UNA LUCE NELLA NOTTE …

marzo 9, 2009

Già la pubblicità ha messo in moto la sua potente macchina e, a modo suo, ci ha annunciato che il tempo del Natale è alle porte. Certamente nelle nostre famiglie si farà molta attenzione negli acquisti, vista anche la crisi che c’è nell’aria e si dirà subito che sarà un Natale dal tono minore. Ma per noi cristiani un Natale non lo si misura sulla quantità del denaro da spendere o sulle possibilità di accedere a viaggi più o meno esotici e ancora non si potrà ridurre a un babbo natale, o alla befana, ai cenoni e settimane bianche e forse dimenticando del tutto il Festeggiato. Il Natale è ben altra cosa! Infatti in questo tempo santo noi cristiani ricordiamo il Mistero Centrale della nostra fede: Gesù Cristo – il Verbo di Dio – fatto uomo. Ecco, forse le minori disponibilità finanziarie, ci costringeranno a ritornare un po’ al vero spirito del Natale. Non possiamo, infatti, comportarci in questa festività nel modo nettamente contrario al messaggio che ci viene da quella culla, da quella grotta, da quel Dio che, solo per amore, non disdegna di scendere dal suo Cielo ed abbracciare la nostra condizione umana. Il Natale è Amore, è Carità, è Perdono, è Pace, è sentirsi tutti una grande famiglia… Guardiamoci attorno e vedremo che quanto più ci allontaniamo dal Signore, tanto più cresce l’oscurità, la paura, l’indifferenza, lo smarrimento, l’odio…Accogliamolo invece e in noi ritornerà la Luce, la Pace, la Serenità del vivere.

GLI AUGURI

E a Natale ci si porge pure gli auguri…Anch’io lo voglio fare a tutti attraverso le pagine di Gleisiuta  Clevolana  e non mancherò di farlo anche dall’altare.

Auguri ai bambini.

Il Natale è la nascita di un BAMBINO. È la festa dei bambini. Penso ai quattro piccoli che in questi ultimi 12 mesi a Cleulis hanno aperto i loro occhi alla vita e hanno ricevuto la grazia del battesimo. Sono un grande dono per tutta la parrocchia ed è doveroso un GRAZIE ai loro genitori che li hanno accolti. Certamente non sono tanti e queste poche nascite non compensano coloro che la morte o l’emigrazione ci hanno portato via e forse è per questo che per noi ogni nascita è preziosissima e viene salutata con gioia da tutta la comunità. Aggiungo un pensiero ai nostri bambini che frequentano la catechesi e soprattutto ai bravi chierichetti che ancora vengono a servire la S. Messa festiva e feriale delle 7.30 del mattino, come nei nostri tempi passati. Il chierichetto, nella messa, è il più vicino al sacerdote e a Gesù.

Auguri ai giovani.

Nella nostra comunità di Cleulis c’è un bel gruppo di ragazzi e ragazze che fanno onore al loro paese. Sono presenti nelle attività comunitarie e soprattutto nella chiesa. Vorrei raccomandare a loro di non cedere alla tentazione dell’individualismo e di fidarsi sempre di Dio che non ci toglie alcuna libertà, ma sempre ci indica la strada della felicità e ha la pazienza anche di attenderci quando noi seguiamo altri itinerari. Un paese e una chiesa senza giovani sono senza futuro. Auguri, carissimi, il Cristo vi apre le sue porte!

Auguri alle famiglie.

Oggi si parla tanto di famiglia e si fanno le più disparate proposte. La Chiesa continua a proporre il modello evangelico, anche se un numero sempre maggiore di giovani lo trova poco praticabile. Viviamo in tempi in cui l’amore e il sesso vengono banalizzati fino al punto che anche la persona umana non ha più valore in sé, ma soltanto fino a quando può servire al nostro egoismo! Ed ecco le conseguenze che tutti abbiamo sotto gli occhi. Vorrei incoraggiare le nostre buone famiglie che qui non mancano…Vorrei che il Signore fosse presente nelle nostre case e fosse Lui ad illuminare la vita degli sposi. Un saluto ed un augurio speciale alle due nuove famiglie che si sono formate e rimaste a Cleulis: quella di Giuliano Puntel e Monica Bidoli e quella di Shuan Screm e Ingrid Esposito venuti da Paularo.

