Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis e … dintorni

agosto 8, 2013

16 marzo 2013. Lancio das Cidulines. Sabato 16 marzo com’è consuetudine all’approssimarsi della festa di San Giuseppe, sul colle sopra il paese chiamato per l’appunto “Cuel das cidules” sono state lanciate le cidulines. Per quei pochi che non lo sapessero le “Cidulines” sono dei dischetti rettangolari (10cm x 15cm circa) di faggio dotati di un buco al centro che sul far della sera vengono arroventati su un gran falò e lanciate tramite un bastone, da un colle che sovrasta Cleulis in modo che tutti le possano vedere scendere a mo’ di stelle cadenti. Le cidulines, prima di essere lanciate, sono abbinate ad una coppia di fidanzati o presunti tali e, a seconda di com’è il tragitto in cielo del dischetto infuocato, si traggono gli auspici sulla coppia appena declamata. Questa tradizione che ha origini molto antiche viene portata avanti con entusiasmo e partecipazione dai giovani del paese.

31 marzo. Feste Pasquali. Se per Natale quest’anno la neve si è fatta desiderare, per Pasqua ne avevamo quasi mezzo metro. Il manto bianco non ha impedito la processione degli ulivi che si snoda dalla piazza del paese alla chiesa la domenica prima di Pasqua però una bufera di vento e nevischio ha fatto saltare la tradizionale via crucis per le vie di Cleulis e Placis. Giovedì santo c’è stata la messa che ricorda l’istituzione da parte di Gesù dell’Eucarestia e la lavanda da parte del celebrante dei piedi ai cresimandi. Sabato santo la celebrazione della veglia di Resurrezione, con la caratteristica benedizione dell’acqua, del fuoco e del pane, chiudeva il triduo pasquale. Il giorno di Pasqua come di consueto tutti i partecipanti alla messa hanno portato le uova, il pane e i dolci pasquali per la benedizione di questi ed altri prodotti che poi vengono consumanti al pranzo di Pasqua.

1 aprile. Inaugurazione biblioteca. Lunedì dell’angelo primo aprile dopo la messa c’è stata la benedizione e l’inaugurazione della biblioteca che si trova nei locali presso la latteria del paese. La biblioteca dispone di circa mille volumi per grandi e piccini ed è aperta a chiunque volesse arricchire il suo bagaglio culturale ogni domenica dalle 10.30 alle 11.30. Un ringraziamento particolare va fatto a tutte quelle persone che hanno donato i libri e a tutte quelle che, con pazienza, li hanno catalogati.

2 maggio. Lavori “stradanova”. Il 2 maggio sono iniziati i lavori su via Vittorio Veneto dall’inizio della salita dopo il ponte fino in prossimità del vecchio asilo. Questi lavori urgenti appaltati dalla protezione civile alla ditta Romano Ceconi di Ovaro riguardano la messa in sicurezza della strada principale del paese attraverso la sostituzione delle tubature fognarie (quelle preesistenti facevano acqua da tutte le parti) e il rifacimento del muro di sostegno delle strada stessa spanciato in parecchi punti. Si è anche approfittato dello scavo per immettere delle tubature per l’interramento della corrente elettrica e in un futuro anche della banda larga. I lavori termineranno con l’asfaltatura completa del tratto di strada interessato prima della festa di San Osvaldo.

4 maggio. Cresime a Cleulis. Sabato 4 maggio alle 18:30 il vescovo emerito e “compaesano” mons. Pietro Brollo ha impartito il sacramento della Cresima a undici giovani del nostro paese. Alla toccante celebrazione animata in maniera esemplare dai nostri giovani ha partecipato gran parte del paese. Un grazie particolare vorrei rivolgerlo ai ragazzi che per mesi hanno seguito con partecipazione il corso di catechismo e ai genitori e alla sig.ra Lucia Puntel per l’aiuto datomi nell’organizzare la celebrazione.

