Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis e… dintorni

agosto 9, 2016

19 marzo 2016. Cidulines. Sabato 19 marzo, festa di San Giuseppe patrono dei lavoratori e di tutti i papà, com’è tradizione a Cleulis si lanciano le cidulines dall’omonimo colle sovrastante il paese. Quest’anno, viste le copiose nevicate di inizio marzo, non ci sono stati problemi logistici al lancio di questi dischi di faggio infuocati che tracciano nell’oscurità della notte scie rossastre per poi cadere molti metri più sotto nei prati limitrofi il paese. Molti giovani e meno giovani si sono recati sul Cuel das Cidules per assistere “all’arte del lancio” da parte dei cidulârs e a sentire gli accoppiamenti che venivano declamati man mano che le cidules venivano fatte volare verso il cielo stellato. Dopo più di un’ora di lanci e dediche alle coppie di fidanzati, il grande falò acceso per incendiare le rotelle si spegneva lentamente e tutti coloro che si sono adoperati per l’evento si sono ritrovati presso l’albergo “al Cacciatore” per una meritata cena.

27 marzo. Pasqua. Con l’angoscia e il dolore nel cuore per i crudeli attentati di Bruxelles del 22 marzo (martedì santo) e quelli del giorno di Pasqua perpetrati verso la comunità cristiana del Pakistan, si sono celebrati i consueti riti pasquali della settimana santa. La Via Crucis del venerdì santo si è svolta per le vie di Cleulis e Placcis al suono delle crasjules e dei batecui mentre il giorno successivo, sabato santo, la veglia pasquale ha visto la partecipazione di numerosi fedeli. Anche il giorno di Pasqua alla messa solenne si sono recati in molti con i cesti colmi di uova, colombe pasquali e altri generi alimentari per essere benedetti e poi consumati durante il pranzo pasquale.

30 aprile. Rogazioni. Un tempo alle rogazioni si dedicavano parecchie ore e diverse giornate e si svolgevano tra aprile e maggio. Ci si recava in processione per i sentieri e i prati circostanti il paese fermandosi ad ogni maine o cappella votiva pregando affinché la stagione estiva entrante fosse propizia e ricca di raccolti. Con l’arrivo “dell’era moderna” e del continuo abbandono dei lavori della campagna da parte di molti, le rogazioni sono passate un po’ in disuso. A Cleulis nel periodo delle rogazioni si celebra la messa settimanale nelle cappelle di Placcis e di Laipacco. Proprio presso la chiesetta di Laipacco, dedicata a San Giuseppe, sabato 30 aprile si è celebrata la messa di inaugurazione per il restauro del bel edificio sacro incastonato nella borgata di Laipà. Don Tarcisio, orgoglioso e commosso doppiamente perché nativo della borgata posta a mezza costa del paese, ha ringraziato tutti coloro che si sono prodigati volontariamente per il restauro della cappellina. Mercoledì 4 maggio le rogazioni si sono celebrate nella cappella di Placcis mentre venerdì 6 maggio, quarantesimo del disastroso terremoto del Friuli, l’invocazione che il celebrante fa sul sagrato della chiesa “At flagellum terremotum libera nos Domine!” ha assunto un significato ancor più particolare!

Domenica 8 maggio. Bacio delle Croci. Nella festa dell’Ascensione di Gesù al cielo, al suono dell’Ave Maria delle sei del mattino, la nostra croce astile tutta infiocchettata partiva, portata da un bel gruppo di giovani, verso il colle di San Pietro in Carnia. Ad attenderla sul “plan da vincule“, assieme alla quasi totalità delle croci astili della Carnia tutte vestite a festa, la croce della chiesa matrice di san Pietro per il tradizionale ed antichissimo segno del bacio delle croci.

Domenica 22 maggio. Prime Comunioni. I bambini di Timau hanno raggiunto i coetanei di Cleulis per ricevere il sacramento della Comunione presso la chiesa parrocchiale di Sant’Osvaldo. In dodici (proprio come i dodici apostoli più di duemila anni fa) si sono accostati emozionati attorno alla mensa eucaristica per ricevere per la prima volta il corpo di Gesù. A far loro da degna cornice i genitori e i parenti forse ancor più trepidanti ed emozionati dei dodici ragazzi.

