Diamo in numeri… anagrafe

giugno 28, 2017

ANAGRAFE PARROCCHIALE – CLEULIS (anno 2016)

Battezzati: 4

Matrimoni fuori parrocchia:  2

Defunti: 6

Defunti fuori paese: 3

Prime Comunioni:  13

Messe celebrate: 164

Comunioni distribuite 5.600

                                                    Abitanti presenti a fine 2016:  380

 

RELAZIONE ANAGRAFICA DEL COMUNE DI PALUZZA (anno 2016)

Residenti al 31.12.2015 = 2217

Residenti al 31.12.2016= 2192

diminuzione di  unità = 25

Cancellati: 37

Iscritti: 50

Nati: 12

Morti: 50

Matrimoni (civile  nel Comune 6 – civile  in altri comuni 3. Cattolico  nel Comune 1- cattolico  in altro Comune 2 ).

 

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Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis e… dintorni

giugno 28, 2017

23-24-25 Dicembre 2017. Festività natalizie – Quest’anno le festività natalizie sono state abbastanza intense per la nostra Comunità, con una serie di eventi che sono iniziati già nella serata del 23 con il tradizionale “Concerto dell’Amicizia”, come di consueto organizzato dai “Giovins Cjanterins”. Si tratta di un evento di commemorazione, nel ricordo degli amici Lino e Manuel e, da un paio d’anni, anche evento benefico, che punta ad aiutare le associazioni o gli enti della nostra zona che hanno bisogno di un piccolo aiuto. Grazie alle note del coro “Amici del canto” di Resia e alla generosità dei nostri compaesani, purtroppo presenti non in maniera così cospicua, la serata è stata un momento di solidarietà, di riflessione, di buona musica, di amicizia appunto, resa ancora più suggestivo dall’imminente arrivo del Santo Natale. Come ormai da un paio d’anni, al termine della Santa Messa della Vigilia, sul sagrato della Chiesa, riscaldati da un ottimo vin brulè ci siamo scambiati gli auguri di Buon Natale, gustando degli ottimi biscotti realizzati dai Giovins Cjanterins. Il 25 Dicembre, al calar della sera, i bambini si sono radunati nella piazzetta del paese, tutti in trepidante attesa dell’arrivo di Babbo Natale. Puntualissimo, annunciato dal suono di un campanello, Babbo Natale ha fatto la sua comparsa da Culisjit con il suo “gei” stracolmo di pacchetti e subito dopo ha distribuito i suoi doni per la gioia di grandi e piccini, stupiti da quel vecchio dalla lunga barba bianca. Tra i tanti regali presenti, ce n’era uno davvero speciale: un piccolo presente anche per il mitico Don Alberto, che entusiasta ha partecipato allo scherzo. Prima di riprendere il suo lungo viaggio, Babbo Natale ha potuto gustare delle strepitose frittelle offerte e concedersi ai piccoli fans per le numerose foto di rito.

6 Gennaio 2018. Epifania – Festività dell’Epifania particolare quest’anno per la nostra Comunità. Oltre alla consueta benedizione dell’acqua e dei bambini, si è svolta anche la benedizione della nuova campana. Smorzati da un vento gelido ma incuriositi da quello che accadeva sul campanile, tutti con lo sguardo alzato e attenti ad ogni minimo gesto che Don Alberto compiva. Particolarmente interessante è stato vedere come la campana, prima della benedizione con l’incenso, sia stata lavata più volte, pronta poi a diffondere il suo intenso suono lontanissimo, perché in fondo il suono delle campane scandisce la vita di una comunità.

28 Febbraio. Viva viva il Carnevale – Martedì grasso si è svolta la festicciola di Carnevale per tutti i nostri bambini. Sotto un cielo grigio, con una leggera spruzzata di neve, tante mascherine colorate si sono trovate nella sala addobbata con stelle filanti e coriandoli dell’albergo “Al Cacciatore”, per trascorrere in allegria l’ultimo pomeriggio del periodo carnevalesco. Non sono mancate grida, risate, allegria e tanto divertimento!

1 Marzo. Mercoledì delle Ceneri – L’inizio della Quaresima quest’anno è coinciso con il primo giorno di Marzo: in questo giorno, il sacerdote pone sulla fronte o sul capo dei fedeli un pizzico di cenere, dando così inizio ad un periodo di purificazione e rinnovamento in vista della Santa Pasqua.