12 maggio. Bacio delle Croci. Anche quest’anno come accade da molti anni, un gruppo di volenterosi compaesani è partito al suono dell’ave Maria delle sei con la croce astile infiocchettata di tutto punto alla volta del Plan da Vincule sul colle di San Pietro sopra l’abitato di Zuglio per il tradizionale bacio delle Croci. Dopo il rito di fedeltà delle croci della vallata e non alla croce della chiesa madre della Carnia è stata celebrata la messa dal vescovo mons. Mazzocato mentre nel pomeriggio in pieve sono risuonate le melodie dei vespri cantati in latino.

2 giugno. Cjarsons a Sutrio. Nel primo weekend del mese di giugno si è svolta la rassegna enogastronomica”I Cjarsons: la tradizione della Carnia” lungo le contrade del paese di Sutrio. Questa bella iniziativa aveva come  scopo la valorizzazione e la diffusione del piatto principe della Carnia: i cjarsons e delle sue varianti declinate nei vari paesi carnici. Anche il paese di Cleulis è stato invitato ed ha partecipato con un suo stand proponendo ai molti avventori la sua famosa versione dei “Cjalsons di Cleulas”.

15 giugno. Riapertura bar Pakai. Sabato 15 di giugno alle 17 c’è stata l’inaugurazione del bar Pakai. Questo famoso punto di ritrovo posto sulla statale 52 bis era chiuso da più di due mesi, poi l’intraprendenza e il coraggio, visti i tempi, del nostro compaesano Aldo Puntel hanno fatto sì che il bar Pakai rivivesse e rimanesse un punto di incontro e di aggregazione per il paese. A lui l’imbocca al lupo e l’augurio di un proficuo lavoro da parte della redazione di Gleisiuta Clevolana.

29 giugno. Sot il tei di Placias. Sabato sera 29 giugno la borgata di Placis come accade ormai da sei anni ha ospitato nella piazzetta la “Serata sot dal tei”. L’occasione per ritrovarci tutti assieme è stata la presentazione del libro per bambini (e non solo) “Nelut e Peçon”, opera dell’apprezzata scrittrice Manuela Quaglia. L’autrice ha coinvolto grandi e piccini con l’aiuto di Loreta Zuccolo, nel racconto delle storie che i nostri nonni ci raccontavano quando eravamo piccoli. Tra un racconto e l’altro, i bambini del coretto del paese hanno rallegrato la serata con dei canti tipici. Alla fine cjarsons, frico e ottimi dolci preparati dalle nostre brave cuoche hanno concluso in maniera degna questa splendida serata.

 a cura di Luigi Maieron

 

 

 

 

 

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Le nostre tre suore

agosto 8, 2013

Conservo un ricordo molto vivo dei primi anni ’60. Allora ero un ragazzino di 13-15 anni e da qualche anno stavo già in seminario. Il nostro paese era ancora povero, ma eravamo tutti uguali. C’era l’emigrazione e quelli che non emigravano erano per lo più i boscaioli. Le nostre mamme portavano sulla loro schiena tutta la responsabilità della famiglia, l’educazione dei figli, i lavori della campagna, trovavano il tempo di fare i scarpets, di gugjâ la lana, di preparare il combustibile per l’inverno, di governare gli animali….insomma tutto l’occorrente per una famiglia. A Cleulis l’unica autorità era il parroco; la sua parola era indiscussa, la sua persona rispettata, la chiesa il luogo più importante dove ci si incontrava tutti alla domenica per la Messa e i Vesperi, la campana segnava i vari momenti della giornata. Le ragazze venivano mandate in Seminario a lavorare per poche lire, ma quello che importava è che erano al sicuro sotto l’occhio vigile delle suore. In parrocchia era fiorente l’Azione Cattolica che aveva il compito di educare i giovani, le ragazze e gli adulti alla fede. Ricordo ancora le funzioni in chiesa …solenni e partecipate…Tutti pregavano e cantavano in latino. Tutto questo si rifletteva anche nella vita quotidiana: chel lâ in fila, quel vivere uno accanto all’altro che permetteva alle persone di incontrare un sostegno e una sicurezza quando sopraggiungevano delle difficoltà. Non era difficile trovare una persona che ti venisse a dare una mano quando a fedava la vacja, era l’usanza di lâ in tramut  quando c’era la legna da portare a casa, o da sforcjâ i cjamps o svolgere qualsiasi altro lavoro. Trovavi sempre qualcuno ch’al vignis a facji una puntura o cualchi plasei in momenti di emergenza. Non che non ci fossero i difetti anche allora….eh, sì che ce n’erano visto che il parroco in chiesa aveva sempre qualcosa da brontolare o pas blestemas o pal lavorâ la fiesta o pal comportament no simpri a plomp das puemas o dai fantats. Tuttavia oggi dobbiamo riconoscere che, pur avendo migliorato vistosamente le nostre condizioni economiche, non siamo stati capaci di conservare quei valori umani e cristiani che sarebbero molto importanti anche nel Duemila. E’ in questo contesto che a Cleulis in pochi anni c’è stata  la professione religiosa di tre delle nostre giovani e la prima messa di don Franco, quasi a coronamento della quarantennale opera pastorale del vecchio parroco don Celso. E sono passati da allora ben 50 anni! Allora questa volta ho pensato di parlare un po’ di queste tre clevolane che, ormai ultrasettantenni, sono ancora sulla breccia, in piena attività, coerenti con la loro vocazione religiosa, per il bene della Chiesa e di tanti fratelli che stanno beneficiando della loro opera. Le conosciamo tutti e sono la Maria Antonietta, da noi conosciuta come la Micula, la Maria di Tubia di Luziamenia e la Orsolina da Milia da Ulivai. Mi piace presentare al lettore un breve curriculum di ciascuna anche perché impariamo ad apprezzare queste persone che nel silenzio rendono presente concretamente l’Amore del Signore.

