Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis… e dintorni.

agosto 2, 2018

17 marzo. Lancio das cidulas. Come ormai di consueto, in occasione di San Giuseppe, si è svolto il tradizionale lancio das cidulinas. A causa di condizioni meteorologiche non proprio favorevoli, abbiamo tenuto tutti fino all’ultimo sulle spine, indecisi se rimandare la serata al weekend successivo o meno: alla fine però las cidulas sono state tirate ugualmente, in un’atmosfera atipica, ma molto suggestiva, siccome la pioggia a tratti si era mischiata a leggerissimi fiocchi di neve. Quest’anno, oltre alle rime preparate per le coppie del paese, ben auguranti per il futuro dei giovani innamorati, ne sono state fatte due speciali: una per il “nostro” Don Alberto, presente in “Cuel das cidulas” nonostante il tempo, per ringraziarlo del lavoro che ha fatto qui con noi e per augurargli fortuna e buon lavoro nelle sue nuove comunità; una invece è stata dedicata al nostro direttore Oscar Puntel, auspicando un suo veloce ritorno tra noi.

24 marzo. Assemblea annuale dei Giovins Cjanterins. Sabato 24 marzo, presso l’Albergo al Cacciatore, è stata convocata l’assemblea annuale dell’associazione Giovins Cjanterins, per fare un po’ il punto sulle attività da loro svolte nell’anno appena concluso e per l’elezione del nuovo consiglio direttivo per il biennio 2018-2020. Dopo la lettura della relazione morale del presidente e del bilancio 2017, approvati all’unanimità, sono state lette le attività in programma per il 2018, concentrate soprattutto nel periodo estivo e nel mese di dicembre. Prima di concludere l’assemblea, sono stati eletti i 12 nuovi membri del consiglio direttivo, che risulta così composto: presidente Gloria Puntel; vice presidente Lucia Puntel; tesoriere Stefania Primus; segretario Manuela Puntel; consiglieri Angela Primus, Fabiola Puntel, Federico Bellina, Martin Maieron, Michele Morassi; revisori dei conti: Jessica Puntel, Rosalia Maieron e Tullio Maieron. Al nuovo consiglio direttivo i nostri migliori auguri di buon lavoro e un applauso ai tre giovani ragazzi che hanno accettato con entusiasmo questa nuova esperienza.

25 aprile. Rogazioni di San Marco. Anche quest’anno si sono svolte le rogazioni di san Marco, il 25 aprile. Ad accompagnarci in questo percorso speciale di benedizioni e preghiere c’era l’insostituibile Don Alberto. Con un tempo decisamente migliore dell’anno scorso e con un percorso nuovo, la processione è partita dalla Chiesa e, passando prima dalla piazza e poi da Som la Vila è giunta fino in cima al Raut, dove si è svolta la Santa Messa, al termine della quale era stato preparato un piccolo rinfresco. Un ringraziamento particolare va a Casimiro, per aver permesso la celebrazione della Messa nel giardino del suo chalet.

12 maggio. Concorso “Angolo fiorito”. Ecco svelato il “mistero della bicicletta”! I Giovins Cjanterins hanno deciso di partecipare al concorso “Angolo fiorito” indetto dalla Pro Loco di Paluzza, in cui si chiedeva con fantasia e inventiva di allestire delle zone floreali in alcuni punti del paese. Gli angoli che hanno deciso di abbellire sono 5, un po’ in tutte le borgate, anche a seconda della disponibilità data dalle persone a creare questi decori. Il lavatoio, un angolo della piazza, la fontana ta cort di Repil, uno spazio lungo la strada di Aip e infine una vecchia porta e una bicicletta rossa nel bivio che da Placis conduce al Raut, sono stati magistralmente abbelliti da coloratissimi fiori e piante. Un ringraziamento va a Lucia, Simonetta, Jessica e Ursula per aver realizzato, con massimo impegno, le decorazioni.

