Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis e … dintorni

luglio 23, 2012

1 aprile 2012. Inizio delle festività pasquali. Con la processione degli ulivi del primo aprile si è aperta la settimana più importante dell’anno, liturgicamente parlando: la settimana santa. Dopo la benedizione degli ulivi in piazza si è svolta la processione fino in Chiesa ove si è celebrata la messa e letto il passio. La messa del giovedì santo con la lavanda dei piedi dava inizio al triduo pasquale che con i solenni riti delle via crucis del venerdì e la benedizione dell’acqua e del fuoco del sabato santo ci hanno introdotto alla domenica di Pasqua. Nella messa di Resurrezione sono state benedetti le uova e il pane pasquale che sono stati poi consumati durante il pranzo di Pasqua.

6 maggio. Prime Comunioni. Il caso ha voluto che il giorno in cui si festeggia San Domenico Savio, il santo che a sette anni ricevendo la prima comunione scrisse “i miei amici saranno Gesu’ e Maria”, undici nostri bambini ricevevano il sacramento della comunione. Nella processione che dalla piazza del paese li ha condotti in chiesa li accompagnavano i genitori visibilmente emozionati e le catechiste che per lunghi mesi li hanno accompagnati a questo Santo Incontro. Tutta la popolazione accorsa alla celebrazione non possono che augurare a questi bambini che le parole scritte tanti anni fa da San Domenico Savio siano impresse nei loro cuori.

19 maggio. Una Miss a Cleulis. Come accade annualmente per due week end consecutivi del mese di maggio, a villa Manin di Passariano viene svolta l’importante kermesse Sapori Pro loco. Collateralmente si sono tenute delle selezioni per Miss Italia. Su ventidue concorrenti, la nostra Martina Puntel si è portata a casa la prestigiosa fascia di Miss Wella la redazione del bollettino e l’intera comunità oltre a congratularsi, le augurano un futuro luminoso magari su qualche passerella di moda.

20 maggio. Bacio delle croci. Anche quest’anno un gruppetto di volenterosi fedeli al suono dell’ave Maria si sono incamminati con la croce astile della parrocchia, recentemente restaurata, verso la chiesa madre di san Pietro in Carnia per l’antico rito devozionale del bacio delle croci. In un mondo che sembra ormai privo di valori e di fede questi semplici ma antichi e significativi gesti risaltano ancora di più.

17 giugno. Cresime. Nella monumentale Chiesa di Cristo Re di Timau si è celebrato il rito della Confermazione, così è chiamata anche la Cresima per il fatto che chi si accosta a questo sacramento conferma le promesse fatte durante il Battesimo dai genitori e padrini di quaranta giovani del comune di Paluzza. Anche dieci giovani di Cleulis accompagnati dal santolo/a si sono accostati all’unzione sacramentale impartita dall’arcivescovo di Udine mons. Andrea Bruno Mazzoccato.

24 giugno. Benedizione del Mac di san Zuan. Nel giorno in cui si festeggia la natività di san Giovanni Battista in molte chiese della Carnia c’è l’antica usanza di benedire il “mac”. Il “mac” è un mazzo di fiori, erbe e piante che raccolti ancora bagnati dalla magica ruggiada di questa giornata in cui si celebra la nascita del Battista rendono questo mazzo per certi versi miracoloso. Infatti, la tradizione vuole che la raccolta di particolari e selezionate piante, non tutte possono far parte del “mac”, una volta benedette e fatte seccare se bruciate accompagnate con apposite giaculatoria allontanino i temporali e le tempeste che tanto danno possono creare alle coltivazioni. Quest’anno, visto che la festa cadeva di domenica, i “macs” nella chiesa di Cleulis erano numerosi e variopinti, pronti per ricevere la benedizione.

1 luglio. Quinta serata “Sot il tei”. Questa bella ed apprezzata iniziativa ideata dai Gjovins Cjanterins è arrivata già alla sua quinta edizione. Quest’anno sotto il secolare tiglio di Placis è stato invitato il gruppo teatrale di Sutrio che ha presentato la commedia in due atti intitolata “Il muart in cjase”. I numerosi presenti hanno potuto apprezzare la bravura degli interpreti e farsi due sane risate seguendo questa spassosa commedia. Alla fine della pièce teatrale è stato offerto un ricco buffet a tutti i presenti e l’opportunità di vedere sul maxi schermo, appositamente allestito, la finale dei campionati europei di calcio. Visto il risultato finale della partita, le risate e l’allegria che ci avevano regalato poche ore prima la compagnia teatrale di Sutrio, erano già un lontano ricordo!

5 luglio. Lavori di asfaltatura e guardrail. Nella giornata del 5 luglio e in quelle successive sono state asfaltate via Sant’Osvaldo dalla Chiesa fino alla piazzetta di Placis e via Monte Terzo fino alla “Maine di don Carlo”. In effetti la strada che portava alla borgata di Placis attendeva da tempo questo intervento. Ora la popolazione auspica che anche la salita che porta alla Chiesa abbia un manto nuovo. Nei mesi primaverili sono stati cambiati alcuni tratti di guardrail lungo la “strade nove”. Questo intervento è stato necessario per sostituire quelli preesistenti ritenuti troppo bassi e inadatti per sostenere un eventuale impatto con un veicolo.

8 luglio. Musica Sacra oltre le Montagne. Questa importante manifestazione giunta alla sua terza edizione richiama prestigiosi cori della vicina Austria e delle regioni dolomitiche. E’ un percorso itinerante dedicato alla musica sacra e alla coralità che quest’anno è stato organizzato dal Coro “Teresina Unfer” di Timau, fra i cui componenti ci sono anche diversi cleuliani. Cinque i cori partecipanti a questa terza edizione: la corale cadorina di San Marco, la Wiener Vokalensemble di Vienna, il coro Belcanto Stimmen di Greifenburg, il coro Giuseppe Peresson di Piano Arta e il coro della località ospitante. Ognuno dei cinque cori ha animato la messa domenicale delle parrocchie di Cleulis, Treppo Carnico, Zuglio, Sutrio e Paluzza. A Cleulis si è esibita in maniera magistrale in canti gregoriani la corale San Marco. Alle ore 17 i cinque cori più il gruppo fiati di Liesing si sono riuniti presso la chiesa di Cristo Re di Timau per il grande concerto finale e per la consegna della coppa di musica sacra “Oltre le Montagne” al rappresentante della prossima rassegna, che si terrà a Maria Luggau.

a cura di Luigi Maieron


Quarant’anni di grazie!