18 Marzo. Lancio das cidulinas – Appuntamento ormai fisso con il tradizionale “Lancio das Cidulas”, in occasione della festività di San Giuseppe. Sabato 18 Marzo, sul colle che sovrasta l’abitato di Cleulis, denominato“Cuel das Cidulas”, in località Raut, si sono ritrovati un gruppo di giovani e ragazzi per continuare una tradizione antichissima ma che è sempre molto sentita nel nostro paese. Al termine del suono dell’“Ave Maria”, ha inizio la serata vera e propria: dopo i convenevoli di rito, si parte con la prima “cidulina” dedicata ad una coppia di fidanzati del paese e, al termine della breve filastrocca in rima in cui si racconta in maniera scherzosa la storia dei due innamorati, al grido di “ch’a vadi”, una rotella di legno infuocata viene lanciata grazie ad un bastone e in base alla traiettoria presa da  questo disco di legno, la coppia in questione avrà più o meno fortuna e prosperità. Di solito le prime tre sono anche quelle più importanti perché dedicate rispettivamente a San Giuseppe, San Osvaldo, al quale si chiede sempre un occhio di riguardo per Cleulis e la sua gente e alle associazioni paesane che, pur essendo numerose e tutte con molti impegni in agenda, sono sempre pronte a collaborare e portare avanti le tradizioni per mantenere il paese attivo. Si tratta sempre di una bella occasione per trascorrere un’ora in compagnia, attorno al grande fuoco, tra risate, allegria e divertimento.

19 Marzo. Festività di San Giuseppe – Festività in cui si celebra San Giuseppe, padre putativo di Gesù, a cui è stata aggiunta  la ricorrenza civile della “Festa del papà”, per associare la figura del Santo alla figura del padre, come archetipo della perfetta figura paterna.

 

a cura di Manuela Puntel

 


Le campane e il loro programma di vita

giugno 28, 2017

Lo scorso 6 gennaio, solennità dell’Epifania del Signore nostro Gesù Cristo, la comunità parrocchiale di Cleulis ha vissuto un momento significativo della sua vita e della sua storia: la benedizione della nuova campana mezzana, dedicata al Patrono Sant’Osvaldo. Dopo questo solenne rito ci sembra opportuno dedicare alcune riflessioni sul significato delle campane nella Chiesa cattolica e nella comunità cristiana parrocchiale. Le righe che seguiranno saranno un approfondimento del “programma professionale” di una campana, quello cioè che una campana è e deve fare; analizzeremo assieme i titoli classici, ovvero le iscrizioni che vengono fuse sulle campane per scoprire quale sia il loro “programma di vita”. Come premessa, innanzitutto, ricordiamoci di cosa stiamo parlando. Campane e campanili non sono una parte fra tante di una struttura parrocchiale, non sono solamente monumenti storici, come non sono neppure manufatti decorativi per mantenere viva la cultura ed il folclore locale. Consideriamo quale ulteriore qualifica, quale altro termine si adopera per nominare le campane: i Sacri Bronzi. Sacri Bronzi perché sono fuse e risuonano precipuamente per rendere lode a Dio, il Tre volte Santo. Il Codice di Diritto Canonico del 1917 (sostituito poi da quello del 1983) metteva le campane tra le “res sacrae” tra le “cose sacre”. Ma come? Si può accostare una campana alle cose sacre come le preci, le Reliquie, i Sacramenti? Ovviamente vi è una profonda e radicale differenza nemmeno paragonabile tra la sacralità di un rito liturgico e le campane, tra un Sacramento (o anche un sacramentale) e una campana. Ma le campane sono sacre non per la loro sostanza o per la loro essenza, ma per il loro fine, quello di rendere gloria a Dio, onorare la Vergine o un santo Patrono e decorare il Sacro Tempio della comunità. Anche l’organo, ad esempio, ha la Sua sacralità per il fine di suonare musica sacra a lode e gloria di Dio e ad edificazione dell’anima del credente. Così non dobbiamo dimenticare che tutto ciò che riguarda il culto è sacro, cioè tolto dal profano e consacrato, offerto, dedicato solo a Dio visto il fine che gli si prefigge: e tra gli oggetti dedicati al culto vi sono anche le campane che a pieno diritto si meritano l’appellativo di Sacre. Per comprendere il significato sacrale di una campana vale la pena allora, come ho detto nell’introduzione, parlare del “programma professionale” di una campana inciso sul labbro esterno della stessa, con alcuni titoli tradizionali che variano a seconda delle dimensioni o delle particolari situazioni locali (che magari tendevano a sottolineare una virtù della campana rispetto ad un’altra), ma in linea di massima troviamo scritto così:

Laudo Deum verum, Plebem voco, Congrego clerum, Defunctos ploro, Pestem fugo, Festa decoro, Funera plango, Fulmina frango, Sabbata pango, Excito lentos, Dissipo ventos, Paco cruentos.

