’Osvaldo sono stati trasmessi dalla famosa emittente radiofonica Radio Maria. L’emittente radio che trasmette in tutta Italia, ha mandato in onda prima una accurata presentazione del luogo fatta da Stefano Mentil di Timau, a seguire la recita del santo rosario e della messa cantata accompagnata dalle note dell’organo suonato magistralmente da Ivana Primus di Timau.

25 settembre. Festa di San Antonio – L’ultima domenica di settembre per un’antica tradizione a Cleulis si festeggia San Antonio da Padova a cui era dedicato anche un altare ligneo di cui oggi rimane solo la statua. Dopo la santa messa la statua del santo è stata portata in processione dai giovani del paese lungo le vie di Cleulis.

1-2 novembre. Festività di tutti i Santi e commemorazione dei defunti – Quest’anno le celebrazioni della festività dei santi e dei defunti sono state celebrate da don Alberto Zanier essendo il “nostro” don Tarcisio ancora convalescente dopo il ricovero in ospedale e a cui auguriamo di cuore una pronta guarigione. Martedì primo novembre al mattino è stata celebrata la sempre partecipata messa di tutti i Santi sul far delle sera invece c’è stata la recita dei tre rosari in memoria dei nostri defunti. Il giorno dopo nel primo pomeriggio, in cimitero, le comunità di Cleulis e Timau si sono ritrovate attorno a don Alberto per celebrare la messa in memoria di tutti i defunti delle due parrocchie. Alla fine delle celebrazione il sacerdote è passato per ogni lapide per la benedizione del defunto. In questi giorni di mestizia e di ricordo per chi non è più tra di noi, sia la fiammella della fede in Gesù a darci la speranza e la consolazione che un giorno ci ritroveremo ancora tutti assieme.

20 novembre. Madonna della Salute – L’ultima domenica dell’anno liturgico a Cleulis si celebra da più di un secolo la festa della Madonna Consolatrice, chiamata dai valligiani ‘Madone da Salût’. La ricorrenza in paese è molto sentita e un tempo era “festa camerale” accompagnata dal suono dei campanons. Quest’anno le campane sono rimaste mute causa lavori in corso sul campanile dopo la rottura della “campana di mezzo” ma di questo argomento forniremo ampia cronaca sul prossimo numero di Gleisiuta Clevolana a lavori ultimati. Nella messa solenne, don Tarcisio ci ha ricordato la storia e il perché la popolazione di Cleulis abbia voluto una festa dedicata a Maria invocata come Consolatrice. A fine celebrazione c’è stata la “processione breve” con la statua della Madonna guidata dal diacono Tacio Puntel.

Situazione “Lavori in corso” a Cleulis – A metà settembre sono stati predisposti i guard rail lungo il tratto esposto della rinnovata via Raut fino all’altezza delle ultime case del paese (Somplavile). L’opera ha destato delle perplessità in più di qualche paesano ritenendo il classico guard rail in metallo poco consono a una strada posta in aperta campagna. Lungo via Raut sono stati predisposti due ampi parcheggi: uno appena fuori l’abitato di Placis con tredici stalli l’altro in Somplavile dotato di nove posti auto. Sulla strada sono stati predisposti anche i punti per l’illuminazione pubblica che verrà effettuata in un secondo momento. La prossima primavera, dopo l’approvazione sulla variante dei lavori, la ditta Cedolini di Formeaso di Zuglio a cui è stata appaltata l’intera opera, completerà la rete fognaria come da progetto partendo dall’intersezione di via San Osvaldo con via Raut per arrivare fino a dietro l’ambulatorio medico. Anche i sei posti auto posti sulla “strade nove” in località Laipacco sono stati asfaltati e quindi fruibili dagli abitanti della borgata.A fine novembre è stato sostituito anche il guard rail posto all’incrocio tra la “Strade nove” e il Cungjelot. Mentre scrivo si stanno ultimando i lavori al campanile con la sostituzione della campana “miezane” e la messa in sicurezza della cella campanaria probabilmente la benedizione della nuova campana avverrà a Natale.

a cura di Luigi Maieron


A sorc jù pa Furlania (part seconda)

dicembre 29, 2016

Dopo i ricurats di Bianca, Luci e Tuta, continuin la storia das nostas feminas che a lavin a cirî da mangjâ ta Bassa dal Friûl