 

Maria Antonietta Puntel (suor Giocondina). Non so quanti a Cleulis sanno che si chiama così. Per noi è la Micula e Micul era il nome del nonno materno. Figlia di Pompeo e di Osvaldina, classe 1938, è cresciuta in una casa dove c’erano 6 fratelli e nonna Maria di Pauli. Una fanciullezza serena a Placcis, niente di diverso da tutti i bambini della sua età: giocare, fare dispetti, andare a scuola, fa inrabeâ, dî las lezions, fâ i sarvisjis che la mamma comandava e appena spatussâts pensâ a lâ a vuadagnasji il pan in cualchi famea o lâ a sarvî. La nostra Micula ha lasciato Cleulis a 16 anni per lavorare nel Seminario di Udine, ma è stata la prima delle tre a esprimere la propria vocazione religiosa. E’ partita per Verona infatti già nel 1958 dove per tre anni si è preparata alla Professione e così ha inizio la sua vita da religiosa: per dieci anni presta il suo servizio nel seminario di Verona e poi nel 1971 parte per l’Argentina. A Buenos Aires la Congregazione tiene una scuola con 1.000 alunni, ci sono case per anziani, l’ospedale, varie istituzioni di carità. Lei, secondo le necessità, viene invitata a prestare la sua opera nelle varie istituzioni. E qui conosce anche qual bravo e simpatico prete, zelante e benvoluto dalla gente che si chiama don Jorge Bergolio che oggi è il nostro papa. Dopo 29 anni di Argentina, nel 2000 viene chiamata a Conegliano Veneto a servire le suore anziane della Congregazione, ma poi c’è anche il lavoro pastorale in parrocchia. Oggi continua ancora piena di entusiasmo il suo servizio  a Monselice. La Micula è di carattere aperto, solare, ottimista….certamente si fa voler bene e fa anche tanto del bene.