luglio 23, 2012

Da font de me anime. “L’ anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore” (Lc.1,46). Mi viene spontaneo riprendere il cantico he è uscito dal cuore della Vergine Maria al momento del suo incontro con Elisabetta. Infatti, più guardo indietro  i mio tempo passato e soprattutto i miei 40 anni di sacerdozio e più mi accorgo che il buon Dio ha teso la sua mano verso di me e mi ha accompagnato lungo i viottoli talvolta erti e faticosi della vita. Sì, oggi posso proprio dire di sentirmi felice!  E’ da quarant’anni che sono sacerdote! Penso a quel 26 agosto 1972, il giorno più bello, quello della mia consacrazione sacerdotale, nel quale ho realizzato il sogno che costantemente mi ha accompagnato lungo gli anni giovanili. Ricordo molto bene come in quel giorno non avevo in mente dei progetti particolari, non c’era in me l’idea della carriera e neppure di essere nominato a dirigere settori importanti della Chiesa, ma solo  sacerdote in una delle nostre parrocchie in mezzo alla gente, così come era stato il mio vecchio parroco. Avevo superato i momenti della grande crisi del seminario.  Nella mia classe eravamo partiti in 102, ora eravamo rimasti in 5. Di fronte ai miei amici che ci salutavano, io testardamente non cedevo anche se  ne soffrivo tantissimo. “ Io quel salto lo voglio fare, Signore, anche se non ho la certezza che le cose saranno come voglio io. Mi abbandono alla tua volontà”.  Oggi posso dire che è stato un continuo crescere, imparare e godere di quei doni con i quali il Signore continuamente mi arricchiva.  Ho conosciuto la montagna di Nimis, quei paesetti che visitavo nei primi tempi con il mio fedelissimo motom 50; non dimentico i ragazzi dell’oratorio dove ho avuto delle soddisfazioni indimenticabili. Sono maturato a Gemona dove mi sono trovato a vivere la dura esperienza del terremoto, in mezzo alle persone così duramente provate e tanto bisognose di speranza. A 29 anni sono arrivato a Treppo Carnico come parroco a cui si è aggiunto Ligosullo e per 15 anni ho avuto modo di incontrare, come insegnante di Religione, i nostri ragazzi dell’Alto But nella Scuola Media. E infine eccomi a Paluzza ormai da 15 anni e il Signore ha voluto aggiungermi anche Timau e Cleulis, il mio paese di nascita nella cui chiesa l’arcivescovo Giuseppe Zaffonato mi ha consacrato sacerdote.

La mia riconoscenza. Elevo dunque il mio primo e più importante GRAZIE al Signore che mi ha dato la vita e mi ha chiamato al sacerdozio. Sento che sono stato da Lui amato e che mi ha anche perdonato le mie umane fragilità.

Ringrazio papà e mamma. Sono nato in una famiglia povera, ma ricca di fede e di valori che ci sono stati trasmessi. In casa eravamo in sette, per cui sono molto cosciente dei sacrifici che un boscaiolo e una contadina quali erano i miei genitori, hanno sostenuto per farmi studiare. Ho cercato di dare un piccolo mio contributo lavorando tutte le mie vacanze, quando ritornavo a casa,  aiutando la mamma nei duri lavori della fienagione e dei campi. Essi poi hanno trascorso gli anni della vecchiaia con me nella canonica di Treppo e la mamma con i suoi 95 anni suonati vive ancora nella mia casa. Fra i parenti della mamma  si contano ben 3 sacerdoti e 7 suore, per cui ho motivo di pensare che il Signore ha avuto un occhio di riguardo per la mia famiglia.

Ringrazio il mio paese. Ricordo con gratitudine quelle persone che oggi non ci sono più e che mi hanno sostenuto moralmente e anche con qualche piccolo obolo: “ Frut, impensiti di nou cun tun requie, cuantche no sarìn ati!”, così si raccomandavano a me e oggi posso affermare che quelle persone non le ho proprio dimenticate. Ringrazio il mio paese che si è sempre manifestato orgoglioso di poter donare un altro sacerdote alla Chiesa. Tutte le famiglie, nel giorno della mia consacrazione mi hanno consegnato una busta con gli auguri e un’offerta che mi ha permesso di sostenere tutte le spese della mia Prima Messa, di pagare le ultime rate della retta del Seminario e di acquistare la Fiat 126 che mi ha fatto un ottimo servizio. Oggi sono parroco anche nel mio paese e in questo modo mi sembra di poter restituire con il mio servizio tanto bene ricevuto.

Ringrazio i miei sacerdoti. In primis Don Celso e don Carlo, i miei parroci, che sono stati per me un importante modello di sacerdote. Ricordo la bella figura di don Franco, vicino di casa, i sacerdoti che mi hanno educato in seminario, quelli con i quali ho collaborato da cappellano e i nostri: don Guerrino, mons. Monaco, don Attilio, don Renzo, mons. Dassi, don Amedeo….Tutti ormai con il Signore! Ricordo le persone con le quali sono venuto a contatto in questi anni…Conservo tutte le omelie di quanti ho accompagnato al camposanto….Ho battezzato, celebrato matrimoni, ho tanto predicato, celebrato ben 24.000 ss. Messe… Quante grazie il Signore mi ha fatto!

Il mio sacerdozio oggi. Ho 64 anni. Sono nel pomeriggio della mia vita e più l’età avanza e più il carico pastorale si fa pesante. Quando 40 anni fa sono diventato sacerdote in diocesi c’erano 900 preti, oggi siamo appena 250 con un’età media di 69 anni. L’arcivescovo mi ha affidato il comune di Paluzza con 2.400 abitanti e tre parrocchie. Un tempo non molto lontano operavano qui fino a 5 sacerdoti. Devo dire che in questi ultimi anni le cose sono andate cambiando assai velocemente. Mi trovo ad affrontare dei problemi nuovi che non sempre sono capace di affrontare serenamente e dare risposte adeguate: lo sgretolamento delle famiglie, la disaffezione dei fedeli nei riguardi della Chiesa, l’abbandono della pratica religiosa, dei sacramenti, dei valori cristiani. Confesso la mia inquietudine e la mia sofferenza ogni qualvolta  vengono pubblicate notizie di scandali nella Chiesa e di cristiani e sacerdoti che danno un cattivo esempio. Ho già avuto modo di affermare su queste pagine il mio amore per la Chiesa perché è attraverso di essa che ho conosciuto il Signore,  ho trovato un senso molto profondo del mio vivere. Offro al Signore quanto mi resta ancora della mia vita e chiedo a tutti coloro che mi conoscono una preghiera perché io rimanga sempre fedele a quegli impegni che 40 anni fa mi sono assunto .

                                                                                                      Il vosti Siôr Santul don Tarcisio

 


Il mont da scuela

luglio 23, 2012

Chesta volta volares fâ una piçula escursion tal mont da scuela par jodi si rivi a capî la granda evoluzion e la difarenza fra il timp di chei ch’a l’an vivuda coma me, e chei di vuei. Par me nol è facil, no sei mai rivada a stâ devûr a frenesia di chest progres tai ultims cincuanta agns il mont da scienza, da tecnologia, al à fat un salt cusì grant che in secui passâts no sji veva mai jodut. La gjenerazion di vuei no po capilu parcè che a è za nasuda tal “digjitâl, virtuâl ecc” forsi alc mi podin capì chei che cumò a son oltre la cincuantina ch’ai àn jodût nassi prin television, po computers, telefonins, gameboys e aitis che no sai dî.