Auguri agli anziani.

E’ con profondo rispetto che mi rivolgo a loro perché conosco bene qual è stata la loro vita e su quali valori hanno impostato, a suo tempo, le loro famiglie. Saluto quelli che si trovano nella Casa di Riposo e quelli che hanno la fortuna di rimanere nelle loro case, fra i quali il decano del nostro paese Matteo (Viti) Puntel di Aip di 97 anni. Grazie a suor Caterina che periodicamente visita i malati e porta la comunione; spero così non si sentano abbandonati. Buon Natale anche a loro che, anche se non possono più fare molto perché la vita si è consumata nei sacrifici sostenuti, la loro preghiera giunge dritta al cuore di Dio.

Auguri ai miei collaboratori.

Senza di loro il parroco sarebbe bloccato e non potrebbe in alcun modo sostenere tutti gli impegni che le sue parrocchie comportano. Spero che non si stanchino di amare la loro chiesa e la loro comunità…e mi rivolgo alle catechiste, alle canterine, ai Consigli Parrocchiale ed economico, a coloro che si dedicano al decoro della chiesa e sostengono la preghiera comunitaria e la liturgia,  alla redazione del Bollettino. Per la seconda volta la richiesta di un contributo da parte della Regione non è stata accolta e dovremo aspettare ancora per mettere un po’ di ordine all’interno della chiesa. Grazie a tutti e Dio vi ricompensi.

Auguri ai nostri emigranti.

Se mettiamo insieme i discendenti dei cleuliani emigrati in varie parti del mondo dovrebbero essere alcune migliaia. Molti di essi hanno la curiosità di conoscere le loro origini, alcuni sono venuti e accolti sempre con grande gioia e un po’ di curiosità dalla nostra comunità. Con noi sono rimasti alcuni anni i fratelli Jadir e Jamir che qui hanno lavorato e poi realizzato in Brasile un progetto che si erano prefissati per il loro futuro. Ora non sono più qui con noi, ma il tempo passato insieme resterà come un marchio nel loro cuore e nella loro mente. E’ presente ancora Tacio che speriamo, come è suo desiderio, resti qui un domani come sacerdote della chiesa udinese. Il nostro Bollettino Parrocchiale unisce noi e tutti i cleuliani sparsi per il mondo come in una grande famiglia. Saluto e abbraccio tutti perché non solo sento il vincolo del sangue, ma anche mi vedo un po’ parroco di tutti loro.

E’ NATALE! Significa che la notte lascerà il posto alla luce del giorno. E’ la Luce di Cristo che rischiara le tenebre che molto spesso avvolgono il nostro cammino su questa terra. Il Signore non ci abbandona mai; è Lui che ci porta Pace, Amore e Speranza!

A ducj i paisans e emigrâts, cun dut il cûr, augurìn BON NODÂL e BON 2008

                                                    Il siôr santul Don Tarcisio Puntel                                                                                    

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CUANT CHE LA INT A DOPRAVA I MULINS

marzo 9, 2009

Viaç fra strutures che vuei no coventin plui. E nencje no esistin. Però in passât a erin un polmon economic par dut il paîs. Come la “taviela” a era una das zonas plui fertils da coltâ.

Sfoiant il libri da memoria vuei mi sei impensada di vei sintût a contâ che a Cleulas una volta ‘nd era ben doi mulins a aga, chel “di Pakai”, che al funzionava cul aga dal lavadôr, e chel “di Cjandit”, dongja Jerbamala, cul aga dal Riu dai Sgolvais. A vevin granda impuartança pa vita dal paîs, che di sigûr no si cjatava dut coma cumò tas butagas, e po no erin né mieçs, né bêçs e cuindi si scuegneva adatâsi.  

