AI NOSTRI GIOVANI …

marzo 9, 2009

Domenica 15 luglio scorso, con una solenne S. Messa seguita da un’affollata assemblea che si è tenuta presso l’Albergo “Al Cacciatore”, si è ufficialmente costituita l’Associazione Culturale “Giovins Cjanterins di Cleulas”. Un evento non da poco per noi, una iniziativa nata dalla vostra fantasia e dal vostro entusiasmo nell’intento di costruire qualcosa insieme a beneficio di questo nostro paese che è il luogo in cui abitiamo e per questo motivo vogliamo che sia una comunità dove possiamo viverci bene. Già da tempo volevo incontrarvi per dirvi alcune cose. Non ho avuto l’opportunità e allora ve le scrivo qui, sul nostro bollettino, nella speranza che l’occasione possa prima o poi arrivare.

I giovani sono il nostro futuro

Chissà quante volte ve lo siete sentiti ripetere! Ed è vero. Se oggi noi siamo contenti perché voi giovani di Cleulis vi incontrate e vi rendete disponibili nelle varie iniziative, significa che amate il vostro paese. Noi carnici, molto spesso, abbiamo un complesso che ci frena nelle nostre potenzialità. Quante volte abbiamo sentito quelli che solo si lamentano: “Achì a no nd’è nua! Ai son paisats da bandonâ….bisugne lâ di ates bandes!”. Parliamoci seriamente!…Se tutti scappano è evidente che la nostra montagna diventerà sempre più povera… povera di risorse umane… di intelligenze… di iniziative… E’ triste che questa nostra Carnia investa denaro e risorse per laureare i suoi giovani che poi dovranno emigrare perché qui non ci sono le condizioni per poter lavorare. Possibile che noi abbiamo gente in tutto il mondo che ha creato delle iniziative notevoli, mentre nei nostri paesi ci sentiamo tanto frenati e frustrati? Ecco perché bisogna incontrarci e parlarci dei problemi che interessano il proprio futuro. Se i giovani devono lasciare la propria casa, la propria comunità dove anche stanno bene, perché non trovano futuro, è necessario che si discuta insieme, si reagisca insieme, si creino delle iniziative, si facciano delle proposte. Questo lo si può fare solo mettendoci insieme e il gruppo può anche essere una forza nel campo sociale e politico. In particolare trovo che il cleuliano è sempre stato un po’ remissivo, ha sempre avuto paura di far valere le proprie ragioni. Gran lavoratore, cittadino corretto, rispettoso delle Autorità…tutte cose buone che dobbiamo conservare e tramandare…ma non basta! Ecco perché vedo con grande speranza il fatto che i giovani del nostro paese si incontrano. Forse qualcosa di nuovo può nascere! E da buon cleuliano non posso fare altro che gioire.

Le altre Associazioni

Le associazioni sono una componente molto importante nella vita di un paese. Esse interessano vari gruppi di persone che si dedicano a determinati scopi benefici, culturali o sociali. Qui a Cleulis c’è la Associazione Donatori di Sangue che raggruppa 126 persone: un fatto veramente notevole che non si riscontra in altri paesi ed evidenzia una sensibilità particolare presente nel cleuliano, frutto certamente di una educazione ricevuta ed esprime anche il senso di una appartenenza ad una comunità, al contrario di un certo individualismo oggi imperante. C’è poi il Circolo Culturale che ormai da una trentina di anni opera nelle varie iniziative paesane e ancora l’Associazione Alpini. Molte persone poi danno il loro contributo in altri settori che non hanno sede in paese: ricordiamo ad esempio le Associazioni sportive o i volontari della Protezione Civile. Ebbene, tutte devono lavorare insieme. Sarebbe deleterio che queste dividessero una comunità, ognuna lavorasse con spirito di contrapposizione, visto che tutte hanno la stessa finalità. Cari, Giovani Cjanterins, voi vi inserite in questa realtà e certamente porterete la vostra novità e il vostro contributo di giovani che sanno guardare avanti.

La Chiesa e la comunità cristiana.

