Anagrafe parrocchiale 2017

aprile 3, 2018

CLEULIS

Battezzati n° 7

Matrimoni in parrocchia n° 1

Matrimoni fuori parrocchia n° 2

Defunti: n° 12

Messe celebrate: n° 17

SS.Comunioni distribuite: n° 5.500

Abitanti presenti a fine 2017: n° 360.

COMUNE DI PALUZZA

Residenti al 31.12.2016= 2.192

Residenti al 31.12.2017= 2158

Diminuzione 34 unità

Nati 11

Morti 51

Immigrati 51

Emigrati 45

Matrimoni religiosi 2

Matrimoni civili 2

Alcune considerazioni su questa relazione anagrafica. Nell’ultimo censimento del 2011 il comune di Paluzza contava 2372 abitanti: in appena 6 anni ha perso ben 214 residenti, quasi il 10% in meno. E in particolare a Cleulis come sono andate le cose? La relazione anagrafica del paese anche qui parla chiaro. Un lungo elenco di morti: dodici e appena due nati, tre compaesani si sono sposati ma solo una coppia è rimasta. Se poi pensiamo ai giovani che sono andati a vivere altrove, ora possiamo dire che superiamo di appena alcune unità i 350 presenti. Nei 17 anni che sono parroco c’è una diminuzione di 80 persone: un calo del 20% ! Se poi guardiamo a 60 anni fa quando gli abitanti erano 600, il calo è del 40%. Guardando questi numeri c’è motivo di scoraggiarsi. Una società dove i morti superano di 5 volte i nati e i giovani se ne vanno, non ha futuro. Questa è la situazione un po’ di tutta la nostra montagna e purtroppo sappiamo che anche Tolmezzo nell’anno appena trascorso ha perso ben 100 dei suoi abitanti. Oggi molti dei nostri giovani si laureano e solo a pochi il nostro territorio offre una occupazione. Eppure per chi trova un lavoro in loco la qualità della vita, per certi aspetti, è buona, anche se i sacrifici propri di chi vive in montagna non mancano. Mancano le nascite: appena 11 in tutto il Comune, mancano i matrimoni che vengono sostituiti dalle  Convivenze. La famiglia è diventata fragile e molte di queste si sfasciano. C’è un forte disagio in questo senso. Come parroco non posso non constatare che le chiese si vanno sempre più svuotando. Man mano che i vecchi se ne vanno resta il vuoto in chiesa perché non vengono sostituiti. Le nuove generazioni sentono sempre meno il richiamo della fede e i loro figli sono tenuti lontani dalla chiesa, perché in famiglia l’aspetto religioso è abbastanza emarginato. Mancano i sacerdoti e qui da noi siamo ancora fortunati perché nell’Alto But ci sono ancora due parroci (ne erano undici nel 1977). Nella nostra Carnia ci sono valli intere senza un pastore e questo è ancora un segnale negativo se pensiamo qual è ancora qui la funzione della Chiesa, quale importanza ha questa presenza nel tener viva la comunità, la cultura di un popolo, i valori che devono animare le persone. Il 4 marzo scorso siamo stati a votare e abbiamo sentito le solite promesse elettorali. Tutti hanno le soluzioni già pronte ai tanti problemi che assillano la nostra società italiana, ma poi sappiamo come in realtà vanno a finire le cose. E’ necessario che noi stessi ci diamo una mossa. Prima dei politici dobbiamo essere noi stessi a credere in questo nostro territorio, a non fare i rassegnati o i disfattisti. Siamo rimasti in pochi, ma non sappiamo quale sarà il futuro. Io vedo in prospettiva un ritorno alla terra, ad uno stile di vita più sobrio e a misura d’uomo. Non è possibile che secoli di storia vengano cancellati così di punto in bianco per essere ammassati tutti in città dove si vive una vita anonima. Dove c’è una comunità seppur piccola dove non manca la solidarietà fra le famiglie, dove non si conosce la malavita e la violenza e i bambini possono ancora giocare liberamente sulla piazza del paese, allora in quel luogo vivere diventa piacevole.

don Tarcisio

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Pasqua festa della vita. Intervista a Umberto Puntel Combi

aprile 3, 2018

Il compaesano Umberto Puntel ha festeggiato cento anni, lunedì 18 dicembre 2017. Umberto è il primo, fra gli uomini, a tagliare questo traguardo, nella storia di Cleulis e, oltre a fargli gli auguri e i complimenti per questo memorabile evento, ho voluto incontrarlo per farmi raccontare un po’ la sua vita e i suoi ricordi di Cleulis, di un tempo che fu.