Elementârs (cumò Scuela Primaria) Pensi al gno timp; la prima cartela di sac a forma di busta, mari la veva ricamada cun rosas di lana colorada e una largja spalina da meti oltra il cuel, denti un cuaderno a rias e un a cuadrets, l’astucio di len cu la pena, i penins pal ingjostri, la matita, il spiçalapis, la goma e sis coloruts di len e il libri di letura. In cjerça una cartela comprada di carton e zontât il sussidiari, una scuadruta pa geometria; in cuinta il compas. Vuei jout chei fruts za das elementârs a van via pleâts cul zaino su pa schena (coma nencja i boscadôrs di una volta). No ai mai dousât a domandâ ce ch’ai an denti e se ogni di a ur coventa dut chest. A son coma il cjapel dal prestigiatôr, ai fâs saltâ fur di dut. Sicuramenti il zaino firmât cui acesoris da stesa marcja, il telefonin, l’ i-pad e dut il rest. Nou vevin una maestra ch’a nus puartava da prima a cuinta elementâr cussì a veva il timp e il mût di conosci il caratar di ogni frut e encja nou jei, par podei miôr colaborâ tal aprendiment. Vuei cuasi una maestra par materia. Îr scuela prin e dopo di miesdì, marinda a cjasa fin as dôs e dopo fin as cuatri scuela. Par zonta, di primavera e di atom, al’era da judâ in famea, tai cjamps, a stecs, ta stala, dulà ch’a coventava, cença trascurâ la Messa e la dutrina a buinora e Rosari la sera par dut il timp dal’an e i compits par cjasa. Pensi ai piçui di Aip e Laipà (la Gleria a no era imò abitada) cun chês neveadas di una volta, cui ciucui di len tai pisc e riparâts da cualchi gjachetata pasada dai plui grant, ai rivavin simpri puntuai lo stes, tant impuartant ch’a era la scuela. Vuei par comoditât a an unît Cleulas e Temau ta nova scuela in ta Gleria, strutura moderna, palestra, mensa, una ala pal asilo, un biel curtîl spaziôs e trancuilitât ch’a no si pò domandâ di miôr. Il bus al ven a toli e menâ i scuelars tal parchegjo, scuela “a tempo pieno” das vot e mieza fint as cuatri e mieza, cul gustâ in mensa. Si comença zà cun i contats tecnologjics, cul computer, studiâ l’ingleis. Dopo l’ativitât fisica-sportiva (sci, calcio, nuoto, danza ecc), una volta par setemana un’ora di dutrina dopo la scuela, a rivin la sera madûrs e inmò compits, television, un tic di svago cul zugut virtuâl e pò tal jet. L’indoman replica.

Scuela di aviament e scuela media. A scuela a Palucia nou lavin a pît e la cartela su pa schena cu las braciadorias. Aì al era plui dificil che dovevin usâsi cun plui profesôrs, la lenga straniera, dividuts i mascjios das feminas, par via das materias diferenz; i fruts a fasevin disegn tecnic, laboratori di edilizia e ati, oltri la teoria a contava tant la pratica. Nou frutas vevin inveza economia domestica, studis sui prodots, la cusina, ogni tant fasevin un dolç, un licuôr… Par disegn fasevin i modei di cualchi gabana che dopo si doveva realizâ cu la stofa. Imparavin a ricamâ, uncinet, gugjâ e vie discorint, par chel ch’a coventava a una brava femina di cjasa. Cumò tas medias la coriera ju spieta dal puint e pò ju torna a puatâ su a fin das lezions. Pensait ai fruts dai borcs di sore ce fadia ch’a scuegnivin fâ a fâ la strada nova a pit. Sint a dî di schedas…verificas…ricercas…tesinas…sono paragonabil ai nostis compits in clase? Nou vevin noma chei oltri las interogazions par valutâ il vout su la pagjela. A navigâ su internet par cerî di colegasi cul mont intîr par podei vei rispuestas di ogni gjenar e argoment. A samea dut facil, dut a puartada di man, ma a mi mi pâr ch’a ju mandi plui in confusion cun massa informazions da sielzi. E dopo no basta. Ducj si lamentin di massa compiz a cjasa, ma no ducj i gjenitors a son abilitâts a capî i metodos di insegnament dal dì di vuei e no rivin a seguîju coma ch’a si devi a cjasa e dopo magari a son incomprensions tra gjenitors e insegnants. Simpri però no dismenteant ch’a son tantas distrazions simpri plui sofisticadas ch’a stimolin la curiositât da zoventût. No si sintin dal grup sa no an l’ultim telefonin, o se no àn las scarpas o i vistîts firmats…Mai figurâ di jessi al mancul…par fortuna che la nosta anima, il valôr di jessi unics tal interiôr, tal nosti cûr, nissun lu pos cambiâ cussì come la libertât dai nostis pinsîrs e sintiments. E a chi mi fermi par no entrâ in un teren sconossiût, par me minât, che podares sparà cualchi bestialitât… mi riferis as scuelas plui indevant.  

La formazion superiôr. Mi sta ben, lu dîs cun sinceritât, che i nestris zovins a rivin ducj al massim livel dal istruzion, ma no par chest pierdi l’umiltât, l’umanitât, la disponibilitât viers cui ch’al-à plui bisugna, savint aprezâ il don da l’inteligjenza ricevût da Diu insiema al sacrifizi di rivâ a realizà ogni aspirazion. Però mi ven da pensâ che oltri la teoria da cultura, a  sares ben abinâ encja un pouc di pratica. Si sint che in tantas scuelas esteras das superiors si taca a mandâ i scuelârs tas fabricas par cors di formazion in mût che cuant ch’a finissin il tirocinio e a san za ce ch’a van incuintri, si fassin conossi par attitudine, volontât e i imprenditôrs ju prenotin fin da scuela par assumiju. Cussì encje ta edilizie, no bastin dome i progjets e calcui su la cjarta. Fin dal prinzipi, si scuen massedâ la malta par capî la consistence, stuarzi il fier, meti un madon sore chel ati, provâ a cjamâ su las armaduras par jodi la tegninça e la sicureça. E dopo i miedis (par fortuna no ducj), una volta al era il “medico di famiglia” ch’al saveva duta la storia sanitaria da famea, cumò simpri “medico di famiglia” al è ma raramenti al à timp di scoltâti o visitâcji. Il plui dai viaçs al po’ doma fâti la riceta o la richiesta par chel o chest esam, dopo mandâti dal specialist, il dut su prenotazion a distança di meis, intant tu sei guarît o stuf di spietâ. I maestris. Un cjapitul spinous. Coma chi dissevin, chescj fruts a son bombardâts di ogni banda, plens di pression e di aspetativas par jessi simpri miôr e in competizion che encje i profesôrs ogni tant a no san a ce sant votâsi par intaressaju ai argoments di scuela. Ai sintût che provocatoriamenti a une classa al è stât dât a ducj un “vot” in condotta par l’apatia, par il disinteres da l’intera aula ai argoments ch’a si tratavin. Al dîs, un profesôr, che doma s’a si cjacara di internet, facebook ecc. o di sesso si cjapa la lôr atenzion, il lôr interes principâl al è par chescj argoments e duncja al è dificil podei dâ las justas diretivas pa vita. Se da una banda la scuela a è progredida al massim, tecnologicamenti, par facilitâ l’aprendiment cun ducj i mieçs, di chê ate bande and è sigûr tantas mancjancias. La publicitât ti propon cumò “un tablet per tutti”… cuissà ce ch’al sarà chest ati gjauleç, ribadint che in assolut no sei contraria al progres, ma doma cuintra chei ch’a fassin un uso sbagliât, coma dut a vûl una misura e inteligjencia par savei doprâ. E dopo i bias preidis, oltri che cori ogni dì da un paîs a chel ati, tanta burocrazia, tanta indiferenza, a scuegnin vei une ben furta vocazion par sopurtâ dut. Un preidi retôr di une scuela di citât, cun mansions di gjestion, di insegnant e coordinator di centenars di zovins, una dì, al à contât che la so parocjie a veva organizât un pelegrinagjo di une setemana. Vint avût il permes di asentâsi da scuela si è unît a una cincuantina di pelegrins e al è partît in pulman. Rivât a destinazion come ducj i preidis presints, al à concelebrât, al à confesât, al à preât bessol e in compagnia. Al à podut scoltà cui ca veva bisugna di sfogâsi, di dî una peraula, suâ agrimas di dolôrs platâts. Poben, tornant sul pulman al à ringraziât i organizadôrs che i an dât la pussibilitât par una setemana di fà il preidi coma che lui lu intendeva, ma che no simpri al è puscibil. E plui in là no pôs là!

