Thomas e i suoi alpaca

dicembre 27, 2011

Prima di farmi entrare a casa sua, in ta Glerie, per l’intervista, Thomas mi fa vedere con orgoglio i suoi amici alpaca che brucano tranquilli nel prato attiguo alla stalla. Appena lo vedono arrivare con il mangime in mano questi animali dallo strano aspetto e dal muso dolce gli si avvicinano facendogli le feste. Thomas li accarezza e parla con loro: si vede che c’è un bel feeling tra lui e gli alpaca.

Quando e perché è nata questa tua passione per questi animali?

«Mi trovavo con gli amici nel bar da Pakai e guardando una trasmissione televisiva vidi per la prima volta questi strani ani¬mali che mi incuriosirono pa¬recchio. Dopo di che venni a sapere che mia cugina Noemi (figlia di Didi di Laipacco) la¬vorava presso un’azienda agri¬cola in Umbria dove allevano proprio gli alpaca, quindi dopo averla contattata, mi sono recato a Umbertide per incontrare da vicino i miei nuovi amici. Ap¬pena li vidi rimasi colpito dalla loro dolcezza e curiosità, veder¬li pascolare liberi sulle colline umbre è uno spettacolo. Così, dopo aver frequentato un corso per conoscerli meglio e per sa¬perli gestire nel miglior modo possibile, due anni fa ho portato a Cleulis una coppia di alpaca».

A Cleulis animali del genere non si sono mai visti. Chi sono gli alpaca?

«Gli alpaca sono originari del Perù e sono presenti in tutta la regione Andina oltre i 4000 me¬tri di altezza. Sono come i lama, le vigogne e i guanachi. Sono ruminanti e appartengono alla famiglia dei camelidi. Visto che vivono a una temperatura anche di meno quindici sono provvi¬sti di un vello denominato fibra che ha la peculiarità di avere un potere calorifico sette volte superiore a quello della lana di pecora. Il colore del loro manto varia dal marrone scuro al marrone chiaro; al bianco o al nero passando per il grigio. È una fibra non infiammabile e da essa si ricavano indumenti di ottima qualità perché uniscono il potere calorifico del filato a una leggerezza sorprendente del capo.

In Europa non è commerciata la carne di questo animale ma in Perù e in Cile è molto apprezza¬ta (vero Ivan e Raf?). Il cuccio¬lo di alpaca è chiamato “cria”. Mangiano sia erba fresca che fieno o mangimi tradizionali».

Sputano come i lama?

«Sì, ma molto raramente alle persone. E questo accade solo se si sente in pericolo. O, fra di loro, per difendere il proprio cibo».

Quanti alpaca hai?

«Ne ho quattro. L’ultimo è nato il 18 settembre. Il papà si chiama Sansone, la madre Dalila il loro piccolo Adam e l’altra femmina acquistata in marzo Eleonora».

Qual è il tuo rapporto con loro?

«ll mio rapporto con questi ani¬mali, come hai potuto vedere, è molto buono, sono molto schivi e vanno avvicinati con movimen¬ti cauti ma decisi. Se mi fermo per qualche istante in un punto qualsiasi dei prato essi, essen¬do molto curiosi, si avvicinano spontaneamente a me per vedere perché mi sono fermato. Dalila e Sansone li ho acquistati nel settem¬bre di due anni fa e hanno qua¬si otto anni. In media l’alpaca vive fino a quindici anni. Sin da piccoli con un po’ di addestra¬mento, possono essere abituati ad andare in giro con la cavezza imparando così a seguire chiun¬que».

Quanto tempo impieghi ad accudirli?

«Cinque minuti al mattino e cin¬que alla sera infatti quando hanno la mangiatoia piena e l’acqua nel secchio l’animale non chiede altro. A differenza delle mucche e delle capre, l’alpaca non deve essere munto e nemmeno ripulire la stalla in quanto scelgono come un unico punto per fare i propri bisogni. Possiamo inoltre pascolare in ogni periodo dell’anno anche in pieno inverno essendo abituati a resistere a temperature estreme».