5 giugno. I Cjarsons la tradizione della Carnia. La prima domenica di giugno si è svolta a Sutrio l’ormai collaudata festa dei cjarsons della Carnia. Si tratta di un percorso enogastronomico che si snoda nelle vie di Sutrio in cui si possono assaggiare vari tipi di cjarsons (dal salato al dolce) provenienti da dieci diversi paesi della Carnia tra cui quelli di Cleulis. Come sempre a far fare bella figura al nostro paese ci hanno pensato i nostri Giovins Cjanterins!

Sabato 18 giugno. Nona edizione serata sot il tei. Sabato 18 giugno all’imbrunire si è svolta la nona “Serata sot il tei”. Questa bella iniziativa ideata e organizzata dai Giovins Cjanterins fa sì che ogni anno ci propongano tematiche ogni anno diverse tra loro ma sempre inerenti al territorio e con lo scopo di passare una serata tutti assieme in “intimità” sotto il grande tiglio di Placcis. Quest’anno, viste le condizioni del tempo così incerte, si è optato di svolgere la serata nella chiesa del paese.

Situazione lavori in corso a Cleulis. Già con l’autunno dell’anno scorso sono iniziati i lavori appaltati da tempo da parte del comune di Paluzza per l’ampliamento di via Raut con la costruzione di parcheggi per le borgate di Placcis, Somp la Vile e Laipacco. Lo stato dei lavori è a buon punto tant’è che per i parcheggi di Laipacco manca solo l’asfaltatura, mentre per i parcheggi e l’ampliamento stradale delle borgate più in alto ci auguriamo che siano consegnati alla popolazione prima della stagione invernale. Nel frattempo nei mesi primaverili è stato demolito il punto deposito latte e la pensilina delle corriere poste vicino al ponte in borgata Gleria. Al loro posto, per ora, è posizionata una cabina elettrica della SECAB ma presto al suo fianco verrà ripristinata la latteria e una tettoia per chi attende gli autobus di linea. Nel prossimo numero di Gleisiuta Clevolana speriamo di darvi conto in maniera definitiva anche di questi lavori

 a cura di Luigi Maieron

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Estate con i Giovins Cjanterins

agosto 9, 2016

L’estate è il periodo più denso di appuntamenti per i Giovins Cjanterins, ma la prima fatica l’abbiamo affrontata a primavera inoltrata con la partecipazione il 5 giugno 2016 alla IV edizione della Festa dei cjalsons a Sutrio. Come gli anni precedenti,  questa giornata di degustazione itinerante di 10 cjalsons carnici, è stata per noi un’ottima vetrina per la promozione del nostro piatto più caratteristico, offrendo ai presenti un piccolo assaggio dei nostri famosi cjalsons e dando loro l’appuntamento i primi di agosto per la nostra tradizionale sagra. Appena a ridosso dell’estate, esattamente il 18 giugno, ci siamo dedicati alla nona edizione della “Serata Sot il Tei”, ma a causa delle incerte condizioni meteorologiche di inizio giugno, abbiamo preferito realizzare la serata in Chiesa. Anche se abbiamo dovuto rinunciare alla suggestiva atmosfera che la piazzetta di Placis con la cappelletta e il maestoso tiglio avrebbe creato, è stata comunque una serata ricca di emozioni e riflessioni. Ad aprire la serata, con una breve presentazione sul tema bellico, è stato Lindo Unfer, al quale vanno i nostri più sentiti ringraziamenti; sicuramente tutti siamo rimasti colpiti dalla passione e conoscenza  esatta degli avvenimenti riproposti dal Cavaliere e la sua presentazione ha permesso a molti di noi di venire a conoscenza di fatti e aneddoti poco noti. I protagonisti assoluti della serata sono stati gli alunni della Scuola Primaria di Timau-Cleulis, con lo spettacolo da loro realizzato intitolato “L’eroina di Timau”, in occasione del Centenario di Maria Plozner Mentil; sono stati davvero bravi a riprodurre gli avvenimenti che si sono svolti durante la Grande Guerra sulle nostre montagne: sembrava davvero di esser tornati indietro di 100 anni! A rendere la serata ancora più magica, sono state le note e i canti eseguiti dalla corale “T. Unfer” di Timau; con in sottofondo le parole di “Maris de fadie” il pensiero di tutti i presenti è sicuramente andato a quelle donne coraggiose, che sfidando i pericoli della guerra e di un territorio avverso, hanno saputo compiere il loro lavoro valorosamente portando forza e speranza ai nostri militari al fronte. È stata un occasione per ricordare ancora una volta i terribili fatti che hanno colpito le nostre zone nel periodo 1915-’18 perché, anche a Cento anni di distanza, non si possa dimenticare il sacrificio di tanti caduti innocenti.