 Silvia Puntel


Polisportiva Timau-Cleulis: stagione invernale di successo!

luglio 23, 2012

L’ inverno scorso è stato caratterizzato da temperature relativamente alte e da precipitazioni nevose molto scarse che non hanno permesso un immediato avvio della stagione delle gare di sci di fondo. In questo contesto non proprio invernale, gli atleti della Polisportiva sono stati costretti a preparare le gare sugli sci stretti andando a  sciare in luoghi abbastanza distanti e allenandosi continuamente con gli ski-roll e a piedi. Per i ragazzi delle medie e delle superiori e per alcuni atleti adulti, le sciate, anche se saltuarie, sono iniziate già le prime domeniche di dicembre quando si recavano ad allenarsi sulla pista di Obertilliach, in Austria. Invece i bambini delle elementari hanno iniziato a sciare solamente durante la vacanze di Natale quando, grazie alla neve artificiale, la pista dei Laghetti era innevata, anche se solamente lungo alcuni tratti. Tali tratti però non consentivano di effettuare ai fondisti più grandi buoni allenamenti. Questi ultimi, perciò, utilizzavano come sede di allenamento la pista di Sappada. La gare del circuito bianco regionale, iniziate il 16 gennaio e terminate in anticipo coi campionati regionali di Tarvisio il 5 marzo, si sono svolte nell’ordine a: Passo Pramollo, Laghetti di Timau, Forni di Sopra, Sappada, nuovamente Laghetti di Timau, Pradibosco (Prato Carnico), nuovamente Sappada e infine Tarvisio. Le ultime due gare, che tante soddisfazioni avrebbero ancora potuto dare alla Polisportiva e ai suoi atleti coi campionati regionali individuali di lunga distanza e di staffetta, in programma per il 16 e 17 marzo, sono state annullate a causa della scarsità di neve sulla pista di Forni Avoltri. Nonostante i lunghi viaggi fatti per allenarsi sulla neve e le sciate cominciate tardi, la stagione ha dato grandi risultati, sia a livello individuale che di squadra, come dimostrano le classifiche finali del circuito regionale. Questi sono i risultati conseguiti dai nostri atleti:

  • Categoria Baby Sprint maschile: 9° Flora Federico, 17° Puntel Tobias, 20° Muser Raul
  • Categoria Baby Sprint femminile: 1° Morassi Aurora, 6° Puntel Chiara, 12° Maieron Aurora
  • Categoria Baby maschile: 1° Puntel Cristian, 4° Bellina Thomas, 6° Gortan Massimo, 7° Unfer Simone, 9° De Toni Lorenzo, 14° Plozner Jacopo, 15° Puntel Marco, 20° Puntel Federico, 24° Del Negro Gabrie
  • Categoria Baby femminile: 2° Bellina Ennia, 4° Puntel Laura, 6° Puntel Denise, 16° Bellina Sabrina, 22° Morocutti Rita
  • Categoria Cuccioli maschile: 14 ° Bellina Mattia, 16° Zanier Angelo, 19° Zanier Cristian, 35° Morocutti Federico
  • Categoria Cuccioli femminile: 3° Bellina Valentina, 7° a pari punti Moro Chiara e Matiz Nice, 10° Urban Angela, 33° Muser Chiara
  • Categoria Ragazzi maschile: 3° Ferigo Cristian, 7° Puntel Mark, 11° Puntel Gianluca, 14° Zanier Gabriele, 22° Puntel Nicola, 23° Di Ronco Lorenzo
  • Categoria Ragazzi femminile: 4° Puntl Ambra, 9° Moro Jessica, 12° Puntel Jessica, 15° Flora Martina
  • Cateroria Allievi femminile: 9° Bellina Dania, 10 ° Puntel Sara
  • Categoria Aspiranti maschile : 1° Ferigo simone, 6° Primus Giovanni
  • Categoria Senior maschile: 2° Primus Gabriele
  • Categorina senior / master femminile: 1° Garibaldi Lavinia / 3° Menean Luigina, 5° Bulliano Federica, 6° Primus Alessandra, 9° Primus Daniela, 12° Di Lenardo Chiara
  • Categoria Master A1 A3 maschile: 10° Puntel Erwin, 12° Primus Osvaldo, 16° Primus Marco
  • Categoria Master A4 A5 maschile: 6° Morassi Giorgio, 8° Ferigo Elio
  • Categoria Master B maschile: 1° Baritussio Valerio, 2° Ruggieri Rodolfo, 3° Englaro Gianpaolo

Per quanto riguarda le 2 classifiche finali riservate alle società, sia nelle categorie giovanili (dai Baby sprint fino agli Juniores) sia nelle categorie degli adulti (dai Senior ai Master), la nostra Polisportiva si è piazzata al primo posto, distanziando in entrambe le occasioni, le seconde società classificate di oltre 1000 punti! Altro fatto degno di nota è il ritorno all’organizzazione delle gare di fondo da parte della Polisportiva che, dopo vari anni di assenza organizzativa dalle competizioni del circuito bianco, l’inverno scorso ha deciso di mettere in palio, sulla pista dei Laghetti, il 1° Trofeo Memorial Bertacco. La gara in tecnica classica, tenutasi nel pomeriggio di sabato 21  gennaio, ha riscosso molto successo: la partecipazione da parte degli atleti infatti è stata ottima in quanto gli iscritti risultavano essere ben 320. Ringraziando atleti, genitori, dirigenti, allenatori, sostenitori e lettori, porgo sportivi saluti a tutti voi.

Gabriele Primus

 

 

 

 

 

 

 


Silverio, storia di un’impresa

luglio 23, 2012

Per più di mezzo secolo ha avuto un ruolo molto importante per la nostra gente l’impresa Silverio in Francia. Più di una generazione è passata alle sue dipendenze e non vi è famiglia di Cleulis che non abbia avuto un suo componente emigrato in questa impresa edile. Ne ripercorriamo un po’ la storia.