Hai degli aneddoti sui alpaca da raccontarmi?

«Vedere la nascita del primo cria è stato molto emozionante, mi ricordo che era il 12 febbraio, una giornata serena, è stato quasi inaspettato perché l’alpaca in gravidanza non presenta un ventre diverso da quello solito. A questo evento, il primo alpaca nato a Cleulis, ho voluto rendere partecipe l’intero paese affinché mi venisse proposto un nome adeguato al nascituro. Tra le molteplici proposte fattomi il nome che mi è piaciuto di più è stato quello di Gedeone. Un altro simpatico avvenimento mi è capitato quando sono andato a prendere la coppia di alpaca. Quando arrivò il in caricarli sul furgone, il maschio vi salì senza alcun problema mentre la femmina faceva difficoltà a salire tanto che ho dovuto sudare un bel po’ per caricarla. Ad operazione avvenuta rivolgendomi a Dalila, l’alpaca ribelle, le ho detto: «Tu pos vegni propi nome in Cjargne, gjau di un roc!».

Luigi Maieron

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Lettera a Gesù Bambino

dicembre 31, 2010

In questo Natale che sta arrivando ho deciso, come fanno i bambini, di scriverti anch’io, o caro Gesù, la mia letterina, per dirti alcune cose che mi stanno più a cuore. Vorrei dirti innanzitutto che faccio un po’ fatica a credere nei nostri Natali, così come li festeggiamo noi: anzi talvolta mi sembra che sia una profanazione di ciò che veramente il Natale significa.
Costellazioni di luminarie impazzano per città e paesi fino ad impedire la vista del Cielo. Sono città senza Cielo le nostre. Da molto tempo ormai!
È un mondo senza bambini. Siamo tutti vecchi e storditi. Siamo tutti stanchi: tutta l’Europa è vecchia e stanca.
Il solo bambino in molte delle nostre case saresti tu, Gesù, ma sei un bambino di gesso. Nulla più triste dei nostri presepi, dove nessuno attende più nessuno. L’Occidente non attende più nessuno e tanto meno te: intendo il Gesù vero, quello che realmente non troverebbe un alloggio ad accoglierlo. Perché per te, vero Uomo Dio, cioè per il Cristo vero, quello dei “Beati voi poveri e guai a voi ricchi”, quello che dice “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia…”, per te, Gesù vero, non c’è posto nelle nostre case.
Di te abbiamo fatto un Cristo innocuo, che non faccia male e che non disturbi; un Cristo riscaldato: uno che sia secondo i gusti dominanti. Un Cristo appena ornamentale.
Eppure tu vieni, Gesù; tu non puoi non venire…. Vieni sempre, Gesù. E vieni per conto tuo, vieni perché vuoi venire. E’ così la legge dell’Amore. E vieni non solo dove fiorisce ancora un’umanità silenziosa e desolata, dove ci sono ancora bimbi che nascono, dove non si ammazza e non si esclude nessuno, pur nel poco che uno possiede e insieme si divide il pane.
Ma vieni anche fra noi, nelle nostre case così ingombre di cose inutili e così spiritualmente squallide. Vieni anche nella casa del ricco, come sei entrato un giorno nella casa di Zaccheo, che pure era corrotto dalla ricchezza. Vieni come vita nuova, come il vino nuovo che fa esplodere gli otri vecchi.

Il Siôr Santul don Tarcisio Puntel


Voce di paese

dicembre 31, 2010

a cura di Luigi Maieron

21 Novembre – Madone da Salût
Questa festa si celebra a Cleulis dal 1905 l’ultima domenica del tempo ordinario quando fu portata a Cleulis con tutti gli onori dai nostri emigranti una statua della Madonna con Gesù Bambino (Madone di Crovatut). Dopo la partecipata messa solenne è seguito nel pomeriggio il canto dei vespri senza però la sentita processione, annullata causa maltempo.