Maria Puntel (Suor Ermanna). Mamma Rita dal Re l’aveva chiamata alla nascita con il nome della sua mamma che le era morta quando aveva appena 13 anni. E lassù dal Re è nata anche questa figlia, nel 1938 come la Micula, poi la famiglia si è spostata in Leipacco su pal Pecol dove viveva la vava Luziamenia. Qui è cresciuta insieme ad altre 6 sorelle e all’unico fratello, il Ciro, purtroppo morto quando aveva appena 27 anni. Nelle nostre famiglie (lei è cugina di don Franco e anche del sottoscritto) si respirava allora una profonda religiosità. La nostra Maria la troviamo ben presto a fare la bambinaia in alcune famiglie (Almeno a casa c’era una bocca in meno da sfamare e poi come compenso poteva ricevere cualchi grimalut o un par di scarpes). Poi anche lei è con le suore a lavorare in seminario a Udine e dopo due anni a Stresa in una casa di riposo delle Figlie di S. Eusebio di Vercelli. E’ qui che nasce la sua vocazione e incomincia la sua avventura di religiosa. Si diploma come infermiera professionale e si dedica agli anziani e ai poveri anche a domicilio e presta la sua collaborazione nelle parrocchie….Moncrivello, Vercelli, Valle Mosso….e poi in Brasile: Guaratinguetà e Belo Horizonte…con la gente più povera delle favelas e in Perù nella città di Chimbote. Oggi a 75 anni è ritornata alla base a servire le sue consorelle anziane. Quante belle esperienze, quale ricchezza di vita, quale grazia di Dio! Una vita spesa per il Signore e per l’umanità sofferente è una vita vissuta per un grande ideale e soprattutto come ci scrive lei stessa sul Gleisiuta Clevolana dell’estate 2012: “E’ sempre Lui che mi attende ovunque e mi ripete: Lo hai fatto per me”.

Orsolina Puntel (suor Ernestina). Come si fa a dimenticare mamma Emilia, la nostra bidella che ci preparava un ambiente ben accogliente e le aule ben riscaldate  cu las bielas legnas di fau  tagliate nel bosc Bandit! Una bravissima mamma che si dava tanto da fare  perché purtroppo  il suo Evaristo l’aveva lasciata vedova con tre figli  ancora da crescere. Così il Mauro fu accolto subito in collegio e la nostra Orsolina, che era la più grande (è classe 1940), a lavorare nel seminario di Udine dove conosce la Congregazione delle suore della Misericordia di Verona. Nel 1962, seguendo il consiglio del suo direttore spirituale, don Remo Tosoratti, inizia il suo percorso che la porterà, due anni dopo, ai Voti perpetui. Ho sotto gli occhi il numero 74 di “Gleisiuta Clevolana” dove la nostra Orsolina si racconta. Una vita trascorsa prima impegnata come infermiera in alcuni ospedali, in preferenza nei reparti pediatrici per 15 anni, poi in Brasile: a Quixadà nello Stato del Cearà prima, poi a Marilia (S. Paolo) a cui seguirono alcuni anni in Angola. Dopo quattro anni ritorna in Brasile  a Quixeramobim sempre nel Nord Est brasiliano nella zona più povera di questa nazione, oggi è chef operating maternity hospital Jesus Maria Josè di Quixada. Non ci possiamo immaginare la mole di lavoro e la presenza preziosissima che queste suore offrono sia nel sociale che nella Chiesa, talvolta affrontando disagi e sacrifici notevoli pur di dare un po’ di speranza a tanti diseredati. Noi ricordiamo la bella figura di suor Ernestina con quella faccia di bambina sempre sorridente! Fino ad ora la salute l’ha sostenuta e vogliamo sperare che  i suoi bambini, i suoi malati, i poveri del Cearà possano trovare a lungo affetto e conforto nella loro maesinha (mammina).

Vorrei chiudere con un breve ricordo di don Franco che quest’anno avrebbe festeggiato i 50 anni di sacerdozio. L’averlo avuto come vicino di casa, certamente ha fatto nascere anche in me il desiderio del sacerdozio. E’ stato un grande sacerdote che Tolmezzo porta ancora nel suo cuore e che ha realmente onorato la nostra comunità di Cleulis. Purtroppo la morte è arrivata troppo presto, quando stava facendo un ottimo lavoro pastorale nella parrocchia di Tolmezzo. Cleulis, 50 anni fa, ha vissuto un momento di grande fervore e grande vitalità nella fede. Penso che  il nostro paese avrebbe anche oggi la possibilità di offrire qualcosa di bello alla Chiesa…. Con un po’ di coraggio e un sì  entusiasta al Signore!…come quello delle nostre tre suore e di don Franco.