Tutto ebbe inizio dall’intelligenza, impegno e determinazione del nostro compaesano Andrea Silverio nato nel 1898. In tenera età, a seguito del matrimonio della mamma Mina con Jacun Glosar, giunse da Timau “in ta cort dal Re” a Cleulis; ebbe poi tre fratelli di cui Silvio da Mina che da grande si fece strada nella Capitale, dove si creò una famiglia e visse fino a quasi novant’anni. Andrea, chiamato comunemente “Drea”, come tutti ai tempi dovette da giovinetto emigrare in Francia dove c’erano già diversi compaesani a Mourmelon iniziando come tutti da manovale e “rubando” poi il mestiere ai capomastri così, con grande passione e volontà, divenne ben presto un qualificato muratore. Ormai sicuro del mestiere si trasferisce a Troyes e per farsi conoscere diede inizio per conto proprio a fare piccoli lavori di bricolage. Per la sua precisione e affidabilità nel lavoro ebbe un crescente numero di richieste sempre più impegnative. Decise quindi di assumere un aiutante, poi non bastò e quindi due e più… fino a che costituì l’impresa edile. La sua stima dilagò ben presto fino a che numerosi cantieri sorsero anche nelle cittadine vicine soprattutto nella capitale francese e dintorni. Si sposò qui in paese con Maddalena “Nena” figlia di Tita Micul e nel 1921 nacque il suo primo figlio Celso. Con la famigliola si trasferì dunque in Francia e da qui ebbe inizio la grande avventura dell’impresa Silverio. Si espanse come detto con grande rapidità e così molti dei nostri paesani trovarono un lavoro sicuro, i cantieri sorgevano ovunque con l’insegna Silverio ed una giungla di gru per gli edifici più importanti invadeva la periferia di Parigi. Cantieri si aprirono non solo in Francia ma anche nel nord Africa (Algeria e Marocco) importando mano d’opera anche da quei paesi; dal nord della Francia fino alla Costa Azzurra gli operai di Cleulis dettero il loro contributo per far crescere l’impresa Silverio. Oltre a operai italiani e nord africani facevano parte dell’impresa Silverio anche portoghesi, spagnoli e di altri stati europei dando vita a un’impresa multietnica fino a raggiungere alcune migliaia di dipendenti. In Francia poi nacquero Louis, Henri, Andrè e Lida che crescendo si diedero da fare anche loro nell’impresa ma fu il primogenito Celso che con l’aiuto del padre ebbe un ruolo predominante nel proseguire e ingrandire la ditta Silverio.

Parecchie decine di operai di Cleulis fra cui capi squadra si sono avvicendati seguiti dalle rispettive famiglie, presso l’impresa edile fra i quali ricordo Zuan da Vigjut e Maria (i figli Bruno e Ivo sono nati in Francia), poi Tevut e la Toia con la figlia Loredana anche lei nata in Francia, Tina e Angjelo, Lina e Lino, Fanio e Maria con i figli Severino, Patrizio e Nives (quest’ultima nata in Francia) e tanti altri che poi sono rientrati in paese. Due sorelle di Zuan da Vigjut sono invece rimaste in Francia con le rispettive famiglie ed anche altri nuclei famigliari rimasti in varie parti del suolo francese. Alcune delle spose dei nostri paesani lavoravano nelle cucine dei vari cantieri. Gli operai soggiornavano com’era ai tempi nelle baracche in prossimità dei cantieri dove erano ubicate pure le cucine. Di norma lavoravano dieci ore al giorno e mezza giornata il sabato. La domenica anche le cucine erano ferme e si doveva provvedere a farsi da mangiare individulamente. Racconta Zuanut da Tuta che avevano costruito un “spolert di madon” con la “fughera pal cjalderuç da polenta” che non poteva mancare e nemmeno i buoni minestroni di Toni da Vilma da Naunina. C’erano parecchi operai anche da Naunina, tra cui Guarin e Clera, Bambin, Fredo e altri anche imparentati con la Nena e provenienti da altri paesi della Carnia. A Mourmelon nel 1951 a causa di un incidente sul lavoro perse la vita anche il nostro compaesano Innocente da Ulivai, lasciando orfani ben cinque figli; la sua salma fu poi traslata nel nostro cimitero per interesse dei figli ormai adulti. Il più importante direttore dei lavori conosciuto dai nostri paesani è stato Jacob.

La domenica era d’obbligo pensare all’igiene personale e al bucato; Zuanut da Tuta racconta che dopo aver lavato i suoi indumenti mentre li stendeva al sole passò un collega portoghese che gli dice “Già fatto tutto Giovanni?” e Zuanut rispose “Si, ma io faccio presto e senza fatica!” e il portoghese “Ma come fai?” Zanut rispose sornione: “Vedi quella betoniera? Metto dentro la biancheria sporca, l’acqua calda con il sapone e l’avvio per dieci minuti, poi cambio l’acqua per il risciacquo altri dieci minuti di betoniera e il gioco è fatto”. “Bene provo anch’io” disse il portoghese. Zuanut continua il sua racconto dicendo che dopo un po’ vide il portoghese che lo veniva a cercare per picchiarlo perché aveva tirato fuori il bucato dalla betoniera tutto attorcigliato e a brandelli tanto da dover buttar via tutto. Ma il più fastidioso impegno domenicale era il rammendare i calzini e gli strappi ai pantaloni ma qui avevano escogitato un trucco; con un colla apposita si rattoppavano gli strappi più grandi e con il fil di ferro gli altri. Racconta ancora Zuanut di quando un operaio doveva incollare un “petul” sulla gamba dei pantaloni ma si dimenticò di inserire in mezzo una tavoletta così si attaccò anche l’altra parte della stoffa e non poté più indossare quei pantaloni. Ricorda Zuanut di un eccellente compagno spagnolo di nome Josè detto Pissorro che era fuggito dal suo paese perché dissidente dalla dittatura franchista, dei marocchini e algerini che durante il periodo del ramadan pur con giornate di duro lavoro digiunavano fino a svenire o di quando rubavano dalla mensa burro e formaggio perché non potevano mangiare insaccati e allora li avvolgevano nelle fette di salame così non li toccavano.

Celso sposò Jenevieve da cui nacquero Michelle e Jan Clod che morì giovane in un incidente d’auto. Dopo il ritiro dall’impresa di Drea, l’attività continuò ancora per qualche tempo tramite i figli ma dopo la sua morte andò piano piano scemando. Un pensiero di gratitudine ed un ricordo affettuoso a chi per diversi decenni ha dato la possibilità di guadagnare il pane per tante nostre famiglie.

