Dai diari di don Celso, una testimonianza esclusiva: Promosio 70anni dalla strage

agosto 7, 2014

Guerra: termine terribile che si presta a tante interpretazioni, a sentimenti contraddittori, a una ridda di emozioni che coinvolgono la ragione e il cuore in egual misura. Può significare odio, violenza, sopraffazione se non è vissuta come difesa, conquista della libertà, amore di Patria fino all’estremo sacrificio. Il nostro piccolo paese ha dato un grande contributo in vite umane, in gesta eroiche, in sofferenza, dolore e povertà, soprusi ed umiliazioni in nome di questi ultimi sentimenti. E noi li vogliamo ricordare.

Prima guerra mondiale 1915-1918. Già quest’anno ricorre il Centenario, anche se siamo entrati in guerra l’anno dopo. Sapremo allora doverosamente rendere il meritato tributo. Intanto i nomi dei nostri valorosi caduti, oltre che nel nostro cuore, nella nostra storia, sono scolpiti nella pietra del monumento situato nel sagrato della nostra chiesa.  

Seconda guerra mondiale 1940-1945. Il periodico Carnia Alpina, recentemente, ha dedicato una pagina per ricordare il contributo del corpo militare degli Alpini durante il secondo conflitto. Ci ricorda i combattimenti sui vari fronti della “Campagna di Grecia (Albania)”, “Campagna di Russia”, “Campagna d’Italia” e delle modalità. (Carnia Alpina, pag. 39 giugno 2014).

Lo stesso periodico, da pag. 42 a pag. 45, dedica un articolo alla ritirata russa del 1943 (gennaio-febbraio) ricordata dal reduce mag. Fioravante Bucco, oggi 93enne di Forni di Sopra, uno dei pochi sopravvissuti dell’Armir.

Naturalmente anche la nostra alta Carnia pagò un prezzo altissimo in nome della libertà e ogni paese può raccontare di episodi cruenti vissuti.

Anche noi abbiamo testimonianza di ricordi dolorosi, da chi ancora può raccontarceli e anche dallo scritto lasciatoci dal nostro amato Don Celso. Un racconto molto dettagliato nei particolari. Esso inizia così: “25 luglio 1943 ha segnato la fine dl Fascismo e la caduta di Mussolini che per 20 anni aveva tiranneggiato l’Italia e dichiarato la guerra”.

“L’8 settembre, salutato con tanta gioia per la dichiarazione dell’armistizio, si tramutò ben tosto in una fonte di guai per l’Italia che vide da quella data, la guerra civile, l’oppressione tedesca e tutto quel complesso di miserie e di lutti che caratterizzarono questi ultimi anni”. Poi prosegue spiegando la scissione delle fazioni e l’inizio del neofascismo: “Peggiore del primo”. Le cose andarono avanti alla meno peggio fino ai primi di maggio (1944) quando si formarono le formazioni partigiane, l’una denominata “Garibaldi” con tendenze comuniste, l’altra “Osoppo” di tendenze più moderate e riformiste.

70esimo Anniversario

Da qui iniziarono le provocazioni, uccisioni, rappresaglie ecc… fra le due fazioni, tra loro e i tedeschi. Don Celso, con dovizie di particolari, ci lascia testimonianza anche su ciò che si subiva nei paesi vicini. Tutti vivevano nel terrore e nella precarietà, nella miseria, nei lutti in un clima costante di odio spietato. Le truppe tedesche che ben presto reagirono con rappresaglie, invadendo, bruciando, saccheggiando ogni paese, ogni casa, cercando i partigiani e loro simpatizzanti, la parola ricorrente era “partizan-partizan”. A un’ennesima provocazione si giunse al 21 luglio tristemente famoso per l’eccidio perpetrato in malga Promosio, dopo essere prima passati in Lancia e altre malghe nei pressi del confine uccidendo, depredando, rubando perfino gli animali. Ancora Don Celso, testualmente: “La mattina del 21 luglio una banda di 35 armati” irruppe nella Casera di Promosio. “Ivi trovavasi il padrone Andrea Brunetti con i pastori (più due donne di Paluzza che stavano salendo per la strada per andare a prendere il formaggio), totale 17 persone. Quello che avvenne non si sa di preciso perché delle 17 persone neppure una sopravvisse. Si sa solo che nel pomeriggio, il pastore delle capre con un ragazzo di Timau quando rientrò dal pascolo, vide le vacche ancora legate nella stalla e la casera chiusa a chiave. Meravigliato và ad aprire e trova tutti orribilmente massacrati ed ammonticchiati nel mezzo della stanza, in un pozzo di sangue. Il padrone al di sopra di tutti portava al collo un cartello con la scritta: “Così è la morte dei traditori”. “Nella casera si lasciò intatto il formaggio, venne però preso il tabacco e il denaro del padrone e di pastori. Il capraio e il ragazzo impauriti, corsero a Timau a portare la triste notizia. Infatti tra i pastori 5 erano di Timau e due ragazzi di Cleulis, uno Maieron Aldo di 14 anni e l’altro Puntel Silvio di Aip di anni 16”.

