Nuovo sito per Cleulis.

gennaio 15, 2016

Novità per Cleulis su internet. Il nuovo portale http://www.cleulis.org è andato a sostituire, con un po’ di rimpianto, lo storico portale http://www.cleulis.it.

Ci auguriamo che la nuova veste grafica, le foto, la documentazione, i contenuti e i link alle diverse associazioni operanti in paese, oltre che alle realtà più interessanti del territorio, invitino i Cleuliani ad arricchirlo e aggiornarlo, ognuno col proprio contributo

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Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis e … dintorni

gennaio 15, 2016

19 luglio 2015. Tratôr Day. Ormai è divenuto un appuntamento fisso di mezza estate il raduno dei trattori e ape che si tiene a Cleulis presso il piazzale del bar Pakai. Anche quest’anno infatti si sono ritrovati in numerosi, all’appuntamento con dei veicoli agricoli nuovi ma anche storici. Dopo aver svolto il “giro d’onore” per il paese tutti i partecipanti si sono ritrovati sotto il tendone per far festa tutti assieme.

31 luglio – 5 agosto. Sagra dai Cjalsons. La quarantanovesima Sagra dai Cjalsons quest’anno è stata “spalmata” su cinque giorni. Venerdì 31 luglio si è svolta la serata di beneficenza pro Anffas (Associazione Nazionale famiglie con persone disabili). Sotto il tendone all’apertura dei chioschi ci siamo ritrovati in tanti per sostenere questa nobile associazione accompagnati dalla musica di Dj Gianluca. Sabato primo agosto nel pomeriggio si è svolta la sempre combattuta partita celibi-ammogliati poi in serata c’è stata l’esibizione di ballo della scuola Star Dance di Tolmezzo e a seguire la cover band Dag Diamond. Domenica 2 agosto, alla messa domenicale si è ricordato Amato Matiz “Pakai” nel trentesimo anniversario della morte nel pomeriggio inoltre si sono svolte delle esibizioni libere di fisarmonicisti in onore dello stesso Pakai. In serata si è ballato sul breâr assieme al Trio Pakai e ai giovani talenti del folk “Chei Doi di Lauc e atis Trei”. Martedì 4 agosto a farci ballare e divertire è toccato allo Studio Folk. Il giorno di Sant’Osvaldo, mercoledì 5 agosto, dopo la santa messa solenne concelebrata da quattro sacerdoti si è svolta l’inaugurazione della Sala Mostre della latteria sociale. Nel pomeriggio i vespri cantati in latino e la processione della statua del Santo per le vie di Cleulis e Placis chiudevano questa sempre sentita giornata religiosa. In serata, il gran finale con il gruppo “Roby Music Folk”.

8-9 agosto. Palio das Cjarogiules. Nemmeno il tempo di smontare il tendone per la Sagra dai Cjalsons che i nostri Giovins Cjaterins si ritrovano catapultati al Palio das Cjarogiules. Il chiosco dei nostri giovani fin da subito è stato preso d’assalto per le bontà e prelibatezze culinarie proposte. In più quest’anno si sono tolti lo sfizio di vincere il Palio da Cjame e arrivando quinti in quello das Cjarogiules!

26 settembre. Octoberfest. Anche questa iniziativa partita da un paio di anni sta prendendo piede in paese ovvero la festa della birra che si tiene presso il bar Pakai. Anche quest’anno infatti stinchi, wurstel, crauti e birra a caduta hanno deliziato i palati delle molte persone accorse.