Silvia Puntel

 


Cinquant’anni di professione religiosa

luglio 23, 2012

Il mio nome è Maria Puntel, sono nata il 2 ottobre 1938, in una famiglia semplice e numerosa. Grazie a Dio i miei genitori erano sinceramente cristiani. Per cui ricevetti da loro un’educazione esemplare. Ho lasciato la mia famiglia per lavorare nel Seminario arcivescovile di Udine. Dopo due anni mi sono trasferita e Stresa, in una casa di risposo della Figlie di S. Eusebio di Vercelli. Fu in questa casa, mentre mi dedicavo alle persone anziane e molto bisognose, che il Signore mi fece sentire la sua voce. Dopo un serio discernimento e con il permesso dei miei genitori ho varcato la soglia del convento, fiduciosa e molto contenta di aver risposto positivamente al Signore. All’ingresso in noviziato ho preso il nome di Suor Ermanna. Terminati gli anni di formazione e conseguito il diploma di infermiera professionale, ho iniziato il mio servizio agli ammalati, handicappati e anziani, in diverse case di riposo e nelle famiglie, assistendo gli infermi al loro domicilio. Queste persone mi hanno sempre aiutato a incontrare il Cristo sofferente. Interpellata per la missione in Brasile, non ho esitato ad accogliere l’invito rispondendo così ad una seconda chiamata. Dopo due anni di preparazione al CUM di Verona, sono partita per il Brasile e specificamente in Guaratinguetà, nello Stato di San Paolo. Ho fatto parte di una piccola comunità, inserita in mezzo alle famiglie più povere del Bairro Sao Manoel. Ho vissuto esperienze positive con ragazze madri, offrendo accoglienza, disponibilità e accompagnamento. Così pure ho dedicato me stessa con amore e creatività nell’ambulatorio medico fatto sorgere in un ambiente sprovveduto di ogni servizio, curando i malati e procurando medicine… Visitando le famiglie, ho incontrato molte situazioni di povertà. Ho collaborato con la Parrocchia nell’opera di evangelizzazione, nella pastorale della famiglia, nell’animazione del culto domenicale e della Parola di Dio. La mia esperienza si è ulteriormente arricchita quando fui trasferita a Belo Horizonte, nello Stato del Minas Gerais. Qui mi sono dedicata alla cura dei bambini, nello spirito della pastorale dell’infanzia, sia a livello sanitario, sia a livello di sviluppo sociale. Sono stata felice, e lo sono tutt’ora, di poter essere un segno della tenerezza di Dio, specialmente tra i poveri, i malati, gli emarginati di quelle terre. L’amore che mi spinge a dare la vita per gli ultimi è alimentato dalla preghiera e dalla certezza che il Signore è presente con la sua provvidenza e continua a prediligere i suoi figli più deboli ed emarginati. Ora il Signore mi chiama a servirlo nella persona delle mie consorelle ammalate che, come me, hanno speso la vita per il Signore e per i fratelli più abbandonati. E’ sempre lui che mi attende ovunque e mi ripete: “Lo hai fatto per me!”.

Suor Ermanna


Relazione anagrafica parrocchia di Cleulis – anno 2011

aprile 10, 2012

BATTEZZATI:  n°. 4 (nati n.° 4) : MAIERON ADELE di Osvaldo e Erica della Schiava – DE CRIGNIS LORENZO di Ivan e Sara De Crignis (da Ravascletto) – STAFUZZA KEVIN di Alberto e Catia Puntel – PUNTEL FABIO di Giuliano e Monica Bidoli

MATRIMONI: n°  0

MATRIMONI FUORI PARROCCHIA: n° 0

DEFUNTI: n° 8 : BELLINA VILMA di anni 73 – PRODORUTTI GIACINTO di anni 87 – PUNTEL CIRINO di anni 86 – PRIMUS GIACOMO di anni 88 – PUNTEL LUIGI di anni 61 – PUNTEL GUERRINO di anni 68 – PUNTEL ROMEO di anni 60 – PUNTEL LINO di anni 33

DEFUNTI fuori Parrocchia: n° 6 : PRIMUS VITTORIO di anni 90 (USA) – PUNTEL GIACOMINA in Nadalin di anni 53 (Gemona del Fr.) – PUNTEL GIOVANNA di anni 83 (Padova) – PRIMUS CRISTINA  in Simonetti di anni 89 (Francia) – MICOLINO CATERINA di anni 89 (USA) – PUNTEL ASSUNTA di anni 91 (Timau) – MAIERON LUISA di anni 57 (Treppo Carnico)

ABITANTI PRESENTI IN PAESE  al 31.12.2011 sono  400.

 

 

 

                                                                                                                                        

                 


Restituita al paese la sua chiesa

aprile 10, 2012

Abbiamo pensato di scambiare “quattro chiacchiere” con il nostro Zuan (l’ingegnere Giovanni Puntel di Angjelina e Tarcisio) che ha seguito con passione e competenza passo dopo passo tutti gli interventi eseguiti nella nostra chiesa, perché ci spiegasse nel dettaglio i lavori svolti e quelli ancora da ultimare.

Quali sono stati lavori eseguiti nella chiesa di Cleulis? Prima di tutto c’è stato il rifacimento degli intonaci interni, sia quelli precari staccati dal supporto murario, sia quelli realizzati in malta cementizia rifatti dopo la rimozione dei marmi perimetrali. Parte degli intonaci sono stati consolidati con le classiche tecniche del restauro. L’obiettivo era quello di rifare gli intonaci in malta di calce per consentire al muro di traspirare e quindi ridurre l’umidità di risalita. Dove è stato possibile si sono mantenute le malte e gli intonaci del periodo dell’ampliamento della chiesa risalenti al 1875. Lo spessore di malta di calce è stato superiore alle aspettative, infatti dei tre centimetri preventivati si è arrivati a una media di sei centimetri questo perché durante i lavori ci si è trovati dinanzi a muri con parecchi vuoti e parti mancanti. Uno strato di malta macro-porosa è stato applicato lungo la parte bassa della navata lato strada per Placis, per consentire la fuoriuscita dell’umidità. Sulla parete entrando a sinistra si è voluto rimarcare con una fugatura la vecchia porta d’entrata dell’originaria chiesetta settecentesca. Sono state rifatte le lesene usando reti in vetroresina e malte di calce,inoltre il restauro del cornicione che corre lungo tutto il perimetro della chiesa, ha riportato alla luce un fascione giallo-oro che è stato riproposto. Oltre a questi lavori, sono state riaperte le quattro nicchie presenti nell’aula e la porta che portava al pulpito. Il secondo grande lavoro svolto è stato quello dell’impianto elettrico con la sostituzione delle linee e del quadro elettrico preesistente con una nuova distribuzione di corpi illuminanti. Questi corpi a illuminazione diffusa sono tutti concepiti a basso consumo energetico. Sono posizionati lungo tutto il perimetro del cornicione mentre altri scendono da steli dal soffitto sia nel presbiterio sia ai lati della navata. Il terzo e ultimo lavoro impegnativo è stato il rifacimento del soffitto. Prima di tutto si è dovuto sostituire alcune travi della soffittatura perché completamente tarlate, per le rimanenti invece si è provveduto a risanarle con una pesante mano di anti-tarlo. Il soffitto è stato completamente rifatto con un tavolato in abete sbiancato con nervature in rilievo, sempre in legno sbiancato, di una decina di centimetri a formare un “cassettonato” appena accennato. Prima della posa del soffitto si è provveduto all’inserimento di pannelli isolanti in polistirene di otto centimetri di spessore

Quali sono stati i costi per tutti questi lavori? Per gli intonaci sono stati spesi 45,7 mila euro comprese le demolizioni, i ponteggi e tutte le opere edili;per l’impianto elettrico 38,6 mila euro; per il soffitto 32 mila euro. Per i lavori di muratura e modifiche in corso d’opera come ad esempio lo spostamento della grata dell’impianto di riscaldamento per far posto alla porta che conduce al pulpito sono stati spesi 10,8 mila euro, le spese tecniche ammontano a 13 mila euro. Le cifre riportate sono arrotondate a importi interi e non comprendono l’Iva.