“La sera stessa, volenterosi di Timau e Cleulis salirono in Promosio a prendere i morti e trasferirli nelle proprie famiglie. Anche le mucche vennero a tutta notte condotte giù e alloggiate nelle stalle di Cleulis. La banda dei banditi compiuto l’eccidio di Promosio scesero verso la vallata. Nel bosco incontrarono due donne di Naunina che con la gerla salivano a prendere il formaggio. Qui le seviziarono, le sgozzarono, tagliarono il ventre a una delle due incinta, arrivarono al punto di mettere in bocca delle pignole di abete e dopo aver occultato i cadaveri che vennero scoperti solo la domenica dopo, continuarono il loro triste viaggio (…)”. . Si racconta che erano sotto un cumulo di rami di abete (una dascia) nascoste e un po’ discoste dalla strada, per cui si fece fatica a ritrovarle.

Riprende Don Celso: “Arrivati nella prima braida del Moscardo (si presume di fronte a Cleulis, ndr) trovarono un uomo oriundo di Naunina ma residente in Aip, certo Oreste Pagavino” (…) “gli dissero che avrebbero voluto parlare con un capo dei partigiani, l’Oreste” (…) “si prestò ad andare a cercarne uno e non trovandone ritornò a riferire loro, in questo frattempo essi avevano trovato un altro uomo di Cleulis, certo Primus Benvenuto che era a fare il fieno nella braida, lo presero con sé. Che cosa avvenne non si sa, si trovarono solo l’indomani i due cadaveri dell’Oreste e del Benvenuto, in fondo al Moscardo, dietro la “maserie” vicino al bosco uccisi a pugnalate. Arrivati a Paluzza, piantarono le mitragliatrici in piazza e spararono, poi gettarono una bomba nell’ufficio postale”.

Qui poi Don Celso ci descrive le incursioni agli altri paesi vicini (Sutrio, Rivo, Cercivento, Arta, Cabia, Zuglio, Cedarchis, Imponzo, ecc…) una vera carneficina. Rinforzati dalle truppe tedesche, lungo tutta la vallata proseguirono saccheggiando, distruggendo, uccidendo, terrorizzando la popolazione al solo scopo di seminare odio, morte e molte vittime dopo averle derubate e spogliate le gettarono lungo il fiume. Una scampata vittima di Promosio, si diceva, era stato Pieri Tuc, anche lui pastore, ma la vigilia senza una scusa plausibile, volle venire a casa, quasi avesse avuto un presagio e fu la sua salvezza. Ancora testualmente Don Celso: “La domenica tutta la vallata in lutto e le campane di ogni paese suonavano per accompagnare i propri morti al cimitero. A Cleulis il funerale si fece dopo mezzogiorno. Si iniziò in Aip, poi si prese il morto di Laipacco quindi quello di Cleulis vicino alla canonica. Quando si era in Chiesa si sparse la voce che erano i tedeschi a “Quel das cidulas”; tutti gli uomini scapparono, le donne e il rimanente continuarono il funerale. La voce fortunatamente era falsa. Pensi il lettore, quale vita si conduceva. Non funzionavano le Poste, non c’erano corriere, c’era solo un medico di Treppo che veniva ogni 15 giorni con un cavallo, i Tedeschi non davano viveri, non si trovavano medicine e a tutto questo si aggiunga la paura di Tedeschi e partigiani”.

Un ragazzo di allora ricorda di essere stato a  pregare alla sera rosario alle spoglie del Benvenuto, rimase molto impressionato che aveva la testa coperta di bende. Ci sono in paese ancora testimoni che ricordano quelle tragiche due giornate. Infatti essendo in piena stagione estiva, erano a falciare i prati in alta montagna, in linea d’aria, hanno ancora negli orecchi gli spari, negli occhi il fumo lassù in Promosio e il suono dei campanacci delle mucche che vagavano poi spaurite per il bosco. Anche Nando Primus con una commovente lirica ce li tramanda. E poi la scritta dentro la cappella votiva di Promosio in suffragio delle vittime: “Signore perdona i fratelli che hanno ucciso i fratelli” e l’icona lungo la strada dove furono trucidate le due donne. E la piazza principale del capoluogo Paluzza è proprio intitolata a questa memoria.