La Chiesa è quella realtà presente nel nostro paese da sempre ed ha accompagnato la nostra gente nella fatica del quotidiano, nei tempi delle guerre, delle miserie, delle emigrazioni. Ha accolto i suoi nuovi figli, ha accompagnato al camposanto quelli che ritornavano al Padre. Le sue campane hanno dato un tono festoso alla vita semplice dei nostri antenati e, ringraziando Dio, è ancora presente e vitale a Cleulis. Mi ha fatto molto piacere, cari ragazzi, come voi avete scelto di stare con la Chiesa. Tutti noi abbiamo ascoltato con ammirazione le vostre messe cantate e soprattutto abbiamo avvertito la vostra benefica presenza ai vari momenti della vita cristiana. Vorrei dirvi, senza paura di sbagliarmi, che quando la gente non trova più la strada della chiesa, perde inesorabilmente anche il senso di appartenenza ad una comunità e quei valori che per secoli hanno sostenuto la vita di coloro che ci hanno preceduto. Già si nota oggi il pericolo che ognuno vada per i fatti suoi e diventi così un estraneo. E’ commovente invece vedere ancora nel nostro paese che la domenica è giorno di festa perché la gente riempie le strade che portano alla chiesa e ci si incontra, ci si saluta, ci si scambiano le idee… La Chiesa è famiglia, la chiesa siamo tutti noi perché, se non ci fosse, certamente il paese non avrebbe nulla da guadagnare. Non lasciatevi abbagliare, cari ragazzi, dai modelli che il consumismo odierno vi offre e da coloro che vi dicono che un giovane deve pensare a godersi i suoi anni verdi perché ciò significa correre con i tempi e non restare indietro. Noi invece vorremmo incoraggiarvi sulla strada che avete intrapreso perché sappiamo molto bene quanto è gratificante il mettersi insieme, per camminare insieme e costruire insieme il nostro futuro e quella casa che noi amiamo che è il paese dove sono ben radicati i nostri affetti e le nostre radici storiche.  Complimenti, ragazzi! Vi porge un augurio sincero il vostro parroco che è anche vostro compaesano e che ben volentieri ha accettato di svolgere il suo ministero nel suo paese natale per dimostrare la sua riconoscenza verso una comunità che è stata determinante nelle scelte fondamentali della sua vita.

                                                               Siôr Santul don Tarcisio

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OSTARIAS PAR STÂ In cOMPAGNIA

marzo 9, 2009

Al continue il viaç di Silvia Puntel a scuvierta di un bacon si storie dal paîs

In curt sul numar passât: Una stanza un pouc granda, dulà che a sji implantava una sala da bal, dulà che a sji dava encja di bevi. A nassevin cussì i prins locâi publics, intor dai agns da prima vuera. Vin za scuviert che a esistevin i locâls “Da Kinop”, “Da Cudit”, oltri ai plui famôs “Di Peta” e “Di Eufemia”…

“Dandul”

Encja Plaças, cemût no, a veva la sô ostaria, si diseva “di Dandul”, dulà che cumò a sta la famea di Fabio, la veva un ciert Micolino Giobatta (che al era dal 1838) ma no i dava da vivi par parâ indevant la famea, e cussì a àn scugnût cjapâ la valîs, vendi la cjasa e lâ pal mont; prin son lâts in Francia e dopo in Brasîl. Podia jessi che aì di Tunina “di Jan” par vecjo seti stada una ostaria? Mi pâr di vei sintût alc o mi sbaglio? Se cualchidun s’al impensa che nus al fasi presint.

“Da Carlina”

Eco un ata che tancj mi àn nomenât, a era da Carlina, femina di Nel “Sati”, no sei rivada a capî cuant e par cetant timp che a à funzionât.

Pomas e verdures

Par pôcs agns (fin dal ‘800) ‘nd era encja una rivendite di “frutta e verdura” ta cjasa da Tuta “dal Re”. Si conta che la “Caena” (Puntel Maria “Comeli”) a veva aì dal fradi Colombo (nono di Maria di Beta) una stanzuta dulà che al vendeva chescj gjenars. No sai s’al à durât trop e ce grancj afârs che a podeva fâ, dato la miseria, a vendi forsi cualchi lop o carobulas, bagjigjis e via indevant. E ta cjasa da Luzia “da Calan” mi disin che si vendeva pan e forsi bevandas.

“Da Modesta”

Dal ’48 Modesta e Mosé “di Cunero” a àn tacât a fâ la cjasa nova in Leipà dongja il puint, l’an screada dal ’52 e dopo, tal ’56, a àn comprât la licenza da un da Siea par podei vendi vin al ingròs; chest al è durât fin dal ’80 dopo che al ere muart Mosè.

