Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis e… dintorni

dicembre 4, 2017

25 Aprile. Rogazioni di San Marco. Dopo alcuni anni, in cui questa antica usanza era stata “messa da parte”, quest’anno le Rogazioni in occasione di San Marco sono state ripristinate, grazie all’iniziativa di Don Alberto. Verso le ore nove, con un cielo che minacciava pioggia da un momento all’altro, ci siamo ritrovati tutti in Chiesa per la prima tappa di questa lunga processione, che attraverso il Pecol, e con le tappe in Leipà e al “Signôr dal Puint”, è giunta fino in Aip, dove è stata celebrata la Santa Messa nella cappella di San Antonio, anche se la pioggia, che aveva iniziato a cadere copiosa lungo il tragitto, non ci dava tregua. Ad ogni tappa, sono state recitate delle litanie e preghiere speciali per proteggere il nostro paese dalle disgrazie e dai malanni e per auspicare un’annata di prosperità sia per i nostri abitanti, sia per il nostro raccolto. Al termine presso l’agriturismo “al Borg”, era stato allestito un ottimo rinfresco, occasione sempre buona per stare in compagnia e trascorrere un piccolo momento conviviale.

2 Maggio. Cleulis a Telefriuli. I cjalsons di Cleulis sono ormai famosi in tutto il mondo, anche in tv!! Grazie alla nostra partecipazione alla Festa dei Cjalsons di Sutrio, siamo stati invitati alla trasmissione “Scrigno” per parlare appunto del nostro piatto ormai più conosciuto. Dopo una carrellata di cjalsons di altri paesi carnici, verso le 22.30 è toccato a noi: Lucia e Ursula hanno magistralmente descritto la ricetta tipica e dimostrato in diretta come i cjalsons vengono realizzati, facendo un’ottima pubblicità al nostro paese e alle nostre attività. Guest star della serata è stata sicuramente la piccola Cristina, che ha letteralmente attirato l’attenzione di tutti i partecipanti, conduttore compreso, ed è stata così ufficialmente nominata mascotte dei “Giovins Cjanterins”.

4 Giugno. Festa dei Cjalsons a Sutrio. L’associazione “Giovins Cjanterins” ha partecipato alla Festa dei cjalsons a Sutrio. Si tratta di un ottima vetrina per far conoscere la Carnia e il suo simbolo più caratteristico, a turisti provenienti un po’ da tutto il Friuli e anche dalla vicina Austria; nonché un modo per confrontare i cjalsons di Cleulis con gli altri dei paesi limitrofi. In questa occasione si cerca di accontentare un po’ tutti i gusti: si passa infatti da quelli più salati, a quelli più dolci attraverso un percorso itinerante di degustazione, che comprende 10 assaggi diversi.

 

Mese di Giugno. Lavori in Cjivilugn. Durante il mese di Giugno è stata eseguita la corazzatura di un tratto della pista forestale, che da Aip conduce fino in “Cuel da Muda”. In questi lavori, sono stati inseriti anche due tratti, della strada di collegamento Placis-Cjivilugn, che risulta adesso di più agevole percorribilità. Tutti questi interventi sono stati eseguiti da parte del “Servizio Gestionale Territorio Montano” della Forestale, con sede a Tolmezzo. Nel mese di maggio, invece, erano stato già eseguito il lavoro del canale in pietrame e malta in località “Case Moscardo”. Questo lavoro prevede interventi in tre lotti distinti, due dei quali già completati.

7 Luglio. Grandinata record. Grandinata record…in negativo!! Dopo una mattinata calda e afosa, nessuno poteva immaginare che nel primo pomeriggio di venerdì 7 Luglio, il cielo quasi impazzisse e una grandinata record si abbattesse su Cleulis. Chicchi di grandine simile a delle noci sono caduti copiosi, creando danni, non solo alle auto, ma anche ai campi e agli orti, quest’anno molto rigogliosi e fruttuosi.