Quali i lavori ancora da completare? Rispetto agli obiettivi che ci eravamo posti, restano ancora alcuni interventi incompleti. Deve essere ancora posizionato il battiscopa lungo tutto il perimetro dell’aula. Deve essere sostituita la scala che porta al soppalco dell’organo, questa verrà realizzata in ghisa, dello stesso materiale delle due colonne d’entrata. Deve essere completato il pulpito mancante di alcuni bassorilievi di cui era decorato e bisognerà provvedere alla riverniciatura dello stesso. In fase di costruzione è la porta d’entrata al pulpito. Il lavoro più impegnativo nell’immediato sarà il restauro delle cantorie costruite da Cunero e Toniz nei primi decenni del Novecento. La cantoria posta verso la sacrestia avrà bisogno di interventi che riguarderanno la seduta e l’inginocchiatoio mentre la cantoria posta verso il campanile verrà completamente smontata per sostituire lo schienale salvando i pezzi in rilevo, verranno inoltre sostituite parti della seduta e dell’inginocchiatoio. Altri interventi che con il tempo saranno necessari svolgere sarà il restauro dell’altare maggiore e la realizzazione a variante urbanistica approvata, di un servizio igienico.

Puoi darci un giudizio personale su come si presenta oggi la chiesa di Cleulis? Non sta a me dare giudizi sul risultato, anche perché potrebbero sembrare di parte. Posso tuttavia ricapitolare gli obiettivi che ci eravamo prefissati nel progettare questo intervento. L’intenzione iniziale era quella di proporre la chiesa nella veste originaria, così come richiestoci anche dal Consiglio Pastorale d’ Arte Sacra della Diocesi e dalla Sovrintendenza alle Belle Arti. Personalmente sono contento di aver ritrovato e riaperto le nicchie dell’aula e aver ricollocato i santi che adornavano la nostra chiesa di quando io ero bambino. Inoltre, sono contento di aver insistito per il recupero del pulpito costruito con maestria da Poldo Toniz negli anni Trenta e che rischiava di essere perduto per sempre. Un grazie per questo lo dobbiamo a Osvio, per averlo recuperato e per aver disegnato le parti mancanti, e a Sereno per averlo materialmente completato e ricollocato al suo posto, facendo così contento il nonno e tutti noi. La chiesa, secondo me, parla a noi anche attraversagli interventi e i manufatti di chi li ha voluti e realizzati, è la nostra storia, è la storia del nostro paese! Infine, volevo ringraziare oltre alle ditte esterne che hanno operato nella nostra chiesa anche alcuni nostri compaesani. In primis Camillo, Casimiro e Dino che hanno regalato alcune settimane di lavoro in un periodo di indecisione dell’impresa appaltante. Un grazie anche a Nereo e la sua squadra che, a parte la confusione per un malinteso, ha sempre dimostrato una disponibilità encomiabile. Un ringraziamento va infine al nonzolo Mario, sempre presente e disponibile per qualsiasi aiuto, così come a Valerio, Franco, Celso, Walter e Renè. Ultimo della lista ma primo come promotore instancabile di questo restauro, ringrazio di cuore don Tarcisio per la presenza, la pazienza e il supporto datomi in questo che è stato un riscoprire e dare una nuova veste alla sua e nostra “Gleisiuta Clevolana”.

Luigi Maieron


A laude e gloria di Diu!

aprile 10, 2012

E così anche questa volta ce l’abbiamo fatta! Lo dico con grande soddisfazione perché il popolo di Cleulis è legato alla sua chiesa come è legato alla sua casa e al suo paese. E soprattutto sono felice perché i commenti delle persone sono generalmente positivi. Come avrete capito, sto parlando della nostra Chiesa. L’avevamo lasciata il 19 giugno per effettuare importanti lavori di restauro; vi siamo rientrati a metà dicembre quando le opere erano in buona parte terminate. Vi siamo rientrati a dire il vero in un momento di grande dolore per tutta la comunità: la morte di Lino, ma si sa … la chiesa è la casa che ci riunisce nei momenti belli e soprattutto in quelli bui della vita. Innanzitutto mi sento in dovere di ringraziare l’ingegnere Giovanni Puntel che con tanta attenzione e passione ha seguito i lavori, il volontariato sempre presente nei momenti in cui bisognava intervenire e qui sono da ricordare soprattutto i giovani e quegli operai che hanno dato alcune giornate di lavoro per la loro chiesa e il sacrestano che ha avuto un gran daffare e certamente non ultima la gente di Cleulis che realmente vi ha partecipato non solo con curiosità, ma con passione e con generose offerte. Vi hanno lavorato varie imprese: la ARS di Trento per il restauro conservativo intonaci, l’ARTELEGNO di Tolmezzo per il soffitto, la TECH ELETTRO di Padova e Filaferro Fiore per l’impianto elettrico e infine la ditta di Bellina Nereo per l’intonaco. Ne è uscita un’aula luminosa ed accogliente. Soprattutto gradita è stata l’iniziativa di riportare alla luce le quattro nicchie che ospitano le immagini di San Giuseppe, Santa Rita da Cascia, Santa Maria Goretti e San Tarcisio. Si è tentato inoltre il recupero del pulpito che, se anche non si tratta di un’opera antica, fa pur sempre bella mostra di sé. E’ doveroso ricordarci che il suo recupero è grazie a Sereno e alla famiglia di Osvio Puntel. Per sei mesi siamo stati ospiti nella Scuola Elementare “in ta Gleria”. Certamente per quelli di Cleulis Alta c’è stato un po’ di disagio, avendo la comodità della chiesa vicina, ma non sono mancati neppure loro ai momenti liturgici. A dire il vero non abbiamo trovato disagio a celebrare la S. Messa e le feste nella palestra scolastica. Anzi abbiamo potuto fare comodamente persino le nostre processioni lungo le strade della Gleria ed è stata un’esperienza da ricordare. E qui è necessario uno speciale ringraziamento all’Amministrazione Comunale che si è resa sempre molto disponibile alle nostre richieste. Ora ci stiamo predisponendo a restaurare le cantorie e a ricollocare i due grandi dipinti nel coro. A questo proposito so che molti non gradiscono la loro ricollocazione perché, si dice, non presentano un soggetto religioso. Ma la raffigurazione di due momenti della vita del nostro paese: la guerra e l’emigrazione, fanno pur parte della nostra storia e la fede non è mai disincarnata dalla storia di una comunità. Nel togliere gli antichi intonaci abbiamo cercato di capire anche come era disposta l’antica cappella. Abbiamo scoperto il punto dove si trovava l’ingresso principale del quale restano ben visibili le tracce in fondo alla chiesa. La lesena più vicina all’altare della Madonna della Salute segnava la separazione fra la navata e il presbiterio. La cappella si allagava fino a tutta la corsia centrale, l’altare maggiore si trovava nel luogo dove oggi è il leggio e dietro l’altare, occupando una parte del coro, c’era la sacrestia, come appare da una stampa del 1747. Il campanile è stato costruito solo nel 1846 e può essere che in antecedenza ci fosse un campaniletto a vela sulla facciata, ma bisogna tener presente che le prime campanelle sono state portate dalla Baviera dal commerciante di Paluzza Giacomo Mussinano solo nel 1806. Per capirci meglio, l’antica cappella di Cleulis poteva essere grande come l’odierna chiesa di S. Lorenzo di Rivo.  L’ampliamento effettuato nel 1887 ha occupato una parte del terreno posto a levante della chiesa, dove è stata costruita anche la nuova sacrestia, mentre per il presbiterio si è dovuto acquistare i resti di un vecchio stavolo distrutto dalla valanga del 1836 con alcuni metri quadrati di terreno di proprietà di Maieron Osvaldo/Bacò. Un’ultima curiosità! In uno degli ultimi numeri di Gleisiuta Clevolana abbiamo dato notizia che la cappella di Sant’Osvaldo era in costruzione nell’estate dell’anno 1600. Ora abbiamo appurato che già nell’anno 1572, fra l’elenco delle croci che venivano chiamate all’appello il giorno dell’Ascensione a S. Pietro c’era anche quella di Cleulis. Ciò significa che già allora in questa frazione di poche anime c’era un seppur minuscolo luogo di culto. Una cosa imporante però è che la comunità cleuliana resti, come oggi, ancora affettivamente legata al proprio paese, non lo lasci morire come sono ormai quasi morti tanti paesi della nostra Carnia e soprattutto continui a ritrovarsi nella propria chiesa così ricca di storia. Non importa se la nostra chiesa non è più bella o ricca come tante altre, importa che la comunità in questo luogo si ritrovi, resti unita e cresca umanamente e spiritualmente.