20 Novembre – una nuova associazione
Presso la latteria del paese dinanzi a 25 soci si è costituita l’associazione culturale “Latteria Sociale di Cleulis”. Lo statuto, approvato all’unanimità, chiarisce che la neo associazione si propone lo sviluppo della cultura ed il progresso sociale nel paese. Dopo la lettura e l’approvazione dello statuto si è votato il consiglio direttivo formato dai signori: Paolino Puntel, Walter Puntel, Tullio Maieron, Luigi Maieron, Beppino Puntel, Matteo Primus e Pier Antonio Bellina e i revisori composti dai signori Arnaldo Puntel, Danilo Puntel e Sereno Puntel.

19 novembre – stop al Pecol
E’ stato chiuso al transito il Pecol all’altezza della casa di Orsolina Puntel fino alla “maine insom dal Pecol” causa caduta massi. Questa via ancora molto usata dalla gente di Cleulis che dal ponte sale a piedi nelle borgate alte del paese accorcia notevolmente il percorso che bisogna fare ora attraverso la “strade nove”. Ci auguriamo che il Comune provveda celermente a mettere in sicurezza questa storica via e ad illuminarla adeguatamente.

13 Novembre – contro l’elettrodotto
Manifestazione contro l’elettrodotto e la privatizzazione dell’acqua. Anche numerosi compaesani si sono uniti alle quasi duemila persone (presenti pure un nutrito gruppo del comitato austriaco contrario all’elettrodotto) che civilmente hanno manifestato contro le decisioni che vengono prese dall’alto a discapito della gente che vive in montagna per difendere la nostra terra e la nostra dignità. Il lungo e rumoroso corteo è partito dal nuovo ponte che collega Paluzza a Cercivento ed è arrivato fino in piazza a Paluzza dove sono intervenuti i rappresentanti dei comitati, i sindaci della zona compreso quello di Mauthen e mons. Zanello arcidiacono di Tolmezzo rappresentante della curia udinese.

10 Ottobre – promozione biancoazzurra
Con un secco O a 2 in casa del Comeglians e con una giornata d’anticipo i nostri “camosci biancoazzurri” ottenevano la promozione in seconda categoria del campionato carnico di calcio. L’agognata promozione è stata dedicata da giocatori e staff dirigenziale al compianto Lorenzo Matiz, ex giocatore e dirigente. Ai giocatori, allenatore, presidente e dirigenti i complimenti di Gleisiuta Clevolana.

2 Ottobre – Un nuovo ponte
Si è inaugurato il ponte che collega Paluzza a Cercivento. Era da anni che il piccolo ponte bailey che collegava queste due comunità era chiuso per l’inadeguatezza del manufatto dinanzi alle sempre più frequenti alluvioni. Così nel 2005 ci furono i primi propositi dei due Comuni, supportati dalla Comunità Montana della Carnia, di edificare un nuovo ponte poco più a sud dell’esistente. Il progetto redatto dal “nostro” ing. Giovanni Puntel e l’appalto ai lavori dato nel 2008 facevano sì che quest’opera fosse realizzata in tempi relativamente brevi. Alla benedizione e al taglio del nastro di quest’opera erano presenti, oltre ai due sindaci di Cercivento e Paluzza, numerose autorità civili e religiose che hanno sottolineato come questo ponte unisca la Valle del Bût con la Val Calda ma, oltre a collegare i paesi, deve unire anche i cuori delle persone che abitano quassù, troppo spesso divisi da inutili campanilismi e interessi personali.

20 Settembre – Tratôr day
Anche se con minor partecipazione della scorsa edizione si è tenuto sotto il tendone presso le scuole elementari il se¬condo “Tratôr-day”. Dopo la benedizione dei mezzi, si è svolto il pranzo con tanto di musica dal vivo e carosello finale dei mezzi per le vie del paese.