7 Luglio. Decima edizione Serata “Sot il tei”. Dopo la grandinata del pomeriggio, il tempo non prometteva nulla di buono e infatti una leggera pioggia è caduta ad intermittenza fino alle 19.00 circa. Ma i Giovins Cjanterins, organizzatori della serata, non si sono lasciati abbattere; al contrario si erano attrezzati benissimo, per poter comunque svolgere la serata nella piazzetta di Placis, in caso che il maltempo si fosse protratto. Sotto due gazebo, avevano sistemato delle sedie in modo che il pubblico presente potesse comunque godersi lo spettacolo teatrale “Madame Clelia & the Pionier Saloon”, rappresentato dalla compagnia teatrale di Ampezzo. Dopo i soliti saluti iniziali da parte del Presidente dell’associazione la serata è entrata subito nel vivo: una compagnia di attori ha recitato benissimo per circa due ore uno spettacolo interamente in friulano, che ha riscontrato subito l’apprezzamento del pubblico presente, sia per la leggerezza della storia, ambientata in un insolito saloon americano, dove la vendita degli alcolici era proibita e dove la signora Clelia, emigrata negli States dalla Carnia, accoglieva i suoi clienti tra battute scherzose e gag esilaranti, sempre comunque nostalgica per la sua amata Carnia; sia perché gli attori erano giovani ragazzi. Al termine dello spettacolo, il sindaco ha poi ricordato come questi momenti di svago sia sempre ben accolti nelle nostre comunità e come i Giovins Cjanterins sia sempre così bravi a saper organizzare eventi di questo genere, necessari a tenere viva la nostra comunità.

21 luglio. Ricordo della strage di Promosio. Con una Santa Messa, presso la cappella della malga sono state ricordate le vittime dell’eccidio di Promosio e bosco Moscardo del 21 luglio 1944.

a cura di Manuela Puntel

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Silvia, che nus à contât il paîs

dicembre 4, 2017

La nostra Silvia si è congedata da noi!

Non avrei mai voluto pronunciare queste parole. Appena pochi mesi fa lei era qui con noi al mattino con la corona in mano. Entrare e uscire dalla sacrestia per suonare le campane e preparare la messa. Appena qualche mese fa lei era con i suoi piccoli per il catechismo. Appena pochi mesi fa  la sua presenza rallegrava la piazzetta di Cleulis e le sue contrade. Non riusciamo ad immaginare la nostra Cleulis senza la Silvia; come non riesco ad immaginare la mia chiesa senza di lei, e mi permetto di dire anche la mia vita! E se dico io queste cose, cosa possono dire i suoi figli e il marito, le sorelle, il nipote? Per loro anche il loro paese non è più quello di prima! Noi vorremmo dire a loro che noi con loro soffriamo, siamo vicini, ci immedesimiamo al loro dolore.

