EDITORIALE

marzo 8, 2009

Cari lettori.

Buon Natale e un sereno 2003. E’ il primo e più importante augurio che mi sento di fare, da neo – direttore di questo giornale. Quello che state sfogliando è il frutto di tante mani che hanno lavorato per costruire una nuova “Gleisiuta clevolana”.

Sono stato chiamato a dirigere lo storico bollettino parrocchiale di Cleulis. E, confesso, quando mi è stato proposto ho detto subito di sì. Con entusiasmo. Ben consapevole quanto questo foglio sia un importante strumento di comunicazione e di informazione.

“Gleisiuta Clevolana” ha un passato importante e, costruirlo, significa prendere in mano un’eredità ingombrante.

Con orgoglio vi presento questo nuovo numero di “Gleisiuta Clevolana” e le sue principali novità. La più importante è quella che vede un avvicendarsi alla sua realizzazione di un Comitato di redazione. Attivo e vivace. Diversificato. Pronto a cogliere le sfumature di tutto ciò che accade in paese. E per abbracciare tutte le tipologie di lettori. Accanto a Renè Puntel, che per anni ha curato la pubblicazione di questo periodico, ritorna a scrivere in carnico, nella variante clevolana, Silvia Puntel. A loro,

si aggiunge l’esperta di storia locale, Sara Maieron. Sul progetto ha naturalmente vigilato don Tarcisio.

La seconda novità è il computer. Viviamo in mezzo alla tecnologia ed è necessario stare al passo coi tempi. Per questo “Gleisiuta Clevolana” entra in sinergia con il sito http://www.cleulis.it, grazie all’interessamento di Ivan e Raffaele Puntel, responsabili del

comparto multimediale della redazione. A tre mesi dall’uscita, questo bollettino sarà anche online, su internet. Qui troverete anche altre novità e le coordinate per contattare la redazione. Nel frattempo, navigateci e scoprite quali risorse contiene.

Ancora auguri e buona lettura.

 

Oscar Puntel

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Voce di Paese

marzo 8, 2009

28 settembre. Nasce il nuovo consiglio parrocchiale.

Con una riunione, si è dato avvio al primo Consiglio pastorale parrocchiale di Cleulis. Questi sono i suoi componenti: don Tarcisio Puntel (presidente), Renè Puntel (direttore del consiglio), Oscar Puntel (direttore “Gleisiuta Clevolana”), Mario Boschetti (sacrestano), Manuela Unfer Maieron (rappresentante borgo Gleria), Ennia Puntel (rapp. borgo Leipacco), Celso Puntel (rapp. borgo Cleulis), Edda Puntel (rapp. borgo Placis e canto liturgico), Teresa Bellina (Catechesi), Maria Pia Puntel (Fiori per la chiesa e canto liturgico), Osvaldo Primus e Luigi Maieron (Giovani), Mauro Bellina (Associazioni), Silvia Puntel (Diffusione stampa cattolica), Renza Puntel (Giovani famiglie), Edoardo Primus (Caritas).

18 novembre. Terreni demaniali di Muses.

Il consiglio comunale si è pronunciato sui terreni demaniali, posti in località Muses e Moscardo, avviando l’iter per la loro alienazione, cioè la vendita ai privati che attualmente li hanno in uso. Il primo lotto interesserà la zona da Pakai in giù. Si tratta di 68 appezzamenti catastali. Sulla base della perizia effettuata dai tecnici, i terreni saranno messi in vendita con un prezzo fra i 1,20 € al metro quadro (per terreni agricoli o soggetti a servitù) e 3 € al metro quadro (per quelli edificati). Nei prossimi mesi verranno presi in considerazione anche i terreni da Pakai in sù. Da indiscrezioni, sembra che qui venga tolto anche il vincolo idrogeologico.

2 novembre. Benedizione della tomba di don Carlo e don Attilio.

Nel cimitero di Cleulis, nel giorno dedicato ai morti, don Tarcisio Puntel ha benedetto le nuova tomba dei sacerdoti mons. Carlo Primus e don Attilio Balbusso. Alle due del pomeriggio, le due comunità si sono ritrovate insieme, attorno alla nuova tomba, che deve ancora essere finita. Cleulis e Timau si sono organizzate con un comitato di persone per gestire la costruzione del mausoleo, dalla progettazione al finanziamento. I lavori per la sua realizzazione sono stati coordinati da Nicolino, con l’aiuto di molti volontari. Nella messa, don Tarcisio ha ricordato i due sacerdoti e la loro importanza le comunità. Soffermandosi, in particolare, sulla fede “granitica” di don Carlo e sull’umiltà di don Attilio. Il sacerdote poi è passato davanti alle tombe dei defunti, impartendo la benedizione.