23 maggio. Riprese per “Geo&Geo”. Tenetevi pronti… presto vedremo Cleulis niente meno che su Rai 3! Il 23 Maggio infatti due operatori della trasmissione televisiva “Geo&Geo” hanno realizzato un reportage sui cjalsons e sul pastum di Cleulis; servizio che probabilmente verrà trasmesso nel prossimo autunno. Dalla realizzazione dell’impasto, fino al “confezionamento” vero e proprio dei cjalsons, sono stati illustrati tutti i passaggi necessari per la preparazione di questi nostri tipici “ravioli”, grazie alla descrizione impeccabile di due improvvisate bravissime attrici: Ursula e Lucia, che aveva messo a disposizione la propria cucina per le riprese. Senza nessun copione preparato in anticipo ma anzi con un’ottima capacità di improvvisazione, hanno spiegato nel dettaglio tutti i processi realizzativi dei cjalsons, con una descrizione dettagliata degli ingredienti, delle lavorazioni fino alla degustazione finale, molto apprezzata dai due amici operatori. Comparse nel servizio, come “realizzatrici di cjalsons” sono state Caterina, Maria, Carmela e Giovanna, la più anziana delle quattro, ma anche la più entusiasta di aver partecipato a questa nuova ed irripetibile esperienza. Terminate le riprese all’interno, i due operatori hanno poi ripreso delle immagini del paesaggio, immortalando la bellezza delle montagne che ci circondano e della natura incontaminata di cui ancora possiamo godere nelle nostre zone. Prima di lasciare i due amici operatori al loro lavoro, chissà in quale altra bellissima località, sono state fatte le foto di rito e anche Roberto Puntel, che si trovava in vacanza nel nostro Cleulis, ha voluto un ricordo da portare direttamente in Australia.  Un ringraziamento particolare va a Chiara, dell’agriturismo Riu dal Mus di Sutrio, perché è solo grazie a lei se abbiamo potuto vivere questa unica ed emozionante esperienza. Terremo comunque informati tutti i lettori di Gleisiuta Clevolana sulla messa in onda del servizio.

24 maggio 2018. Impresa di Enea. L’appuntato scelto dei Carabinieri Enea Puntel ha salvato la vita a un uomo che stava annegando nel lago Piazze di Bedollo, in provincia di Trento. Enea, figlio di Arrigo e Beppina Puntel, fa parte del nucleo radiomobile della compagnia di Borgo Valsugana. Assieme a un collega è riuscito a portare l’uomo a riva e a rianimarlo con un massaggio cardiaco.

3 giugno. Festa dei Cjalsons a Sutrio. Si rinnova l’appuntamento con la “Festa dei cjalsons” a Sutrio, come ogni prima domenica di giugno. Anche quest’anno siamo stati ben contenti di poter far apprezzare i nostri cjalsons a numerose persone, che poco conoscono questo nostro piatto tipico, ma proprio per questo curiose di provare questa specialità carnica. L’afflusso di gente quest’anno è stato buono e la manifestazione è riuscita benissimo, come d’altronde accade sempre da un paio d’anni. Dopo questa anteprima di degustazione dei nostri ottimi cjalsons, diamo a tutti voi appuntamento il 3-4-5 agosto 2018, in occasione della sagra paesana, aì di Pakai, dove potrete nuovamente apprezzarli.

20 giugno. Una gran festa per Berto. Grande festa alla casa di riposo Brunetti di Paluzza! Mercoledì 20 giugno infatti la Federazione Pensionati Cisl “Alto Friuli” ha organizzato una grande festa per i 100 anni di Umberto Puntel, da poco ospite della struttura. È stata questa un’ulteriore ottima occasione per festeggiare questo importante traguardo raggiunto dal nostro compaesano lo scorso dicembre. Anche noi di Gleisiuta Clevolana cogliamo l’occasione per rivolgere a Berto, ancora una volta, i nostri migliori auguri.