  • Laudo Deum Verum (lodo il Vero Dio). Quando si ascolta il suono di una campana il primo pensiero dovrebbe essere per Dio, per il Dio vivo e vero in cui noi crediamo e speriamo con amore di figli. La finalità principale di una campana deve essere questa, la campana innanzitutto è benedetta ed issata sul campanile per questo: ricordare al mondo l’esistenza di Dio ed il dovere del cristiano di adorarLo. Ma Dio non ha bisogno della campana che gli ricordi la Sua Gloria; siamo noi che abbiamo bisogno della campana che ci ricordi di Lodarlo e benedirLo e che ci sproni a vivere una vita santa: la campana è un monito ad adorare la Trinità Santissima e fare della nostra vita una lode perenne. E allora io, cristiano di Cleulis, devo domandarmi se coltivo la mia fede affinché diventi robusta, forte, vigorosa come i Sacri Bronzi. Facciamo orsù della nostra vita un bronzo che risuona la fede, e allora sapremo ascoltare e gustare il suono delle nostre campane con vera partecipazione di fede, di amore, di devozione e di fedeltà al Vangelo.
  • Plebem voco (chiamo la gente/ i fedeli). Se il precedente titolo ci forniva la principale finalità della campana, quasi la sua consacrazione, il seguente indica, forse, la funzione più importante della campana: convocare i fedeli al Culto Divino e alle Sacre Liturgie. Le campane devono risvegliare nei fedeli il gusto di incontrarsi con Dio, il gusto di partecipare con viva fede al Santissimo Sacrificio della Messa centro e perno della nostra fede, di celebrare con gioia i Sacramenti e via dicendo. Ma potrà un credente o anche un non credente trovare il gusto, il piacere, il bisogno di stare con Dio se noi per primi non viviamo le stesse cose e se non le testimoniamo? Potrà un cristiano comprendere il richiamo della campana che lo invita al Culto se non sente e non coltiva un’attrazione spirituale per Dio? Sia allora il suono delle campane un monito a fare del nostro corpo un tempio vivo dello Spirito Santo dove il Sommo Sacerdote Gesù possa trovare un altare nella mia anima e nel mio cuore degno di Lui.
  • Congrego clerum (congrego – raduno – il clero). Questa funzione sembrerebbe inutile al giorno d’oggi vista la scarsità di clero nelle nostre vallate, ma dobbiamo ricordarci che le nostre comunità fino a non tanto tempo fa, soprattutto in Carnia, erano riunite attorno alle Pievi e i sacerdoti andavano di paese in paese per le varie ufficiature. Pensiamo alla Pieve di San Pietro e ai sacerdoti canonici dislocati nelle varie curazie (non erano ancora parrocchie) e che dovevano tornare in Pieve per le celebrazioni solenni: le campane li richiamavano al loro dovere di riunirsi per le lodi del Signore. Ma pensiamo anche ai monasteri dove i monaci o le monache si riuniscono tutt’oggi per la preghiera comunitaria al suono della campana. Effettivamente nei nostri paesi questa funzione della campana non serve più al clero, ma serve per ricordare ai fedeli di pregare per il clero e far sì che esso trovi delle comunità unite nella cristiana fraternità. Cari cleuliani, quando ascolterete le campane ricordatevi dei vostri pastori: pregate per il vostro parroco, collaborate con lui. Il dolce suono delle campane rinnovi in voi una dolce e fervida preghiera per i sacerdoti e un fedele sostegno al loro operato.
  • Defunctos ploro e Funera plango (supplico per i defunti, piango ai funerali). Si tratta del famoso De profundis o l’Ave maria, così come il suono delle campane per i funerali: il suono delle campane ci accompagna dall’inizio alla fine della nostra esistenza terrena. Questo deve risvegliare in noi la preghiera per chi ci ha preceduto, il ringraziamento per l’esempio che ci hanno lasciato, ma anche il pensiero per tutti coloro che oggi sono in lutto o in difficoltà qui e altrove, nei nostri paesi e nel mondo. Le campane ci ricordano i lutti, le tragedie, le guerre, le sofferenze, i drammi dell’uomo di ieri, di oggi e anche di domani. Cristiano di Cleulis, quando sentirai il triste suono dell’agonia battuto dalla campana, quando i Sacri Bronzi suoneranno per accompagnare un fratello defunto al camposanto, risveglia in te la virtù della cristiana carità, così da essere vicino in Cristo a chi è nel lutto o nel dolore. Il suono di lamento e di speranza delle campane continui a battere nel cuore di tutti, affinché da lì, dal cuore, si espanda affetto, comprensione, solidarietà, vicinanza. Il suono del vostro cuore raggiunga le tante miserie degli uomini vicini e lontani.