26 Novembre. Cleulis isolato.

Giornata diemergenza. Nella notte, l’acqua abbondante e incontrollata del Bût ha travolto tutto il suo naturale percorso. Ha allagato i campi di calcio e anche cinque scantinati a Casalisega. Qui sono dovuti intervenire addirittura i pompieri con le idrovore, poi anche la protezione civile e i carabinieri. A Cleulis, tanta paura sul ponte di Laipacco. Troppo stretto per lasciare passare tutta quell’acqua. Il pericolo più serio l’ha corso la casa di Osvio, vicinissima a quel luogo. Per fortuna c’era il muretto di cinta. Già nella prima mattinata è scattato l’allarme circa il fatto che l’acqua potesse passare sopra il ponte, magari trascinandolo con sé. Il ponte è monitorato da Protezione civile e carabinieri. Alle 11, vengono evacuate, con provvedimento d’emergenza, anche la scuola dell’infanzia ed elementare del paese, anche per permettere ai ragazzi di tornare a casa prima di una prevedibile interruzione della viabilità verso Cleulis alto. Nel primo pomeriggio, appurato che la situazione non migliora, il sindaco di Paluzza emana l’ordinanza di chiusura. Per tutta la notte, Cleulis rimane isolato.

Oscar Puntel

Di Cleulis, l’erede di Collina

La nostra comunità ha un’intensa attività sportiva e ci sono eccellenti atleti sia negli sport della neve che nella Marcia in Montagna come nel calcio. Da tre anni c’è anche, però, chi si è dedicato al mestiere più difficile e contestato del mondo del calcio: l’arbitro. Il 31 ottobre scorso, presso lo stabilimento della Fantoni di Osoppo, si sono tenute, come ogni anno, le rituali premiazioni degli atleti del Campionato Carnico di calcio per la stagione 2001/2002. Un campionato carnico che quest’anno è stato protagonista di molti episodi sconcertanti e, il più delle volte, a farne le spese sono state le giacchette nere. Ma, in mezzo a tante polemiche, si è contraddistinto per le sue doti arbitrali il clevolàn Giordano Maieron (di Livio e Maria) che per l’occasione è stato premiato quale miglior arbitro del campionato. Mentre ci congratuliamo con lui per il giusto riconoscimento ricevuto, gli auguriamo sinceramente di seguire le orme del più famoso collega Pierluigi Collina.

Jessica Puntel

Restaurata la “Crousj dal Puint”

Un particolare doveroso ringraziamento va rivolto a Casimiro (per tutti Miro) Puntel, che con tanta passione a restaurato la “Crousj dal puint” di Cleulis. E’ bello edere che ci sono ancora persone che si preoccupano di on lasciar cadere a pezzi il nostro patrimonio culturale. Quel crocifisso ( e tutte le altre opere in arte povera sparse sui nostri terreni ) non è solamente e puramente un’opera religiosa, ma è qualcosa di più: è la testimonianza di una identità storica, il simbolo di valori e principi che hanno permeato per decenni i nostri padri e che sono connaturati in noi (volenti o nolenti). Un grazie va dunque rivolto, anche per il pregevolissimo basamento in pietra aggiunto. Grazie, Miro!


La “Tinga”, nona di dut il paîsj

marzo 8, 2009

 

A sji clamava Caterina Muser, a stava ta Cort dal Re. La storia di una femina che ducj a clamavin “Nona Tinga”. Vivuda in miseria, ma cun tanta dignitât. Ve cemût che, cun gran coragjo, a à savût sfendi.

La storia dal nosti paîsj, jo la jout coma un mosaic. Fat di tantas piastrelutas coloradas che insiema a fasjin un biel cuadri: s’a mancja un tocut, eco ch’a resta la busja e il cuadri nol è complet. Cussì al è pa nosta int, ormai sparida, se nissjun a ju ricuarda: a resta la busja e la storia no è completa. Ogni persona a à vuda una sô carataristica, coma chês piastrelutas dal mosaic: ognuna il sô colôr.Chesta volta volarès meti a fûc un gno ricuart di una di chestas personas cul aiût di cui che al à conossjuda prin e miôr di me. A sarès nona Tinga (vêr nom: Caterina Muser, fia di Mattia e Giovanna Primus, nassjiuda ai 8 di fevrâr dal 1872 e muarta il 3 di zenâr dal 1957 n.d.r.), ricuardada pa sô granda miseria, ma soredut cemût che cun coragjo a à savût sfendi.A era nassjuda a Temau, tal 1872. Dopo una zoventût stentada, a fâ la sfilera tas segherias dal Todesc, sji era maridada cuntun zovin dal paîsj. A veva vût una fia, ma l’om a i era muart zovin. La fia, cressjuda, a è lada jù par Udin e, in veretât, di sô mari propit no sji impensava trop.