1 novembre. Festa di tutti i Santi e Commemorazione dei Defunti. Domenica primo novembre tanti fedeli hanno partecipato alla Santa Messa del mattino in onore di tutti i Santi nella sera poi, mentre le luci dei tanti lumini posti nel camposanto tremolavano in lontananza, in Chiesa si sono recitati i tre rosari in ricordo di tutti i Defunti. L’indomani in un cimitero che sembrava un giardino fiorito è stata celebrata la messa per tutti i defunti, alla fine della celebrazione seguita da numerose persone di Cleulis e Timau, don Tarcisio e passato a benedire ogni singola tomba.

di Luigi Maieron


Il mio viaggio in Brasile.

gennaio 15, 2016

Tutto è incominciato più di trent’anni fa quando uno sconosciuto che si firmava Candido Puntel scrisse una lettera a don Carlo, parroco di Cleulis, chiedendo informazioni sulla località da dove era partito il suo nonno. Da allora si è potuto aprire un grosso libro che racconta la storia della nostra emigrazione nel Sud America. Con il primo viaggio nel 1986 assieme a don Carlo e don Danilo ho avuto l’opportunità di conoscere tanti discendenti di questi nostri compaesani, molti dei quali avevano ormai perso ogni traccia delle loro origini, ma che oggi alcuni di loro  hanno potuto visitare il nostro paese. Mi rimaneva ancora una famiglia che non ero riuscito a contattare pur conoscendo la regione dove vivevano i suoi componenti e, naturalmente, ero curioso di poterla riavvicinare alla propria storia. Chi ci ha aperto la strada dell’incontro è ancora il nostro Candido che tanti meriti ha in questo campo. Si tratta della famiglia di Puntel Giuseppe e Caterina la cui figlia, Douzina, è morta appena quattro anni fa a 102 anni e la bisnipote Maria Auxiliadora vive qui con noi ormai da sei anni e mi ha convinto a fare questo viaggio.

Barba Zefi. Così era conosciuto a Cleulis Giuseppe Puntel (Reit) nato nel 1857. Dopo l’incendio che aveva devastato il suo paese nel 1874, aveva collaborato con i fratelli Matteo (Stela) e Giovanni (Mandrian) alla costruzione della casa sul Cronouf. Nel 1891 aveva sposato Caterina Puntel figlia di Osvaldo Re e siccome sul Cronouf ormai non c’era posto per tutti aveva acquistato la vecchia canonica i cui resti sono ancora visibili dietro la chiesa. Nel 1895 con la moglie e il figlio Domenico aveva intrapreso l’emigrazione in Brasile assieme alla famiglia di Giuseppe (Peta). Visse i primi anni a Guaranesia dove al termine dello stesso anno nacque Paolo, emigrerà poi a Santa Rita da Cassia, dove oggi vivono ancora i discendenti di Daniele (Nelon) e qui nacquero ancora 11 figli e infine si spostò a Belo Horizonte, una città che iniziava allora ad espandersi e dava maggiori possibilità. Di lui conserviamo le lettere che inviò a Cleulis a Antonio Puntel (Toniz) suo procuratore nelle quali ci dà relazione della sua vita in Brasile, delle sue difficoltà e dispone la vendita delle sue proprietà che aveva lasciato a Cleulis (La parte di casa del Cronouf con le adiacenze, il Brieit, la Codes, il Cercenât…). Quelle lettere ci portano anche la notizia della morte prematura dei tre figli Domenico, Amedeo e Pietro e anche quella del fratello Pietro (Peli) che aveva vissuto con lui soprattutto dopo che la moglie Antonina (Dondon) non lo aveva voluto seguire in Sud America. Morirà nel 1943, tre anni dopo la moglie e la sua discendenza continuerà con il figlio Paolo che trascorrerà la sua esistenza in un piccolo villaggio all’interno dello stato di Minas Gerais: Diogo de Vasconcelos. Paolo si era sposato nel 1917 con dona Francisca Claudina Cunha figlia di un fazendeiro del luogo con la quale ha avuto ben 20 figli dei quali solo una decina hanno potuto raggiungere l’età adulta. Viveva poveramente in una casetta piccola, fatta di fango, tuttavia era molto conosciuto e stimato, sempre disponibile nel venire incontro alle persone visto che era capace di fare un po’ tutti i mestieri. Di lui ci resta la grande croce collocata sul sagrato della chiesa, come del fratello Amedeo una bellissima coppia di angeli posti sulla sommità dell’altare maggiore. Dei figli di Paolo oggi restano le figlie Lia ormai novantenne, Margherita (Ghidinha), Docarmo e Teresinha. Alla domanda se ricordano qualcosa che papà avesse raccontato dell’Italia, la risposta è: “Papà non raccontava mai nulla, soltanto quando parlava con i fratelli usava una lingua così strana che non si poteva capire nulla”.

