Riflessioni a margine del caso Eluana

agosto 3, 2010

Un’esperienza che mi ha segnato. Paluzza è conosciuto generalmente come un paese molto discreto, che non alza i toni, dove non si conoscono atti di violenza anche verbali. Con questo non voglio dire che non si discutano i problemi, non si litighi anche… ma sempre senza eccessi E’ per questo che molta gente venuta qui nei giorni in cui abbiamo accompagnato Eluana alla sua ultima dimora, si è meravigliata per questa compostezza carnica, che assolutamente non significa indifferenza. E così la povera Eluana è riuscita a coinvolgerci tutti nella sua vicenda terrena, tutti ci siamo espressi in un modo o nell’altro e generalmente molti mi hanno scritto che hanno trovato qui quell’umanità che non si era incontrata altrove. Il titolo di questo articolo però vuole raccontare brevemente come il vostro parroco ha vissuto quei giorni così carichi di interrogativi, di ricerche, di risposte, di dibattiti. Nella mia esperienza di sacerdote del resto succede a tutti, ci sono stati momenti che hanno segnato in modo particolare la mia storia, la mia vita. Ricordo il momento così decisivo della mia consacrazione sacerdotale, l’incontro con le comunità che mi apprestavo a servire pastoralmente, il mio essere prete a Gemona durante il terremoto del ‘76… e così avanti. Ma mai avrei creduto che toccasse alla Eluana pormi degli interrogativi e dei casi di coscienza così difficili da districare dopo una vita in cui predico le verità della fede. E’ così che ho dovuto rimettermi in discussione, interrogarmi davanti al Signore, ascoltare i pareri di tutti e confrontarli con le verità in cui credevo. Solo in questo modo sono riuscito ad affrontare uno dei giorni più difficili del mio sacerdozio, quando, al funerale di Eluana, le mie parole avrebbero avuto un grande peso e una grande responsabilità davanti agli italiani e alla Chiesa. In quel giorno il mio sentimento è stato quello di sentire tutti quanti attorno a quell’altare come figli dello stesso Padre, figli che stanno cercando luce, risposte davanti al mistero del dolore. Ho sentito dentro di me quel crocifisso che in quel momento era presente, Lui sofferente, in mezzo a questa umanità sofferente! I giornalisti e i mass-media Ben 32 anni dei miei 37 di sacerdozio li ho trascorsi nei nostri paesi di montagna e mai ho avuto modo di affrontare dei giornalisti che ti assediano in qualsiasi ora del giorno. Vi assicuro che è un’impresa ardua! Una parola in più, magari espressa con un preciso intendimento può venire interpretata nel senso opposto e conosciamo bene i trucchi dei giornalisti per farci cadere. E così che un giorno ho visto con grande sorpresa un titolo a piena pagina su un giornale locale: “I1 parroco di Paluzza bacchetta il cardinale”. Si tratta di un’intervista in cui, parlando di alcuni giudizi espressi da un cardinale io avevo detto semplicemente che ora era necessario che tutti dovessero abbassare i toni, da una parte e dall’altra e imparassimo ad ascoltarci e affrontare i problemi con serenità e rispetto reciproco. I giornalisti tuttavia li ho sentiti come tanto bisognosi di conoscere la Chiesa. Molti di essi purtroppo la vedono solo come una istituzione umana con finalità di potere, la fede come una delle tante ideologie o filosofie e non possono così scorgere l’altro aspetto quello che la fede presenta a noi. Ho parlato tanto di questo con loro e così ho avuto l’opportunità di fare anche un po’ di catechesi. Amo la Chiesa. La Chiesa è entrata nel dibattito assai acceso sul fine-vita che ha caratterizzato questi ultimi mesi e che continuerà a restare aperto anche nei prossimi. Sono molti fra i credenti che mi chiedono se la Chiesa, interessandosi di questi problemi, non invade campi altrui. Penso che nessuno, se ha bene in testa l’idea di democrazia, possa negare alla Chiesa il diritto di parlare di fede e di morale e quando si dice Chiesa non si parla solo di Vaticano, ma soprattutto di cittadini italiani che come gli altri hanno il diritto di parlare! Bando a un certo fondamentalismo laicista che vorrebbe zittire i cristiani e rinchiuderli nelle sacrestie! Personalmente mi ha fatto male sentire tanti cristiani ultimamente dire: “Mi vergogno di appartenere a questa Chiesa!”. Certamente nella Chiesa, essendo fatta di uomini, ci possono apparire anche aspetti negativi dovuti alla nostra fragilità, ma non dobbiamo dimenticare che Essa ha un messaggio da offrire al mondo e quel messaggio è Cristo! Essa è Mater et Magistra: E’ madre per i suoi figli che devono trovare in Lei amore, speranza, conforto… ma è anche Maestra e cioè deve formare dei cristiani adulti, consapevoli, ferventi. Ecco perché io amo la Chiesa! Con la Chiesa io sono diventato un uomo, conosciuto il Cristo, oggi Lei alimenta la mia vita con i Sacramenti, vivo nella gioia e nella speranza che i miei peccati vengano perdonati e che la mia vita ha uno scopo non solo in questo mondo, ma anche nell’altro. È la Chiesa che mi ha insegnato a vedere Cristo in tutti anche in coloro che non vorrei amare, la dignità di ogni vita dal suo nascere alla sua morte naturale, la dignità di ogni uomo anche se diverso da me! Ricordo dei santi e sacerdoti dalla vita povera e integra che hanno formato generazioni di cristiani… Vedo tutte le opere di carità che la Chiesa gestisce e le migliaia di uomini e donne che danno la loro vita per il prossimo e non dobbiamo dimenticare la schiera di Santi che ci parlano con la loro vita! Vorrei che ci domandassimo: “Cosa sarebbe la nostra società senza la presenza della Chiesa? Sarebbe tutto più bello? Tutti finalmente liberi? Tutti uguali? Tutti proiettati verso il progresso e un futuro di felicità?”. Eluana sta ormai con il Signore e nel nostro cuore. La lezione che lei ci ha insegnato con la sua vita e la sua sofferenza ci aiuti a portare più amore in mezzo a noi!