Vogliamo approfittare poi di questo spazio per informavi sui nostri appuntamenti estivi: come ormai da tanti anni i primi di agosto e precisamente il 5-6-7 agosto, si svolgerà presso il piazzale del Bar Pakai, la 50° Sagra dai Cjalsons, serate ricche di buon cibo, ottima musica e molto divertimento; il week-end successivo invece ci potrete trovare al Palio das Cjarogiules a Paluzza.

Continuate a seguirci e sostenerci in tanti: sul nuovo sito di Cleulis (Cleulis.org) o sul gruppo Facebook potrete seguire le nostre future attività e i prossimi appuntamenti.


Inaugurata la Cappella di Laipacco

agosto 9, 2016

E’ stata costruita nell’anno 1961 dalle famiglie di Laipacco, su proposta del compianto don Franco. Ha sostituito la vecchia maine di S. Giuseppe, chiamata comunemente maine da Pacaia che era situata nel punto di incontro fra il Pecol e la strada che congiunge la parte destra della borgata e che oggi si chiama via Laipacco.  Durante i 55 anni della sua bella presenza in quel luogo non si è fatto mai alcun tipo di manutenzione ed era evidente la necessità di intervenire. Per quel che riguarda la prima parte degli interventi, realizzati soprattutto dal Toni di Pio e dal figlio, già si è data relazione nei mesi scorsi in chiesa. In un secondo momento si è potuto procedere nei vari lavori grazie all’opera generosa di alcuni volontari che vogliamo ringraziare sinceramente perché ci hanno messo il cuore e l’anima e sono stati dei veri artisti. Alvio Ortis da Paluzza ha provveduto al tinteggio esterno ed interno e sopra il portale vi ha posto la scritta: in onôr di san Jusef – la int di Leipà. Giovanni Giusto da S.Michele al Tagliamento (marito di Anita di Tevut) ha posato il rivestimento della scalinata e del perimetro esterno della chiesa, coadiuvato dal Giuseppe Kofler (marito di Piera Picot) e le placche di marmo sono state donate dal signor Bertacco che tiene nel Moscardo commercio di marmi. La Silvia di Sisto ha donato una bellissima tovaglia per l’altarino ricamato a mano con tanta pazienza e maestria. Un ringraziamento va a Orsolina che se ne è assunta la cura e a suo figlio Ivan. Sabato 30 aprile, vigilia della festa di S. Giuseppe lavoratore, è stata inaugurata alla presenza della comunità. Alla celebrazione della S. Messa si è aggiunta la benedizione della cappella inserita nel rito delle rogazioni, visto che eravamo nella settimana antecedente all’Ascensione. Al termine è stato offerto un abbondante rinfresco per tutti nel cortile della casa di Tobia, tanto che siamo riusciti a consumare solo una parte quanto anche molte brave signore ci avevano offerto per l’occasione. Quello che è rimasto è stato portato nelle famiglie della borgata. Il grazie ai volontari da parte della nostra comunità ha doppio valore visto che questa volta le persone che hanno prestato la loro opera gratuita sono da fuori paese (forse può essere interpretato come un atto di riparazione da parte loro per averci portato via tre brave ragazze!!!). E ancora un grazie a quanti sono intervenuti con le loro offerte che ci hanno permesso di affrontare le spese. Ora in cassa ci restano ancora 200,00 Euro.

Ed ora interverremo anche nella cappella di Placcis! La cappella di Placcis è nata con questa borgata e porta la data 1898. Dedicata a Gesù nell’Orto degli Ulivi, possiede tutte le caratteristiche di una chiesa con il suo campanile che ospita le due campanelle, l’altare dove si conserva il Santissimo e quotidianamente aperta alla devozione dei fedeli. Ha pure sostituito la chiesa parrocchiale in momenti di emergenza soprattutto nelle celebrazioni feriali. Più volte ha subito degli interventi di manutenzione. Si ricorda quella degli anni trenta promossa da don Celso, fino all’ultima sotto don Carlo quando si è rifatto il tetto e posto l’altare di marmo donato dai familiari di Paolina Micolino, residenti negli Stati Uniti, in sua memoria. Ora però  richiede di nuovo la nostra attenzione soprattutto il campanile che ha bisogno di essere consolidato e il rifacimento degli intonaci esterni ed interni. Al momento attuale sono disponibili euro 10.000,00 (diecimila) frutto delle offerte di questi ultimi anni. Naturalmente è giusto che intervenga anche la cassa della Parrocchia visto che la cappella è di sua proprietà … e non mancheranno anche le vostre offerte e i volontari che si sentiranno orgogliosi di dare il loro prezioso contributo per la casa di Dio. Una chiesa o una semplice cappella in mezzo a un abitato è molto importante. Per il credente è il richiamo a quel Dio che “ha posto la sua tenda in mezzo a noi”. E’ il luogo dell’incontro anche con le altre persone che condividono con lui la stessa fede. Ma è un richiamo anche per il non credente perché gli ricorda quella storia, la quale pure gli appartiene e il cristianesimo che ha tanto ha contribuito a costruire questa nostra casa comune che è l’Europa.