Così in una fredda domenica di febbraio mi sono recato a casa della figlia Fides dove abita da alcuni anni per porgli delle domande. Accompagnato da Fides salgo al piano superiore dove c’è l’appartamento del neo centenario. Trovo Umberto in poltrona che segue con attenzione una trasmissione televisiva: appena mi vede e gli spiego il perché della mia visita, spegne la tv e mi fa accomodare accanto a lui al tavolo del salotto. Noto il quotidiano locale, sulla panca, il bollettino di Cleulis e altri libri e riviste a questo punto mi sorge spontanea la domanda: ma legge ancora tutto ciò? Umberto mi risponde quasi sorpreso della mia ingenua domanda: «Altroché se leggo. A me è sempre piaciuto leggere ed informarmi soprattutto le notizie della cronaca locale, lo sport e gli eventi culturali; la politica invece mi ha stufato e non la seguo più come prima. La mia passione però sono i libri di storia». Dopo aver chiesto a Fides di aggiungere un ciocco di legno al già bollente spolert, parte subito anticipando le mie domande, con il racconto della sua lunga ed avventurosa vita.

Combi. «Tutti mi conoscono come Combi. Magari molti non sanno l’origine di questo soprannome. Combi era il famoso portiere campione del mondo con la nazionale italiana nel 1934. All’epoca, tra coetanei, mentre giocavamo a calcio con una palla di stracci cuciti ci chiamavamo come le stelle del calcio di allora. Io ero Combi. E quel nomignolo mi è rimasto».

A Placcis. «Sono nato a Placcis nella casa che ora è abitata da Pietro Puntel Nini. Sono nato lì perché, dopo la disfatta di Caporetto del novembre del 1917, mia madre Domenica Puntel che abitava in Somplavile era rimasta sola perché mio padre Matteo e i miei zii erano sul fronte dell’Isonzo e lei per non rimanere sola in casa con i tedeschi che giravano per le nostre contrade decise di andare ad abitare assieme a sua mamma a Placcis. Al rientro di mio padre dalla grande guerra siamo tornati ad abitare in Somplavile. La prima elementare l’ho fatta in canonica perché stavano finendo di costruire le scuole del paese. Dalla seconda classe in poi ho frequentato le lezioni sotto la guida della brava maestra Adele nella scuola nuova inaugurata nel 1924. Ho frequentato alcuni anni di scuola anche a Paluzza poi nel 1936 ho svolto il  militare a  Tolmezzo: ero in fureria e per alcuni mesi mi sono recato a Sabaudia per un corso per artiglieria antiaerea».

La guerra e la prigionia. «Nel 1940 sono stato richiamato alle armi per lo scoppio della seconda guerra mondiale e mandato come artiglierie presso le batterie antiaeree in Tripolitania una zona della Libia occidentale. Fatto prigioniero dagli angloamericani nel 1943 mi trasferirono in Marocco nella bella città di Casablanca dove mi fecero lavorare in supporto alle truppe americane e, nonostante fossi prigioniero di guerra, fui trattato molto bene. Tant’è che alla fine della guerra quando trovai aì di Pete un militare in divisa americana lo baciai e lo abbracciai spiegandogli che ero in debito con loro per tutto il bene ricevuto durante la mia prigionia. Dopo due anni di prigionia rientrai a Cleulis, alla fine del 1945; mi ricordo che l’ultimo prigioniero clevolan a rientrare in paese fu Mario di Titin nell’aprile del 1946».