  • Pestem fugo (faccio fuggire la peste) e accanto a questo Excito lentos (eccito i lenti). Di quale peste si tratta? Della famosa epidemia qui da noi non c’è più traccia. Ma c’è un’altra peste ben peggiore che si è diffusa in modo capillare anche qui in Friuli; è quella peste di cui noi chiediamo protezione nella famosa preghiera a San Giuseppe: “Allontana da noi o Padre amatissimo la peste di errori e vizi che ammorbano il mondo”. Errori nella fede! Vizi nella morale cattolica! Questa è la peste di oggi contro cui dobbiamo invocare l’aiuto del Signore. Il suono delle campane scuota gli animi dei cristiani tiepidi e lontani e li richiami. Ma anche ognuno di noi deve farsi paladino di questa lotta con una vita sobria, giusta, onesta, casta. Non siate, cari cristiani, tiepidi o lenti nella fede. Lenti in questo caso è uno dei vizi, l’accidia spirituale, che provoca lo spegnimento del cristiano. I Sacri Bronzi ci scuotano la coscienza!
  • Festa decoro (orno la festa). Non ci sarebbe molto da dire se non augurarci che le feste per un cristiano siano ancora feste di religione, di Santi e non solo sagre. In un mondo che non sa più fare festa con Dio e per Dio è necessario che i Sacri Bronzi ci ricordino con Chi dobbiamo fare festa, e per Chi dobbiamo fare festa, perché il primo a volerci felici è Dio ed è il solo che lo può realizzare perché ci ha liberati dalla morte in Cristo Gesù! Ma le campane si suonano anche per un bimbo che nasce, per un nuovo cristiano, per una coppia di sposi. Si tratta, dunque, della festa della fede, della festa della Chiesa. Le campane, lo sappiamo, danno gioia e tanta speranza. Diffondete questa gioia anche voi, cristiani di Cleulis: possiate vivere con gioia la vostra fede testimoniando con la vita che seguire il Cristo Signore è gioioso. La gioia che le campane diffondo nelle vie, nelle strade, nelle case, tra i prati, nei boschi, voi diffondetelo con la vostra vita.
  • Fulgura frango (infrango i fulmini) e Dissipo ventos (dìssipo i venti). Se siamo stati attenti alla benedizione della campana mezzana celebrata qualche tempo fa, certamente avremo notato un incalzare di suppliche affinché la campana allontani tempeste, grandine, turbini, burrasche, tuoni, fulmini e saette! Un tempo si facevano processioni contro i fulmini e le tempeste e ancora oggi nelle Rogazioni si chiede: “A fulgure et tempestate, libera nos Domine”! Ora con i parafulmini è tutto risolto? Con le previsioni meteo del meteorologo di turno siamo a posto? Forse sì, e ringraziamo Iddio per queste cose, anche se sappiamo che il tempo poi fa un po’ ciò che vuole e anche la natura non si potrà mai controllare fino in fondo: solo il Creatore ha potere sul creato. Ma anche in questo caso ci sono altri cataclismi da cui guardaci oltre a quelli naturali; sono i fulmini e i venti ostili che arrivano da dentro e fuori la Chiesa pronti a colpire la fede: la lotta del Demonio, la lotta di certa politica, l’ateimo, l’indifferenza, il denaro ecc. Questi sono tutti venti contrari che soffiano sulla barca della Chiesa e turbini e tempeste per la nostra vita di fede. Le campane ci ricordano che dobbiamo essere forti, rivestirci di Cristo Signore per combattere questi assalti; ci ricordano che dobbiamo invocare il Signore affinché plachi la tempesta come è scritto nel Santo Vangelo (cfr. Mc 4,35-41). Ma prima che lo facciano le campane dobbiamo farlo noi: dobbiamo essere noi i primi a difendere la nostra fede, a difendere la nostra identità cattolica. Le campane con il loro suono imponente e solenne ci aiuteranno in questo compito.
  • Sabbata pango (delimito -conto- i sabati) e Paco cruentos (calmo i cruenti). Le campane, infine, ci ricordano il grande valore del tempo che deve essere vissuto nella calma e nella laboriosità. Tempus volat, velat, valet: «il tempo vola, vela, vale». Le campane ci ricordano che il tempo è un prezioso dono di Dio ed i loro rintocchi delimitano e contano il passare dei giorni, dei mesi e delle stagioni: per un buon cristiano le campane sono di ottima compagnia nel pellegrinare dei giorni terreni. E le campane ci ricordano che il tempo per il cristiano non è solo un dono per vivere, ma soprattutto occasione propizia per farsi santo. Qualcuno ricorderà una delle domande del Catechismo di San Pio X: “Per qual fine Dio ci ha creati? Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell’altra, in paradiso”. Il tempo per il cristiano è il tempo della grazia per conoscere, amare e servire Dio: questo è il peculiare fine e senso del tempo. E le campane che sono cose sacre ci ricordano soprattutto questo “sacro” senso del tempo e ci insegnano a viverlo con docilità ed umiltà. E allora caro cristiano di Cleulis possa il suono delle campane risvegliare in te il senso ed il valore del tempo cristianamente vissuto e viverlo con quella fiducia e umiltà nella Provvidenza che non farà mancare nulla ai suoi figli.