La vicenda di Margherita Primus. Durante la prima guerra mondiale destò grande cordoglio la morte della portatrice di Timau Maria Plozner Mentil. Giustamente ebbe un riconoscimento nazionale con la medaglia d’oro e a lei fu anche intitolata (l’unico caso in Italia) la caserma alpina di Paluzza (ora dimessa). Perì per mano di un cecchino tedesco nemico durante il conflitto.
Ma ci fu pure una vittima femminile per causa di guerra anche qui a Cleulis e accadde durante la seconda guerra. Su questa vicenda c’è omertà per un’oscura causa. Don Celso ne testimonia nei suoi scritti. “Una certa Primus Margherita di Quirino di qui, sposata con Silverio Massimiliano di Paluzza (…)”. Sospettarono che facesse la spia. “La relegarono in una casa i Naunina, poi una notte la condussero nel bosco di Museis a Cercivento presso l’orto forestale, ivi scavarono una fossa, vi adagiarono la poveretta, poi bendandole gli occhi le spararono alla nuca, coprendola con così poca terra da lasciarle i piedi scoperti. Le sorelle di Cleulis non trovando più la loro congiunta a Naunina, sospettando l’avvenuto e seguendo alcuni indizi, dopo lunghe ricerche la trovarono……”. L’uccisione avvenne  il 3 (o il 5) settembre 1944 al mattino e il 7 i parenti poterono ottenere quasi come una grazia, di poterla disseppellire e farle il funerale religioso e portarla al cimitero di Paluzza”.

Non colpita da mano nemica, non casualmente, né è testimonianza indelebile l’epigrafe sulla sua lapide al cimitero di S. Daniele a Paluzza.

Ho sentito raccontare che trovandosi a Paluzza (nei giorni precedenti al fatto) una persona incontrò la sorella Maria dal Biel che andava a trovare la sorella Margherita prigioniera, era molto impaurita, allora si offerse di accompagnarla, raccontava che giunte chiesero se potevano farle visita, fu loro negato, ma poi concessero alla Margherita di affacciarsi alla finestra che stava più in alto, rasata,con il volto coperto dalle mani, singhiozzava senza riuscire a proferir parola, dovettero lasciarla così con quella penosa immagine nel cuore. Poi quando andarono a prenderla per il funerale si ricordano che ai piedi aveva gli scarpetti con i fiori ricamati. Il suo sacrificio è ancora ricordato fra i nomi scolpiti fra i caduti per causa di guerra nel nostro monumento. Si racconta anche che il marito Massimiliano ne ebbe tale trauma, da patirne da allora gravi conseguenze.

 Silvia Puntel

 

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Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis e… dintorni

agosto 7, 2014

20 aprile 2014. Santa Pasqua. Quest’anno la Pasqua “cadeva tardi” nel senso che il novilunio di primavera è stato martedì 15 aprile e di conseguenza la Risurrezione di Gesù si è celebrata domenica 20 aprile. Nonostante ciò abbiamo avuto tempo perturbato e freddo. Giovedì santo, alle ore 18, si è celebrato il ricordo dell’ultima cena di Nostro Signore con la lavanda dei piedi ai ragazzi che quest’anno hanno ricevuto la prima comunione. Venerdì santo, causa anche le temperature autunnali, si è svolta la Via Crucis in chiesa con il bacio alla Santa Croce. Durante la Veglia Pasquale del sabato santo, si è celebrata la caratteristica e sempre toccante benedizione dell’acqua e del fuoco. La domenica più importante dell’anno per i cristiani, ovvero la domenica di Risurrezione, nella chiesa gremita di fedeli e accompagnati dal coro dei “Giovins cjanterins” si è celebrata l’eucarestia e la benedizione del pane, della colomba e delle uova pasquali, prodotti che sono stati consumati durante il pranzo di Pasqua.

 9- 11 maggio. Adunata degli alpini a Pordenone. Quest’anno l’ottantasettesima adunata degli alpini è stata organizzata a Pordenone. I nostri alpini hanno partecipato in massa alla tre giorni di adunata vista anche la vicinanza della località ospitante, così tra i settantacinque mila presenti alla sfilata di domenica anche un nutrito gruppo di Cleulis ha chiuso il serpentone di penne nere sfilando indomiti ed orgogliosi sotto una pioggia battente.

 18 maggio. Prima Comunione. Una domenica nuvolosa ma priva di precipitazioni ha accolto nella piazza del paese i cinque ragazzi di bianco vestiti pronti per la processione che li ha portati, accompagnati dai genitori e da tutta la popolazione, in Chiesa per ricevere la prima comunione. La cerimonia è stata molto commovente e partecipata; organizzata in maniera splendida dalle nostre catechiste a cui va il nostro doveroso e sincero ringraziamento per l’impegno e la disponibilità che hanno profuso anche quest’anno.

1 giugno. Bacio delle croci. Al suono dell’Ave Maria delle sei una delegazione del nostro paese si è incamminata verso il colle di san Pietro portando la croce astile addobbata, com’è consuetudine, da nastri multicolori. All’arrivo sul Plan da Vincule tutte le croci della Carnia e non solo, si sono messe in cerchio per far da corona alla croce di san Pietro. Durante la messa si è ricordato l’importanza del gesto che si ripete da centinaia di anni del “Bacio delle croci”, di come questo segno di omaggio alla croce della pieve matrice della Carnia rappresenti l’unità e la fede che questo popolo nonostante tutte le difficoltà del vivere quotidiano vuol mantenere saldo.