La famiglia. «Nel 1949 mi sono sposato con la mia Giovanna, figlia di Sante Puntel e Giovanna Petris: assieme abbiamo condiviso gioie e dolori per sessantuno anni poi lei nel 2010 è mancata lasciandomi solo. Lei mi ha donato quattro figli: Fides, le gemelle Alina e Mariagrazia e Raffaele deceduto dopo pochi mesi dalla nascita. Al rientro dalla guerra sono dovuto emigrare in Francia perché da noi non c’era lavoro poi al rientro in Italia ho svolto diversi lavori dal boscaiolo (con Doro di Leon e Jacun di Rosine presso la foresta di Pramosio e in ta Baraçade) al manovale. Nei primi anni cinquanta ero impiegato nel grande cantiere per la costruzione della Strada per Passo Monte Croce Carnico poi ho lavorato per anni a Forni Avoltri e mi facevo in bicicletta ogni giorno il tragitto da Cleulis».

Ta Gleria. «Nel 1954 ho costruito la mia casa “lungo il canale” da lì ho potuto vedere il popolamento della borgata della Gleria. Prima degli anni cinquanta la Gleria era appunto come dice la parola stessa una landa di sassi e baraçs dove pascolavano le capre e le pecore poi tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi del  Sessanta iniziarono a costruire le case. La prima casa a essere costruita nella Gleria fu quella di Vition, ora metà paese vive in questa borgata. Agli inizi degli anni Settanta ebbi il privilegio di essere il primo presidente della sezione dei donatori di sangue di Cleulis, carica che ricoprii per quindici anni. Ho tanti ricordi del passato e ringrazio Dio che mi ha conservato la memoria e il fisico in buone condizioni a parte un po’ di male alle gambe. Per esempio ricordo come se fosse ieri quanta miseria c’era in paese a cavallo tra le due guerre, per fortuna la maggior parte delle famiglie aveva un campo per coltivare le patate e fagioli e qualche animale nella stalla (mucche, capre o pecore) per la sussistenza familiare. Mio papà faceva l’arrotino nei pressi di Modena e Bologna, stava fuori casa la maggior parte dell’anno, tornava solo per Natale e ripartiva a  primavera così eravamo io e mio fratello Nelut assieme alle mie due sorelle ad aiutare la mamma nei lavori della campagna e a fare la legna per l’inverno. La gente del paese si aiutava vicendevolmente a sfalciare i prati, che arrivavano fino al monte Zoufplan e in tas parts. Ora il bosco lambisce le case di in Somplavile perché i prati non si falciano più».

Feste di paese. «Nella mia classe eravamo solo in sette: ma eravamo molto uniti assieme agli altri coetanei si andava a cantare nelle osterie del paese. Mi ricordo oltre alle “storiche” osterie di Peta ed Eufemia anche quella posta in Somplavile, chiamata da Chinop o quella a Placcis, detta da Dandule. All’epoca si cantavano canti fascisti come «fischia il sasso» o «faccetta nera» e quando ci radunavamo in piazza del paese per cantare questi e altri canti non proprio di chiesa don Celso faceva finta di non sentire ma sua sorella Fiorinda che abitava assieme a lui in canonica ci redarguiva aspramente. Quello che consiglio ai giovani di oggi è  appunto di cantare, di stare assieme di aiutarsi a vicenda; io i miei coetanei me li ricordo e ricordo quanto si era felici di stare assieme! Mi ricordo che i coscritti che compivano vent’anni nel 1928 avevano organizzato la loro festa da Chinop e di Peta solo che a tarda sera si sono messi a ballare al suono della fisarmonica sono intervenuti i carabinieri a chiudere le danze perché i locali non avevano la «licenza di ballo». Chinop dovette pagare la salata multa vendendo una delle sue mucche! Così i coscritti del 1910 non potendo ballare nei locali pubblici sprovvisti di apposita licenza, nel Trenta organizzarono una grande festa di ballo nella casa del coscritto Vigji Lunc e così si andò avanti per parecchi anni».