Belo Horizonte. Avevo un ricordo un po’ differente di questa città. Quando l’avevo visitata oltre trent’anni fa contava un milione di abitanti; oggi sono quattro milioni, tenendo presente anche le città satelliti. Negli anni Ottanta – Novanta i contadini dell’interno in massa hanno raggiunto la città sperando un tenore di vita migliore. Così Belo Horizonte è cresciuta in modo caotico, molto spesso senza un piano urbanistico e con il triste spettacolo delle favelas dove è evidente la povertà e, come sta succedendo anche nella nostra Italia, non manca la violenza e i problemi legati alla droga. Ho trovato tuttavia un popolo estremamente accogliente e festoso. Quante volte ho esclamato: “Ma qui le pecorelle non occorre andare a cercarle, sono loro che vengono da te!”. Ho celebrato alcune messe nelle chiese della città sempre molto partecipate e dove il padre (sacerdote) italiano era oggetto di grande curiosità e tutti venivano a complimentarsi e a chiedere la benedizione. Qui il cattolicesimo è letteralmente assediato da una moltitudine di chiese evangeliche con denominazioni diverse e il popolo che non ha avuto una profonda formazione alla fede vive nella confusione. I figli di Rosa Puntel (mamma di M. Auxiliadora) mi hanno accolto nella loro casa dove ho incontrato grande calore umano. Ricordo la suora Conceiçao (che già ha visitato Cleulis), è venuta da Rio per trascorrere qualche giorno con me, Dorinha e il figlio Flavinho, Ladin (ragazzo di una bontà unica), Zezin, Zezè e la sua bellissima famiglia, Nenè e la sua grande chiesa in costruzione a Contagem, Maria Josè che è riuscita a raccogliere tutti i fratelli e sorelle per una cena e una serata trascorsa insieme nella sua casa, mancava solo Domingos impegnato nel suo lavoro a S. Paulo.  Degli altri parenti che sono tanti e non posso qui ricordare tutti, sono stati in molti a farmi visita e a tutti ho solo raccontato e continuato a raccontare: perché mi chiedevano solo questo, tanto erano bramosi di conoscere quel mondo di cui mai avevano sentito parlare e a cui ora sentivano in qualche modo di appartenere. Un ricordo affettuoso ai due fratelli Robson e Leandro, ragazzi impegnati e che hanno voluto conoscere su Google maps tutti gli angoli di Cleulis e le nostre montagne davanti alle quali rimanevano incantati. Il giorno 11 ottobre a Nova Lima ho incontrato pure alcuni componenti dell’altra famiglia di Peta in una proprietà di Carla Puntel e sono stato ospite per due giorni della sorella Eliane nella sua casa posta in un luogo incantevole a 1500 metri di altezza. Sento il dovere di ringraziare anche questa famiglia così generosa e accogliente.

Diogo De Vasconcelos. Domenica 18 eravamo là, in questo paese disperso nella campagna dove ho incontrato il Brasile più genuino. Dicevo sopra che è il paese di Paolo, il personaggio che qui ha lasciato un ricordo ancora molto vivo. Sono ospite di Agostinho Claudino e non mi dilungo a ripetere cose già messe in evidenza riguardo l’accoglienza e il calore delle persone. Domenica ho celebrato la S. Messa nella grande chiesa dedicata a Santo Domingos de Gusmao. Mi sono presentato al popolo con il mio portoghese un po’ incerto, ma tutti erano felici di incontrare un padre italiano. Dopo la messa una lunga fila di persone fin fuori la chiesa aspettava una parola e una benedizione. Ad ognuno una buona parola, un abbraccio e la benedizione e la gente si sentiva felice. Sono cose che in Italia non si vedono. Tutti sono incuriositi da me, “padre italiano” che cammina sulle loro strade e lo vogliono conoscere. L’indomani siamo a Gavioes. Una strada polverosa ci porta in un luogo disseminato di piccole fazendas e mi sembra di entrare in un mondo che oggi si incontra solo sui documentari della storia passata. Quelle casette tipiche dei contadini, quel piccolo mulino ad acqua che ancora macina il grano dei campi circostanti, il paesaggio reso vivo dalle vacche al pascolo, quegli alberi carichi di banane, mango, avocado, abacaxi, acerola, jambo… quegli uomini e donne abituati alla fatica e i bellissimi bambini dalla pelle scura che crescono senza tante distrazioni, ma liberi e sereni in questo angolo di terra sconosciuta. Mi dicono che qui fino a non molto tempo fa i bambini si alzavano alle quattro per raggiungere a piedi la scuola dove le lezioni iniziavano alle sette e terminavano alle undici e poi altre due ore per il ritorno a casa e così alla domenica per andare a messa… e sempre a piedi. Diogo lo porterò nel cuore.