  Il Siôr Santul don Tarcisio Puntel


«Di ca sù jout di mê mari e da mê int»

aprile 10, 2012

Cronache dimenticate. Aveva tre anni e morì per le gravi ustioni riportate. La madre viene processata e assolta in appello. Una storia vera e documentata, accaduta nel 1892. Ora, quel bambino racconta.

Cleulis (Paluzza) in Carnia. Si è conclusa nel migliore dei modi la vicenda che vedeva accusata una 45enne di Cleulis, paesino carnico appartenente al Comune di Paluzza, della morte del figlio. La signora ricorrendo in appello è infatti stata scagionata dalla terribile accusa di «omicidio involontario» mossagli in un primo tempo. Soddisfazione è stata espressa dal marito Giacomo e viva commozione dei figli Oliva e Gregorio. Una tragedia che aveva tenuto col fiato sospeso l’intera comunità di Cleulis, che pur tuttavia fin dapprincipio si era stretta attorno alla compaesana, vittima inconsapevole della triste circostanza.

Venezia, 28 aprile 1892: «La Corte di Giustizia accolto il ricorso ed in risposta della sentenza 4 marzo 1892 del Tribunale di Tolmezzo [di] non farsi luogo a procedimento al confronto di [omissis] Catterina fu Matteo d’anni 45 pell’imputatagli reato previsto dall’art. 3711 del Cod. Penale per non incorrere nel fatto addebitatele […]».

A era ora! Finalmenti di ca sù pos tirâ il flât e jessi content pa mê cjara mari. Ai erin ormai masse meis che chesta rouba si strassinave e no volevin capî… Ma cemût si podia pensâ che mê mari a fos stade (cemût ch’ai àn det lôr) «negligente e imprudente», peraulas ch’a mi à vulût una dada a capî ce che as voleva dî… Impussibil! Pensait che la vevin condanada a passa 70 dîs di pareson e a una multa (che za no vin nua) par veimi lassât di bessol in cjasa cun mê sûr di sîs agns. Ma una mari no pos migo stâ dut il dì devurmi. E i servisis? E las bestias? E duta la cjasa da mandâ indevant? Che gno pari al è muradôr, al è fûr a lavorâ…

E cun chestas peraulas si è sierât il dut: «Considerato che una tale volontarietà [di causare la morte n.d.r.], un tale consentimento non può ritenersi siasi verificato nella [omissis] riferibilmente al fatto della morte del di lei bambino; lo respinge anzitutto l’intenso affetto pel proprio nato…»

Ce dî… sei nassût indât… o forsi no. In dut Cleulas ducj a san che i frutins che, coma me, a murin piçui ai daventa a colp agnui e in chê dì no si sunin las parias ma i componons e la messa no è di funerâl ma “dai agnui”. E cussì, ai 30 di Zenâr dal 1892, compagnât dal sun dai componons e dopo vei patît cuatri dîs (che las scotadas a fasin mâl) mi sei sindilât, a cjalâ ducj dal alt. E su pal sfoi al è stât segnât: «hanno dichiarato che a ore meridiane 12 e minuti 30 di oggi e morto [omissis] Giacomo». E jo, Jacum, sei stât scancelât dai regjistros das Istituzions umanas par entrâ in chês sempiternas. Ma no sarès restât da bessol parcè che via pal an a saressin stâts sîs i canais muarts e segnâts su par chei sfois (Anna Maria di 6 meis, Alfonso Antonio di 1 an e 6 meis, Palmira Rosalia di 4 agns e di 1 an Barnaba Pietro e Giulia Caterina)… cui par un motîf, cui par un ati. Jo, par contausa duta eri classe 1888, si chè duncje vevi trei agns e – coma c’al è sucedût encje di chescj agns e voreis za capît – sei muart brusât. 

 «[…] nel 26 gennaio 1892 lasciati incustoditi in casa per circa un quarto d’ora il proprio figlio Giacomo di anni 3 in compagnia soltanto d’una sorellina di anni sei […] il fanciullo suddetto  avvicinandosi al focolaio nel quale ardevano legna si appiccò il fuoco alle vesti e ne riportò ustioni così vaste e profonde da causarne la morte avvenuta nel 30 gennaio successivo».

E ce freit in chê dì! Ai 30 di Zenâr dal 1892, a tirava una buera! E mi vevin metût intuna cassute e mê santula mi puartava. Ai jodut dut! Parcè che, pal fat chi eri un frut no taponavin la cassuta fin sul simiteri ma a lassavin che ducj mi viodessin. Eri biel, a sameava chi fases un clup! Dut vistît di blanc e cuntuna granda scufa. E vistîts a blanc ai era encje i fruts ch’a mi àn compagnât. Nua “Dies Irae” par me, nua “Miserere” e nencje “Libera me Domine”, che a mi no mi coventavin. Eri a pena sul scomençâ da vita, ce voleiso chi domandàs perdon… forsi par via che ogni tant roubavi un tidinin di farfula a mê sûr o a gno fradi? Fan a è fan… 

E cussì nua vegla e nua limueisina. E dut si è sierât tal cimiteri vecjo da banda di Paluça che nus metevin ducj aì, nou piçui. Ma jo rivi a jessi content istès parcè che cumò, di ca sù, podarai jodi di mê mari e da mê int.  

Sara Maieron

 

 1. Regio Decreto 30 giugno 1889, n. 6133 : «Chiunque, per imprudenza, negligenza, ovvero per imperizia nella propria arte o professione, o per inosservanza di regolamenti, ordini o discipline, cagiona la morte di alcuno, è punito con la detenzione da tre mesi a cinque anni e con la multa da lire cento a tremila. […]».