14 luglio. Licia verso Miss Mondo. Licia Bellina, 17 anni, figlia del Giovanni, nipote del mitico Carletto e della Luigina, ha vinto una delle selezioni regionali di Miss Mondo. 17 anni, studentessa con la passione per la moda e il pianoforte, vive con la famiglia a Cercivento, paese di origine della madre. Ora per lei si aprono le porte di accesso alle selezioni finali, in cui verranno scelte le rappresentanti dell’Italia al prestigioso concorso di bellezza.

a cura di Manuela Puntel

 

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Il nostro paese scivola (e nessuno ci dice niente)

agosto 2, 2018

Il dato è contenuto in una relazione della Direzione Centrale Ambiente ed Energia della Regione. Ci sono tre nostre borgate (Placis, Laipacco e Cleulis), che franano verso la valle. Sarebbero soggette – dice quel dossier – a uno scivolamento verso est con una velocità di 15 millimetri all’anno. Un centimetro e mezzo ogni anno. Nel documento, le tre borgate vengono ridefinite nella loro classe di pericolosità di frana: una misura scientifica che classifica il rischio che accada il patatrac. Da P2 e P3 che erano, i tre borghi sono diventati P4: un peggioramento, il massimo di rischio per un versante franoso attivo. C’è un Servizio Geologico della Regione Friuli Venezia Giulia (e forse anche qualcuno del Comune di Paluzza) che dovrebbe quantomeno informarci su quello che sta succedendo e quali potrebbero essere le conseguenze per il nostro paese, in questo non entusiasmante passaggio di categoria. Non ci addentreremo nei dettagli delle misurazioni che sono state effettuate dai tecnici. Stando al documento depositato in regione il 9 febbraio 2018, viene proposta l’attivazione delle procedure di cui all’art. 6 lettera C. Non sappiamo che cosa questa dicitura burocratese significhi concretamente e quali possano essere le conseguenze per la nostra comunità.

Il nostro compaesano l’ingegner Giovanni Puntel ha tuttavia visionato quel rapporto. E ha deciso di prendere carta e penna e di scrivere al Comune di Paluzza. Contesta sia il metodo (quindi come sono state effettuate le misurazioni) che la decisione di innalzare il livello di rischio sulla pericolosità della zona.

Zuan, perché dici che queste misurazioni non fotografano l’effettiva situazione di Cleulis? «Cominciamo con il chiarire che si tratta di misurazioni Gps, quindi basate sul satellite, fatte in un arco temporale di 3 anni, misurazioni che non sono accompagnate da un confronto con ciò che è accaduto in quel periodo su quel lembo di terra. Mi riferisco a piogge, scosse di terremoto, eventi che potrebbero aver indotto delle accelerazioni particolari. Sappiamo che il vecchio centro abitato poggia su una “paleo frana”, cioè una frana antichissima, e sappiamo anche che su quel fronte vi sono dei movimenti di assestamento. Quando il piano urbanistico comunale era stato rivisto, si erano individuate delle “lingue” più attive rispetto al resto del territorio di Cleulis, che era stato suddiviso in aree P3 e P2».

Che cosa andrebbe fatto? «Le misurazioni contenute nella relazione dovrebbero essere integrate da: una cronistoria degli eventi che nel periodo di esecuzione delle misurazioni hanno interessato l’area; una verifica sul fatto che i “marker”, cioè i punti utilizzati per le registrazioni, possano essere soggetti a spostamenti superficiali oppure profondi oppure di entrambi i tipi; una analisi sugli altri fattori presenti “sul terreno”, come le costruzioni e le infrastrutture. Ho professionalmente, ma anche sentimentalmente, gli occhi puntati da circa 50 anni su questo territorio e ho visto anche molte altre realtà della Carnia: contesto questa proposta di riclassificazione che risulta estremamente penalizzante e, a mio avviso, non rispondente alla situazione reale».

Da cosa lo deduci? «Sulla maggior parte degli edifici costruiti non sono riscontrabili elementi che facciano rilevare una situazione di grave pericolo, quale quella corrispondente ad una categoria P4. Posso aggiungere che diversi immobili di cui ho progettato e realizzato la ristrutturazione in qualità di direttore dei lavori, a partire dalla fine degli anni ’70, seppur ubicati nelle zone più attive, non presentano alcuna problematica».