5 luglio. Serata “Sot il tei”. Siamo già arrivati alla settima edizione edizione; questa felice intuizione dei nostri “Giovins cjanterins” ha preso piede con l’andare degli anni divenendo un appuntamento irrinunciabile.

 a cura di Luigi Maieron

 


Sot il Tei tra tradizione e innovazione

agosto 7, 2014

Sono le 21 di Sabato 5 luglio e il tempo sembra concederci respiro per presentare la settima “Serata sot il tei”, quest’anno con il tema “Giovins e Tradizions”, con la partecipazione del gruppo musicale “Cressi Experience” diretto dal maestro Giulio Venier e della fotografa Ulderica da Pozzo per la presentazione del libro “Fuochi-Gioventù e rituali in alta Carnia”. A cornice, la solita piazzetta di Placis a Cleulis, con il maestoso “tei” che riunisce più di 100 persone in un’atmosfera a dir poco emozionante.

I protagonisti di questa sera sono i giovani, ma anche gli anziani. E’ l’unione, il legame che unisce generazioni diverse; sono le radici profonde dentro ognuno di noi che segnano il passo di questa serata.

Apriamo quindi lasciando spazio alle note di Gjesù Cjamin (canto tradizionale natalizio di Cercivento)…e via con un crescendo di musiche dal suono quasi celtico: la particolarità del gruppo che ci intrattiene questa sera è che presentano appunto “Musiche di sperimentazione sulle melodie tradizionali”. A seguire, la parola passa a Ulderica da Pozzo che ripercorre la sua storia e la sua esperienza con la tradizione del lancio das “cidules”, dalla sua prima “cidula” fino alla realizzazione di questo volume  lasciando spazio poi alle immagini con una bella quanto significativa citazione: “Se non abbiamo una storia dietro, non abbiamo niente da raccontare”. Ci immergiamo quindi nelle interviste fatte anni prima da alcuni nostri giovani a diversi cleuliani,  che raccontano il loro vissuto, con un tuffo nei più bei ricordi che rivelano come vivevano loro il “Lancio das cidules”. Impossibile riportare lo stato d’animo dei presenti che con la commozione negli occhi e nel cuore hanno rivisto i loro cari che ci hanno ormai lasciati. Ad ognuno dei nostri “attempati” protagonisti in simbolo di riconoscenza viene donato una copia del libro da parte dell’associazione dei Giovins Cjanterins. La commozione lascia spazio all’ilarità quando viene lanciato un divertentissimo filmato realizzato dalla “TulliodiAip&Co.Production” che racconta, in forma ironica, il lancio das cidules, com’è vissuto da noi giovins oggi. Da notare che il video, che è presente sulla pagina you tube (cercare: lancio das cidulas a Cleulis) è stato realizzato mediante l’uso di un semplice telefonino. Un altro esempio di come la tecnologia può essere usata in maniera intelligente per valorizzare usi e costumi di piccole realtà montane come la nostra.

Il gruppo “Cressi Experience” riprende a suonare alternando musiche tragiche, come il “Dies Irae”, a pezzi allegri che spaziano da villotte carniche a ballate celtiche e che fanno venire una voglia pazza di mettersi a ballare! Trascorre così la serata con un rincorrersi di parole, note, immagini, volti e ricordi lontani. Insomma un’altra serata carica di emozioni sot il nosti cjâr tei.

Un ringraziamento a tutti quelli che si sono prodigati per la buona riuscita della serata e anche a quelli che hanno “solamente” partecipato e si sono lasciati entusiasmare.