Chi era la Silvia? Penso proprio che la vostra presenza così massiccia oggi qui mi dice che non ha bisogno di presentazioni. Sappiamo molto bene chi era, che cosa rappresentava per tutti noi, conosciamo l’eredità di amore per la nostra terra, di valori da  lei vissuti e tramandati, di fede in quel Dio col il quale mai per un momento ha cessato di rappresentarsi e che la sua malattia è riuscita a portarla ancora in una più profonda comunione con Lui. Posso dire di aver seguito passo passo i vari momenti della sua esistenza. Ci sentivamo legati non solo da vincoli di sangue, ma dallo stesso sentire, la medesima sensibilità per le cose, la storia, la vita semplice della nostra gente, la fede in Dio. Era nata in un momento molto difficile della nostra storia, il 1944. In quell’anno così  problematico erano venuti alla luce più di 30 bambini a Cleulis. La zia, ogni volta, nel giorno del suo compleanno, le ricordava come nel momento della sua nascita i nostri uomini stavano fuggendo sulla montagna, ricercati dai militari tedeschi. Anche papà Sisto stava cercando un nascondiglio molto preoccupato perchè la moglie era sul punto di partorire. Appena la piccola venne alla luce, la zia salì in cima al paese e gridò forte: “Sisto a è una frute, dut benon”. Sisto l’udì e disparve  finalmente rassicurato! Tranne un periodo trascorso in servizio, come tante nostre ragazze, la Silvia ha vissuto la vita qui a  Cleulis. Sposò ventenne il Tonino che oggi la piange. Dio l’ha benedetta con il dono di Battista e Daniele. Lei si è dedicata totalmente alla sua famiglia, aggiungendo il lavoro della campagna e per aiutare l’economia familiare ha fatto anche la magliaia in quegli anni in cui molte nostre giovani mamme, guidate dalla Fernanda, sono state occupate in questa attività a domicilio.                         Ma la nostra Silvia si è distinta anche con la sua penna. In questo ha ereditato dal papà che una vena poetica ce l’aveva! Era la poetessa che metteva in versi i momenti significativi della vita del paese: matrimoni, anniversari, eventi particolari. E poi? Il suo nome resterà nei nostri Bollettini Parrocchiali: si trovano là i suoi scritti, le storie, le interviste….. tutto scritto nella nostra parlata clevolana. Ero solito dirle: “Cuant che la pena a è in tas tôs mans, a no si ferma âti, a cor cence fin”. Lei diventava come un contenitore così colmo che aveva bisogno di liberarsi. Ma penso che la pagina più bella che lei ha scritto è stata in questi ultimi mesi. Si, in quelli della sua sofferenza fisica. Sapeva di morire. Si è completamente affidata alla volontà di Dio. Ha patito molto male fisico, ma ha avuto il tempo di consacrarsi alla Madonna. Non finiva di ringraziare la Genny e continuamente esclamare: Ma guarda quanto fortunata sono stata a trovare persone tanto buone ed accoglienti. La sua vicenda ha commosso i sacerdoti e tanti fedeli della zona di Brescia in cui lei si è trovata a vivere i suoi ultimi giorni. Questi hanno voluto pure darle il loro saluto, portarla nella loro chiesa per pregare ancora insieme prima del distacco. La morte del cristiano! Oh, allora si che di fronte a questi esempi ci viene spontaneo dire che la morte non è la tenebra, ma è solo mettere in disparte la lampada perché è arrivata l’alba. Quando sono arrivato a Cleulis ho trovato i primi due banchi occupati dalle nostre mamme, poi una alla volta le ho accompagnate al camposanto e i due banchi sono rimasti vuoti, poi la morte ha incominciato a portarsi via anche persone nostre coetanee che hanno costruito in questi anni la storia della nostra comunità cristiana. Ne nomino solo una, la Edda, per ricordarle tutte! E ora  anche questa! La Silvia. Nel nostro dolore e nell’accettazione della volontà di Dio, proseguiamo il nostro cammino con la forza e la fede che queste donne hanno seminato in mezzo a noi!

Fratelli e sorelle, siamo entrati nella grande settimana dell’anno: quella che noi chiamiamo Santa. Seguiremo passo passo Gesù che sale il Calvario portando la Sua croce. Sentiremo il Suo “Consummatum est”. Lo vedremo reclinare il Suo capo e spirare. Ma domenica grideremo l’Alleluia Pasquale. Ricordiamoci bene! Dio ha chiamato la nostra Silvia, l’ha portata nel suo paradiso per festeggiare la Pasqua con lui. Riposa in pace cara sorella. Dal cielo guarda a noi che siamo ancora qui a sopportare la fatica del viaggio. Proteggi e prega per i tuoi cari e per i tuoi compaesani che non potranno mai dimenticarti.

Sior Santul, don Tarcisio Puntel


La ritirade

dicembre 4, 2017

Ultim scrit. Silvia, prima di lassanûs, a veva completât la so conta dai efiets da seconda guera e in particolâr da l’ocupazion dai Cosacs e dai Giorgians chi di nou.

Ma un ata rouba mi ven in ment – al dîsj simpri il Bepin – che un Georgian una volta al era lât da femina di Guerin Muser a cerî fen pai cjavai, al jout in biela mostra la foto di Guerin ch’al era dispiers in Russjia e ai dîsj: «Io conosco questo uomo, mio amico, eravamo insieme feriti all’ospedale di Tirana, poi ci siamo persi di vista, quando la guerra finisce lui ritorna e io vengo a trovarlo». Prin di partî al è lât a saludâ la femina, ma nè lui nè Guerin a son plui tornâts, parcè che vin savût che a Spittal al è stât consegnât.

L’ultim sabida di Mai tal simiteri militâr di Lienz par ricuardâ chest ecidio al ven un Pope a dî la Messa, si posj mi plâs lâ simpri – al conta il Bepin. Una volta ai cjatada una femina di chês che sji erin salvadas scjampant pas monts, che dopo la int ju veva judâts. Par riconossinça a ven coma in pelegrinagjo, ch’a no posj dismenteâ la gracia di jessi inmò in vita.