Coltivazions ta “Taviela”

Al contava barba Zuan “da Vigjut” di vei sintût da vava Risula che la taviela a era ungrum plui fiorent di cumò, a rindeva par dâ sostentament as fameas, ducj a vevin biei cjampons, si dîs che i Maierons a vevin un cjamp che al partiva dal asîl vecjo fin da Svualdina, cumò di Eros. Cjamps di cartufulas, fasûi, cjapûs, da simpri a son stâts coltivâts, encja ravas, o ronâs par dâ as vacjas e al purcit, ma plui indevûr mi contin che chei “dal Lunc” a vevin il cjamp di vuardi in “Felet”, dopo cincuantin (una sorta di sorc), il sorc vêr no simpri si rivava a madurî, tantas voltas a vignivin noma civons, guano, cafè, che si lu brustuliva in cjasa, ma nol veva parantât cun chel che si compra, al era di un amâr … coma la difarenza fra fumâ blaudin e spagnolets. Plui lontan tal timp inmò encja cjanaipa par dopo tiessila cui telârs a fâ la tela, specialmentri fâ i bleons (si impensaiso che “Spiriteç” par lâ a toli la cjanaipa sul salâr a à dât fûc al paîs) e ai sintût dal “saròs” una specie di cana che no ai capît a ce che a serviva, sai noma che il so penacjo lu dopravin a fâ scovas o scovets. La conformazion dai cjamps da coltivâ a era ungrum difarent, si conta che jù pa ruvîs a erin a gradons fin sul jet da Bût. Ta Gleria a vevin biei cjamps che dopo cul lâ dal timp la aga, roseant plan plan i pîts da mont, a ju à puartâts via e cussì a è vignuda la ruvîs. Naturalmentri ce che a dava la nosta tiera no bastava pas numerosas fameas di fiolança di chei timps, e cussì si lava a comprâ chestas granaglias dai rivenditôrs, e po coma il forment, la avena e la siala, achì no vignivin. Di norma si comprava a sacs “di Tizian o Pieriscin” o “di Salon” a Paluça, a Testeons “di Ploch” o “Zenz di Pilcjo”, jo mi impensi encje di un consorzio a Paluça. E po puartâ cul zei a pît su pal Moscjart a masinâ achì. Ma in timp di vuera – ducj savin – che la nosta int a scuegniva lâ jù pa furlania a cerî sorc, in cambio di bleons o âti, scjarsint la dote, che cun tanta fadia a vora, o se si nudrivin un vigjel e po vendilu, opûr par vecjo sfilerai in Todesc o encja a sarvî, si vevin procurât, e cui che nol veva nencja chel, gloti grandas umiliazions par un pugn di farina o di sorc, raramentri cualche persona a era di bon cûr e si lassava fâ dûl.

Il mulin di Pakai

Il mulin di Pakai duncja. Jacum Cjecje lu veva ereditât dal nono dal Moscjart che al veva encja la ostaria “di Pakai vecjo”. Al veva destinât a Jacum la ostaria e a sô sûr Margarita (la “Magaita”) il mulin, ma la nona a à volût inant che a fassessin cambio, cussì Jacum al restava in paîs e  jei che a vorès vivût cun lui a sarès stada plui dongja da glesia e po si sa che jessint om al vorès avût plui ocasion par vei il got a puartada di man e cussì al è stât. Vjigi Maieron nevout di Din di Pakai e bisnevout di Jacum, nus à procurât chesta testemonenace su la storia dal mulin dai siei vons e jo la ai voltada a gno mût. Ma il Vjigi al è encja nevout da Liva “di Cjirulin” e las sôs radîs si incrosin cui doi mulins.