A tal proposito, ecco la testimonianza di Silvia Puntel, presente tra il pubblico: «Sabato 5 luglio, come ormai divenuta tradizione, c’è stata la serata “Sot il tei da Placias” che normalmente si svolge a mezza estate, quasi a richiamare le indimenticabili “filas”. E’ un momento di aggregazione, di serena armonia, musica e canto, spaziando nei vari temi della cultura e cercando di coinvolgere, fin nei più piccoli, ogni gusto ed esigenza. C’è stato nelle edizioni precedenti il teatro, il folklore, la musica, la narrativa, ecc. Quest’anno si è pensato a qualche cosa di innovativo, un connubio tra il tradizionale e il moderno, cioè fra la musica di un complesso di giovani (fino ad ora non molto conosciuto) che, pur attingendo ispirazione dalle originarie radici, sa trasformare in chiave moderna musica e canzoni religiose, villotte popolari, ….. osando fin oltre confine. E’ stata una vera sorpresa! Il gruppo è composto da una decina di musicisti (fra i componenti il figlio della nostra Tiziana, Luca Boschetti) e 4 coriste. Dai loro svariati strumenti hanno saputo trarre una melodia in un crescendo di suoni, talvolta soffusi, fino a divenire roboante col tamburo, quasi a voler sottolineare il passaggio fra le generazioni, ogni tanto così repentino e veloce da non riuscire a starne al passo. Così accompagnati, è stata veramente una grande soddisfazione anche per i più scettici al moderno. All’interno di questo progetto ben indovinato anche l’inserimento della nostra più antica tradizione “das cidulas” che Ulderica Da Pozzo col suo book fotografico, ci ha presentato e illustrato. Un lavoro a più mani, con la collaborazione anche dei nostri giovani e soprattutto degli intervistati, che ci hanno fatto rivivere l’atmosfera di un tempo per questo avvenimento. Ma, maggiormente, un plauso speciale ai ragazzi d’oggi che, con amore e costanza, ne sanno mantenere ancora vivo questo spirito. E’ stata veramente, a fasi alterne, una serata che ha suscitato emozioni diverse, ma non contrastanti, anzi ci ha preso per mano guidandoci in  maniera dolce e incisiva al passaggio dei cambiamenti».

Qui di seguito i pensieri di Hans Puntel e di Martina Puntel che del progetto “das Cidulas si sono occupati in prima persona. Hans Puntel: «Spesso si sente dire che i giovani d’oggi, distratti da mille diavolerie stanno perdendo l’interesse per le tradizioni e i valori del vivere in montagna. I due progetti presentati in questa edizione della “Serada sot il tei” smentiscono questo modo di pensare. Dimostrano al contrario che non solo il legame giovani-tradizioni è ancora molto saldo, di più in alcuni casi c’è da parte dei giovani una riscoperta e una rivalorizzazione delle tradizioni. È il caso delle tradizioni del fuoco, ancora molto sentite in tutte le vallate dell’alta Carnia. Tutto questo è raccolto nel libro con annesso dvd “Fuochi – gioventù e rituali in alta Carnia” curato da Ulderica da Pozzo e Gian Paolo Gri ed edito dalla Forum. Il volume rappresenta l’ultimo tassello del progetto “la Tradizione come incontro, futuro e ricerca”, nel quale noi giovani di Cleulis assieme a quelli di altri paesi della val Pesarina, val Degano e Valcalda, abbiamo intervistato diversi paesani rivolgendo loro domande riguardo la tradizione “das cidulas”.

Un progetto che, nonostante sia stato realizzato con telecamere, telefonini e altri strumenti moderni, ha rinsaldato il filo a tratti interrotto tra le generazioni. Un progetto che inorgoglisce contemporaneamente giovani e anziani. Noi giovani dal canto nostro siamo felici e orgogliosi per essere riusciti con questo lavoro a fermare per un attimo il tempo e raccogliere dei racconti di vita che non andranno mai persi. Penso che questo sia il mix vincente su cui bisogna puntare, per la realizzazione di altri progetti che raccontino altri aspetti del nostro paese.

Un grazie doveroso a Ulderica, al professor Gian Paolo Gri, ma anche a Giulio Venier, Lino Straulino, e tutte le persone che mettono a disposizione passione e professionalità per la valorizzazione di storie, racconti, canti e tradizioni che rappresentano la nostra identità».

Martina Puntel: «Sei veramenti contente di condividi finalmenti cun ducj voaitisj, dopo 7 agns, chest lavor ch’a mi à coinvolt un grum: a è stade un esperienze veramenti grande, di chês ch’a no capitin tancj viaçs ta vite, un esperienze ch’a mi à permetût di conossi ce che il nosti paisj al ere e ce che inmò fortunatamenti al è. Cuant ch’a nus an spiegât cemût che chest lavôr al sares stât impostât, mi sei subit sintude cjapade e anzi, cuant chi vin fat cun Ulderica la prime interviste a Gjenesio, che cul so modo di fâ al si è metût a contanus cussì appasjionatamenti cemût che lui al veve vivût e al vîf chestes tradizions, i siei pinsirs, i detaglios dal so vissût ch’a i son restâts plui impres ta memorie, mi sei veramenti rindude cont di vei devant un opportunitât che al dì di vuei a no capite spes, parcè che cumò a no suceit plui come une volte di cjatâsji ator ator dal fogolar a fâsji contâ ….magari se tu âs nonos orgogliousj di contâ come i miei alore si, ma a sarà simpri nome une version, un punto di viste, une vite…. Inveze cussì, cun chest progjet, al è stat come radunâ sot il tei, ator ator di nou, ducj i anzians dal paîs tal stes moment: la Gjove, Natale e la Nene, Toni, Gjenesio, Berto e Gjovanute, la Gjilde, Cirino e me none Nene, par contâ las lor esperienzes. Ma no nome chest, parcè che grazie as tecnologies di vuei vin fat di plui che vivi e ricreâ un moment speciâl: vin podût immortalâlu e registrâ dut cu la telecamere, vei une testimonianze da tramandâ a noste volte, e chest a dî il vêr al à rindût il dut oltre che inmò plui interessant encje plui divertent. A è stade veramenti un esperienze important par me che za las tradizions e las contes di une volte a mi appassionavin un grum: a mi à leade inmò di plui as mês tradizions e a mi à fat capî che comunque Cleules al è un dai paîs che in Cjargne plui al manten vives las sôs usances tal timp. Ringrazi di cûr Hans e Ulderica par veimi dât l’opportunitât di partecipâ a realizazion di chest lavôr».