 Gjovanuta di Pantian a era una fantaçuta e a lava spes cun sô sûr. A era Mariuta da Celesta ch’a toleva nota par 15/17 personas a la volta e a binora sji cjatavin par partî insiema cussì sji fasevin coragjo. Ta nosta compagnia a vigniva encja la Ida dal Pua e mê agna Luzia – nus conta Gjovanuta – cuant che a vevin da cerî a mi pocavin simpri me indevant, disjint: «Cjalait chesta biada fruta ce fan ch’a à» par che ur fasès dûl. Raramenti a funzionava.

Un ata volta cun nou a erin la Lela e la Carmen, erin a durmî suntun stali là che a era una biela tassa di fen. Tun colp sji spalanca la puarta, a sji presentin doi e a disjin: «Usnot chês trei as àn di vegni cun nou». Vevin 18, 19, 20 agns. Us lassji inmagjinâ ce fin ch’a voressin fat. Agna Luzia no si piert di coragjo e a taca a sgarfâ tal fen. Fata una biela busja mi dîsj di platâmi aì sot, pò a è sentada parsora, no sai cemût che ai resistût cença scjafoiâmi. Ce tant spavent! Ma encjemò una volta dibant che a no son tornâts ati. A era Menia cussì spourosa ch’a no nus bandonava un secont, simpri picjada a strent cuntuna o chê ata. A veva tant pinsîr pai fruts lassjâts a cjasa, il Lino di 1 o 2 agn e la Marta di 5 o 6 ch’a veva di jodi di lui.

Me Fides – a conta simpri Gjovanuta – mi veva fat un pâr di scarpets, las tomeras fûr di un persac fruât. Vevin di partî e a slavinava fûr par fûr. Erin strafontas glaçadas chi sin rivadas intuna cjasa dulà che vin podût suâsji ce che vevin dintorn, naturalmenti encja i scarpets ch’ai erin imbacîts. Voi par metiju, ai erin diventâts coma crodias e a fasjevin mâl tai pîts, par furtuna che cualchi trat di strada a era asfaltada, cussì podevi lâ scolça cui scarpets in man».

E chê volta ch’a era cun nou la Cilda? Dopo dîsj e dîsj di cjaminâ sin rivadas tun stali plen di paia. Stracas sfinidas a pena poiât il cjâf sin coladas coma pêrs. La Cilda a taca a preâ rosjari ma nissuna sin rivadas a stâi devûr che erin biel indurmididas. Dopo vei vendemiât, sa restava cualche grap di uva, i contadins nus à lassjavin toli. Vevin tanta fan che nou zovinas sin ladas a cerî un filâr, ma la Cilda nus disjeva di no lâ a roubâ. Un contadin nus dîsj chi podevin toli tal so dut ce ch’al era restât. Vin fat una biela çacula e sin ladas a puartâ encja a chês atas dutas intor. Vin pò dividût un pouc parom, ma la Cilda nol à vuluda parcè che seconti jei la vevin roubada. Rivadas a cjasa a è lada a confessâsji e ai à contât dut a don Celso disjint che jei a nol à vuluda mangjâ. Ma lui ai à rispuindût ch’a à fat plui pecjât a lassjâla, plena di fan coma ch’a era. Dopo un pouc in chê sera al è vignût il paron a parânus fûr, che scjampassin, che in chê sera ai voressin fat saltâ la stazion. Infati nol è passât tant timp ch’a sji è sintût i bombardaments pouc lontan e esplosions e lusjôr dut intor. Sin ladas a riparâsji jù par una scarpada a riscjo di lâ di tori.