“Tambra”

Vin nomenât l’ostaria “da Carlina”, ecco che dopo un bon pôcs di agns propi aì, confinant, dal ’88 a àn fabricât da nûf una biela e moderna pizzerie, cul non di “Tambra”, gjestida da Evelina “Ninai” e dal so Reinold. Si veva fat un biel non, ma nol era tant a comut par rivâ sù (si sa che cumò ai cîr encja chel), strada streta, parchegjo piçul, cussì – tal 2002 – si son trasferîts dongja il puint di Sudri, dulà che di devant al è un grant plaçâl, e da aì la “Tambra” a continua la sô rinomada ativitât. 

“Pakai”

Dopo che al ere brusât il paîs cul incendi dal 1874, Maieron Osvaldo “Pakai” (nassût tal 1860 e vivût fin dal 1928) al à pensât di fâsi una cjasuta tal Moscjart dongja la che a sta cumò la Josette. Al à pensât ben di vierzi ancje una ostaria par chei biâs che in chei timps a fruavin la straduta lant a pît par ogni necessitât, par lavôr o afârs cuant che a vevin di lâ a Paluça. Si scuegniva mangjâ fum su che stradas che sigûr nos erin asfaltadas. No ‘nd era trops motorizâts, doma bicicletas e cualchi cjaruç, cuindi al ere facil che si secjàs il glotidôr, a era propi una fortune podei fâ una pousa e podei bagnâ la lisia aì di Pakai. E di proposit ai veva dât il non di “Savoia al riposo”, in onôr encja ai reâi di chel timp.  Passade al fî Osvaldo, dopo la muart da femina (1922), chest al à ceduda la licenza a sô sûr Margherita (par nou Magaita), maridada cun Matiz Giacomo “Sbogar”. Intant a àn ingrandida la cjasa e passâts cul ostaria di sora. Cul lâ dai agns la int a à tacât a motorizâsi e zirâ di plui, la ostaria a era daventada piçula e i aventôrs si erin srarîts. Magaita che intant a veva Tilio (il plui grant) maridât e po lât in America, Amato e la Wilma fantats, cul lôr aiût a à pensât di tornâ a començâ un ata volta e implantâsi insom dal Gleria ta crosadiça dulà che a era encja la fermada da coriera. Prin a àn fat il fabricât a un sol plan alçât, si entrava par devûr rispiet a cumò, a era una scjaluta di peton par rivâ tal curidôr che dopo al dava tal bar, nol veva il tet coma cumò, ma inveza una granda teraça. Par judâ a paiâ il debit dal nûf impegn, tancj si impensa di Magaita che a voltava dut il bosc: Plan dai Âi, Cenglarins, Cjaula Malîs, Codas, a foncs cuant che a era la stagjon, par vendi e cjapâ un franc. Ducj san che Amato al è simpri stât unic par sunâ la armonica, al era zovin e par chest al tirava dongja duta la zoventût, e no doma, cu la sô musica e ligrie. Jo mi impensi che una volta ai vevin taiât su pal bosc, puartadas las taias tal plaçal di front di Pakai e fat il tasson. Una mont di taias. Gno pari una sera al tardava a tornâ dal bosc e mê mari mi à mandada inscuintri. Lant chi lavi jù pal Pecol sintivi a sunâ difûr di Pakai, sei rivada jù e su la teraça dal ostaria ‘nd era un pôcs che a balavin e Amato che al faceva saltâ la fisarmonica compagnantla cun bielas scriuladas. Tu pos crodi se nol era aì gno pari che ai plaseva tant la compagnia, nol sentiva nencja la stracheça. L’ostaria a veva conservât il so non “Al riposo” cença Savoia che ormai a erin decjadûts. Dopo coma che si sa, la armonica di Amato insiema al “Trio Pakai” che intant si era format, a è daventada internazionâl, il folclôr e las nostas tradizions ta musica a àn varcât i confins e zirât il mont, fintramai in Sudafrica, America e cuasi dutas las nazions d’Europa, in regjon po a erin di cjasa a ogni sagra e fiesta, a erin ricjedûts pas sunadas, cjantadas, barzeletas, ma soradut pa comedia e i dispiets che scherzant si fasevin fra di lôr, tant che la ostaria di Pakai ormai a era conossuda par chel, cussì ai àn cambiât il non in “Bar Pakai”. Se tu disevas ai forescj che tu eras di Cleulis, ti disevin: «il paîs di Pakai», parcè che lui si vantava dapardut di jessi clevolan. Maridât cu la Josette, maridada la Wilma, muarts i vecjos, a àn continuât lôr e la fia Gina a mandâ indevant, zontant i alimentârs. Amato al faseva encje il taxist, ma a era la sô armoniche, specialmentri la domenie dopo di miesdì, che a tirava i clients coma moscjas ta mîl.  Encje celebritâts a vegnivin a viodi e sintî Pakai, e enfra i taulins si podeva fâ encja cualchi balut. Dopo il mâl che lu veva cjapât, par no lassâ colâ chesta usança, tancj siei amiradôrs a vegnivin la domenie dantsi il cambio, a fâ una sunada. Cu la sô buina volontât al començava a riprendisi e a tornâ cun fadia e tant esercizi a cjapâ cà l’armoniche; si sperava che al tornàs coma prin, ma il destin lu à un ata volta colpît cença remission, cussì si è sindilât massa adora. La femina e la fia a àn tegnût dûr inmò cualchi an, ma cença Amato nol era compagn, si son rindudas, sierât e ritiradas tal Moscjart dulà che par vecjo a son partîts e cumò a custodissin cun orgoi ducj i trofeos e ricuarts da lôr storia.  Cumò, dopo agns di silenzio, cul aiût di Diu, la ostaria di Pakai a torna a cjapâ vita. Francesco e la sô femina si son impegnâts par tornâla a vierzi. Nou ur augurìn cun dut il cûr che a veibin fortuna e che Pakai torni a puartâ chê alegrie che lu animava tal passât pal ben nosti e dal paîs.