Per chi fosse interessato all’acquisto del volume: “Fuochi-Gioventù e rituali in Alta Carnia” può rivolgersi direttamente a Hans Puntel (mail: ing.hpuntel@gmail.com).

 Rosalia Maieron, Silvia Puntel, Hans Puntel e Martina Puntel


Cuant chi sei nassuda jo

agosto 7, 2014

32 fruts a son nassûts tal 1944. La nosta Silvia, fra chescj, nus conta…

A erin passâts a pena una ventina di agns da fin da Prima Vuera Mondiâl, sji començava a alçâ il cjâf cerint in cualchi mût di sanâ las feridas profondas ch’a veva lassât inta nosta int. No doma ricostruî i paîs das macerias: las feridas ma chês da l’anima a erin inmò plui profondas e a vevin cicatrices che nuia e nissun a podevin vuarî. Tancj paisans (e no doma) a àn cirût una normalitât di vita lontans di achì, fint tas Americas, fûr da chest scenari di conflit, di dolôr, di distruzion, di disperazion, dulà che a no era restada la pussibilitât, cun duta la buina volontât, di podei pensâ a un avignî dignitôs. Fîs, oms, fradis, la miôr zoventût da nosta Nazion a veva sacrificada la vita pa libertât, sul front dai nostis confins, dai nostis monts. A sji po doma inmagjinâ la disperazion das fameas di chescj martars e encja di chei che a àn patît las conseguenças das feridas, di mutilazions o malatias. E cence dismenteâ i dispers.

Duncja, a cjaval dai agns Cuaranta, sji tornava a slungjiâ sora di nou l’ombra da Seconda Vuera Mondiâl. Al inizi, i caporions sji conta che a vevin dât l’ilusion che al fos stat un intervent di poucja durada, ma dopo cui lôr trabandui di aleancias e tradiments… pensi che ur è sfuida di man e sji sa cemût che a è lada a finî: Albania, Africa, Grecia… nus àn glotût una ata volta la nosta zoventût e mai come in chei timps dal om a è saltada fûr tanta violença disumana: pousj a àn vût la gracia di tornâ das presons e ce che a àn passât no vevin nencja il coragjo di contâ. Patiments di ogni sorta, fan, fadia, violencia, malatia, debilitazion, ur tolevin prin di dut la dignitât: ju cunsjideravin come nemâi, ju ridusevin a automas cença volontât, come pupinats tas lôr mans, tant che nencja lôr stes sji riconossevin plui. Pensi doma as deportazions, ai campos di concentrament, ai fors crematoris, as sevizias in nom da “pura razza ariana”. Jo no varès mai il coragjo di lâ a visita chescj lûcs, a mi àn sconvolt doma a sintî a contâ, lei, jodi par television.

Saraial cussì misericordiôs il Signôr da podei perdonâ dut chest? Jo pensi che al volarès un infiern inmò plui sot par cui che al à pensât, fat, comandât chesta disumana strage e violenza. Plui anemai di cussì no si po jessi.

Tornin al nosti teritori, al nosti paîs. Una anada das plui tragjicas par nou a è stada chê dal 1944. Chest an a son 70 agns. Una pagjina da nostra storia scrita cul sanc: no par meti sâl su la ferida, ma par che il sacrifizi di tancj nol seti stât dibant, sji cjapin cusiença dai sbaglios dal passât, capissarìn che no po jessi pâs ta violença, tas vueras, ma tal rispiet e fratelança vorin dut di che vuadagnâ.