Il ritorno. Dopo venti giorni di assenza eccomi di nuovo nella realtà dei miei impegni quotidiani. Dico il vero che desideravo ormai rientrare, ma mai mi sarei aspettato di trovare i miei parrocchiani tristi e preoccupati. Durante la mia breve assenza erano mancati ben sei compaesani e naturalmente mi sono quasi sentito in colpa per non essere stato presente a dare loro l’ultimo saluto. Ora sento l’impegno di ricordarli più degli altri nelle mie preghiere. Ringrazio il Signore per questa bella opportunità che mi ha ancora offerto perché conoscere realtà nuove è sempre una ricchezza. Ringrazio quella gente che mi ha voluto bene e mi ha accolto con tanto calore, don Floriano per avermi sostituito in questo tempo e i bravi collaboratori sempre disponibili e sono felice perché sono tornato per riprendere il mio posto in mezzo alla mia gente.

Siôr Santul, don Tarcisio

 


Latteria. Inaugurata la mostra permanente.

gennaio 15, 2016

Il giorno 5 agosto nella ricorrenza del Santo Patrono, Sant’Osvaldo, al termine della messa solenne, ha avuto inizio la cerimonia per l’inaugurazione della mostra permanente, ovvero una sorta di museo, adibita nei locali al piano terra della ex Latteria Sociale di Cleulis. Introduce la cerimonia in questa giornata significativa e per certi versi epocale, il presidente dell’Associazione Culturale “Latteria Sociale di Cleulis”, alla presenza delle autorità locali a partire dal sindaco Massimo Mentil, affiancato da un congruo numero di amministratori, come il commissario straordinario della Comunità Montana della Carnia Lino Not e l’assessora regionale alle infrastrutture e lavori pubblici ed edilizia Mariagrazia Santoro. Riporto in sintesi il discorso del presidente: “Do il benvenuto con grande orgoglio alle autorità e a tutti i presenti intervenuti a questa, oserei dire, memorabile ed indimenticabile giornata per la comunità di Cleulis. Sono orgoglioso perché, nella veste di presidente dell’associazione culturale “Latteria Sociale di Cleulis”, rappresento l’operosità e la vivacità culturale e sociale che questo piccolo paese nonostante il mutare dei tempi è riuscito a conservare negli anni. Già nel 2010, l’allora presidente Walter Puntel, aveva proposto l’idea al Consiglio Direttivo dell’associazione di ripristinare i locali della latteria posti al pian terreno e con essi anche tutta l’attrezzatura in disuso dalla seconda metà del secolo scorso. Tale idea, subito accolta da tutto il Consiglio Direttivo, fu fatta propria e portata a buon fine dal presidente uscente Celso Puntel che, a mio avviso, può essere fiero per il risultato finale. A lui vada il merito e la riconoscenza di tutti. Durante questi ultimi due anni infatti, si è lavorato alacremente in maniera del tutto volontaria, sacrificando il tempo libero per il recupero e il restauro dei locali della ex latteria per far sì che ritornassero com’erano più di quarant’anni fa. Come poi avrete modo di notare al suo interno, ogni cosa è stata curata nei minimi particolari, dalle due grandi “caldaie” con il loro interno rivestito in rame, fino al più piccolo “arnese” usato per la lavorazione del latte, il tutto corredato da dei pannelli a compendio delle foto e alcune notizie riguardanti le malghe dislocate attorno all’incantevole paese di Cleulis. A completamento di tutto questo gran lavoro, è stato commissionato all’artista Marino Romano di Villa Santina un murales che potete ammirare sulla facciata sud dell’edificio raffigurante il compianto Livo intento nel suo lavoro di “fedâr”. Voglio ringraziare tutti i volontari, nessuno escluso – citarli tutti sarebbe impossibile -, che hanno prestato la loro opera per far sì che i locali siano come li vedete oggi, tutti coloro che hanno rispolverato nella propria soffitta o cantina, qualcosa inerente la vita quotidiana delle persone operanti alla latteria e l’hanno recapitata per essere esposta onde far sì che questo edificio, voluto e costruito con enormi sacrifici dai soci fondatori, non andasse perso e soprattutto con l’intento che venga tramandato alle future generazioni assieme ai valori ed ai principi che esso racchiude”. Dopo gli interventi delle autorità e la benedizione dei locali della ex Latteria da parte del parroco don Tarcisio Puntel, si è proceduto al taglio del nastro da parte dell’assessora regionale Mariagrazia Santoro. Da non dimenticare che a far da corollario a questa memorabile giornata sono intervenuti anche i “Giovins Cjanterins di Cleulas” con l’esibizione di alcuni canti, tra cui “Gleisiuta Clevolana”.