Perdonaimi se par cualchidun mi sei slungjada ma doma parcè che ai conossût miôr la lôr storia.

 (fin)

Silvia Puntel


VOCE DI PAESE

marzo 9, 2009

 

17 marzo – Lancio das cidulas

18 marzo – Festa di San Giuseppe

In onore dell’imminente festa di San Giuseppe, viene fatto il tradizionale lancio das cidulas da una nuova postazione di lancio, in Ramontan, considerata maggiormente favorevole per la presenza di una vegetazione meno fitta che quindi non ostacola il tragitto dei piccoli pezzi di legno infuocati. Durante la Messa oltre a ricordare i tratti tipici del carattere e dello stile di vita del Santo, il sacerdote richiama l’importanza della prima cidula che,come vuole la tradizione, deve essere dedicata proprio a S. Giuseppe. E così … ca vadi, ca vadi, chesta biela cidulina in onor di …riecheggia per tutto il paese creando un’atmosfera d’altri tempi tra il vociare, i commenti  e le risate degli spettatori.

24 marzo – Pellegrinaggio a Timau

Nel periodo quaresimale, al Crist di Temau, si svolge un pellegrinaggio annuale che richiama la gente della vallata per un momento di preghiera e riflessione comunitaria; le numerose persone intervenute denotano il desiderio e la necessità per i cristiani, di condividere esperienze significative che possano essere d’aiuto per alimentare la fede, in un mondo dove il tempo frenetico e i modelli di comportamento spesso esasperati, lasciano poco spazio alla meditazione. In questa giornata si è tenuta l’Assemblea generale dei donatori di sangue che svolgono un’attività degna di lode con il prezioso contributo del sangue nel sostegno della vita.

1 aprile – domenica delle palme

8 aprile – Pasqua

La processione con i rami d’ulivo che parte dalla piazza del paese segna l’inizio della Settimana Santa che culmina il giorno di Pasqua; le celebrazioni liturgiche che caratterizzano le  varie giornate coinvolgono i giovani e i bambini per ripercorrere simbolicamente la passione, la morte e la Resurrezione di Gesù Cristo.

24 maggio – benedizion dai macs

La festa di San Giovanni quest’anno coincideva con la giornata di domenica; la benedizion dai macs indica la benedizione dei nuovi fiori della campagna, fiori che servono come è nostra usanza, nel corso dell’anno , insieme all’ulivo benedetto, a proteggere, in particolare i raccolti, dal cattivo tempo nonché le persone da eventuali situazioni di pericolo. La tradizione vuole che i fiori vengano raccolti nei prati e il periodo scelto indicava, in passato, la settimana in cui iniziava la fienagione. Durante la Santa Messa ogni mazzo viene tenuto sollevato verso il sacerdote affinché l’acqua benedetta possa essere aspersa con più facilità.