Correttezza. Umberto è un fiume di ricordi e avvenimenti che scorrono limpidi nella sua memoria e che condivide volentieri con chi va a fargli visita, così le quasi due ore ad ascoltarlo sono volate però almeno una domanda finale voglio fargliela: quale è il segreto per arrivare a cent’anni in quelle condizioni  psicofisiche così invidiabili? Lui mi guarda con i suoi occhi chiari e mi da una risposta secca: «E’ la correttezza!». Prima di tutto bisogna essere corretti con se stessi avendo cura di se stessi, amando la vita. Poi bisogna essere corretti ed onesti con gli altri, con chi ti circonda: solo così riesci ad ottenere una serenità ed un equilibrio interiore che ti fa vivere bene la Vita. Serenità che traspare nitidamente dai suoi occhi. Prima di congedarmi da lui non posso far altro che stringerlo in un forte abbracciarlo come per “assorbire” un po’ della sua vitalità e saggezza e ringraziarlo per la lezione di vita che in poche ore mi ha dato attraverso il suo racconto.

Luigi Maieron


Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis e… dintorni

aprile 3, 2018

Gita a Gradara, Candelara e San Marino. Come ormai di consueto, da un paio di anni, i Giovins Cjanterins organizzano per il periodo natalizio, un weekend alternativo, proponendo una breve gita fuori porta: quest’anno la meta stabilita erano le Marche e San Marino. All’alba del 3 dicembre una corriera piena di entusiasti partecipanti è partita alla volta di Gradara, cittadina delle Marche, dove è stato possibile visitare il castello di Paolo e Francesca, i due dannati infernali divenuti noti grazie a Dante Alighieri e alla sua Divina Commedia, per poi proseguire nel primo pomeriggio alla volta di Candelara, tipica per le sue candele e per il suo mercatino di Natale; l’indomani invece si è svolta la visita alla Repubblica di San Marino, accompagnati da un tempo nuvolosissimo e da un vento sferzante. Questa gita, sempre ben organizzata, è un’ottima occasione di aggregamento, con la partecipazione di persone anche dai paesi limitrofi, e perché no anche di conoscenza, viste le mete sempre diverse sia in Italia, che all’estero. Grazie a tutti i partecipanti di quest’anno e… vi aspettiamo il prossimo anno!

4 dicembre. Decorando Paluzza. Appuntamento fisso a Paluzza, in occasione dei mercatini natalizi, con il concorso dedicato all’abbellimento degli alberi di Natale da parte delle associazioni del Comune. Anche i Giovins Cjanterins hanno decorato il loro alberello con palline e decori creati ad hoc per indicare quali sono le attività svolte dall’associazione nel corso dell’anno. Vista la concomitante gita, quest’anno l’associazione non ha partecipato con il tradizionale stand di dolci.

24-25 dicembre. Festività del Santo Natale. Non sono mancati gli squisiti biscotti, con thé e vin brulè alla fine della Messa della Vigilia, così come l’arrivo di Babbo Natale il giorno del 25 dicembre. All’imbrunire, erano tutti riuniti nella piazza, in attesa che qualcosa di rosso sbucasse da Culisit ma Babbo Natale ha  lasciato tutti di stucco: è arrivato sgommando a bordo di un Ape, accompagnato da 4 aiutanti bravissime, una arrivata con lui direttamente dall’Australia! La distribuzione dei doni è stata come sempre seguita con attenzione da tutti i bambini, impazienti di ricevere i loro colorati pacchetti; tra un dono e l’altro non sono mancate le solite gustosissime frittelle preparate al momento da Lucia e Simonetta.

30 dicembre. Concerto dell’Amicizia. Musica, ricordo e solidarietà si fondono insieme nel concerto dell’Amicizia, evento natalizio benefico entrato a pieno nella tradizione del nostro paese. Accompagnati dalle note e dalle voci dei cori di Paluzza, Sutrio e Gemona, in un’atmosfera tipicamente natalizia, la serata si è svolta in memoria di Lino e Manuel, prematuramente scomparsi, ma sempre presenti nel cuore di tutti e con un pensiero di solidarietà verso l’Associazione ANFFAS, alla quale il ricavato della serata è stato devoluto.

10 febbraio. W il Carnevale.  Mascherine, coriandoli, musica e divertimento non sono mancati sabato 10 febbraio per la festicciola di Carnevale. Bambini e genitori si sono ritrovati nella piazza, per poi fare una piccola sfilata mascherata fino a Placcis. Dopo la foto di rito sotto il Tei, si sono tutti recati presso l’albergo al Cacciatore per trascorrere un paio d’ore in compagnia. È stato sicuramente un pomeriggio leggero e divertente, così com’è tipico proprio del carnevale, che crea sempre allegria, con i suoi colori vivaci, le stelle filanti e i coriandoli sparsi un po’ dappertutto per le strade e le viuzze.