Il Siôr Santul don Tarcisio Puntel

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Rita Primus, maestra d’asilo

agosto 3, 2010

Oggi vive a Verona, ma la protagonista e autrice di questo racconto è stat una delle responsabili dell’asilo parrocchiale ideato da don Celso. Gleisiuta Clevolana pubblica una testimonianza esclusiva.

Da molti anni ho lasciato il mio Cleulis, in particolare Placis, dove, in quella piccola piazza con una grande tiglio e una minuscola chiesetta, si giocava spensierati a “peitara”, allora si era in tanti bambini. Poi, le feste grandi: otto dicembre, la festa dell’Azione Cattolica, poi subito Natale, via via fino alla nostra grande festa di Sant’Osvaldo, i “componons” che nostalgia! I cialsons, che continuai a fare nella mia nuova famiglia. Ci sono mille cose nella mia testa, come penso, in tutte quelle dei miei parenti e dei miei compaesani che, per piacere o per forza, hanno dovuto lasciare i nostri monti.

Il piccolo Iei. Ricordo ancora con tanto piacere l’anno 1950 in cui aprii l’asilo del nostro paese. Don Celso mi pregò caldamente di prendere vicino a me lolanda, poi ci fu la cuoca, la Marga, una cara signora paziente, buona, servizievole ed attenta. (Nota di redazione: l’asilo parrocchiale era stato già istituito negli anni Trenta). Dalle iscrizioni capii subito che c’erano tanti bambini dai 3 ai 6 anni, ma ne fui felice perché io li amavo veramente. Ma fra questi vi fu un piccolino che non riusciva a mangiare da solo. Feci osservare alla mamma che avevo tanti bambini ma lei pietosamente mi pregò di aiutarla e così cominciò l’avventura con il piccolo Iei. L’indomani cominciai a conoscere i miei piccoli amici, ci volevamo bene, loro erano molto attenti. Ma una mattina, mentre recitavamo la preghiera, improvvisamente si spalancò la porta con una mossa fulminea, Zinza liberò da un barattolo tantissimi maggiolini e scomparve, non vi dico il putiferio, era tutto un fuggi fuggi, chi gridava, chi piangeva, non riuscivo a calmarli ma non riuscivo neanche a camminare perché il mio piccolo Iei si era attaccato alle gambe e piangeva. Lo raccolsi e lo tenni stretto in braccio, tremava tutto, gli feci le coccole e lui allora capì di essere al sicuro. Mi girai e vidi Zinza alla finestra che rideva tutto felice, lo minacciai. Ma anche lui era un piccolo adolescente con tanta voglia di giocare. Così i giorni passavano sereni, io ero felicissima di stare con loro, mi volevano bene ed erano ricambiati grandemente. Il pomeriggio passava velocemente, i piccoli dormivano, i più grandi stavano in cortile con me, mi piaceva insegna re alle bambine piccoli punti – fra queste c’era la nostra Silvia – erano felici, i bambini invece imparavano piccole poesiole. Le giornate erano splendide. E così fra canti, giochi, piccole lezioni e mini-lavoretti passavo i miei giorni. Un pomeriggio mentre in cerchio si giocava, mi sentii tirare il vestito, guardai ed era il piccolo Iei che con la testina mi faceva cenno di andare con lui, lo seguii. Pochi passi poi si fermò, si piegò su quelle minuscole gambette e col ditino mi fece notare un formicaio dove le formiche uscivano e andavano in cerca di cibo. Lui continuava a guardarmi ed a ripetere “iei, iei, iei”. Forse voleva dirmi: “Guarda!”. Mi commossi davanti a quel piccolo musetto con due bei occhietti vispi e tre ricciolini. La sua scoperta servì per una breve lezione ai suoi compagni più grandi: l’obbedienza alla mamma. Ecco chi era Iei, un bambino che non conosceva capricci ed era tanto carino. Non so, caro Iei, se ti chiami Duilio, non sono certa, ad ogni modo ricevi il mio più grande saluto, come anche tutti gli altri bambini e bambine di allora.