Che cosa significa essere inseriti in questa categoria P4? «Un evento di carattere idrogeologico o una valanga può verificarsi con diversi gradi di probabilità, P4 è il grado più alto. Per fare un esempio, gli eventi classificati “P4” sono la caduta massi dalle pendici del pizzo Timau e le colate di detriti all’interno dell’alveo del torrente Moscardo (quello che noi conosciamo come Mûsja). L’eventualità di un crollo incombente del versante di Cleulis è stata classificata P4 e dunque probabilisticamente equiparata a questi due eventi. Ma le rilevazioni e osservazioni predittive, riguardanti il rischio di rovina del versante su cui poggia l’abitato di Cleulis, portano ad assegnare all’evento una valutazione di probabilità decisamente più bassa. Non vi sono segnali concreti di pericolo imminente di frana. E’ palese che i rischi di una costruzione nell’abitato di Cleulis sono assolutamente inferiori rispetto a realizzare una casa nel greto del torrente Moscardo o sotto le pendici del Pizzo Timau. Equipararle è uno sproposito».

A lungo termine, quali potrebbero essere le conseguenze per il nostro paese? «Essere inseriti in categoria P4 limita la possibilità di intervenire sugli edifici già costruiti: ristrutturazioni o migliorie potrebbero subire delle restrizioni. A lungo termine, questa decisione rischia di rendere  meno appetibile la permanenza degli abitanti nel paese, creando così un impoverimento del tessuto sociale della comunità. E’ quindi senz’altro necessario informare e formare la popolazione sul rischio esistente, evitando allarmismi, e sulle attività consentite o meno (cioè sulle soluzioni costruttive), perché sull’evoluzione del fenomeno franoso vi sia la giusta percezione del livello di pericolosità e la corretta informazione delle possibilità di intervento».

Oscar Puntel e Giovanni Puntel

 


Successo letterario sot il Tei

agosto 2, 2018

Ormai ritrovarsi sotto il maestoso tiglio, una sera di inizio estate, è diventata una tradizione per gli abitanti di Cleulis e per noi Giovins Cjanterins, che, ogni anno, a fine giugno/ inizio luglio, proponiamo una serata culturale, musicale, teatrale all’aperto, nella suggestiva piazzetta della borgata di Placis.

Quest’anno, mentre con largo anticipo cercavamo un argomento abbastanza interessante da proporre per la serata, è uscita l’idea brillante di contattare il cantautore e scrittore Gigi Maieron che, avendo da pochissimo pubblicato un nuovo libro legato alla Carnia e a Cleulis, dal titolo “Te lo giuro sul cielo”, si è mostrato immediatamente disponibile ed entusiasta a voler presentare questa sua ultima fatica proprio nel nostro paese, col quale sente di avere un legame particolare di affetto. Ci è parsa subito un’idea vincente e così, ci siamo messi immediatamente in moto per organizzare al meglio la serata, sempre in stretta collaborazione con Gigi.