 

 


Il mio tempio è una casa di orazione (Mc 11,17)

aprile 3, 2018

Noi anziani ricordiamo molto bene quanto i nostri vecchi parroci insistevano sul rispetto e sul contegno che dobbiamo tenere in chiesa. Ci ricordavano che questa è la casa di Dio, il luogo della sua presenza nella Santa Eucarestia e non mancavano di una certa severità quando non ci si comportava in maniera adeguata. Oggi molte cose sono cambiate anche nel concetto che abbiamo del luogo sacro. Sentiamo in giro che al suo interno si fanno pure delle manifestazioni le più disparate quando si potrebbero usare altri locali, salvo casi di emergenza o reale necessità: ad esempio i pranzi di Natale per i poveri, le conferenze anche su temi non sempre strettamente religiosi, concerti di vario tipo ecc. Ci sono certi sacerdoti che non disdegnano di cimentarsi in certe manifestazioni che si potrebbero benissimo tenere nel cinema parrocchiale, ma non durante una liturgia. Oggi addirittura vediamo che le chiese vengono disertate dai fedeli e succederà presto anche in Italia quanto già sta accadendo in alcuni paesi del Nord Europa: chiese che vengono distrutte o convertite in moschee, alberghi, centri sportivi, abitazioni, ristoranti e quant’altro. Mi permetto di richiamare alla mente delle persone il giusto comportamento che dobbiamo tenere quando entriamo in una chiesa:  

Per prima cosa, entrando, incontriamo la pila dell’acqua santa che ci invita a fare il segno di croce. L’acqua è il richiamo al battesimo che abbiamo ricevuto; le parole sono una professione di fede nel Dio Padre, Figlio e Spirito Santo nel cui nome siamo stati battezzati.

Davanti al tabernacolo e quando l’Eucarestia è esposta sempre ci si inginocchia. A questo proposito i fedeli sono invitati ad inginocchiarsi anche durante il Canone della messa quando avviene la Consacrazione, in segno di fede nel mistero che si compie sull’altare e durante la Comunione. Ormai sono pochi quelli che lo fanno. In molte chiese oggi, nel clima di secolarizzazione in cui viviamo, nel banco non è inserito neppure l’inginocchiatoio.

Anche il modo di accostarsi alla Comunione ha bisogno di un chiarimento. Il fedele deve sapere che va a ricevere Gesù e non un biscottino.  Talvolta mi sento a disagio nel vedere come taluni si comportano senza nessun raccoglimento e devozione. Prendono l’Ostia al volo dalle mani del sacerdote e poi si  allontanano e non si sa bene quando si comunicano o lo fanno camminando al ritorno al loro posto. Si raccomanda di stendere il palmo della mano e la comunione venga fatta davanti al sacerdote. Tuttavia ricevere la comunione direttamente sulla lingua sarebbe il modo migliore.

Durante la celebrazione ci sono i momenti del silenzio, dell’ascolto, della preghiera e del canto corale, che sono da rispettare. Non si può venire alla messa facendo scena muta. Molte volte le nostre messe diventano noiose perché c’è poca partecipazione nei presenti e può essere anche nel celebrante. Il papa poi raccomanda ai sacerdoti di non superare i dieci minuti per l’omelia. E qui possiamo anche dare ragione al papa; tuttavia posso dire che non è facile concentrare in pochi minuti la spiegazione della Parola di Dio.

Non occorrerebbe aggiungere che per entrare in chiesa è necessario un abbigliamento adeguato. E’ avvilente ricordare questo con dei cartelli sulla porta della chiesa; non dovrebbe essere difficile infatti capire che il rispetto per il luogo sacro richiede anche questo. La chiesa non è la passerella dove viene presentata l’ultima moda e soprattutto un luogo adatto per esibire le fattezze del proprio corpo!