Siôr Santul, don Tarcisio


A sorc jù pa Furlania

agosto 9, 2016

No ‘nd è al mont disgracia plui granda che chê dal odio fra oms, che a ju puarta a fâsji la vuera. Soredut a rimeti a è simpri la biada int cencia colpa, sji sa che las decisions a vegnin toletas a taulin da sorestans, e il popul al è costret a paiâ dutas las conseguenças, senò encja la vita. Intant cui ch’al à il podei, come al solit, encja in chesta situazion a fâs i siei interès. Vin sintût a contâ da cui che al à vivût chest timp o tramandât o let la storia, no doma i soldâts a son stâts martas a lasjiâ la gioventût tas lôr mans, las famêas e ogni sorta di privazions, umiliazions, violenzas, prisonia … e no di râr la vita; ma encja las faminas savin ch’àn dât un contribût no mancul sufiert, coragjôs, besolas cu la famea su las spâlas projodi il necessari, che a mancjava dut, ma soredut  a procurâ la bocjada ai fruts e ai vecjos, i plui debui da situazion. Cuindi 1944-1945, miseria nêra, ritorsins su las provigjons ai limits da sopravivenza, a àn costret las faminas a cjapâ la decision di lâ ju pa Furlania, par procurâ sorc, farina e ce che a cjatavin par parâ via chê fan che simpri a roseava tal stomi.Vin za vût mût di scrivi su chest argoment, ma volin zontâ inmò cualche testemonenace, che nol è mai avonda, par denunciâ chestas ingjustizias, cuissà che no podi servî par capî dut il mâl patît e no plui ripetilu.

“Al inizi a passavin alc cu la tessara e 15 chilos di sorc al mês – nus contava agna Tuta  – po dopo pas ritorsions cuintra i partigjans, plui nua, parcè che a pensavin che il popul ur tegjis cuarda, alora nus punivin tolint dut, encje chel pouc che vevin erin costrets a puarta all’ammasso. A volevin pleâ la int cu la fan. Cuant che a àn viodût che la miseria a veva sfinida la popolazion, il comant todesc al à concedût cualchi permès par podei lâ jù pa Furlania, a procurâsi una bocjada. Ma dopo, cun permes o cencia, dascous, ducj a erin costrets a lâ a procurâsi farina, sorc o ce che a cjatavin. Spes varcant las monts a pît fra bombardaments e ogni sorta di poura. Se a sji veva fortuna, cualchi toc si cjatava un cjar o il treno da Tumieç a Udin, il rest a pidulina, visitâ ducj i paîs da Furlania e no doma, ma fin in provincia di Pordenon, Trevîs, senò Vignesia”. “Naturalmentri chei contadins no nus jodevin di bon vouli, anzi, duta chesta pussision di disperâts come cerontans che ogni dì a erin su la puarta. Pous a vevin il cûr di no scorsanus o cjapanus a mala peraulas, a disevin: “Cjargnelats che a vegnivin a toli las nostas fadias”. Una volta erin un troput – a conta simpri agna Tuta – vevin zirât bene ben, cjapât tantas umiliazions, vaît, stracas sfinidas e plenas di fan, vevin inmò il sac vueit, nua: in chel dì no vevin propit cjatât nua, al stava par vignî not, jodin in lontanança una granda cort, sji svizinin e a jes fûr la parona, a comença a berlâ cuintri di nou, a scorsanûs, al ven fûr un preidi, encja chel compagn, cul cjâf bas sji voltin par s’indi lânus, inmò plui avilidas e sorestadas che encje lui nol ves cussience, ne dûl di nou. Dopo pouc nus clama indaûr e nus da da fâ ju las panolas dal sorc, intuna cjavina. Jo vevi fat ben 16 chilos, mê cugnada Maria l’à mandada in sacrestia, ma dopo un pouc a è tornada cun doma una piciada jù pal sac. Nus à contât che sì la sacrestia a era plena di panôlas, ma ch’a ‘nd era encja un catafalc cun tun muart sù, a veva tanta poura ch’a è scjampada subit”. “A Portogruaro a erin rivadas un trop di ben 16 personas, encja mê sûr Rita, ch’a veva za 6 fruts. Las àn cjapadas e sieradas denti intuna gleisia cu l’intenzion di internâlas, inmagjinaisji la disperazion, par fortuna che dopo un pieç las an moladas”. “Tal sac fasevin las braciadorias par puartâlu su pa schena, e se a vevin in plui encja un piçul devûr da copa. A durmî, dulà che a capitava, fortunadas se rivavin sot tet. Ta stazion di Udin in banda a era un stanza dulà che se sji rivava di not, sji podeva durmî. Sin rivadas un viaç sora sera, ai poiât i sacs, sji svizina un om e nus dîs che al vares lui fat da vuardia ai nostis sacs, se lavin a durmî tal soteranio, al sares stât plui net”. “A furbo – ai det jo – cussì dopo no cjatin nè sacs ne ravas”. A ‘nd era simpri di chei che sji volevin aprovitâ: tocjava stâ cui voi e vorelas ben spalancadas. E cuant che a cjasa vevin di lâ a puartâ a masjinâ il sorc, ogni tant tocjava lâ d’ascous, di not, parcè che chei nus tolevin dut, a podevin volei encja chel; dopo vevi fata tanta fadia e costât sudôrs di sanc. E cuant che erin rivadas cuntun cjar dongje di un grun riu in plena, vevin la rouba sù encja nou, ma cemût fâlu passâ. No ‘nd era ati sistema che disfâlu a tocs, puartâ dut di là di chê ate spuinda tornâlu a meti adun par no pierdi dut. Raramenti cji davin alc par nua, di solit sji scambiava il sorc o la farina cun bleons o ati coredo se tu vevas bêçs o sâl, che nol sji cjatava”.