Dopo un breve incontro proprio con lui,  la serata era praticamente fatta: si trattava di due ore di presentazione, in cui alle parole di Gigi, che avrebbe proposto tramite aneddoti, ricordi, emozioni particolari gli argomenti trattati, si sarebbero susseguite letture dal libro, canti e musica, siccome proprio i musicanti della Carnia sono presenze fondamentali del libro. Avevamo bisogno solo di uno spigliato presentatore, una sorta di giornalista improvvisato che facesse un’intervista a Gigi in maniera amichevole e che presentasse con lui, in modo leggero, il libro… e chi meglio di Luigi poteva ricoprire questo ruolo! Al calar della sera quindi, sul palco improvvisato sotto il Tei, presentatore e scrittore hanno dato inizio alla serata, iniziata con il canto “Aiar di fieste” da parte di noi Giovins, omaggiando così Pakai e Genesio, figure più volte citate e importanti nel racconto; poi è partita la presentazione vera e propria, interrotta qua e là da letture tratte dal libro, scelte da alcuni di noi, secondo il nostro personale giudizio e apprezzamento.  Essendo un libro in cui la musica è uno degli argomenti prevalenti e che comunque fa da filo conduttore tra i vari capitoli, non potevano mancare degli intermezzi musicali: il canto “Mieli” eseguito da Gigi e dai Giovins Cjanterins; ma soprattutto, grazie alla fisarmonica di Erwin e al contrabbasso di Gianluca, abbiamo potuto ritornare indietro nel tempo, quando proprio il Trio Pakai, con allegria e vivacità, ci faceva ballare durante le loro varie esibizioni. Così la serata è trascorsa velocemente, lasciando in ognuno dei presenti un ricordo, un emozione e la voglia di leggere il libro tutto d’un fiato. Al termine della serata, dopo un piccolo momento conviviale offerto dai Giovins Cjanterins, Gigi è stato ben contento di personalizzare con dediche particolari il libro di tutti, dimostrando ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, affetto per il nostro piccolo paese e i suoi abitanti. Possiamo quindi ben dire che la serata è riuscita alla grande!

Giovins Cjanterins di Cleulas


Fruts e sarvisjis

agosto 2, 2018

Eisal just coinvolzi i fîs tai lavôrs di cjasa? In passât a era la normalitât, ma in dì di vuei, cence stalas e cence nemai, a è lada ju pa ruvisj encja chesta usança. 

Jodiju pas monts al è in pratica impussibil, cjatâju a darpâ par prâts e cjamps al è cuasi un miragjo. I fruts di vuei a no son come che di una volta, cuant che al era normâl che encje lôr a contribuissin ai lavôrs in cjasa e al funzionament da famea. Sji capisj: atas gjenerazions, un ati mût di jodi la vita. Sarvisjis in cjasa, la normalitât par cui che vuei al à passât i cincuanta. Una rouba di strani par i fruts di vuei, un grum cjapâts dai tablet e dai balons. E si capisj che i balons, il sport, il cori pas places a son simpri mior dai tablet. Podopo a subentra encja una ata condizion: chê che magari al seti domandâ massa al frut. O che il frut, za strac da scuela e di atas ativitâts, si strachi incjemò di plui. Vuei i ritmos a son cambiâts, no sji tegnin plui vacjas, prâts e fens. Il “fâ lavorâ un frut” al è jodût come alc di contrari ai dirits dal frut, encje se magari cualchi sarvisji al fâs sipri ben, se no ati parcè che cussì sji ur insegna il sens dal dovei e da responsabilitât.

«Nou ju vin simpri fat, come se al fos alc di normâl» a nus conta la Ines di Aip. «No sai se come fruts davin plui una man o se erin di impaç, ma in famea sji era in tancj e se no sji stava pas corts, erin simpri fra stalas e prâts. E nus domandavin ben cualchi sarvisji. Fasjin il cont da canaia che a zirava doma par Aip: Aì di Tita a ‘nd era 10, la Cilda a ‘nd veva 7, la Clelia 5, la Marga 3, Teresin 3 e mê mari 6». Una volta i fruts sji ju jodeva encja in mont. «D’estat Siro al cjamava il Lavareit. Il Celso e il Maurizio ai erin ben fruts, ve, che a lavin in mont a lassù. A un ciert moment al à tolet un mùs par partâ su e jù la spesa e il formadi. Mi impensi che il Maurizio al veva 9 agns, cuant che, una dì, a lu à mandât ju cul mùs, cjamât di formadis. Insoma chest mùs che al era vecjo al doveva passâ l’aga di un riu, ma al è colât ta l’aga cun duta la cjama dal formadi, finît tal aga denti encja chel» a conta la Ines. Par i fruts di chê volta, e considerant che al era un periodo di miseria, lâ in mont a era cuasi una strada obligada: un mût par puartâ a cjasa cualchi franc cença lontanâsi massa dal paîs. «Soredut in tas fameas cun tancj fîs come la mê – a zonta Margherita Fumi – a sucedeva che las sûrs plui grandas a jodevin dai plui piçui, parcè che la mari a no veva massa timp par jodi di lôr, intivada tas facendas di cjasa o ta campagna».