«A Cleulis esistevano due mulini: quello “di Pakai” situato dove ora c’è la casa di Eugenio Maieron. Esso funzionava con l’acqua che esce dal lavatoio pubblico e quello “di Cjandit”, un po’ fuori mano, essendo edificato sot la cleva e funzionante con l’acqua del Rio Sgolvais. Il mulino “di Pakai” assieme all’osteria situata nel Moscardo erano stati ereditati, nei primi anni del ‘900, da Giacomo Maieron (detto Pakai) e dalla sorella Margherita, che andò a gestire l’osteria mentre il mulino restò al fratello. Detto mulino rimase in funzione fino ai primi anni ’50, dopo di che il figlio di Pakai Osvaldo Maieron, nel 1962 ci costruì la sua abitazione, conservando nel cortile una delle mole di pietra della macina. La struttura era dotato di ruota in legno fatta girare all’occorrenza dal “vagn” che raccoglieva l’acqua dalla roggia per farla scorrere sulle pale. Nella stanza al primo piano c’era una cassa in legno, con misure ben definite dalla Finanza, dove si mettevano i vari prodotti pronti per essere macinati. Nello scantinato sottostante c’erano due mole in pietra che macinavano le sementi, e la farina ricavata cadeva tutt’intorno raccolta da un contenitore di legno. Una volta all’anno salivano da Cercivento degli operai per tappare (picotâ) le mole usurate dal continuo macinare. L’unità di misura era il pesenal corrispondente a 10 kg. La misura data in compenso al mulinâr era stabilita dalla Finanza e su 10 kg macinati era di 1 kg. Si macinava qualunque prodotto e la gente portava in prevalenza sorgo, frumento e soia. Quando venivano accatastati parecchi sacchi di sementi, debitamente contrassegnati dai proprietari, si iniziava la macina che poteva durare fino a notte fonda. Il mulino “di Pakai” funzionava tutto il tempo e dava in parte da vivere alla famiglia stessa. Il mulino “di Cjandit” lavorava in quantità minore rispetto a quello “di Pakai” soprattutto nei mesi invernali perché più distante dal centro abitato e le nevicate allora erano abbondanti. Era dotato di asinello per il trasporto dei sacchi dal paese al mulino e viceversa. Anche il mulino “di Cjandit” con l’avvento dei primi negozi ed empori cadde in disuso verso la metà del secolo scorso e ora di lui rimangono solo qualche muto muro perimetrale in mezzo al bosco».

Il funzionament

Al funzionava cun l’aga che a vegniva jù pa roia (che no era taponada coma cumò), chê dal lavadôr e da vascja la che a lavin a beverâ las vacjas. Si cjatava sulà che a è la cjasa da Sjulinuta (cumò Genio). Al veva una granda aruela a palas di len e insom una granda gorna cuadrada, simpri di len, rivestida di banda che a rivava sù fin dal lavadôr (cuant che al è lât in disuso il mulin, nou lavin a mateâ, cjaminant ca e là par chesta gorna), al è cussì che a tolevin la âga. Il fabricât al veva un planteren e un plan. Abàs entrant  su di un alçât di saligio a erin poiadas las dôs muelonas di piera, che la fuarça dal âga che a faseva zirâ las palas a las meteva in moviment. Intona cassela di len ator di lôr al lava a finî il masinât, dopo dulà che a veva una viertidura a plera si tamesava, picjavin aì il sac che a jesseva la farina e a restava la semula, che a vigniva metuda da banda. Su par una scjala si lava disora e aì a era la cassela dulà che si meteva ce che si veva da masinâ, naturalmentri di len, a era largja sora e a lava jù strentantsi dulà che tal plancum a era la busa che coma un agolâr a puartava in sù las aruelas. Di denti da cassela a veva fat i segnos cu las brucjas par savei il peis di ce che si masinava cence pesâ ogni volta. E dopo al era il vagn, chel arnesi che al sierviva par tirâ ca la âga da roia cuant che si veva di masinâ. Che gorna chi vin det cul vagn si la podeva tirâ parsora la aruela das palas sol pal timp che a coventava, po dopo si tirava in banda che si fermàs e la âga a continuava a lâ jù pa roia. Ormai a vevin tant ben cjapât man che la Silvestra e siei fîs a savevin calcolâ il timp che al meteva a masinâ devûr dal peis dai sacs. «Si masinava encja 30-40 kg al a volta. Se si intivavisi a vei da masinâ la sera (devûr che a puartava dongja la int) si inviava il mulin e dopo si lava tal jet, par dopo jovâ viers las 3-4 di not a distacâ il vagn par fermâ il mulin – nus conta la Silvia – naturalmentri las muelas di piera cul zirâ si fruavin e alora a vignivin da Çurçuvint par tornâ a fâur i taps e chest si clamava picotâ».