Renza Puntel


CHIERICHETTI IN FESTA

marzo 9, 2009

“In Verbo Tuo lavabo rete”, questo è il motto che si trova scritto sullo stemma nel nostro Arcivescovo Pietro Brollo. “Sulla Tua parola getterò le reti”, e questo è il tema attorno al quale si è sviluppata la XXIII giornata dei ministranti svoltasi a Udine il 29 aprile 2007. L’invito a partecipare è stato un po’ come gettare una grande rete che ha catturato centinaia di ragazzi accompagnati, naturalmente da catechisti  e genitori. Il tema scelto non è stato certamente causale ma è stato un modo per dedicare l’intera giornata all’Arcivescovo Brollo che proprio quest’anno festeggia i 50 anni di sacerdozio. Monsignor Brollo ha dimostrato di apprezzare molto, durante la Messa, la presenza di numerosi chierichetti che hanno saputo creare, durante tutta la cerimonia, un clima di devozione sereno e allo stesso tempo allegro. Ministranti e accompagnatori sono giunti in chiesa dopo aver sfilato per le vie di Udine, ogni gruppo preceduto dal cartellone realizzato apposta per l’evento (Cleulis ha esibito con orgoglio il proprio cartellone che raffigurava, in modo completo e veritiero, lo stemma dell’arcivescovo). La giornata poi, proprio come era cominciata, è proseguita all’interno delle mura del Seminario dove bravissimi animatori hanno saputo far ballare e divertire grandi e piccoli. E’ stata una festa davvero ben riuscita, che ci ha lasciato in più la consapevolezza di aver finalmente dedicato la felicità di una intera domenica al Signore. La nostra partecipazione all’incontro ci ha fruttato anche un discreto bottino. Cleulis infatti si è aggiudicato il primo posto come gruppo più numeroso e si è poi accaparrato il primo premio per aver vinto il maggior numero di giochi nei quali si sono sfidate tutte le parrocchie. Ciliegina sulla torta di questa giornata è stata la presenza di Tacio, che durante tutto il tempo ci ha sostenuto e appoggiato facendo apertamente il tifo per noi e gioendo dei nostri successi. Ma in fondo questo è quello che ci si aspetta, come lui stesso afferma, da uno di Cleulis.

                                                                                           Barbara Gonano


IL CCR PER “LAS CIDULAS”

marzo 9, 2009

 