28 di Mai dal 1944: al era il dì di Pentecostas e a buinora cul son dai componons, jo stavi nassint. Conti chest fat personâl par via che al po jessi chel di ognun di chei che in chel an a son nassûts. Pa prima volta agna Tuta no è plui a contâmi di che zornada, come che a faseva ogni an. A era encja jê dongja di mê mari in che dì. Tal paîs a coreva vous che a stavin par rivâ i todescs che coma al solit a minaciavin che a varessin cjapât ducj i oms che a cjatavin cenca savei ce fin che a varessin fat. Di conseguenza chescj àn scugnût scjampâ e fra lôr al era ancja mê pari. Un troput a son lâts a finîla in Som Frinz, dulà che a erin platâts in tuna gondula. Gno pari al stava in pinsîr parcè che al veva lassiada mê mari, za cun las doias. Ven l’ora che ai dât il prin berli, agna Tuta cuant che a à jodût che al era dut benon si cjapa sù di corsa e a va sù pa gosa di Ana e a taca a vosâ: “Sisto tu âs una fruta e al è dut benon”. Finalmentri gno pari al tira un sospîr di soliêf e di contentecia. Tal trop di chescj oms al era encja Pii che sji veva puartât daûr una boracia di vin, al à tirada fûr e al à det: “Chesta a è l’occasion buina par bevi un got”. Ma dopo un pouc gno pari al voleva sincerâsi bessol e vegnî ju a jodi, riscjiant. Dopo veinus jodudas me e mê mari, al era pericolous tornâ sù. Sot la scjala in cjasa nosta, ch’a lava su tal plan di sora, a era una botula, scavada tas fondas, che a lava ju encje l’âga dal seglâr, gno pari al sji è lât a platâ aì sot, fint che il pericul nol era passât.

A era tanta la soddisfazion di jessi pâri che lui al voleva metimi non Felizita, par fortuna che mê mari lu à po convint a metimi chel di sô sûr, che a era muarta zovina, da pousj agns a Milan, dulà che a era a sarvî. Dal 1943, al mûr encja il fradi Pieri, vegnût za malât da l’Albania, ai restava inmò Sanzio. In chel dì di Pentescostas ta Valuta, a vevin taiât tal bosc, Sanzio cun tun ati zovenut al era a fâ la vuardia al cason. Ai dîs al fantaciut: “Va ju tal paîs a tolimi spagnolets, che sei restât cence”. Encja par che no sji stufàs a stâ di bessol lassù. Cuant che al torna, i à domandât se a ‘nd era novitâts, il frut ai rispuint che al à jodût a lâ a batiâ (ch’a sji usava batiâ in zornada i fruts, apena nassûts): “Sastu – ai dîs – che Maria di Sisto a à comprât una fruta”. “Ce i aia metût non po?”, ai torna a domandâ. “Silvia, ai sintût”, i rispuint. E gno barba: “A è me sûr chê. Sta achì atent tu, cumò, che voi a jodi e po torni biel svelt”.

Al riva ju e tal burò al à tirât fûr il plui biel grimâl di seda che al tigniva come una relicuia a ricuart di sô mari. So mari a lu veva comprât di zovina intun paîs todesc, cuant che a era sfilera. Sanzio al puarta il grimâl a mê mari: “Tu j âs metût il non di nosta sûr, sei propit content, cun chest grimâl cumò tu i fasarâs una biela gabanuta”. Ma l’à fata mê santula Luziuta di Grif cu las maniutas a sbuf, ingrispada e doi biei nastros su pas spalas. Gno barba Sanzio al è muart l’an dopo, prin di vei la soddisfazion di jodimi a fâ i prins pas. Al era malât e ai diseva a mê mari: “Cuant che a cjamina, puartila fint dal stâli di Mestin e po lassila cjaminâ bessola, jo voi sul balcon dal cjamarin a viodila rivâ”.

“Dio vede e Dio Provvede”, las mâris di una volta pur ta granda miseria, a vevin dutas cuâsi il lat par lunc timp par cressi i lôr fruts. Jo cressevi benon, ma dopo un pousj di meis eri duta dada fûr, duta un rost. A mi puartin dal miedi e chel al dîs di gjavâmi il lat di mâri parcè che a era za indaûr inzinta di mê sûre par chel a mi faseva mâl. Gno pâri intant al veva cjatât di fâ il pastôr in Zuplan. La sera dopo il lavôr, al toleva una butilia di lat e al vegniva a puartâmal par che lu ves simpri fresc. Al sun da l’Ave Maria da buinora al era za tornât su, par començâ zornada. Ce sacrificis.