Questo breve scritto non esaurisce i tanti aspetti che riguardano l’argomento qui trattato. Lascio alla  discrezione e sensibilità religiosa di ognuno capire quello che è il giusto comportamento di un fedele quando si trova in chiesa o partecipa ad una azione liturgica. Tuttavia se prendiamo sul serio le parole di Gesù che incontriamo nel vangelo di Marco:”La mia casa è casa di preghiera” (Mc.11,17), contribuiremo ad elevare a Dio un culto “in spirito e verità” e a compiere quello che ordina il primo comandamento, di amare Dio sopra ogni cosa.

don Tarcisio


I Caprioli tornano in seconda

aprile 3, 2018

Quando, all’incirca un anno fa, mi trovavo a scrivere queste parole sul nostro bollettino «Auguriamo a tutta la squadra e al nuovo staff tecnico un Carnico 2017 ricco di soddisfazioni e di raggiungimento degli obbiettivi!», mai mi sarei immaginato di riprendere l’articolo, un anno dopo, proprio da questo punto… e sì, perché il 2017 è stato proprio un anno denso di soddisfazione per la nostra squadra di Paese: i Caprioli sono tornati in seconda categoria!

Domenica 8 ottobre 2017 alle ore 15:00 è iniziata l’ultima partita del Campionato Carnico… quando circa 2 ore dopo, l’arbitro Di Salvo fischia per tre volte, dà ufficialmente inizio alla festa per la promozione del TimauCleulis. L’ultima partita contro la Viola di Cavazzo, vinta per 2 a 1, è stata il coronamento di un’annata fantastica ed altrettanto emozionante e, nella prima parte, travagliata. Per capire l’impresa compiuta dai Caprioli devo darvi qualche numero: 16 luglio, 13a giornata: si chiude il girone di andata con la sonora sconfitta per 4 a 2 a Cavazzo in casa della Viola… i Caprioli risultano quartultimi in classifica…

8 ottobre, 26a ed ultima giornata: il TimauCleulis promosso in seconda… “Come è possibile?” direte  voi… tutto merito dello strepitoso girone di ritorno compiuto dalla squadra: su 12 partite sono state collezionate 11 vittorie (di cui 10 di fila) ed un pareggio. Ciò ha contribuito all’inesorabile scalata verso la terza posizione finale che ha permesso alla squadra di “fare il salto”. Questa è stata una grande impresa che ha suscitato l’entusiasmo della nostra comunità, tanto da portare i tifosi a seguire la squadra anche nelle trasferte più impegnative, superando anche talvolta il numero dei sostenitori casalinghi.

È stata la vittoria della Squadra nel suo complesso, composta dai giocatori, dallo staff tecnico e dalla  dirigenza… e mettiamoci pure anche gli aiutanti ed i tifosi, ed a questi ultimi quali va un sentito   ringraziamento per il supporto e la fiducia che hanno dato. Ovviamente il ringraziamento va a tutti i giocatori, che sono gli attori direttamente interessati, ed anche (e soprattutto) a coloro che lavorano dietro la quinte : i manutentori del campo (“Fabi” e “Bro”), i gestori del chiosco (Jenny, Luana e Martin), il cassiere inesorabile Lino, lo staff tecnico composto da: il Mister “Pippo”, il vice-mister e giocatore “Vido”, gli accompagnatori ufficiali Andrea Di Bello e Massimo “Champion” Morocutti, il motivatore-preparatore Andrea Bonanni, il preparatore atletico Elio Ferigo, l’aiutante e responsabile del settore giovanile Thomas Silverio e il collaboratore esterno Giobatta Di Bello. Ovviamente non possiamo non ringraziare anche i due presidenti interessati: il presidente della Società Luciano Bulliano ed il presidente del settore calcio “Piacqua”, sempre presenti ed attenti ai risultati della “loro squadra”.

I lavori per il Carnico 2018 sono già iniziati, la rosa dei giocatori è stata ampliata, lo staff tecnico è operativo nella programmazione ed esecuzione degli allenamenti e i giocatori si sono messi in moto… non resta che vederci all’ “Emidio Mentil” e sugli altri campi!