E di chei trei muarts: un uficiâl todesc ch’a sji è trat sicûr par no jessi consegnât, forsi no i era restât nissjun in famea e nol veva sperança tal doman. Un ati muart naturâl, cuant che lu àn vistît al era za freit e a no son rivâts a dreçâi un braç. A è lada una fruta a trai la recuia, lu jout cul braç alçât e sji met a berlâ: «Al è inmò vîf! Al è inmò vîf!» e a scjampava duta spourida. E po una femina malada, mari di cuatri fruts, l’om al à scuignût proseguî cui fruts insiema da carovana, cun tant displasei di veila di lassâ in chês cundizions, però dopo al è tornât indevûr par jodi cemût ch’a stava, intant a era muarta.

Mê mari cu la Nicanòs l’à compagnada cu la cjarozula tal simiteri e a ducj i trei àn fat il funerâl coma ch’a sji usa da nou, encja sa sji supon ch’a fossin stâts ortodòs, ch’a vevin la medaia da mieza luna.

E dai bêçs che ai àn lassjât pa Glesia di Temau? A disjin che a sedi stata costruida cui bêçs dai cosacs, infati lôr la clamin Kirche Cosachen, ma la veretât a pâr ch’a seti un ata. Sji dîsji che un uficiâl todesc al è lât da don Ludovico cuntun vuluç di bêçs, al pâr ch’al seti stât un milion, che in chel timp a era una vera fortuna. Forsi al era ce ch’al era restât da paia dai uficiâi, cul intenzion ch’a ju ves doprâts par fâ una gleisia ch’a ricuardàs tal timp i sacrificis, das vitas e das privazions dai popui coinvolts ta chesta inutil e assurda aventura.

Il biât preidi cun chest tesaur al è lât in Curia a Udin par ch’a ju custodissjin lôr chest bêçs fin ch’a no vessin cjapât una decision. Dopo un pousj di agn tolet sù las firmas dai Tamoveisj a son lâts a fâsj tornâ e començada la granda opera da gleisjia dal Cristo Re. Sji po ben dî che se encja a era una fortuna, cun chel gran progjet i beçs todescs a no son bastâts e la int di Temau à fat tancj sacrificis par podeila completâ. Ma cul aiût da Providenza, vuei al è il lôr orgoglio e vant.

Al popul però nol sarès lât jù che i bêçs dai Todescs, forsi insanganâts cul sacrifici dai fradis a fossin restâts achì, alora àn metuda fûr la vousj che no i Todescs ma i Cosacs e Mongui a vevin fata chesta gracia, par chest a è conossjuda oltri confin coma glesia in ricuart dai Cosacs.

Sji conta encja di Georgians (ch’a erin militârs) ch’a vevin cerît un acordo cui partigjans (ormai ai vevin capît cemût ch’a sarès lada a finî la lôr resa) par podei domandâ achì asilo politic. Sji erin cjatâts insiema par discuti tal stali di Maria dal Biel in Spissulot, a vevin di vei cjatât un acordo cuant che una soflada al lôr comant a à fat saltâ dut.

Dopo dal passaç da ritirada la nosta int ch’a veva bisugna di dut, specialmenti fruts e fantats, a lavin jù pal Moscjart e tal Salet a jodi sa cjatavin alc di ce ch’a vevin lassjât o butât via i Mongui. Armas, munizions, fusîi di ogni cualitât, rots e intîrs, elmos, cjars, encja rots (i tocs a podevin servî). Parfint sji impensin di un camion ch’al lava a gasogjeno o a legnas ch’al veva un cjamin ch’al era dai lôr; e po gomas (ch’a sji podeva fâ las soletas dai scarpets), scugjelas, pagjelas, masserizia di ogni sorta e cuzinas e stivâi.

Enos al veva parfint cjatât un binocul. Bepo di Ricardo un imprest ch’al pâr al seti stât l’antenât da motosega, cui sji insumiava in chê volta ce ch’a podeva jessi. Àn cjatât parfint un fonografo cun ducj i discos.

E sin rivâts dapît tal sburî da nosta storia, consegnìn chescj ricuarts a chei ch’a vegnin dopo di nou, par che riconossints seipina aprezâ i sacrificis ch’a à costât la libertât che in timp di pâs nou vuei podin gjoldi e conservâ.