Il Siôr Santul, don Tarcisio Puntel


La Sjensja cun i voi di un frut

agosto 8, 2013

A son las sîs di buinora, a suna l’Ave Maria, ma vuei a sunin componons, eh! Sì, vuei al è dì di Sjensja. La crous da cualchi dì a era preparada, cui siei nastros colorâts, in biela mostra dongja dal altâr di Sant’Antoni. E vuei un troput di buina volontât, a la puartaran a pît coma una volta a incuintrâ la sôs sûrs di ogni Gleisia, coma che a sji usa da timps lontans, che una volta ad an a sji riunisjin ta Gleisjia Mâri da Pleif di San Pieri sul cuel ch’al domina duta la Valada da Bût. Ai an rinnovât l’impegno di ubidienza, sotomission e fratelancia, come che a sji conven in tuna famea cristiana, ricognossint l’autoritât da Gleisjia che a nus à dât i principis sui cuâi sji sin dopo slargjâts atôr di jei. Voi ricurardâ cemût che da fruts vivevin chesta zornada. Prin di dut al era un privilegjo podei lâ a Sjensja cuant che a sji era picinins e no sji era inmò in grât di podei fâ duta chê sfadiada, in chê lungja cjaminada di circa 15 chilometros. Sji cjalava cun invidia chei plui grancj che ai lavin, sperant di cressi almancul pal an prossim. No bastava! Sji veva encja da ubidî par meritâsji il premi e podei lâ.  

La storia di un frut. Al era un frutat sui 14 agns, sji era metût d’acordo cun chei come lui, al veva fat dut ben par duta la setemana e la mâri ai veva encje preparât una petuta par puartâsia devûr par marinda, ma propit ta sera prin, al era lât a fâ doi tîrs cun il balon, par disgracia al veva rot un vêri cun tun tîr: cui lu diseve a mâri? Ma cualchidun al à fat la spia e dopo una buina rata, tal jet cencia cena e la piês par cjastîc, nua Sjensja. A buinora la mari a va a rezi in Cuelalt. E viers las sîs a taca a sunâ par visâ che a partiva la crous e lui al mancjava; alora il so amî lu ven a clamâ, crodint che al fos inclapât, ai buta su claputs su pal balcon. Chel si vierç e il frut al ven fûr par dî che so mâri lu veva sierât dentri e no lu lassiava plui lâ. “Nosta pensâ – ai dîs l’amî – proviout jo”. Al è lat a toli una scjala, metuda su pal mûr. E cussì il frutat al à podût dismontâ ju. Inmagjinaisji dopo cuant che al doveva tornâ dongja la sera se noi vigniva la fiêra. Cuant che a è tornada la mâri de rezi, a à jodût inmò la scjala prontada sul mûr, a à capît dut. Ai à sparagjada la rata dopo, ma sji è doma sintût un craut.  

Viers San Pieri. Duncja riunina la pussision, cun la crous di devant sji inviavin puartant davûr marinda e ombrena che imancabil a ploveva ogni volta. E ju cjantant di lunc. Ogni tant si davin il cambio puartant la crous e fasevin cualchi pousa. Par strada incrosavin atas pussjisions ch’as rivava dai paîs dongja e manman a trops si rivava dapît da mont. Po su par chel troi ripit e plen di ziravoltas, sji rivava in som cul flât a grops e las gjambas che a lavin come bruscjias. Tal “Plan da Vincula” apena sot da Gleisia, sji cjatavisi ducj insiema, dulà che nus stava a spietâ il prevost di Zui cui seguit e cun la vecja crous di San Pieri. Achì las crous as vegnivin clamandas a una a una par non e provenienza comenciant da chê di Tamau, che in chê volta a era la plui lontana. Mi ricuardi che clamada la nosta “Crous di San Svualt di Cleulas”, Fiore il muini al rispuindeva simpri “Sei achì cul aiût di Diu encje chest an”. Opûr a rispuindevin: “Sei achì” o “Presente”. Dopo vei dutas bussât la vecja crous di San Pieri coma at di devozion, la lungjia pussision sji inviava su pal ultim trat, fin ta Gleisia, dulà che a vegniva celebrada la Messa Solenne cun la partecipazion di cuasi ducj i preidis da valada.  