«Ramondâ, lâ a puartâ ledan, lâ a fâ una legna… fasevin di dut. E sji començava subit, apena fûr dal patusj» a sji impensa la Bice di Valerio. «Cuant che lavin a scuela, vevin la pausa fra miesdì e las dôs. In chês dôs oras a ‘nd era simpri alc da fâ: o un zîr di ledan ta Gleria o la a butâ cartufulas. No tu stavas mai cu las mans in man. D’atom a sji sforcjava, plui viers otobar. Un grum plui tart di cumò. E dopo, immancabile, guai mancjâ al Rosari, la sera». Sui prâts d’estât al era dut un taiâ, spandi las solts, zirâ il fen, fâ cavoi. «A sji judava cemût che si podeva, cualchidun al lava encje in mont. Clâr che cumò no sji usa plui… a no ‘nd è nencja plui nè vacjas, nè stalas!».

In veretât a ‘nd è una persona a Cleulas che a puarta incjemò indevant chest discors di clamâ i siei fruts a colaborâ tai sarvisjis di fâ in cjasa e in campagna. La Ursula di Paulino a à una so particolâr filosofia: e jei a pos encje metila in pratica facilmenti jodût che a à encje una sô ativitât agricola. «Jo ai miei fîs ur spieghi che intuna famea ducj a àn di vei un lôr compit. I gjenitôrs a àn il lôr, che al è chel di lavorâ, ma par mandâ indevant la famea bisugna che ducj i elements a colaborin. Ducj a podin fâ alc, in base a l’etât». I sarvisjis che la Ursula a domanda ai siei 3 fruts (la cuarta a è incjemò massa piçula) a van dal lâ a vierzi o sierâ las gjalinas, a netâ o ordenâ una stanza, scovâ las scjalas, passâ l’aspirapolvere, puartâ cualche legna dal bosc, tant par fâ cualchi esempli. Il plui grant, che al va a scuela a Tumieç, al comença za a lâ cu la falciatrice. «Par me al vûl dî, parcè che cun 4 fruts, la cjasa e l’ativitât, vêi una man a cji lezerisj il lavôr. E la gjestion da famea a sbrissja via plui facilementri. Se no lu fassaressin lôr, al tocjarès a mi o al gno om». Secont la Ursula, chest gjenar di sarvisjis al coventa encja par preparajual avignî e par fâju diventâ autonomos. «A ur coventarà par il doman – a zonta la Ursula -. No sta crodi che i fruts a no sji lamentin. Cuant che a mi disjin che la mari di un lôr amî siguramenti no fâs fâ sarvisjis al propri fî, jo rispuint al gno frut che al à di cjapâ cheste esperienza come alc che ai siervirà par simpri. E cuant che chel so amî al impararà ancje lui a fâ chel ciert sarvisj, gno fî al varà un vantaç, parcè che a lu savorà za fâ e duncja al podarà doprâ il so timp par imparâ alc ati di nûf e magari che ai plasarà di plui».

Oscar Puntel

 


E i piccioni fuggirono via…

agosto 2, 2018

Forse qualcuno conosce già la storiella di quei piccioni che avevano scelto come loro dimora preferita una chiesa molto antica, di grande pregio artistico e protetta dalle Belle Arti. Purtroppo questi volatili creavano dei problemi non da poco e ognuno s’immagini i danni che provocavano, per cui si decise di farli sloggiare. Immediata fu la reazione delle Associazioni Protezione degli Animali. Si decise allora di adottare i metodi più gentili per convincerli a trovarsi un’altra casa: nulla da fare. Finché al parroco venne un’idea: “Chiamiamo il vescovo!”. Il vescovo venne, li cresimò ed essi spontaneamente e senza farselo dire due volte fuggirono via.