Questo è quanto ci “dice” o, meglio “ci suona” una campana, per risvegliare in noi la fede e ricordarci di vivere una vita conforme al nostro Battesimo.

don Alberto Zanier


Dopo da vuera ce eisal stât di Mongui e Georgians? la ritirada

giugno 28, 2017

E intant sin rivâts dal 1945.

Ricuardant che il popol todesc al era in vuera cuintra la Russja, dopo vei concuistât i teritoris dai Georgians, Cosacs, Mongui e v.i., ur vevin dât dôs pussibilitâts: o prisonîrs o di unîsi al lôr esercit, cuindi combati cuintra la Russja e daventâ disertôrs. Àn sjielta la seconda, sperant che par lôr al sarès stât il mancul pieis. Al seguit a vevin encja las fameas e chel pouc ch’a ur era restât. Cuant che a son rivâts ta nosta regjon, coma chi savin, tal câs che a voressin vint, ur restava a lôr la nosta cjera, dulà ch’a voressin podût riconziunzisi e meti radîs. A vevin granda sperança e par chel tal lôr insediament a sji sintivin za parons. Ma dopo cul aiût dai aleâts la situazion sji è ribaltada, i Todescs cun dut il seguit a àn començât la ritirada. I Ingleis però a vevin prometût a chescj popui di agregâts che no ju voressin consegnâts ai Rus, parcè che coma disertôrs a voressin fata una tremenda fin. Però no è stada cussì, cul fat di Yalta a vevin za decidût la lôr sorta, platant la veretât a biada int fiduciosa. Infati cuant che a vevin passât il confin achì di là in Austria, dopo che a vevin consegnadas las armas, àn capît che ju vevin tradîts e pitost che di colâ tas mans dai Rus tancj sji son neâts tal flum Drava, o copâts, e i plui fortunâts scjampâts pai boscs e pas monts. Pousj a son rivâts a salvâsji. L’era il 4 e 5 di Mai dal ’45, al era freit, a neveava che Diu la mandava e su pal Moscjart a vigniva sù una carovanona ch’a no finiva ati, cun cjars, camions, cjavai e plen di soldâts e int: feminas, vecjos, fruts, cun dut ce che a podevin strassjinâsi devûr. A era començada la ritirada. A vevin di lâ fûr par Mont di Crous, savint che la strada a era fadiosa, plena di paltan, ripida inmò plui dificoltosa cu la neif. Una not sji son fermâts par una pousa tal Salet, ce che no ur era di streta necessitât àn pensât di slizerîsji, bandonant armas, camions, cjars encja rots ch’a no podevin lâ indevant o che sa ur murivin cjavai a erin inutii ch’a no vevin anemâi avonda par sostituîju, masserizias e ogni sorta di rouba ch’a ur podeva rindi plui dificoltosa la lôr za penosa marcia. Mi contin ch’a rivavin da banda da Val Cjalda, cuindi Tramonts, Val di Sant Francesc e v.i., parcè che di chê ata banda ch’a ur sarès stât miôr no ur era dada la pussibilitât.