18 settembre – la giunta incontra
Presso il plesso scolastico di Cleulis e Timau si è svolto un incontro con la giunta comunale di Paluzza sulla situazione cimiteriale delle due frazioni a nord del capoluogo. I presenti hanno fatto notare come il cimitero che raccoglie i defunti, sia di Cleulis, che di Timau sia in pessimo stato con cumuli di terra al suo interno, alberi che crescono a ridosso dei muri perimetrali, tombe rimosse e lasciate a fianco dei vialetti, privo di un apposito e degno spazio per i resti dei nostri cari che vengono traslati e privo di colombaie e loculi per chi desidera essere cremato. A tutte queste lamentele, la giunta comunale si è impegnata a risolvere questi problemi spiegando che c’è il progetto di ingrandire l’attuale cimitero e di recuperare parte del vecchio cimitero per riutilizzarlo per le sepolture o le traslazioni. Inoltre la giunta ha spiegato che d’ora in poi i defunti delle due frazioni non saranno più divisi tra abitanti di Cleulis e Timau ma inumati indistintamente.

22 agosto – Festa alpina
Come accade ormai da diciannove anni nella penultima domenica di agosto sul Cuel da Muda si è scolta la festa alpina organizzata dal Gruppo ANA di Cleulis. Dopo la messa celebrata dal nostro compaesano “acquisito”, mons. Pietro Brollo, il lauto rancio alpino rifocillava i tanti presenti.

5 agosto – Solennità di Sant’Osvaldo
Giovedì 5 agosto con la presenza del vescovo di Udine mons. Mazzocato e altri cinque sacerdoti si è celebrata la solennità di S. Osvaldo. Alla messa del mattino la chiesa stracolma di valligiani e di tanti emigranti di Cleulis sparsi per il mondo venuti appositamente per festeggiare il “nostro” santo Re. Dopo il consueto piatto di cjalsons, nel pomeriggio si sono cantati i solenni vespri in latino con la presenza di una delegazione saurana con i loro costumi tipici e lo stendardo raffigurante il “loro” S. Osvaldo. Purtroppo con enorme dispiacere e disappunto dei tanti presenti, visto che a memoria d’uomo S. Osvaldo aveva sempre fatto il “miracolo” di uscire per le vie del nostro paese, quest’anno non si è potuta svolgere la processione causa pioggia. Alla sera sotto il tendone presso il bar Pakai si dava inizio alle quattro serate della 44a sagra dei Cjalsons. La seconda serata dedicata al country con le sue musiche, le sue tipiche danze e i suoi caratteristici costumi ha riscosso un enorme successo. L’ultima serata dedicata totalmente all’indimenticato Amato Matiz “Pakai” con una messa in suo ricordo nel venticinquesimo della sua morte e con un premio intitolato alla sua memoria, assieme alle musiche del Trio Pakai, concludevano queste belle serate organizzate in maniera impeccabile dai Giovins Cjanterins e dai tanti volontari che hanno dato loro una mano.

1 agosto 2010 a Sauris
Domenica primo agosto una nutrita rappresentanza del paese si è recata, per il secondo anno consecutivo, a Sauris con il gonfalone del nostro Santo Patrono per partecipare alla messa e alla processione di S.Osvaldo venerato appunto anche in quella comunità. L’accoglienza, come sempre, è stata cordiale e calorosa così, dopo la messa e la suggestiva processione, ci siamo ritrovati a condividere un momento conviviale con Sauris.