Nona Tinga, dopo, sji è tornada a maridâ a Cleulas cun von Pompieila, encja lui vedul cui fîs ormai grancj. Son vegnûts a stâ dongja da Cort dal Re, par chest mi impensi di jei, encja se i eri piçula. Nol è passât tant timp che von Pompieila la à lassjiada indevûr bessola.

Intant è vignuda la vuera, puartant miseria a ducj, incjemò plui a jei che za no veva nua. Par podei tirâ indevant, si judava cu la vacjuta, e a filâ la lana di pioura che i puartava la int in cambio di cualchi palanca o dôs cartufulas, fasjûi, una sjesjula di farina da polenta e cussì via… La sô cjasa a era fata di clap doma il prin plan, dopo di brea, cun frissuras largjas un deit.

Imagjinaitsji d’invier cuant ch’al ‘svintava e a ‘nd era tanta neif. Tancj viaçs las scjalas a erin blancjas di neif che il vint al traeva denti pas frissuras. La sô cusjina: dongja da puarta, al era il bancjon cuntun schenâl alt e dut scûr; dongja dal balconut un spolertut di fier di chei dai soldâts da prima vuera: parsora a ‘nd era simpri cualche cartufula

o cualchi lop a rustî. Tal cjanton la daspa par fâ las aças da lana, il garç par garzâla e il mulignel par filâla. Dopo, il desc dulà che al era picjât il cjaldîr di ram cul cop pa l’aga; sora una granda svea che cul so fuart tic-tac, tal scandî dal timp, a i tigniva encja compagnia. Un platut di alumini e denti cualchi lop cuet da dâ a cui che a vegniva a cjatâla. Una cridinçuta cul veri, là che cualchi sant al fasjeva biela mostra, e denti cualchi cjicara pal cafè di vuardi e plat scuarnât; un platel di crep di colôr verdon lusjint di denti, e maron di fûr, pal radic: al era rot pal mieç e jei a lu veva tacât dongja fasjint las busjutas di ca e di là e metût il spali. Una tauluta e dôs cjadreas.

Par mantegni la vacja no veva tancj prâts, cussì, a fâ il fen a lava tai lûcs plui lontans coma la Pala dal Chec, o ta Pala da Rosa, tas Parts e cussì via. A no veva che çuculas tai pîts par lâ fint sot la Mont da Tierç, o i scarpets di bisca, tancj viaçs fats di petui, fruiâts, das bleons. Jo pensi che i siei pîts non veibine mai conossjût scarpa di sorta. A no vegniva mai a cjasa vueita: o cul balot sul zei, magari strafonta, o una fassjina di bruscjas o peças, o di legnas. Fintramai a domandava a int di fâur la jerba di cjamp par secjâla e dopo dâja a vacja. A veva la stala dongja cjasa e a fâi compagnia a vacja a ‘nd era bielas pantianonas che una volta la vevin encja roseada ta coda.

I vizins di cjasa a i volevin un grum bon a nona Tinga e spes a i puartavin un plat da gustâ. Ma, sora dut, nona Tinga, s’a veva alc no era buina di tignîsji par se, sepûr a veva tanta miseria a dava dut ce ch’a veva e a ciriva di judâ cui ch’al veva bisugn. A veva un grant valôr di cûr che vuei a sji cjata di râr, ch’al sji clama “Altruismo”.

A preâ rosjari tas veglas o tas pussjissjions jei a fasjeva simpri di prin. “Ora et labora” al era dut il so vivi. Cuant ch’a no podeva plui lâ a fâ legnas che i agns a sji ingrumavin e las fuarças as tacava a cedi, i vizins a i puartavin encja cualchi zei di legnas.

A proposit, al era gno pari ch’al stava seant sù legnas ta cort, nona Tinga a veva cjapada una freidura e a era malada, tal jet. Intun moment, gno pari al sint una vosjada ch’a vigniva da cjamara di nona Tinga, mola dut e al peta sù corint clamant su pa scjala «Nona Tinga, ce veiso?»… e jei, cuieta tal jet, a i rispuint: «Oh, nua, ai doma sjossjedât».

Ma scuen contâus encja una das mês. A era lada mê mari a toli il formadi ta lataria, a i veva tolet encja il so, un biel carobulut, lu veva metût, intant, su la credinça e a era lada ta stala. A mi è vegnuda gola, ai cjapât il formadi e ai scomençât a roseâlu ator-ator, fasjint una biela corona. No us dîsj, dopo, cetantas che ind ai cjapadas, e jei: «Buinas, sbrinziata, che una tu fâs e dôs tu pensas».

Tas neveadas dal cincuantun, i è lât denti il stali cundut il fen. Simpri plui in miseria a à finît i siei ultims dîsj tal Ricovero di Paluça. In veretât no à durât trop.

Silvia Puntel