Mi conta barba Vinicio che sô nono Pieri Tuk in chel dì, al era a passjon cu las vacjas tal Moscjart (al veva aì il stali propit dongja la strada). Al era dongja da masjeria ch’al cjalava ch’a stava passant chesta turba di disperâts, cuant che da un cjar a salta jù una femina e ai met tal braç un fagotut cuntun frutin, cerint di fâi capî a mots ch’a lu vès tignût, ma lui jal à tornât biel svuelt disjint: «Vin za un a cjasa». Infati Ema sô fia a veva avût da pouc il Pieri.

Ma chesta storia mal à contada encja il Bepino da Siea. Ai è restât chest fat tant vîf ta memoria che inmò al sji ingropa cuant ch’a la conta, encja se in chê volta nol veva plui di cuatri agn. Colpa la malatia che da piçul ai veva cjapât las gjambas ai vevin dât un pâr di scarpas ortopedicas, ma novas, ch’a nol era usât, ai fasjevin un mâl da murî e no las voleva meti. Sô nona par distrailu ai à det: «Anìn a jodi su la strada chei biâsj ch’ai stan passant». Al era dut un fracàs di cjars, cjavai, soldâts e int che par fâsji sintî fra di lôr a scuignivin berlâ. Jo curios – al dîsj il Bepin – no mal sei fat dî doi viaçs, ai metût las scarpas, vin tolet l’ombrena ch’a neveava e cu la nona sei lât sul stradon. Lant ch’a passavin da un cjar a salta jù una femina e ai met tal braç a mê nona un fagot, a à justa fat in timp a dâmi l’ombrena e cjapâ chest vuluç che il cjar al sji era za slontanât. Mi impensi ch’al era invuluçât intuna cuzina rosa. Mê nona a vierç fûr par jodi ce ch’al era e sorestada a jout un frutut di meis. Lu torna a taponâ e vegnin svuelts a cjasa, a met il fagotut su la taula e ai dîsj a mê mari: «Cjala ce ch’a mi à dât una biada mongula» mostranti il pipin. Mê mari preocupada pa miseria che in chel timp a era palpabil par ducj a dîsj: «Ma no podìn tegnilu, no vin avonda nencja par nou da tirâ indevant». A torna a invuluçâ la cuzina e cjapât il frut a va corint sul stradon par cerî chel cjar dulà ch’a podeva jessi la mari. A è rivada fin insom Temau dulà ch’al è il puint par lâ su dal Crist. Da un cjar si spuarç una femina, a capìs la situazion e sji fâsj dâ il frut (a vorà pensât jei a dâlu a mari jo crout) e a dîsj: «A è za la tierça volta ch’a cîr di dâlu via». Dopo vin capît dut il drama di chê mari, jei a voleva salvâ la vita al so frutut lassjantlu cun nou, ma sul moment da confusjon al è lada cussì. Specialmenti dopo chi vin savût ce ch’a ur è tocjât in tal Todesc, ripensant nus è restât simpri brusighiu tal stomi par no veilu tignût. Infati mê nona a disjeva: «Un cop di aga di plui ta mignestra e al sarès stât encja lui».

Silvia Puntel


Notizie dal Comune

giugno 28, 2017

Pensando di fare cosa gradita ai lettori vicini e lontani di “Gleisiuta Clevolana”, vi portiamo a conoscenza dei lavori eseguiti e quelli che verranno svolti durante quest’anno dal nostro comune nella frazione di Cleulis. Dal foglio informativo “Tal Nosti Comun” uscito nel dicembre del 2016 sono andato ad estrapolare alcune notizie che riguardano il nostro paese.

Lavori in esecuzione         

Adeguamento viabilità Laipacco-Malga Pramosio euro 130.000, lavoro interamente concluso, che è consistito nella sistemazione della viabilità comunale che porta in malga Pramosio, con la realizzazione di una variante di strada ad un tratto piuttosto ripido”. Lavoro necessario per la sicurezza dei numerosi camion che fanno la spola tra la cava di marmo e il deposito sito nel Moscardo.

Realizzazione parcheggi a Cleulis euro 150.000. Opera da terminare con un piccolo tratto di fognatura” con inizio tra l’incrocio tra via Raut e via S.Osvaldo fino a ridosso dell’ambulatorio. Lavori da appaltare a breve: lavori per cui è finito l’iter burocratico e che inizieranno ad essere eseguiti a partire dalla primavera 2017.

Realizzazione cinerari presso i cimiteri di Cleulis, Paluzza e Rivo euro 100mila. Opera molto attesa e significativa per molti concittadini: andremo a realizzare un congruo numero di cinerari”.

Progetti in corso

Lavori per i quali sono stati ottenuti i finanziamenti ma che devono ancora seguire un iter burocratico/autorizzativo e quindi potrebbero partire concretamente tra il 2017 e il 2018.