Vei tal cûr i sintiments cristians che mai plui podina puartâ a ripeti i sacrificis di inmolâ l’umanitât pal podei dai grancj. Da chescj sbaglios veibina da imparâ che l’om al è la plui trista bestia da domâ, s’a no scolta il cûr.

Silvia Puntel

 


Roberto, il Clevolan che al sta in Australia

dicembre 4, 2017

 

Da questo numero di Gleisiuta Clevolana vogliamo proporre ai nostri lettori delle interviste ai nostri emigranti che rientrano occasionalmente a Cleulis nelle quali ci raccontano le loro esperienze in giro per il mondo. Iniziamo queste “quattro chiacchiere” con Roberto Puntel, classe 1968, figlio di Gianni e della Catinute emigrato in Australia.

Roberto innanzitutto ben ritrovato a Cleulis! Da quanti anni sei in Australia e come mai proprio tanto lontano? «Nell’agosto del 1995 mi sono trasferito a Perth W. Australia. Io facevo il carabiniere a Madesimo in provincia di Sondrio e lì ho conosciuto la mia futuro moglie Silvia Gianoli. Lei era emigrata in Australia all’età di dieci anni e tornava costantemente in Italia per visitare i parenti. Proprio durante una sua visita in Italia ci siamo conosciuti e subito innamorati. Ci siamo sposati nel 1994 in Italia e l’anno dopo ci siamo trasferiti a vivere a Perth».

Com’è stato l’ambientamento in un luogo tanto lontano e diverso rispetto al nostro? Di cosa ti occupi in Australia? «Fortunatamente mia moglie e i miei suoceri essendo da anni residenti in Australia mi hanno agevolato nell’integrazione lavorativa e sociale del Paese. Abituato a Cleulis con trattori e apecar ho sempre avuto la passione per la guida dei mezzi di trasporto e così arrivato a Perth dopo due anni ho acquistato il primo camion da dove ho iniziato la mia attività di trasporto. Ho iniziato trasportando alimentari per sei anni e ora sono già quindici anni che ho un contratto con una grossa ditta di smaltimento rifiuti».

Hai contatti con altri friulani emigrati come te in Australia? «Appena arrivato ho preso subito contatto con il Fogolâr Furlan di Perth dove ho ricoperto negli anni anche la carica di vice presidente. Nel Fogolâr Furlan di Perth siamo una quarantina di friulani di cui io l’unico carnico. Inoltre sono già sei anni che ricopro con orgoglio la carica di presidente della sezione alpini di Perth che conta una cinquantina di soci. Tutte questa attività, oltre a farmi sentire più vicino alla madre patria, mi ha dato la possibilità di conoscere la comunità italiana di Perth e di avere buoni rapporti anche con il console italiano. L’associazione alpini di Perth mi da grandi soddisfazioni in quanto con le feste che organizziamo ciclicamente riusciamo a raccogliere fondi da inviare in Italia per le più svariate esigenze. L’ultima delle quali siamo riusciti ad inviare diciotto mila euro assieme a tutte le sezioni alpine australiane per i terremotati del centro Italia».

Hai avuto più difficoltà quando hai lasciato l’Italia o ora con il passar del tempo la nostalgia aumenta? «Oltre alla famiglia naturalmente mi mancano gli amici e le mie amate montagne. Dell’Italia posso dire che l’unica cosa che non mi manca è la sua burocrazia; infatti in Australia le più svariate pratiche vengono in giornata. La nostalgia è più sentita ora con l’avanzare dell’età che non ventidue anni fa quando sono partito perché a quell’epoca per me iniziava una nuova avventura tutta da vivere».

Cosa trovi di cambiato quando rientri a Cleulis? «Rientro abbastanza spesso però tutte le volte noto cambiamenti sempre più drastici. Il primo è quello dello spopolamento infatti noto che la nostra piazza del paese è sempre più vuota. Questo mi fa male al cuore pensando alla mia infanzia quando la piazza era sempre piena di bambini che giocavano. Ultimamente ho notato anche delle divisioni ed incomprensioni tra le persone mentre, secondo me, una volta eravamo più uniti!»