(al continua sul prossim numar)

Silvia Puntel


LA STORIA PER RIFLETTERE

marzo 9, 2009

 21-22 luglio 2007: 63° Anniversario dell’eccidio di Promosio. Riportiamo il discorso tenuto da Pamela Puntel, all’inaugurazione della mostra “Resistenza italiana ed europea”. L’esposizione è rimasta aperta al pubblico dal 21 luglio al 15 agosto, presso la sala comunale “O. Puntel” di Cleulis

Per cominciare, prima di parlare brevemente della mostra, a nome del Circolo Culturale vorrei ringraziare la Sig.ra Loredana Mazzolini la quale ci ha gentilmente concesso la mostra e ci ha permesso di dare un senso ancora maggiore all’anniversario che oggi è stato commemorato in località Promosio così importante per la nostra vallata. Tante volte, com’ è vero, soprattutto le giovani generazioni, si trovano in commemorazioni come quelle di oggi o leggono vie intitolate a persone importanti nella nostra storia italiana o a date essenziali quali il 25 aprile o si trovano a Udine in Piazza I maggio ma non sanno bene spiegarsi come mai tale piazza abbia questo nome e cosa significhi veramente, tante volte hanno un nonno partigiano o un parente che è rimasto orfano a causa dei nazifascisti ma non sanno veramente cos’è successo e cosa significa veramente essere partigiano: ecco, questa mostra con i documenti e i libri locali che abbiamo messo a disposizione darà le risposte che cercano soprattutto i ragazzi, noi ci auguriamo, e chiunque abbia la voglia e l’interesse di scoprire e la storia dell’Italia. La mostra comprende il periodo che va dalla fine della prima guerra mondiale fino alla promulgazione della Costituzione Italiana entrata in vigore nel 1948: questo lungo percorso è molto ben documentato da fotografie, documenti importanti, dipinti ecc… quindi non si può aggiungere assolutamente nulla che non sia già ampliamente spiegato. Quello che invece mi preme dire è l’intento della mostra: essa non ha un obiettivo analitico come ci si aspetterebbe da una mostra storica o da un libro di storia, ma ha teso a sottolineare gli aspetti della solidarietà e del sacrificio dei popoli negli eventi determinanti per il raggiungimento della libertà e democrazia; la mostra è un documento culturale che appartiene a tutti ed è affidato a quanti vogliono scoprire le radici della Repubblica e i principi fondamentali della carta costituzionale. Ci sono molte frasi significative che si vorrebbero menzionare in un momento come questo per quanti non potranno leggere tutti i pannelli ma una delle tante che mi hanno colpito e che forse meglio di altre riassumono il senso della Resistenza è questa: “…e l’Italia s’è desta!”. La Resistenza quindi come punto di partenza e non d’arrivo! Che il sacrificio di uomini e donne, che hanno per la prima volta preso nella loro mani la storia e che hanno combattuto con la foto del figlio caduto sul cuore, senza speranza di premio per sé ma con certezza di bene per la Patria.

Pamela Puntel


NUOVA LINFA AL PAESE UN ANNO IN BELLEZZA

marzo 9, 2009

Palio, sagra, manifestazioni varie, i Giovins cjanterins non perdono tempo e si mettono al servizio della comunità

 