Erin in viaç da ben 15 dîsj, ‘nt vevin passadas di ogni colôr, sfinidas di poura, strachecia, fan, cjaminant dîsj e dîsj cu las vissjias tai pîts. Sin vignudas oltra la Val di Sant Francesc, cun nou a erin Veronica e la Nena ch’a vevin una agna ch’a stava intor a Vila Santina, no tal paîsj, un pouc fûr man. L’era sora sera e vin decidût di lâ aì di chê biada int par jodi se nus lozavin pa not. No erin sicûr sjiôrs, ma a pena ch’ai àn jodût rivâ chesta pussissjion di disperâts, si son gjavâts la bocjada par nou. Nus àn fat una granda polenta, çuç, scueta e dut ce ch’a vevin par sfamânus. Vin durmît sul lôr stali e las gnets a àn durmît cun lôr agna. Tal indoman a binora incjemò nus àn fat boli una biela pagjela di lat, scjaldât il stomi, ringraziât pal lôr bon cûr, sin tornadas a inviâsji viers cjasa. Pensait ch’a vevin encja un biât fî ch’al era restât paralizât e no podint cjaminâ a sji tirava cul cûl. Si po ben dî che propit dai biâs vin avût aiût, confuart, che mai podin dismenteâ.

Ringrazi Gjovanuta simpri disponibil a contânus e a stâ in fila cun nou.

Nus contava Toni da Delfina ch’al era doma un puemut ch’ai tocjava di lâ insiema a sô cusjina Sunta, as fias da Silvestra e aitisj a procurâ un pouc di sorc o farina. Sô mari a veva Marcello, Ennio e la Edda incjemò massa piçui par lassâju bessôi, e Pauli al era in vuera.

Una sera rivâts intun puest ai àn cjatât un puest di lâ a durmî ducj insiema suntun stali. And era ingleisj ator, cjocs neris, ju vevin pedinâts par via das fantatas. Tun colp a sintin dut un trambust ch’a volevin butâ jù la puarta, par fortuna a à resistût, ma and era encja un balconut, no ju jodina butâ jù chel! Svuelts, vierta la puarta, ducj scjampâts via pai cjamps e platâts tal not. Lôr da cjocs a erin impedîts e si inçopedavin l’un cul ati e no son rivâts a cjapâ nissun. Intant Toni al era lât a platâsji tal agolâr; cuant che però dut sji è cuietât al era restât bessôl, plen di poura al à avût il so cefâ a cjatâ la sô compagnia.

Al sji impensava encje di chei purcitons di chei contadins cuant che ur davin da mangjâ, da ingorts a vevin il grugno ch’a ur grondava di chel beveron e pantianonas ch’a ur lecavin il mussiç.

Si sa che i Mongui e duta chê genia no vevin scrupul a roubâ dut ce ch’a cjatavin, encja lôr plens di fan, no erin lesârs. Se par disgracia un anemâl dumiesti sji copava e al crepava tas fameas, al era di ce gjoldi parcè che comprâ cjarn no sji veva la pussibilitât. Encja par lôr a era cussì cuindi, sa sji intivavin a savei a vignivin a scuedi, soradut cjarn di pioura, di chês no nus lassjavin nè di vivas nè di muartas. Ma la nosta int par difindi chesta vivanda ur disjeva ch’a era cjarn di purcit, che ur era improibît mangjâla.

Silvia Puntel


Afds di Cleulis. Buon Natale dal direttivo

dicembre 29, 2016

Quest’anno abbiamo scelto un modo diverso per fare un ringraziamento a tutti i nostri donatori e donatrici in quanto per noi è doveroso ma prima ancora è un piacere immenso farlo.

Ringraziamo un Consiglio favoloso di persone che ha lavorato in stretta sinergia. Ringraziamo tutti coloro si sono recati presso il centro trasfusionale di Tolmezzo per donare agli altri una opportunità di vita.

Ringraziamo tutto lo staff del Centro Trasfusionale per l’ottimo rapporto che aiuta molto al procedere sereno dell’attività della nostra associazione. Si ringraziano i responsabili dell’autoemoteca che con competenza e serietà il 5 novembre hanno presieduto al prelievo del sangue intero e plasma.

Abbiamo cercato il più possibile di coinvolgere tutti. Non possiamo fare un elenco dettagliato di nomi, ma vogliamo ringraziare tutti!
Il Natale ci fa pensare ogni anno ai grandi temi della solidarietà, della convivenza, o come quest’anno, del volontariato: con la volontà, l’amore e la perseveranza di trovare nuovi donatori sul nostro territorio. Madre Teresa era solita dire: «E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di amare gli altri attraverso di te». Da qui pensiamo a noi con il nostro Sangue, di poter essere presenti negli altri con un atto d’amore come la donazione. 
Tanti Auguri di Buone Feste a Voi e alle Vostre famiglie augurando ogni bene con la speranza che il prossimo 2017 sia per tutti un anno di pace e serenità.