Sempre più per il proprio paese

dicembre 31, 2010

La 44^ Sagra dai Cjarsons ha aperto i battenti proprio nel giorno del santo patrono San Svualt, che quest’anno ha dovuto rinunciare al tra¬ziodizionale giro “pai borcs” causa il tempo ¬un po’ beffardo.
Dopo la santa messa solenne, celebrata da un ospite illustre, l’Arcivescovo Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, ed i consueti vesperi, la festa si è spostata nella parte bassa del paese. La vera novità di quest’anno è stata quella di venerdì 6 agosto, con l’attesa grande Festa Country: passeggiate a ca¬vallo, piatti a tema e naturalmente bal¬li e musica country con il gruppo New America. La pista affollata di ballerini che calzando i classici camperos batte¬vano il tacco ballando per tutta la sera con intorno i presenti entusiasti che si divertivano al ritmo della musica. Una cosa insolita nel nostro piccolo Cleulis per far divertire la gente, in alternativa al classico ritmo folk, riproposto fra l’al¬tro, nelle serate successive.
Quest’anno, il gran finale è stato dedicato al ricordo di Amato Matiz, “Pakai”, nel 25° della sua morte. Giornata intensa iniziata già nel primo pomeriggio con la visita al museo di Pakai in compagnia degli amici di sempre; Genesio, Paolo e Stefano, cui è seguita la messa domenicale in memoria del musicista. Tanti i clevolans intervenuti così pure gli amici ed appassionati giunti da tutto il Friuli, a dimostrazione del fatto che il ricordo di Pakai e della sua musica è ancora vivo ed indelebile. La serata è cominciata con l’esibizione di giovani e promettenti fisarmonicisti carnici ed è poi pro¬seguita con racconti, aneddoti e musiche che hanno reso famoso Pakai, in un crescendo di entusiasmo ed emozioni. La voce armoniosa di Stefano, l’entusiasmo di Ennio con la fisa e di Paolo con la chitarra e il sorriso soddisfatto di Genesio, che volteggiando il suo basso, come solo lui sa fare, tra lo sguardo divertito dei presenti, ci hanno regalato un’altra serata memorabile facendoci vivere la sensazione che anche Amato fosse tra noi. Insomma nonostante il tempo avverso e la concomitanza con altre manifestazioni della zona è stata una festa ben riuscita, una festa per il paese e del paese soprattutto.
Da quando abbiamo cominciato il nostro percorso, le persone coinvolte nell’organizzazione di questo evento, sono sempre più numerose. Ed è proprio questo lo spirito del nostro gruppo: il coinvolgimento, l’interesse, la partecipazione ed il contributo di ogni singolo è per noi una piccola vittoria. Allora certi così di non dimenticare nessuno: “grazie encje a ti, frut, giovin, mari, pari, nono e nona che tu stâs leint e che siguramentri tu nus as judât in chesta fiesta”. E naturalmente grazie a tutti quelli che hanno colto il nostro invito, perché in un paese piccolo come il nostro bisogna sfruttare al massimo le opportunità che ci vengono offerte per stare assieme e far festa allegramente. Un sentito ringraziamento va pure a tutti quelli che hanno partecipato alle gare del palio “das Cjarogiules”, tenendo alto il nome del nostro paese.

Giovins Cjanterins


Teatri. E in paîs si scuvierzevin atôrs

dicembre 31, 2010

Un altri passatimp da zoventût, organizât in plaça da Rita e, ultim viaç, pal 40/esim di Messa di don Celso. Fiore il muini al faseva la part dal cjalçumit. Al era cussì ben cjapât tal personagjo che lant che al cjantava, al vaiva e al sustava, interpretant la part. Imedesimansi cun granda comozion che la int che lu scoltava a vaiva cun lui.

Una persona che dopo ben 70agns ricuardìn vulintîr par il tant che à dât al nosti paîs, pal so amôr a sô int, pa sô passion e pal inzegn in ogni rouba che a faseva cun fantasia e disponibilitât, sostegnuda e judada da sô mari, a è propit stada la Rita da Luzia “da Linça”.
Vin det che a veva una naturâl predisposizion a stâ cui fruts, a insegnâ, e un “carisma” particolâr a tirâ dongja la int in compagnia e colaborâ in ogni mùt. Cul preidi a faseva dutrina in ocasion das fiestas plui impuartants. Jei cu la zoventût a fâ i arcs di brena, as fantatas a insegnava a fâ rosas di cjarta “crespa” di ogni colôr, par decorazion, bandierinas, parfint tas pussissions as fantatas piçulas vistidas a blanc, ur veva fat las alutas dai agnui di carton pituradas, ch’a son inmò in cualche cjanton, e sul cjâf la corona das rosutas di cjarta. La Edda si impensa di veilas screadas ai 25° di don Celso (dal ‘45). Ma ce ch’al è restât plui tal ricuart, al era il teatro ch’a insegnava la Rita.
Pa Rita ai era un mût di unî e coinvolzi dut il paîs e la zoventût a partecipava. Cui faseva l’atôr, cui ch’al prontava il “palco”, la “scenografia”, costums e encja ideas. Jei si informava pardut cui ch’al vès tramas di comedias, cualche volta erin alegras, atas storias di vita o sintiments.