Adeguamento patrimonio comunale (piazze, strade, asfalti, illuminazione) nel capoluogo e frazioni euro 1,1 milioni di euro”. Tra questi lavori in progetto ciò che ci riguarda più da vicino c’è la sistemazione dell’area nei pressi del ponte di Cleulis e della via Aip.

Percorsi pedonali euro 180.000 Tra i lavori programmati è previsto anche il percorso pedonale posto sulla nazionale tra le ultime case poste nella borgata Glerie e il bivio delle scuole.

Sistemazione ex scuola materna di Cleulis euro 200.000. Una prima sistemazione statica della struttura e la realizzazione di qualche posto macchina”. Tutti noi a Cleulis auspichiamo che questo annoso problema venga risolto al più presto. La struttura fatiscente posta all’inizio della borgata di Cleulis stona con le belle case circostanti e non è un bel biglietto da visita per chi arriva in paese. Altri ruderi a cui bisognerebbe metter mano si trovano a pochi metri dalla parrocchiale. Oltre all’impatto visivo queste strutture poste sulla strada sono pericolose per l’incolumità della popolazione.

Nuovi contributi già finanziati di cui avviare l’iter

Manutenzione immobili patrimonio comunale euro 470.000. Nel monte spese è previsto anche un intervento sull’ambulatorio di Cleulis.

PIPA (Piano di insediamento produttivo agricolo) euro 240.000 interamente finanziati dalla Regione per il progetto che prevede il riordino fondiario del Moscardo. Il progetto prevede l’esproprio di tutto il Moscardo sul lato sinistro salendo verso nord, dall’inizio fino al primo ponte sopra la RT Cave, andando poi a creare dei lotti estesi da affittare agli agricoltori che provvederanno alla cura e alla manutenzione.” Questo interessante progetto porrà finalmente fine ad una frammentazione che per decenni ha impedito di tenerlo pulito e curato in modo efficace.

Ambiente

L’Amministrazione si è adoperata anche quest’anno per l’organizzazione delle giornata ecologica del FAI “puliamo il mondo”… a Cleulis in prossimità del ponte “da Muse”; si è provveduto infine alla potatura e alla sramatura del tiglio di Cleulis.

 

Luigi Maieron


Partecipiamo agli eventi “dai Giovins”!

giugno 28, 2017

Vi avevamo lasciato nell’estate del 2016, parlandovi dei nostri eventi estivi ma nel frattempo la nostra associazione è stata comunque molto impegnata già dall’inverno della fine dell’anno scorso. Più che un impegno vero e proprio, a metà dicembre, e precisamente il week-end del 17-18, i Giovins Cjanterins avevano organizzato una gita a Salisburgo, meta molto ambita in quel periodo, grazie all’atmosfera natalizia che si respira per le vie della città e tra le numerosissime bancarelle dei tradizionali mercatini. É stata questa una bella occasione di aggregazione e svago prima di riprendere le nostre numerose attività, oltre che motivo di conoscenza di zone nuove e per molti non ancora visitate. L’evento invernale di maggior spicco è stato il tradizionale “Concerto dell’Amicizia”, che quest’anno si è svolto il 23 dicembre, con la partecipazione del coro “Amici del canto” di Resia. Il coro, composto esclusivamente da voci maschili, ci ha presentato due diversi repertori: nella prima parte ha eseguito brani legati alla tradizione popolare, ai canti di montagna e alle villotte tipiche delle nostre vallate; la seconda parte invece è stata dedicata interamente a brani natalizi, in vista anche dell’imminente Natale. Come da tradizione lo scopo finale del concerto è legato alla beneficenza, quest’anno dedicata all’associazione “Dinsi une man” di Tolmezzo che si occupa del trasporto e dell’organizzazione di vacanze per le persone disabili. In merito alla partecipazione da parte della popolazione avremmo da fare un piccolo rimprovero: siamo un po’ amareggiati del poco riscontro avuto tra i nostri compaesani, infatti i presenti alla serata si contavano sulle dita di una mano. Davvero troppo pochi visto anche lo scopo dell’evento, no? Quello che chiediamo alla popolazione è soltanto un piccolo sforzo in più e una maggiore partecipazione ai nostri eventi, soprattutto se si tratta di beneficenza, perché abbiamo sempre cercato di fare il meglio per la nostra comunità e per mantenere il nostro paese vivo e attivo il più possibile. Il 24 dicembre come di consueto the, vin brulè e biscotti offerti al termine della Messa della Vigilia, mentre il 25 dicembre per la gioia di grandi e piccoli Babbo Natale è arrivato in piazza, carico di doni. Nei primi mesi di quest’anno i due eventi principali da noi organizzati sono la festa di carnevale per i nostri bambini e il tradizionale “lancio das cidulines”. Martedì 28 febbraio, ultimo giorno di carnevale, anche se il tempo era pessimo, con una leggera nevicata, abbiamo organizzato una festicciola in maschera per concludere in allegria il periodo carnevalesco prima della Quaresima. Tra coriandoli, stelle filanti, crostoli a volontà e allegra musica abbiamo trascorso un pomeriggio di divertimento e compagnia. In occasione della festività di San Giuseppe, come da tradizione, si svolge il “lancio das cidulines”, che quest’anno è rimasto in sospeso fino all’ultimo a causa della scarsità di pioggia e neve che ha caratterizzato l’inverno. Questa tradizione è sempre molto attesa soprattutto dalle generazioni più giovani, che si radunano nella piazza o direttamente sul colle per attendere incuriositi la loro “cidule” e scoprire così con chi sono stati accoppiati. Alcuni poi si cimentano anche nel lancio, sperando che la rotella infuocata vado il più lontano possibile in modo da augurare prosperità e felicità alla coppia che è appena stata nominata nella rima.