Dopo Messa. Dopo la funzion vevin di lâ a bussjâ la vecja statua di len di San Pieri sul trono, a era duta carulada, parfint cualchidun cul curtissjut al si intaiava una scajuta par puartâla a cjasa coma relicuia, tant che il preidi una volta al veva cridât in Gleisia par chest fat disint che chesta usancia a puartava doma dan. Chesta statua a era intun cjamarin parsora e a sji veva di lâ su par una scjaluta streta di len. Dopo una visita a ducj i vues e las crepas di muart intassadas tal vecjo tor dongja la Gleisia, sji lava par una scjala di piera dulà che a era sot come una cjavina scura. Ce poura che vevin: vevin il coragjo di dimostrâ che erin rivâts encje a aì. E par finî un zîr e una prejera tal simiteri atôr da Gleisia. Dulà che una volta a puartavin a soterâ encje i nostis vons. Dapît da scjalinada dal sagrât, a nd’era cualchi bancut come chei das “cjescas” cun cualchi goloset o mateçut par cui che al veva cualchi palaca ta sacheta. Ai premiavin encja la crous plui ben furnida e chê plui lontana: vincevin spes encja nou.  

Tornâ a cjasa. Tornâts sul plan da vincula, finalmentri sentâts disvuluçavin la çacula. Ristorâts tal spirit e tal cuarp, sji inviavin ju pal troi saltant. I frutats, prin cjapât il stradon dal ritorno di solit da pît da mont ch’al era un cjamp di balon, sji fermavin a fâ una partida cun chei di Darta. Par plui tornavin da banda di Alziars, dulà che a era un pouc di plui di ombrena e se a vigniva il scjas da ploia, podevin riparâsi sot i arbui. E su plan plan simpri cjantant fint in som Testeons, cui nastros da crôs ducj strupinâts, sji fermavin in tuna cjasa dulà che una buina femina ogni an nus sopresava chescj nastros par podei po fâ biela figura cuant che rivavin tal paîs. Nou ducj intant spietavin di fûr. E su pal Moscjart, intant, don Celso cul binocul, sul balcon nus stava a spietâ e cuant che rivavin tai plans sora il Rivat, al dava ordin di sunâ. Ducj i fruts plui piçui sji vevin intant preparada una crosuta cun doi bachets, cualchi nastro colorât e un santut tacât cun la puntina al puest dal Crist. A chel segnâl, a partivin in pussision in scuintri a crous. Dopo, intropâts insiema, al era dut un svualetâ di nastros, grancj, piçui e di ogni colôr. Se durant il viaç, a fuarça di cjantâ nus era calada la vous, come par incjant a tornava clara e fuart in tun biel coro rinfuarcît. Don Celso al era in som da riva da stradanova, cui clericuts cun i cjandelîrs impiâts e un trop di fedei a spietânus dopo su in gleisia par cjapâ l’ultima benedizion da zornada che a finiva in gloria. Magari cun las visjias tai pîts, ma una tâl contentecia tal cûr di podei vantâsi di jessi stâts a Sjensja. Cumò and è cualchi cambiament. A son cussi pousj chei che a van a pît, che si ju pos contâ sui deits das mans. I plui a van in machina fint a Zui e dopo al è il bus che ju puarta su e ju. Sji son unidas encja crous forestas, parfint todescjas di oltri confin, a pâr che a seti diventada plui folcloristica. Ma crout che par chei coma nou veibi inmò il significât. E l’impuartance di chê volta. Cuant che ai riva cun la crous cumò, ai riva cussì cidins che nencja a sji indacuazisi. E la crous sji la jout doma la sera a rosari, ch’a e tornada tal so puest. A son inmò chei da Temau che in pussision a vegnin a spietâ la crous di Sjensja da Siea e po compagnâla fint in Gleisia, cjantant cun il preidi ducj insiema.