Sagra di Cleulis

Il 4 e 5 agosto la nostra associazione si è impegnata ad organizzare due giornate di festa in paese per l’annuale ricorrenza del patrono S. Osvaldo. Diversamente dagli altri anni i festeggiamenti si sono svolti nel piazzale esterno al bar Pakai il 4 e a Cleulis alto il 5 agosto. Il nostro intento era quello di far partecipe l’intero paese non limitandosi nel solo borgo della Glerie. Diciamo pure che era una sagra aperta a tutti ma voleva essere anche una cosa “intima” fra noi clevolans. Già i giorni precedenti il 4 agosto sono iniziati i preparativi. Piano piano tutto prendeva corpo e alle 18 sono iniziati i festeggiamenti. Novità di quest’anno è stata la lotteria con in palio il maialino “Pimpi”, attrazione della serata, che allo scoccare della mezzanotte si è visto recapitare un biglietto di andata per la Francia, in quanto proprio lì abita il vincitore. La serata ha riscosso un ottimo successo… le melodie del Trio Pakai hanno accompagnato i festeggiamenti e, tornare a suonare nello stesso posto dove in tempi passati suonava anche il nostro mitico Amato, è stata un’emozione per noi, per i suonatori e crediamo anche per la popolazione intera. Un ringraziamento sincero va in modo particolare a Mara e Francesco che hanno reso possibile tutto questo e con cui ci scusiamo per eventuali disagi arrecati, quali occupazione del suolo e “invasione” del maialino nella dimora delle caprette. Ma non è finita qui!!! Il giorno dopo tutti a Cleulis alto con inizio dei festeggiamenti nel tardo pomeriggio dopo la processione del Santo patrono per le vie del paese. Vogliamo lodare il lavoro dei nostri ragazzi che a conclusione della sagra a tarda nottata hanno dovuto smontare il tutto per preparare la sagra a Cleulis alto nei tempi previsti.Serie di ringraziamenti da fare anche per la riuscita dei questa festa: a Carletto e famiglia, per averci aperto le porte dell’ex bar, dov’è stato possibile utilizzare la sala e la cucina; a Ursula, per l’organizzazione e la preparazione dei cjalsons che richiedono un lavoro non indifferente e alle ragazze che hanno collaborato; as nones del paese, sempre presenti; a Sereno, autore del portafiori messo in palio nella lotteria; alla protezione civile, nella gestione del bus navetta; a Sant Svualt che ha mantenuto il tempo favorevole; a tutti nou giovins! Ci teniamo inoltre a dire che essendosi da poco formata la nostra associazione, per inesperienza o quanto altro ci scusiamo per eventuali disagi recati alla popolazione locale. Appunto perché era il nostro primo anno, abbiamo riscontrato le nostre difficoltà e mentre tante persone ci hanno aiutato ed incoraggiato, vogliamo invece invitare al dialogo le persone che senza nome e cognome hanno cercato di recarci danno. Parlare prima di agire pensiamo sia molto più producente.La nostra impreparazione della prima volta è un insegnamento che porterà alla maggiore attenzione nel prosieguo del nostro cammino.Un arrivederci al prossimo anno, vi aspettiamo.

 

Palio das cjarogiules

Anche quest’anno la nostra associazione ha voluto partecipare al “Palio das Cjarogiules” tenutosi a Paluzza nelle giornate dell’11 e 12 agosto. E’ il secondo anno a cui vi prendiamo parte e naturalmente, anche se richiede parecchio lavoro per l’allestimento degli stand e la cucina tipica carnica non ci demoralizziamo anzi, sono giorni che vedono una ancor più stretta collaborazione tra noi, ci regalano sempre momenti di allegria e ci danno la possibilità di stare assieme alla gente di Cleulis e non che apprezza il nostro operato. Non manchiamo di ringraziare tutti coloro che sempre ci danno una mano dal “dietro le quinte”: le nostre mamme, le persone che si adoperano per preparare i dolci, che sfilano con noi, i bambini e i ragazzi che partecipano alle gare…..insomma un grazie di cûr a tutti!

Per Ada e Tiziana

Un ricordo particolare alla nostra cara compaesana Ada, venuta così improvvisamente a mancare. La ricorderemo sempre con tanto affetto proprio mentre con le mani imbiancate dalla farina appallottolava la pasta con all’interno (il pastum) e creava un fantasioso cjalson. E un mandi anche alla cara Tiziana da sempre sostenitrice del gruppo che troppo prematuramente ci ha lasciati.

 

Associazione “Giovins Cjanterins” di Cleulas


LA RICERCA DI SARA

marzo 9, 2009

 1602. Arriva in Carnia un personaggio, molto influente: si tratta del vicario patriarcale Agostino Bruno. Un libro, pubblicato dall’associazione “Elio Cav. Cortolezzis” di Treppo C. e scritto da Sara Maieron racconta come trovò parroci e comunità dopo la Controriforma.