In qualità di presidente, ringrazio tutti coloro che hanno partecipato all’inaugurazione della “Mostra Permanente”: essa rappresenta il passato da tramandare ai posteri con la finalità di farne tesoro per una conoscenza culturale locale. Invito tutti a visitarla!

Danilo Puntel


La stagione della Polisportiva

gennaio 15, 2016

Sabato 21 novembre si è definitivamente chiusa la stagione 2015 del Trofeo Gortani con le premiazioni che si sono tenute in quel di Paularo. Quest’anno, per la prima volta da anni, la Timau-Cleulis non è riuscita a presenziare sui podi riservati alle società ma solo in quelli riservati ai singoli atleti. I risultati comunque rimangono buoni in quanto la Polisportiva è riuscita a piazzarsi, nelle classifiche delle società, entro i primi 6 posti. Considerato il fatto che le società partecipanti risultano circa una trentina e che gli atleti partecipano anche a gare che non fanno parte del circuito del Gortani, il risultato è comunque soddisfacente. Altro appuntamento fisso organizzato dalla società risulta la gara del trofeo Gortani di Cleulis: competizione che ogni anno porta nel nostro paese circa 160 atleti che si danno battaglia sui sentieri cleuliani. Come da cinque anni a questa parte, la Timau-Cleulis, con la collaborazione di associazioni locali e del Comune di Cercivento, ha organizzato l’ultima domenica di luglio la Stafete dai Cirubiz, competizione che apre il mese dedicato alle staffette alpine. La partecipazione alla gara è stata positiva, infatti le squadre al via erano circa una ventina. Nella stagione estiva il risultato più eclatante è stato sicuramente il successo della coppia Michael Galassi-Mirco Romanin nella Transcivetta. La competizione, che può essere affrontata sia in coppia che singolarmente, è una gara di caratura nazionale che si svolge tra le Dolomiti della zona di Alleghe (Belluno) su un percorso di km 23,5. Per ovvi motivi spazio-temporali, non ho nominato tutti gli atleti che hanno partecipato alle varie competizioni… non me ne vogliate ma il tempo e la memoria sono quello che sono…