Cumò us saludi e us auguri BUINE PASCHE

Gabriele Primus


Ricuart dal Trio Pakai

aprile 3, 2018

Al teatro nuovo Giovanni Da Udine, venerdì 22 dicembre si è tenuta una serata culturale dedicata al Trio Pakai, organizzata dalla Provincia di Udine, per rendere omaggio a questo mitico trio carnico che, grazie alla sua musica “Made in Cleulis”, negli anni Settanta e Ottanta, ha fatto conoscere il nostro territorio non solo in Italia, ma anche in tutta l’Europa, Canada, Stati Uniti, Australia fino al Sud Africa. La serata intitolata “Tal ricuart di Pakai” è stata presentata da Claudio Moretti e si è aperta con un trio di musicisti che ha riproposto alcuni brani di Pakai in chiave più moderna, dando così il via musicale allo spettacolo. La parte centrale della serata, e sicuramente quella più emozionante, è stata dedicata interamente all’attuale Trio, e ha visto esibirsi i due storici componenti del gruppo Paolo Morocutti e Stefano Paletti assieme a Ennio Del Fabbro e Gianluca Del Bianco. Introdotti dal musicologo Alessio Screm, che ha presentato la storia del trio con immagini e video inediti dell’epoca, con “L’ago di Ludario” e Fantasia Slovena hanno fatto un salto indietro nel tempo, e con il pensiero agli altri compagni di viaggio Amato Matiz e Genesio Puntel, hanno offerto al numeroso pubblico presente un assaggio dell’allegria e dell’energia che caratterizzava le loro seguitissime esibizioni. Al termine di questa momento è salito sul palco il presidente della Provincia Pietro Fontanini che ha omaggiato gli attuali componenti con una targa di riconoscimento, che ha consegnato anche a quanti sono impegnati nel portare avanti il ricordo di questi musicisti storici: I Giovins Cjanterins, la Clape Cultural la Dalbide di Cercivento, Celestino Vezzi, Hans Puntel, Alessio Screm e ovviamente i parenti dei componenti scomparsi. In chiusura due storici brani, “Lignan” e “Aiar di fieste” di Pakai-Morocutti, sono stati brillantemente eseguite dalle artiste del Ensemble “Arte voce”. Gli spazi musicali della serata, sono stati intervallati da momenti di simpatia e risate grazie ai comici friulani Catine Tomasulo e Tiziano Cossettini. E’ stata sicuramente una serata emozionante, che ci ha fatto fare un bel passo indietro nel tempo, quando la musica di Pakai era conosciuta e apprezzata in tutto il mondo; il giusto riconoscimento per dei personaggi che hanno scritto una pagina importante della Carnia e di tutto il Friuli. Un lavoro importante per il ricordo e la valorizzazione della musica del Trio Pakai, lo sta già facendo da un paio di anni, e precisamente dal 2011, l’associazione Giovins Cjanterins di Cleulas, con la collaborazione di Alessio Screm e con una partecipazione in prima linea da parte di Hans Puntel: sono loro infatti che hanno creato il concorso che si svolge ogni due anni.

All’inizio e fino al 2015 il concorso denominato “Concorso internazionale fisarmonicistico Trio Pakai” vedeva l’esibizione di concorrenti di varie età e di varia provenienza (Italia, Austria, Slovenia), che venivano giudicati da una giuria di esperti musicisti e che potevano vincere dei premi in denaro e considerevoli sconti sull’acquisto di strumenti musicali, in particolar modo fisarmoniche. Dal 2017 il concorso ha preso una piega più popolare e folkloristica, con esibizioni libere, volte a celebrare non solo Amato Pakai, ma anche altri due storici musicisti carnici Genesio Puntel e Cecilia Boschetti e il concorso ha cambiato così nome in “Doi dis cun Pakai e amîs”. La manifestazione si è divisa in due parti: il sabato sera, con un originale concerto spettacolo intitolato “Tal ricuart di Pakai”, presso il cinema Daniel di Paluzza, presentato da Celestino Vezzi e Nicola Cossar, con la partecipazione di musicisti, amici e componenti dello storico trio, ripercorrendo con storie e filmati la loro musica; nella giornata di domenica invece si è svolto il concorso vero e proprio presso il Bar Pakai di Cleulis, storico locale dove si ritrovava il Trio originario le domeniche pomeriggio e di cui ha mantenuto il nome.

 Giovins Cjanterins