 

Silvia Puntel


AFDS: nuovo direttivo

agosto 8, 2013

La locale sezione dei donatori di sangue si è riunita presso l’Albergo Al Cacciatore domenica 28 aprile 2013 per l’annuale assemblea dei soci e, quest’anno, pure per il rinnovo del direttivo. L’assemblea si è tenuta dopo la S. Messa in onore di tutti i donatori, vivi e defunti, mentre le votazioni erano nel frattempo. Il presidente ha aperto la riunione con i saluti della sezione e i ringraziamenti agli ospiti presenti, passando poi alla relazione morale dell’anno trascorso, un anno soddisfacente date le 96 donazioni per un totale di 131 iscritti di cui 114 attivi, che per un piccolo paese come il nostro è un bel numero; la data per l’autoemoteca è stata onorata con 36 presenze anche se solo in 22 hanno potuto donare, il mese di novembre in effetti ci penalizza un po’ in quanto è più facile che le persone abbiano l’influenza. Ha poi ringraziato i 3 nuovi donatori e gli 8 premiati, auspicando che queste 11 persone siano d’esempio per tutti noi, donatori e non. Durante il discorso, un pensiero è andato anche ai donatori deceduti e ai 3 ultimi che ci hanno lasciato: Nives, Edda e Ines. Nella relazione finanziaria il presidente ha elencato le spese sostenute, tra le quali spiccano le 55 magliette donate ai bambini della marcia in montagna della Polisportiva Timau- Cleulis, e del restauro e doratura di un’antica croce in occasione dei lavori eseguiti in chiesa. L’assemblea e le votazioni sono ufficialmente chiuse, dando così inizio agli scrutini. Durante il pranzo, il presidente di seggio Arno Pittino legge i risultati degli scrutini:

CONSIGLIERI: Puntel Milietta  (voti 40); Puntel Sereno (voti 36); Bellina Pierantonio  (voti 33); Maieron Giordano (voti 32); Puntel Paolino (voti 24); Puntel Giulio (voti 20); Bellina Marietta  (voti 14); Fumi Margherita  (voti 14);  Fumi Amato (voti 14).           

REVISORI: Puntel Lucia  (voti 34); Maieron Remo (voti 33); Puntel Mosè  (voti 13); Bellina Alex  (voti 1).

Il pranzo prosegue allietato dalle sonate di Erwin e termina con la consueta lotteria. Il primo maggio 2013 si riunisce il nuovo direttivo che così distribuisce le cariche: PRESIDENTE – Puntel SerenoVICEPRESIDENTE- Bellina Pierantonio; RAPPRESENTANTE DEI DONATORI- Maieron Giordano; SEGRETARIO- Puntel Milietta.

Così il “nuovo” direttivo si rimette al lavoro per altri 4 anni, auspicandosi di riuscire, come tutti i direttivi hanno fatto fino ad ora, di tenere viva e attiva questa nostra piccola realtà. Auguriamo al consiglio buon lavoro, e ai donatori diciamo grazie per l’aiuto concreto che sanno dare al loro prossimo.

AVVISO. Si avverte che sabato 2 novembre 2013 presso il Centro Studi di Timau-Cleulis sarà presente l’autoemoteca per il prelievo di sangue. Vi aspettiamo numerosi!


Domenico Fumi è maestro del lavoro

agosto 8, 2013

Lo scorso primo maggio, presso il Palazzo del Governo Prefettura di Trieste, è stata conferita al nostro compaesano Domenico Fumi l’alta onorificenza del Presidente della Repubblica Italiana con la Stella al Merito del lavoro con il titolo di Maestro del Lavoro. Questa onorificenza viene concessa a lavoratori dipendenti che si sono distinti per singolari meriti di perizia, laboriosità e moralità acquisiti durante il corso dell’attività lavorativa. Dopo essersi diplomato a Udine perito aziendale, ha subito intrapreso l’attività lavorativa dapprima con alcuni lavori saltuari e, dal luglio 1977 a tutt’oggi, con un breve periodo alla SECAB di Paluzza, è dipendente con la qualifica di quadro presso la Confcommercio di Udine. Domenico figura tra le tre persone in Carnia che hanno ricevuto questo ambito riconoscimento dalla sua istituzione (1967) e nell’augurargli ancora molte soddisfazioni nella carriera lavorativa, “Gleisiuta Clevolana” gli porge le più sentite congratulazioni.