La Luci nus veva contât che sô agna Tunina a Santa Maria La Longa a erin rivâts intuna cort, ven fûr una siora e cun malagracia las à scorsadas: “No vin nie, no vin nie”. A tornin a voltâ i tacs par sjindilâsj cuant che la jodin tornâ in cjasa e subit dopo jessi cul cjalderuç da polenta e disvueidâla sul taulîr di una taula di fûr, e dopo a tornâ denti. Tunina va via svelta e a met tal grim la polenta fumant e via. Par chel dì as veva la bocjada. Cuissà cemût che a è restada la femina cuant che a à scuviert che la polenta a veva fata las gjambas e ce maledizions che ur vorà mandât. S’a passavin dongja dai fors ai contin ch’as sintiva un profum di pan, par lôr i contandins a cueievin di chel blanc che nou s’al sinumiavin e par nou erin za fortunadas s’à nus tiravin daûr cualchi toc di chel neri”.

A Bianca inveza ai è tocjada chesta. A stavin tornant e as erin rivadas a Cjargna, cuant che a ven fermada che a era cence permès, l’àn sierada dentri tun sgabuzin cu la intenzion ch’à la varessin spedida par internâla via pal todesc. Nua a àn valût suplicas, agrimas e disperazion. Fortuna ch’a era cul so trop encja Catin di Cec, jei a era tamovêsja, a àn tacât a trambascjâ cun lôr tal so lengaç, cerint di parâ la Bianca, fato sta che dopo la àn molada, e cussì si è salvada.

 

Silvia Puntel

 

 

 