Nel mese di marzo il Circolo Culturale è stato ospite della trasmissione “Scrigno” di Telefriuli nella quale ha presentato la nostra tradizione “das cidulas”. In questa occasione erano presenti varie località della Carnia quali Paularo e Ravascletto; abbiamo così potuto confrontare la nostra tradizione con quella di altri paesi: per quanto possa sembrare strano, infatti, le tradizioni cambiano da paese a paese. Il nostro ringraziamento va a Silvia che ha contribuito alla serata recitando una sua poesia dedicata proprio “as cidulas” e a Giuseppe Puntel, che ha insegnato ai giovani dell’allora nascente Circolo a lanciarle. Parlare das cidulas può apparire quasi scontato giacché questa è ancora una tradizione molto viva e sentita in paese ma forse non tutti sanno come veniva svolta prima che cadesse in disuso. Per poter dunque soddisfare la curiosità di quanti volessero saperne di più, propongo qui una breve e sintetica “evoluzione” di questa tradizione fino ad oggi. Quando si parla di tradizioni popolari il soggetto non è così semplice da trattare e per poterlo fare correttamente è preferibile consultare alcune fonti: si può capire come in un piccolo paesino le fonti più attendibili siano quelle di due parroci, don Celso Morassi (Siôr Santul dal 1920) e monsignor don Carlo Primus (parroco dal 1942) nei loro due libri “Cleulis, la sua Chiesa e il suo Popolo” e “Raccontando Cleulis”. Quella “das Cidulas” è una tradizione secolare e un capitolo della storia del paese molto importante in cui è coinvolta tutta la comunità. Come già accennato, la tradizione è andata in disuso attorno agli anni sessanta del ‘900, probabilmente per il fatto che la gioventù si è spostata e questo è un fatto importante giacché inizialmente erano proprio i coscritti che si occupavano della lista delle coppie e del lancio (oggi i protagonisti sono tutti i giovani del paese non è più prerogativa dei coscritti); la ripresa della tradizione è da collocarsi in concomitanza con il costituirsi del Circolo Culturale Ricreativo, che nasce appunto negli anni ottanta proprio con l’intento di recuperare le tradizioni del paese. Nei due libri presi in considerazione già si vedono alcune differenze sullo svolgimento del tradizionale lancio ed è comprensibile poiché l’uno è scritto a distanza di 40 anni dall’altro. Per cominciare va detto che questo è un rito augurale-propiziatorio per le coppie del paese. Le due fonti ci parlano di due serate dedicate al lancio das cidulas: la prima sera, la vigilia di S.Giuseppe, era di carattere scherzoso sarcastico e voleva la combinazione delle coppie più strane, immaginarie oppure il racconto di fattacci accaduti nel corso dell’ anno; la seconda sera era invece quella “das cidulas veras” e quindi dedicata a fidanzati reali nonché a fatti che onoravano il paese. La tradizione oggi concentra nell’unica sera (generalmente il sabato seguente la festività di S.Giuseppe) sia il lancio dedicato alle coppie immaginarie che il lancio alle coppie reali, augurando la buona riuscita del lancio e quindi il lieto fine della storia nel matrimonio. La formula del lancio è fissa ed è la seguente: “Ca vadi, ca vadi, chesta biela cidulina in onôr…” e vi si inserisce, quindi, la coppia o l’Ente morale che si vuole ricordare. Le prime “cidulas” sono le stesse ogni anno e ricordano innanzitutto S.Giuseppe, il Santo Patrono(S.Osvaldo), il parroco, i membri del consiglio della Latteria Sociale, i membri del Circolo Culturale Ricreativo e, infine dopo tutta la lista, sono ricordati i nuovi nati, coloro che non hanno ancora trovato un compagno/a, gli anziani, i malati, i defunti. La lista delle coppie deve essere fatta in modo da suscitare l’allegria, l’approvazione degli spettatori ed anche la risata, è quindi importante saper fare bene le rime e accostare i caratteri più diversi nelle coppie immaginarie. Nel caso in cui la cidula si rompa o il lancio non vada a buon fine, ne segue una seconda (“sa no è lada chê, ca vadi chesta!”) ma resta comunque quel gusto amaro della cidula andata male e che non è stata di buon auspicio: questo,si capisce, suscita da parte degli spettatori attenti, fischi e grida nei confronti della coppia a cui era indirizzata. Las Cidulas sono un pezzo di legno quadrato con un foro al centro dove andrà inserito il bastone per il lancio: da entrambe le fonti sappiamo che esistono anche quelle rotonde (da cui il nome cidulas) ma che sono meno pratiche perché soggette a rompersi all’impatto col trampolino di lancio e, infatti, ad oggi utilizziamo solo quelle quadrate. Il lancio avviene sul colle sovrastante il paese chiamato appunto “Cuel das Cidulas”  dove viene preparato un gran falò alimentato “cu las bruscjas”  e dove vengono infuocate las cidulas ; poco lontano avviene il lancio ma non tutti sono in grado di farlo: bisogna sapere quando la cidula è infuocata al punto giusto, ci vuole un buon movimento di roteazione necessario alla buona riuscita del lancio e naturalmente sicurezza al momento del lancio, tutte cose molto ben descritte dalle due fonti fin nei minimi particolari(dalla misura delle cidulas  fino all’inclinazione del corpo al momento del lancio). Las cidulas naturalmente non vengono infuocate tutte insieme ma poche per volta in modo che s’infiammino a poco a poco e per dare il tempo all’annunciatore di leggere le rime; come sottofondo alla serata un po’ di musica folkloristica tra una rima e l’altra. Sotto il Cuel das Cidules, la borgata di Cleulis, quella più vicina allo spettacolo, è tutta un fermento alla ricerca di un posticino adatto ad assistere al lancio e dopo l’ultima cidulina se ne vanno tutti infreddoliti per la lunga immobilità: alcuni, soprattutto le ragazze, soddisfatti per la loro cidula , altri ridendo e scherzando “su las cidulas matas”, altri un po’ più tristi per un lancio malriuscito. E’ così che arriva la fine della serata e “par chei che las bruscjas an puartât, par chei che il fûc an impiât, las cidulas preparât, las rimas scritas” una spaghettata in compagnia. Per finire, è bene ricordare le ultime cidulas che quest’ anno si sono svolte non più sul cuel das cidulas ma in località Ramontan; qui il trasporto das bruscjas e di tutto il necessario è stato certamente più difficoltoso ma il risultato è stato ottimale grazie anche al fatto della minor presenza di alberi nella traiettoria das cidulas. La collaborazione tra il Circolo Culturale e il gruppo dei Giovins Cjanterins ha dato buoni frutti anche in questa occasione: si ringrazia la loro collaborazione e auguriamo a questa nuova associazione nascente un fruttuoso cammino.

Pamela Puntel