Il Campionato Carnico 2015 si è concluso domenica 11 ottobre, con l’ultima partita disputata in quel di Illegio contro l’Illegiana. Tale partita, persa per 1-0 dai Caprioli, è stata la conclusione di un’annata iniziata col piede giusto ma finita con quello sbagliato. La prima gara stagionale si è tenuta a Forni Avoltri contro l’Ardita, partita che è stata vinta col risultato di 1-2. Ciò aveva lasciato ben sperare, considerando che l’Ardita era una delle favorite per la promozione. Con il prosieguo del campionato, invece, la squadra ha alternato momenti di buona forma a momenti di crisi, complici anche alcuni infortuni piuttosto gravi e  qualche giocatore che ha “perso la retta via”. La conclusione di un’annata piuttosto sfortunata è stata che i Caprioli hanno chiuso la stagione calcistica in 12a posizione con 28 punti in 28 partite ottenendo i seguenti risultati: 8 vittorie, 4 pareggi e 16 sconfitte. Degno di nota è il fatto che, dopo varie stagioni lontano dal campo di Timau, quest’anno la costruzione degli spogliatoi è stata terminata e ciò ha consentito alla squadra di ritornare a giocare sull’erba casalinga. Il giorno di Ferragosto la struttura, intitolata a Daniele Primus, Lorenzo Matiz e Tullio Mentil, è stata inaugurata ufficialmente dal sindaco Massimo Mentil. Alla cerimonia hanno presenziato tanta gente e tante autorità e la giornata si è conclusa con un torneo tra i Caprioli di oggi e quelli di ieri.

Cumò, ringraziant atletes, gjenitôrs, alenadôrs, colaboradôrs, dirigjents, tifousj e chei ch’a lein il boletin, us saludi e us auguri Bon Nodâl e Bon An.

Gabriele Primus


Da Castelfranco Veneto. Alla gran festa dei Bulcon

gennaio 15, 2016

Domenica 13 settembre con piacevole sorpresa al mattino abbiamo dato il benvenuto ai numerosi parenti (circa una quarantina) che da Castelfranco Veneto ci hanno onorato con grande entusiasmo per una visita di ritorno alle origini, alla storia delle radici che hanno coinvolto le loro famiglie, originarie della stirpe dei “Bulcon”.

Chi con i pulmini, chi con le auto, puntuali all’appuntamento verso le dieci si è formato il corteo per la chiesa dove, per immergersi nell’atmosfera della nostra cultura, il nostro parroco don Tarcisio ha celebrato la messa in lingua friulana. Ci eravamo premuniti con le copie del testo per maggior comprensibile partecipazione. Anche la casula indossata per la funzione religiosa era in tema con l’immagine del nostro santo patrono S. Osvaldo, dono degli oriundi emigranti del Brasile, da sempre sensibili al richiamo delle radici ed artefici di numerosi incontri con la nostra terra pur se di terza o quarta generazione e dall’altro capo del mondo. Anche il conopeo del tabernacolo faceva bella mostra, poiché è stato ricamato anni fa dalla Luisa. A conclusione della Messa il saluto della nostra comunità con l’inno “Gleisiuta Clevolana” che da sempre suscita grande commozione, ben esprimendo i sentimenti di nostalgia e distacco, di chi è costretto a lasciare il proprio paese e focolare. A seguire ci siamo ritrovati per un breve e fornito rinfresco da “Peta” dove c’è stato lo scambio di saluti e conoscenza con i parenti quivi residenti. Di rado si ha l’occasione di trovarci tutti insieme, e con le famiglie allargate nel tempo, anche un po’ persi di vista con le nuove generazioni.

Grande sensibilità abbiamo riscontrato nel constatare che sul parabrezza delle vetture era esposto un cartello con la dicitura “Incontro famiglia Puntel Bulcon” e l’immagine per una metà di “Somp la Villa” luogo d’origine del capostipite Antonio, e l’altra metà uno scorcio di Castelfranco, con la dedica “La nostra storia non ha futuro se non cerchiamo le radici della vera identità”. Ci siamo recati poi tutti insieme all’hotel Gardel di Piano Arta, gestito da un’oriunda di Cleulis, Luciana figlia di Artemia Toniz per il pranzo. Eravamo in tutto una settantina, anche la sala da pranzo per l’occasione era allestita con al centro una grande riproduzione dello stemma dei Puntel, le foto di chi ha dato origine a questa grande famiglia, Antonio “Bulcon” e Paolina “Reit” e quella dove nel cortile del loro casale li ritrae con la famiglia al completo. Dopo un lauto pasto dei nostri piatti tipici tradizionali, il saluto orgoglioso dell’albergatrice e la distribuzione e scambio di un piccolo ricordo, infine fra abbracci e commozione col proposito di ripeterci, ci siamo salutati felici per una giornata così speciale.