Il direttivo Afds di Cleulis


Sant’Osvaldo da Cleulis in Brasile

dicembre 29, 2016

Siamo nella Pomasserra nel Rio Grande do Sul in Brasile. Un altopiano dove dominano foresta e pascoli e varie fazendas di contadini disperse qua e là. Qui arrivarono le prime famiglie di cleuliani e timavesi nell’anno 1886. Quando, cento e vent’anni dopo, un bel gruppo di cleuliani si sono recati in quel luogo si sono imbattuti in una chiesa dedicata a S. Osvaldo ed è stato naturale provare un po’ di meraviglia e curiosità. Entrati nella chiesa hanno incontrato l’immagine del santo e in una bacheca in fondo alla chiesa anche alcune copie di un libro dal titolo” Paroquia de Sao Bonifacio- Agudo” che parlava dell’origine di questo luogo di culto. All’interno viene riportata la notizia che un immigrante dall’Italia, un certo Giacomo Unfer, portò in quel luogo un’immagine del Santo e vi costruì una cappellina dove la gente andava a pregare. Nel 1924 venne costruita la prima chiesa molto graziosa come ci appare dalla foto scattata nel 1943 e venne dotata anche di una statua del santo patrono. Sempre nelle foto, si può vedere la processione e il numero consistente di popolazione che vi partecipava: una buona parte si trattava di Unfer e Puntel (c’erano anche gli Anater, i Muser e i Prodorutti). Questa prima chiesa oggi è stata demolita per fare posto a una più moderna realizzata nel 1972 e nel cimitero accanto si possono ancora visitare le numerosissime tombe che portano i nostri cognomi.

Ma chi era quel Giacomo Unfer di cui si parla nel libro della Parrocchia?

Giacomo era nato a Casali Sega su dal Pèicer nel 1852, la mamma era Maria Maieron di Bacò da Cleulis, sorella da Teusce e da Nirute che era la suocera di von Re, nata in quella casa, in faccia alla canonica vecchia, che era stata distrutta dalla valanga del 1836. Ecco allora perché si capisce la devozione in famiglia a S. Osvaldo! Dunque Giacomo a Cleulis aveva come cugini tutti i Teusce e quelli del Re. Nel 1886 tutta questa famiglia emigra in Brasile e si tratta dei vecchi genitori ormai ultrasessantenni, con 7 figli di cui Nicolò, il primo, già sposato con figli. Giacomo a sua volta avrà 7 figli e morirà il 21 novembre 1940.

Si racconta che la festa di S. Osvaldo durava almeno una settimana ed era un’occasione per quei poveri contadini provati dal duro lavoro della terra per darsi un po’ alla pazza gioia! Nonno Lorenzo, fratello della Falcina, conservava una botte di vino e quando veniva il tempo la caricava sul suo carretto e faceva 40 km per raggiungere la località e offrire da bere a tutti!

Domenica 13 novembre scorso a Sobradinho si è inaugurata una maine dedicata ancora a questo santo! E’ stata voluta dai nipoti del nonno Lorenzo e realizzata dal Fogolâr Furlan di questa cittadina, il cui presidente è Gilson Puntel (il padre del nostro Tacio, ndr), in ricordo dei loro antenati. L’immagine è la stessa che si venera nella nostra chiesa di Cleulis. Il parroco della città è venuto a benedirla e poi è seguita la processione fino alla chiesa parrocchiale.

Diceva un nostro emigrato negli Stati Uniti, Nando da Picotina: «Un emigrant al fasarà di mancul di scrivi, ma mai di pensâ». Le nuove generazioni oggi ritornano a cercare i luoghi da cui sono partiti i loro antenati e restano fortemente commossi perché tutti noi sentiamo la necessità di sapere chi siamo e qual è la nostra storia.