Dedicato ad Edda e Elena. Ed ora in breve vi racconto la scoperta del mio primo capello bianco. Un pomeriggio stavo insegnando a fare dei piccoli punti di ricamo a delle ragazzine, cosa che mi ha sempre affascinata. Eravamo tutte in silenzio, quando Elena mi disse: “Aspetta Rita che ti tolgo un filo bianco che hai nei capelli”. Io le dissi: “Certo, basta che ti sbrighi”. E lei: “Oh Rita, è un capello”. La guardai e lei, sorpresa, mi disse: “Seisa vecja Rita”, ma non finì la frase che la Edda quasi risentita le disse: “Ma la Rita non è vecchia!”. Sorrisi a queste due bimbe e avrei dato loro volentieri un bacione, ma allora questo non si faceva. Ve lo mando adesso, che veramente lo sono. (Mandi frutas!)

Il teatro in piazza. In quel anno ricorreva il trentesimo anno di permanenza in mezzo a noi di don Celso e mi venne un’idea di come festeggiarlo, visto che non avevamo soldi per regali, eravamo tanto poveri. E se avessimo allestito un teatrino? Ma come fare, ero sola senza nulla. Parlai dell’idea con mia mamma e lei subito mi incoraggiò. Cominciai allora a pensarci seriamente, buttai giù poesiole, piccoli monologhi, ma poi stracciavo tutto. Insomma, un bel momento trovai la strada e completai le varie parti del teatrino. In fretta, raccolsi i vari personaggi, e qui non fu facile, c’era chi aveva paura e chi non era proprio idoneo per recitare, ma infine riuscii nel mio intento. Tutti erano felici, studiavano con tanto entusiasmo, era una cosa nuova per loro, ma bisognava far presto, il tempo era poco. Tutti fecero la loro parte, vestiti ecc… E il palco dove si poteva fare? Andai da mio zio Antonino Toniz e mi feci dare la chiave della casa dove ora, se non mi sbaglio abita Fausto, che era molto comoda perchè da una finestra si poteva accedere al palco. Ma il palco come si poteva fare? I1 caso volle che addossati alla casa da Lina ci fossero tanti tronchi di abete i quali servirono a meraviglia a compare Cecja e altri bravissimi uomini, e il palco fu fatto in brevissimo tempo. Ora il problema erano le pareti. Venne mia mamma a vedere, non disse nulla, parlò con Cjecja, scomparve e ritornò quasi subito con quattro lenzuola del mio corredo. Rimasi male, spaventata che si sporcassero ma lei mi disse che servivano a festeggiare un ministro di Dio. In pochi minuti tutto fu sistemato, così, fra corse e consigli, arrivammo al momento dell’inizio della festa, arrivarono don Celso, don Carlo, don Lodovico ed altri sacerdoti. Iniziammo, come di consueto, con i soliti convenevoli, saluti ecc… La piazza era piena di gente, i ragazzi iniziarono a recitare, ognuno faceva del suo meglio per interpretare bene il personaggio che rappresentava ed era veramente una gioia vedere come si impegnarono quei giovani attori per riuscire a completare bene il saggio. Certo ci fu chi interpretò la parte con più maestria di altri. Alla fine eravamo tutti stanchi ma felici di aver a modo nostro detto grazie a don Celso di tutto quello che faceva per noi. Posso dire veramente che mia mamma fu determinante in questo, mi incoraggiò e mi aiutò come poté. Con Anita, la Alda e le bimbe fece le ali alle due bambine davanti nella processione e le coroncine alle altre, così facevano corona al nostro Sant’Osvaldo. Certo, ringrazio tutte le ragazze che lavorarono con me, mi furono di grande aiuto, come la Nora, che fu una grande e brava staffetta per me. Mandi, mandi