Questo incontro ha dato seguito a quello dell’ottobre 2014 che da un’idea di Antonio Puntel condivisa e poi realizzata da Rino e Luisa e i cugini, di riunirci non solo per le tristi occasioni o sporadiche visite, ma tutti insieme a condividere una giornata in allegria. Così è stata invitata anche una delegazione di Cleulis che ha partecipato all’incontro tenutosi a Castelfranco. Ora hanno voluto ricambiare sul territorio delle origini; anche perché pur singolarmente hanno sempre tutti mantenuto il legame con Cleulis, anche i figli dei figli, condividendo ogni opportunità anche quelle dolorose dei lutti.

Un breve cenno a chi ha dato origine al ceppo “Bulcon” e il motivo per cui la famiglia di Antonio e Paolina si è trasferita a Castelfranco Veneto. Partendo dal “Von” Antonio Puntel nato a Cleulis nel 1845 detto “Pompieila” e “Vava” Petronilla dai “Glosar” nata nel 1844, sposati a San Daniele di Paluzza nel 1871, ebbero ben undici figli: il settimo, Paolo, del 1875 e il nono, Antonio, del 1879,  ebbero sempre uno stretto rapporto. Paolo sposò Maddalena Pantian e rimase con la famiglia in paese. Ebbero undici figli, fra i quali Antonio (Toni) che è rimasto con la famiglia nella casa paterna attualmente custodita dal figlio minore, Paolino. Toni invece si stabilì nella casa originaria di Somlavilla dopo aver sposato Paolina Reit nel 1902 a San Daniele di Paluzza ed ebbero otto figli. Al termine della prima Guerra Mondiale sorse la grande esigenza di dover emigrare in terre lontane e sconosciute per provvedere al mantenimento delle numerose famiglie, così i fratelli Paolo e Toni si avventurarono in Brasile in cerca di fortuna. Questi due fratelli, appena sposati, emigrarono in Brasile a lavorare nella grande impresa dello zio Zef di Prancjul. Qui conobbero fra gli operai una persona di origine veneta, fatta confidente, questi manifestò il desiderio di non voler più ritornare in Patria, quindi l’esigenza di voler vendere la sua tenuta agricola di Castelfranco. Antonio colse l’occasione ed in accordo con la moglie l’invitò a recarsi sul posto per concludere la trattativa portandosi appresso anche la somma pattuita. Immaginiamo il pensiero, l’angoscia per questo impegno, sapendo che a quei tempi era inusuale un tale viaggio in treno con tutti i risparmi addosso. Raccontava che aveva fatto nella fodera della borsa una tasca con cucito dentro il denaro ed avvenne che sul treno ebbe un’urgenza fisica e pensava “Se lascio la borsa incustodita possono rubarmela, se la porto con me penseranno che vi sia del valore e magari seguirmi per impossessarsene”. Fatto sta che arrivò sana e salva a destinazione. Concluso l’affare nel 1924 tutta la famiglia si trasferì nella cittadina veneta, tranne la figlia Delfina ormai sposata che rimase a custodire con la sua famiglia la casa paterna. Rimpatriati i due fratelli anche se divisi continuarono sempre ad avere uno stretto legame tanto che Paolo appena possibile andava dal fratello a trascorrere qualche tempo a Castelfranco, così Toni ritornava volentieri a Cleulis come pure i suoi figli che da ragazzi spesso salivano in bicicletta. Per questo la famiglia di Paolo e Toni ancora oggi attraverso i loro discendenti hanno sempre mantenuto con affetto la continuità della tradizione.

                                                                                                                                                                                          Silvia Puntel