don Tarcisio Puntel


La cappella del Farcher

dicembre 29, 2016

La maina è stata eretta in onore della Madonna Addolorata nel lontano 1860 da Nicolò Duzzi detto Farcher. Essa era ubicata sul lato sinistro della strada statale 52 bis (percorrendola verso Timau) dinanzi alla stradina che conduceva alla casa del Duzzi Farcher. La custodia della maina dagli inizi del secolo scorso fino al 1943 è stata svolta da Nicolò Duzzi (Kleric) figlio del costruttore della edicola votiva. Dal 1943 in poi, alle necessità della maina provvedeva Dusolina Muser, moglie di Giovanni Duzzi figlio di Nicolò (Kleric) deceduto appunto nel 1943. Negli anni Cinquanta, in seguito alla rettifica da parte dell’ANAS della curva stradale, resa più rettilinea ad iniziare dalla fontana situata all’incrocio con via Avostanis fino al ruscello fiancheggiante il Cret, la cappellina veniva demolita. Dopo lunghe attese e rinvii, l’ANAS dava il permesso di ricostruire la maina a Giovanni Duzzi sul lato destro della strada all’altezza dell’inizio della nuova curva stradale. Pertanto, nel mese di agosto dell’anno 1956, la vedova di Giovanni Duzzi (deceduto nel marzo del 1956) incaricava il sig. Sandro Unfer di Timau di ricostruire la maina sul progetto redatto da Luciano Duzzi, figlio dello scomparso Giovanni. Nell’esecuzione dei lavori Sandro Unfer è stato aiutato ed assistito da Luciano Duzzi e consorte, nonché da Dusolina vedova di Giovanni Duzzi.

Una particolarità della nuova costruzione è che nella fondamenta del muro laterale destro della maina è stato collocato un sasso proveniente da Filadelfia (USA), per esplicito desiderio del Ferdinando Primus impresario di Cleulis emigrato e residente a Filadelfia. Il desiderio di Ferdinando Primus è stato esaudito da Luciano Duzzi al rientro dagli USA nel luglio del 1955.

Il quadro all’interno della cappellina proveniente dall’Austria riproduce l’effige della “Addolorata” è stato più volte restaurato e viene venerato dai fedeli locali e da quelli di passaggio. Ogni anno in occasione della festa dell’Ascensione significativo è l’incontro/sosta di fronte alla maina che avviene nel tardo pomeriggio tra la processione con la croce astile proveniente dal colle di San Pietro di Zuglio e un piccolo gruppo di fedeli guidato dal parroco di Timau. Dopo una sosta e le preghiere di rito la processione unita fa rientro a Timau.

Dal 1956 al 1987 alla custodia ed alle varie necessità della maina ha provveduto Dusolina vedova di Giovanni Duzzi. Dal 1987 a tutt’oggi provvedono i figli di Dusolina, Loisa e Beppino. Nel 2010 Beppino Duzzi ha incaricato Felice Matteo Primus di Cleulis al rifacimento della struttura lignea del tetto ed alla conseguente nuova copertura. Nell’agosto del 2016 nel sessantesimo anniversario della ricostruzione della maina, l’ormai noto artista Marino Romano di Villa Santina ha eseguito sulle facciate laterali esterne della maina un affresco raffigurante la Pietà.

Danilo Puntel


Vocabolari clevolan

dicembre 29, 2016

Par començâ: don Tarcisio, prima di dî messa, a sji divertisj a interogâ i siei clericuts su las peraules cjargnelas di una volta. Constatât che tancj fruts a an italianizât la nosta lenga e che cussì a no san plui nencja cui che a son “agna e barba”, il nosti preidi al à decidût di lassâ neri su blanc il “vocabolari” che un doman nol esistarà plui: o par vie che l’italian al vinçarà (rouba che no sji augurin) o par via che cierts mistîrs (e las peraulas colegadas) no si fasaran plui. Comencin cussì la publicazion di chês che a son las peraulas di una volta, …pal clevolan di doman!

Cjiô = Intercalare segno di amicizia

Chest’issude = Primavera

Cladop = Insicuro sulle gambe

Claupa = Stradina sconnessa delimitata da staccionata

Clechigne = Cosa mal fatta

Çòi = capigliatura folta

Condil = secchiello

Còntina = chiavistello in legno

Tegni Còuf = tenere la scrofa per figliare

Craiz-baiz = Disordine

Cràcul = letame rinsecchito sul corpo degli animali

Çuç = Formaggio fresco