Parlaci un po’ della tua famiglia quando ti rivedremo a Cleulis? «In Australia ho la mia famiglia composta da mia moglie Silvia e dai miei due figli Gabriele di diciotto anni e Antonella di quindici anni, che a settembre arriverà in Italia per un corso di studi di un anno presso il convitto Paolo Diacono di Cividale. Questo grazie a una borsa di studio concessa per i figli di emigranti friulani nel mondo dalla regione Friuli e dall’Ente Friuli nel mondo. Questa per lei sarà un ottima opportunità per conoscere le radici e la cultura dei suoi avi. In quanto a me la nostalgia è grande ma quando arriva il bollettino Gleisiuta Clevolana mi sembra di essere ancora presente in paese. Ringrazio tutti i paesani per la calorosa accoglienza che sempre mi riservano quando arrivo a Cleulis. Mandi a ducj e sji viodin il prossjim an!»

Luigi Maieron


Premiato il nostro direttore

dicembre 4, 2017

Da quando sono diventato parroco di Cleulis, ho affidato la direzione del nostro bollettino parrocchiale, a un ragazzo che tutti voi conoscete: Oscar Puntel.

Voglio scrivere queste poche righe per congratularmi con lui, anche se si arrabbierà con me, perché non avrebbe voluto.

In maggio, il nostro direttore è stato a Napoli perché gli è stato assegnato un riconoscimento: ha infatti vinto la terza edizione del “Premio internazionale di Giornalismo Sportivo Antonio Ghirelli”, che ha ricevuto per le sue interviste e l’attività che conduceva per i settimanale e i siti internet di Mondadori. C’è anche un’altra novità. Da luglio, Oscar ha lasciato l’insegnamento (per tanti anni è stato infatti maestro nelle scuole elementari prima a Tarvisio e poi a Udine), perché è stato assunto nella sede regionale della Rai per il Friuli Venezia Giulia. A nome mio personale e della redazione, voglio congratularmi per il brillante risultato ottenuto e augurargli un felice prosieguo delle sue attività.

don Tarcisio Puntel


Il canto della falce di Ines nei prati di Cleulis

dicembre 4, 2017

La signora Ines è un’arzilla 85enne carnica che vive a Cleulis, una frazione di Paluzza. L’inesauribile compagna di vallata, Laura Plozner van Ganz, attiva nel mondo dell’alta montagna per far scoprire e valorizzare le tradizioni carniche attraverso la rete, ha realizzato questo video nel quale l’anziana racconta in friulano-carnico un po’ della sua vita e del suo lavoro quotidiano. Una donna in gamba, simpatica, energica e con tanta voglia di fare e lavorare, nonostante l’età. Le immagini sembrano sospese nel tempo e ci riportano indietro in un passato che sembra oramai lontano, ma che ancora sopravvive in molte parti del nostro Friuli, in particolar modo nella nostra Carnia. Qui di seguito una breve trascrizione delle sue parole. Osservate bene la loro profondità, intrise di vita, valori e saggezza. Pura poesia. Sembrano il testo di una canzone del cantautore australiano Nick Cave.

«Il signore mi lasci finché sono autonoma, poi mi prenda che non voglio dar fastidio a nessuno.

Guarda qua che falce consumata che ho;

E’ vecchia come me.

E’ venuta un’erba grande questo anno con il caldo.

Qui non ci possono arrivare con la falciatrice, allora tocca fare a mano.

Ho iniziato a 11 anni con la falce,

finita la scuola.

Ero brava a scuola

ma mia madre ha detto “C’è solo quella figlia che mi aiuta, non posso mandarla a scuola”.

Allora mio padre mi costruì una falce piccola

e sono ancora qui a falciare,

pensa te!

Un lavoro che si fa la mattina presto

o la sera sul tardi, fino alle 9.

Durante la giornata non fai nulla

Adesso è tutto automatizzato e pure si lamentano, e noi tutto a mano.

Gli uomini all’estero a lavorare e le donne costrette ad arrangiarsi a casa con tutto: casa, stalla, figli»

Il video della Ines si può vedere a questo indirizzo: https://youtu.be/Ht0Rzz5eQPE

L’articolo, tratto da UdineToday, si può leggere qui: http://www.udinetoday.it/cronaca/carnia-timau-signora-ines-falcia-prati.html