Approfittiamo infine di questo spazio a noi dedicato per informarvi a grandi linee dei nostri prossimi eventi:

-prima domenica di giugno a Sutrio rivive la tradizione dei cjalsons in Carnia con la degustazione di  cjalsons tipici di vari paesi della Carnia.

-circa a metà luglio ci sarà la “Serata sot il Tei”, nella suggestiva piazzetta di Placis, sotto il vecchio tiglio.

-il 4-5-6 agosto: 51° Sagra dai cjalsons, sotto il tendone presso il Bar Pakai.

-presumibilmente 12-13 agosto: Palio das Cjarogiules.

Per qualsiasi novità o informazioni vi terremo aggiornati sul sito (www.cleulis.org) e sulla nostra pagina facebook.

Ringraziando tutti coloro che in qualsiasi maniera ci danno una mano e sperando che non ve la prendiate per il nostro piccolo sfogo,  auguriamo a tutti voi una Serena Pasqua e vi aspettiamo sempre numerosi a sostenerci nelle nostre varie manifestazioni.

 I Giovins Cjanterins di Cleulis

 

 

 

 


Assemblea Associazione Latteria sociale

giugno 28, 2017

Domenica 12 marzo, si è svolta l Assemblea Generale Ordinaria dei Soci  Associazione Culturale “Latteria Sociale di Cleulis”, alla presenza di una parte dei Soci e dell’Assessore alla Cultura, Istruzione e Sanità del Comune di Paluzza, Federica Bulliano, alla quale, su parere unanime dei Soci presenti, viene conferito il compito di presiedere l’Assemblea annuale. Il presidente uscente Danilo Puntel, nella Relazione morale, ha evidenziato che l’anno 2016 può considerarsi un anno in standby. In pratica, si è provveduto alla formalizzazione ed esecuzione, soltanto del disbrigo della parte burocratica collegata alla “Mostra Permanente” già in essere. A seguire, è stata data pubblicità: ad esempio, la mostra oggi viene segnalato al sito di “CarniaMusei” (Esposizione permanente ex-latteria sociale turnaria di Cleulis), con orari di apertura per visite guidate e non, singole, di gruppo e scolaresche. In collaborazione con il “Circolo Culturale Ricreativo di Cleulis”, ci siamo accordati sui giorni di apertura, per un medesimo Sorvegliante, sia per l’ apertura dell’Esposizione Permanente che della biblioteca “Libro Prestito”, ubicata al Piano terra dell’edificio. Da non trascurare che sono da rinnovare, i dovuti ringraziamenti a tutti i volontari intervenuti, sempre sotto la regia del vicepresidente Celso Puntel per la manutenzione e la pulizia dell’attrezzatura in Esposizione. Per concludere, ci si auspica l’ottenimento di un contributo ai fini di un intervento radicale (chi ha orecchie di intendere, intenda) a riguardo della totale ristrutturazione dell’edificio, l’adeguamento antisismico, il superamento delle barriere archittettoniche, l’adeguamento dei servizi igienici, gli interventi periImpianti tecnologici, l’efficientamento energetico, per rendere la struttura funzionale agli obiettivi delle cinque associazioni del paese che già la utilizzano.

Danilo Puntel