A je tocjada biela encja a Pierina dal Picot, cuant che a à comprât il Berto. Al era il meis di Avost e Gjino di Nelon, il so om, al era ricoverât tal ospedâl di Tumieç. Jei a era lada a cjatâlu, naturalmentri a pît, ma cuant che a veva di tornâ a cjasa i à començât i mâi. Il Berto al veva premura di nassi, par fortuna che a era inmò lajù, senò se a sares stada bessola e par strada, no sai ce che al sares sucedût. Fato sta che al è nassût a Tumieç. L’indoman, la sûr Virgjinia, insiema a Esterina da Calan, che a lava encja jê a cjatâ la sûr Rene son ladas a jodi di chescj malâts. Virgjinia a è tornada sù, dopo, cun Pierina (simpri a pît) e il frut tal braç. Encja se nol era grandon a puartâlu un tic par on, a son rivadas a cjasa stracas sfinidas: figurâsi la femina frescja di part, ce riscjio. Ma in chê volta a era cussì. Jo sei stada simpri insurida da fruta. Mâri mi diseva: “Par fuarcia tu sês cussì slotara, che tu vâs simpri saltant cà e là come un zupet, parcè che fin dai prins dîs eri cun tei, simpri tal braç, invuluçada intuna cuzinuta chi scjampavi ju di agna Menia che vevi tanta poura a stâ bessola cuant che si sintiva dî ch’a rivavin Todescs, Mongui, Cosacs… Una volta – mi diseva – sintivi vosâ… cji cjapi su di corsa e via… cuant che eri in som da cort, un mi ferma e mi fâs segn di mostrâi ce che platavi tal braç, alci un blec da cuvierta e lui cji cjiala e al dîs: “Bela tosa”. Chel nol era todesc di sigûr”. Al era il ’44, “l’an das pulçs e da fan” al cjanta un comples di Paulâr, nou podin dî “l’an dai fruts e da fan”, parcè che no ‘nd è stada anada plui prolifica che jo veibi sintût a dî.

Si dîs che sin nassûts in 32, 6 muarts di piçui e 26 vivûts. A à començât la Luci da Vira, il prin di Zenâr e dopo encje plui di un al meis, fintremai al Rinaldo, il 12 di Dicembar. Purtrop causa da vuera, no ‘nd era lavôr e par chest tancj oms a erin a cjasa. Dut intorn a era poura, fan, miseria… ce ati confuart podevino vei se no di fâsi coragjo l’un cun l’âti tal afiet?

Ma il Signôr al à pensât ben di fâ florî tanta vita par dâ sperancia. Nonostant tanta miseria e disperazion, nissun al è muart di fan e sin achì a dimostrâ che la Provvidenza a è granda tai siei disegns.

 Silvia Puntel


Elezioni comunali 2014

agosto 7, 2014

Massimo Mentil, 42 anni, sostenuto dalla lista “Futuro, Ambiente, Comunità” e già consigliere comunale, è il nuovo sindaco di Paluzza. E’ stato eletto il 25 maggio, con 942 voti, pari al 65,33 per cento dei voti validi. La candidata Elia Vezzi, supportata da “Continuità e Sviluppo per Paluzza”, ha avuto 500 voti, pari al 34,67 per cento. Con Mentil, si è insediata una nuova giunta, composta da: Giusy Ortis, vice sindaco con delega alla cultura e all’istruzione. Assessori: Tiziano Di Ronco, al quale spettano le competenze relative ai lavori pubblici e all’urbanistica; Pier Mario Flora, che ha la delega all’ambiente, foreste e territorio; Luca Scrignaro che si occuperà di attività produttive, turismo e sport. Mentil ha tenuto per sé le competenze al bilancio, polizia locale, personale e affari generali. All’unico rappresentante del nostro paese in seno alla nuova amministrazione, Celso Puntel, sono andate le deleghe su protezione civile e manutenzione.

Un grazie per l’impegno profuso nella passata amministrazione agli uscenti Modesto Puntel, (già assessore all’agricoltura, foreste, ambiente e territorio), Walter G. Puntel (già assessore ai lavori pubblici), Osvaldo Primus (già consigliere con delega alla protezione civile e all’urbanistica). Congratulazioni e auguri di buon lavoro a Celso Puntel (che continua il mandato).

 


Don Tarcisio è cavaliere

agosto 7, 2014

Su proposta della presidenza Presidenza del Consiglio dei Ministri, in data 27 dicembre 2013, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito al nostro parroco, don Tarcisio Puntel, il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. La consegna dell’onorificenza è avvenuta il 2 giugno 2014, festa della repubblica, per mano del prefetto di Udine.

Di seguito riportiamo la lettera che Claudio Cescutti, direttore del Consiglio della Forania di San Pietro in Carnia–Paluzza, ha recapito a don Tarcisio, per congratularsi dell’onorificenza: «In occasione dell’importante riconoscimento da parte del Presidente della Repubblica, con la nomina a Cavaliere, le giungano i più sinceri auguri, a mio nome personale e da parte dell’intero Consiglio Pastorale Foraniale. Esso è stato un doveroso e giusto segno di riconoscimento dell’autorità civile alla sua persona di sacerdote e pastore delle nostre comunità.

Con l’alta onorificenza a Lei concessa, il valore umano e civile dell’opera dei sacerdoti della nostra Montagna ha raggiunto i massimi livelli.

Lo Stato Repubblicano, nella sua persona, ha riconosciuto l’altissimo impegno morale e sociale che ha sempre caratterizzato l’opera dei nostri “Siôrs Santuls”».

 


Ferdinando Primus. La poesia sulla strage di Promosio

luglio 30, 2014

sulla strage di promosio poesia ferdinando primus