Rita Primus


Relazione anagrafica al 23.01.2009

agosto 3, 2010

BATTEZZATI: n° 1 (nati n° 2) – PUNTEL PETER OSVALDO di Lorenzo e Cristina Puntel

MATRIMONI: n° 2 – STAFUZZA ALBERTO da Cervignano con PUNTEL CATIA da Cleulis ;  SPEZIA VINCENZO da Udine con PUNTEL FABIANA MARIA da Cleulis

MATRIMONI (fuori parrocchia): n° 1 – MAIERON DINO da Cleulis con ADRIANA DORBOLO’ da Pulfero

DEFUNTI: n° 2 – MAIERON OLIVA ved. Puntel di anni 85; PUNTEL MARIA ved. Maieron di anni 78

DEFUNTI fuori parrocchia): n° 8 – MAIERON DONNINO di anni 85 (USA); PUNTEL MARIA ved. PUNTEL di anni 92 (Roma); PUNTEL GINA ved. GUERRA di anni 87 Chiesa Vaimalenco (SO); PUNTEL ELDA ved. MATIZ di anni 74 (Timau); PUNTEL ALBERTA ved. DE ANTONI di anni 92 (Ovaro); PUNTEL MIRIAM ved. ERMACORA di anni 69 (Raspano); PRIMUS FELICE di anni 86 (USA); PUNTEL GERARDO di anni 72 (Francia); MAIERON ONESTA di anni 88 (Roma)

PRIME COMUNIONI: n° 13

 SS. MESSE CELEBRATE: n° 174

 SS. COMUNIONI DISTRIBUITE n° 9.050

 ABITANTI PRESENTI IN PAESE sono 395


Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis… e dintorni

agosto 3, 2010

25 dicembre. Finalmente, Natale in bianco. Quest’anno possiamo veramente affermare che è stato un Bianco Natale per le nevicate dei giorni precedenti Dopo la messa della vigilia sempre molto sentita e suggestiva, scambio degli auguri sul sagrato della Chiesa, accompagnati dal vin brulè e panettone. Dopo la messa solenne e i vesperi in latino, nel pomeriggio di Natale, è arrivato Babbo Natale in piazza a Cleulis per distribuire i doni ai bambini del paese.

1 gennaio 2009. I ragazzi dell’89. Dopo il Te Deum di ringraziamento cantato l’ultima domenica dell’anno appena trascorso, il nuovo anno si apre come da tradizione con la messa in onore dei coscritti. Quest’anno era compito dei ragazzi dell’89 cantare per le case del paese l’antica canzone della ‘Stella’ Il giorno dopo in una sala gremita presso l’albergo “Al Cacciatore” si è tenuto un incontro col Sindaco per discutere le problematiche principali che affliggono da anni la frazione di Cleulis.

5 gennaio. Trasmissione radiofonica. La conduttrice dell’emittente Radio Spazio 103, Novella Del Fabbro, ha intervistato alcuni paesani sulle tradizioni e sull’emigrazione del nostro paese. Si sono proposti anche alcuni canti tipici di Cleulis. 6 gennaio. Epifania. La Messa del giorno dell’Epifania oltre che alla benedizione dell’acqua e di tutti i bimbi del paese si è caratterizzata anche per la presenza della sezione ANA di Cleulis, che in questo giorno si incontra anche per l’assemblea annuale.

13 gennaio. Posa della pensilina. Viene posizionata nella pane alta del paese una pensilina presso la fermata della della corriera per chi usufruisce di questo servizio per raggiungere il capoluogo comunale. 1 febbraio. Candelora. Dopo una suggestiva processione, composta dai ragazzi con le candele benedette c’è stata la distribuzione delle stesse a tutti i presenti alla celebrazione.

21 febbraio. Carnevale. Nell’ultimo sabato di carnevale, tutte le mascherine grandi e piccine si sono ritrovate in piazza per sfilare lungo le vie di Cleulis e Placis “svegliando” il paese dal torpore del lungo inverno, con i campanacci sulle gobbe e le trombette. Dopo, tutte le maschere si sono ritrovate per la festa all’albergo “Al Cacciatore”.

21 marzo. Lancio “das cidulas”. Presentazione del libro “Las Cidulas” curato da Barbara Bacchetti. A seguire il consueto lancio “das Cidulas” dall’omonimo “cuel”, da parte dell’associazione “Giovins cjanterins” e Circolo Culturale Ricreativo.

di Luigi Maieron