Pubblichiamo il discorso introduttivo, tenuto da Oscar Puntel, alla presentazione, avvenuta sabato 1 dicembre.

Il libro “Pievi, Chiese e religiosità” rappresenta uno spaccato, una fotografia della situazione ecclesiastica carnica, che la ricercatrice e amica Sara Maieron ha scattato con la lente particolare, quella della visita pastorale che il Vicario Patriarcale Agostino Bruno compie in Carnia nel 1602, raffrontandolo poi con il periodo 1595. E’ quindi, quello di questa sera, un momento importante per le nostre comunità, perché facciamo luce su un periodo storico complesso, e ancor di più non utilizziamo la torcia, il lume della grande storia. La grande storia qui si tange appena, è la cornice di riferimento. No, la storia intesa come storia dei piccoli, come racconto di come si viveva nel Seicento, quali erano gli usi, le tradizioni, la religiosità e i riti dei nostri paese. Quelle storie, vere, concrete: nella fattispecie dei pievani e delle loro chiese, intese come strutture e nella loro dimensione artistica, ma anche le Chiese definite come comunità cristiana, intrise di regole, dettami comportamentali ed etici. Pensiamo bene, dunque, al significato della parole “Storia”. Se dico “storia”: la prima associazione mentale è un insieme di date, di eventi. Spesso ricordiamo, per “economia mentale”, il fatto in sé, ma non sappiamo quello che c’è dietro il fatto, il contorno che spesso ne rappresenta il significato. Lo leghiamo però con più facilità alla nostra memoria, se esso è ancorato ad immagini, ad immagini mentali che creiamo da noi, a emozioni che possiamo esperire o rivivere. Io penso che il libro dell’amica Sara sia questo: un bel artificio per vivere con gli occhi e sulla propria pelle un periodo che altrimenti sarebbe a noi sconosciuto, nebuloso. Riservato solo agli appassionati di storia e quindi di difficile accessibilità. Io non voglio fare qui l’elogio di una persona, di una ragazza che conosco e cui mi lega un rapporto di stima e di fiducia cieco, Sara Maieron non ha bisogno di sponsors. Basta leggere gli articoli che ci scrive per il nostro Bollettino parrocchiale. Chi conosce Sara, conosce la sua innegabile attenzione alla ricerca storica, l’interesse verso i libri, le biblioteche, gli archivi. L’avvicinamento diretto alle fonti, la scrupolosa verifica. A questo si abbina una fine capacità di scrittura, capace di far vivere, e rivivere, luoghi, posti, situazioni, personaggi. Così questo libro – che nasce pure da una tesi di laurea, quindi con una certa scientificità e una certa laboriosità di linguaggio – è stato pubblicato con una scelta precisa: la semplificazione perché sia comprensibile e accessibile a tutti. Poi una nota di stile: l’impaginazione va detto è curata nel dettaglio: e nelle diverse pagine, alcune tematiche, alcuni personaggi vengono approfonditi in separati “specchietti riassuntivi”, a carattere monografico. Il quadro in cui tutto si muove è la contro-riforma: la riforma tridentina. La Chiesa rinnova se stessa, si riforma e il Patriarca invia un suo emissario per monitorare lo status di applicazione della riforma in Carnia. Questo libro analizza dunque quella che è la situazione della Chiesa, con una lettura obiettiva di fatti e ancor più documenti. Vi sono anche aspetti curiosi, come la questione dei balli… nel libro si cita la testimonianza di un laico di “Forni di Sopra” che dice del proprio cappellano, che “qualche volta balla”. Cosa che divenne vietata con le nuove disposizioni per la vita secolare. Poi ci sono aspetti che andrebbero toccati più a fondo, che qui vengono raccontati, ma non approfonditi, come la questione delle credenze popolari e delle così dette streghe. Questo libro merita di essere letto con intelligenza, perchè amplia ulteriormente le nostre conoscenze, sul periodo. Un grazie all’autrice che l’ha messo a nostra disposizione e all’Associazione Culturale “Elio cav. Cortolezzis”, per averlo voluto diffondere, perseguendo con continuità, l’obiettivo della diffusione culturale e della formazione continua delle nostre comunità.

Oscar Puntel