Santa Barbara in Mont da Tierç

agosto 9, 2016

Giovedì 2 giugno, festa della Repubblica, il gruppo Ana di Cleulis ha collocato una statua di santa Barbara patrona tra l’altro degli artiglieri presso una galleria-bunker posta sul monte Terzo (2034m s.l.m.). Di seguito vi proponiamo uno stralcio del discorso fatto dal Capogruppo Ana di Cleulis, Federico Matiz, alle penne nere presenti e a coloro che hanno partecipato a questa sentita cerimonia: “A nome delle penne nere di Cleulis vi ringrazio delle presenza a questa piccola ma significativa cerimonia. Un saluto e un particolare ringraziamento va al nostro socio alpino Valentino Stefanutti ideatore e promotore di questo evento. La Valle del But o Canale di San Pietro è una delle sette valli della Carnia; il monte Terzo fa parte della dorsale del monte Crostis, monte Tenchia, rifugio Marinelli e fronteggia il passo monte Croce Carnico, il Pal Piccolo, Pal Grande, Promosio e monte Paularo. Oggi in questo luogo ricco di storia che seppe ospitare in queste trincee e bunker gli artiglieri del 1° Reggimento Artiglieri da Montagna che insieme alla 15a e 52a Batteria combatterono generosamente per la Patria, siamo qui a ricordare quei “montagnini” che cento anni fa combatterono il primo conflitto mondiale sacrificarono le loro giovani vite. Per commemorare questo loro spirito di sacrificio oggi collocheremo una statua raffigurante Santa Barbara a dimora in questo luogo di tristi ricordi, di angosce e sofferenze. Santa Barbara viene festeggiata dalla chiesa Cattolica e da quella Ortodossa il 4 dicembre data del suo martirio. Viene invocata contro la morte improvvisa per fuoco, perciò gli esplosivi e i luoghi dove essi vengo conservati son spesso chiamati “santa barbara” in suo onore. E’ patrona dei minatori, degli addetti alla preparazione e custodia di esplosivi, degli armaioli e più in generale di chiunque rischi di morire di morte violenta e improvvisa. Molto invocata dai militari, è anche protettrice delle armi di Artiglieri e del Genio. Nel culto popolare è in uso invocare santa Barbara recitando la seguente preghiera: “Santa Barbara benedetta liberaci dal tuono e dalla saetta”.

 

 


Vocabolari Clevolan

agosto 9, 2016

Par començâ: don Tarcisio, prima di dî messa, a sji divertisj a interogâ i siei clericuts su las peraules cjargnelas di una volta. Constatât che tancj fruts a an italianizât la nosta lenga e che cussì a no san plui nencja cui che a son “agna e barba”, il nosti preidi al à decidût di lassâ neri su blanc il “vocabolari” che un doman nol esistarà plui: o par vie che l’italian al vinçarà (rouba che no sji augurin) o par via che cierts mistîrs (e las peraulas colegadas) no si fasaran plui. Comencin cussì la publicazion di chês che a son las peraulas di una volta, …par il clevolan di doman!

Brundulissja= alla vacca e figlia a due anni

Brût = Nuora

Caisja= Coccola

Cancar, cancaron, codogno= macigno

Canôla = Polso

Cartuful = Patata che non ha fruttato

Càs = Corpetto

Cercenâ = Circondare- delimitare

Cjalçumit= Stagnino

Cjaniva = Collare per capre

Cjavina =Cantina

Cjice = Cagna

 


Afds in assemblea

agosto 9, 2016

La sera del 23 aprile si è riunita nella sala da pranzo dell’Albergo al Cacciatore l’Assemblea dei Soci della sezione locale dei donatori di sangue. La riunione si è aperta con i saluti del presidente Sereno Puntel a tutti i convenuti e agli ospiti proseguendo poi con la lettura e l’approvazione della relazione morale e finanziaria dell’anno 2015. Sono seguiti i ringraziamenti e i saluti del rappresentante del sindaco e poi ha preso la parola Arno Pittino rappresentante di zona dell’Afds; ha, come sempre, ringraziato la piccola sezione di Cleulis per essere così attiva e viva pur con tutte le difficoltà che rendono, ogni giorno, più difficile il semplice gesto volontario del dono del sangue. A questo proposito Arno ha colto l’occasione per informare i presenti che le norme e le regole si sono inasprite, è più difficile cioè essere ritenuti idonei al prelievo del sangue; questo è dovuto alla scoperta di nuove malattie infettive ed all’intensificarsi dei viaggi con i quali è più facile l’importazione di malattie, ogni esame medico, poi, con prelievo o senza prelievo, comporta una sospensione di qualche mese. Alla luce di queste nuove norme ci si auspica però che le persone idonee si sentano ancora maggiormente incentivate a donare sangue. La serata è proseguita con la consegna dei premi ai donatori benemeriti: Hans Puntel, Roberto Bellina, Gianbattista Puntel, Giuliano Bellina, Pierantonio Bellina, Andrea Maieron; e con la consegna di un piccolo gadget di ringraziamento ai nuovi donatori: Federico Matiz e Ivano Puntel. Al termine dell’Assemblea è seguita la cena e la consueta lotteria con un caloroso arrivederci ai donatori attivi, a sabato 5 novembre per l’annuale appuntamento con l’autoemoteca.