La comedia dal Cincuanta.A vevin fat achì in plaça il “palco” su pa cjasa di “Toniz” (cumò di Fausto). Nus conta Maria che Fiore il muini al faseva la part dal cjalçumit (spazacamin). Al era cussì ben cjapât tal personagjo che, lant che al cjantava, al vaiva e al sustava, interpretant la part. Imedesimansi cun granda comozion che la int che lu scoltava a vaiva cun lui. I atôrs principâi a erin Maria dal Siro, Nicea, la Gjenoefa, Vigji da Brè, Celso. Feliciano al veva la part di un sioret ch’al tornava dongja dopo vei stât pal mont, vistît cu las ghetas blancjas, scarpas lusints, la bagulina cul pomul d’arint, la cane sul cjâf e al cjantava. Una dì a erin a fâ provas su la sala in timp di vuera e la Gjeno a ripeteva la sô part: «Senti risuonar nell’aria un colpo di arma da fuoco?». In chel, coma clamât, un grant rumôr a sconcuassa dut fasint trimâ i veris, a corin sul balcon a jodi ce ch’al sucedeva; a erin a ispezionâ una scuara di aereos di chei piçui, che a ju clamavin “Pippo”, a ziravin sbassantsi sot da Creta. Tanta poura ch’ai bombardàs, che la Rita a vosava: «Sotto gli stipiti! Sotto gli stipiti!».

La preparazion.La Rita a veva encja avût ocasion di conossi una suora di Forgjaria. passionada encja jei di teatro e a era jei che ai passava cualche comedia, che dopo a adatava, magari zontant chel che al era il vivi di chei timps. Dopo, fra la zoventût si dividevin las parts secont la naturâl predisposizion. A contin che, d’estât, dopo vei fata la zornada a fenâ, a vevin di cjatâsi pas provas. Ennio al vignive jù da Mont parfint. A vevin di studiâ dut a memoria. Ogni tant a clamava don Ludovico da Temau par un parei o un consei sul andament. Chest al è stât fint che la Rita dal ’52 a è lada fûr insiema a sô mari e po si è maridada a Verone. Ce tant bon che la Rita a à volût as nostas fantatas di chê volta, che incjemò a las clama las mês frutas! Sin contents, atraviers Gleisiuta Clevolana, di fâ rivâ duta la nosta riconossinça par dut ce che à fat par nou.

Silvia Puntel


I 30 anni del Circolo Culturale di Cleulis

dicembre 31, 2010

Nel 2011 il Circolo Culturale Ricreativo di Cleulis compirà 30 anni e per questo compleanno il prossimo calendario sarà dedicato all’attività svolta in questo arco di tempo. Da poco lo stesso Circolo Culturale si è trasferito dalla sede storica dell’ex  ambulatorio alla nuova sede sita in una stanza della Latteria Sociale di Cleulis, messa gentilmente a disposizione dalla stessa. Mentre ringraziamo il Direttivo della Latteria Sociale per la sensibilità dimostrata comunichiamo che nella stessa stanza sarà operativa per tutti coloro che lo vorranno, nei primi mesi dell’anno 2011, la nuova biblioteca arricchita di nuovi e importanti volumi. L’occasione ci è gradita per augurare a tutti Voi vicini e lontani un Buon Natale e Felice Anno nuovo.