L’altro giorno ho sfogliato i registri dei cresimati. Pensate che da quando sono qui hanno ricevuto la cresima ben 250 giovani e mi è venuta spontanea la domanda:” ma quanti di questi sono rimasti fedeli alle promesse fatte davanti al vescovo?”. Sappiamo bene che sono molti quelli che hanno avuto la stessa reazione di quei piccioni che sono volati via. Non sta a me giudicare quello che c’è nel segreto del loro cuore, qual è il loro reale rapporto con Dio e il loro comportamento che può essere anche più che corretto.  Tuttavia devo anche riconoscere che soltanto una minima parte di essi ha conservato un rapporto con la propria comunità cristiana e quando manca questo significa che le persone non danno più alcun valore a quei doni che nella Chiesa si ricevono e cioè i Sacramenti o questi vengono percepiti solo come cerimonie passeggere che poi non lasciano alcun beneficio spirituale; così un po’ alla volta ci si libera anche di loro. Già infatti sono in aumento i bambini non battezzati, solo una parte dei giovani richiedono la cresima, il sacramento della Confessione è solo per alcuni, si lasciano morire le persone senza i Conforti della Chiesa e per quanto riguarda il matrimonio la situazione è sotto gli occhi di tutti.

Un giorno un parroco si è accorto che un parrocchiano che assiduamente frequentava la parrocchia non si faceva vedere più. Andò a fargli visita e lo trovò seduto in poltrona accanto a un caminetto acceso. Gli chiese il perché della sua assenza, al che il signore gli rispose che non ne sentiva il bisogno visto che poteva pregare anche da solo in casa. Il sacerdote allora si alzò, si avvicino al caminetto dove un fuoco vivace veniva alimentato da alcune legna di faggio. Prese un tizzone e lo separò dalle altre legna. Subito il tizzone incominciò a fumigare e lentamente a spegnersi. “Ecco, dice il sacerdote, quello che succederà alla tua fede. Separato dalla comunità, un po’ alla volta essa si spegnerà come quel tizzone”. E’quello che sta succedendo proprio nelle nostre comunità! Quando l’85% delle persone non entrano più in chiesa la loro fede non viene più alimentata e tutto viene relativizzato!

In questo discorso entra anche il significato che la domenica ha per il cristiano. Nell’anno 304 d. C. vennero martirizzati 49 cristiani nella città di Abitene (attuale Tunisia) perché avrebbero contravvenuto all’ordine dell’imperatore Diocleziano che aveva vietato ai cristiani di riunirsi alla domenica per la celebrazione dell’Eucarestia.  Sorpresi da Ottavio Felice, arrestati e condotti davanti al proconsole Anulino a Cartagine, alla domanda sul motivo della loro disobbedienza all’imperatore così essi risposero: “Sine dominico non possumus” ( non possiamo vivere da cristiani senza riunirci per l’Eucarestia alla domenica). Alla luce della testimonianza di questi martiri acquista maggior forza quanto scrivono i vescovi italiani negli “Orientamenti Pastorali”:” Ci sembra fondamentale che la comunità cristiana potrà essere una comunità di servi del Signore soltanto se custodirà la centralità della domenica come giorno fatto dal Signore(Sal. 118,24), “Pasqua settimanale”, con al centro la celebrazione dell’Eucarestia e se custodirà al contempo la parrocchia quale luogo – anche fisico- a cui la comunità stessa fa costante riferimento” (CUMC 47). E noi della domenica, giorno del Signore, che ne abbiamo fatto? Prendiamo sul serio la nostra fede se vogliamo che essa dia i suoi frutti!

A questo proposito mi piace far conoscere, almeno una parte del discorso che il conosciutissimo attore americano Jim Caviezel ha pronunciato quest’anno al vertice di Leadership studentesca di Chicago, emozionando migliaia di giovani.” Voglio che abbiate il coraggio, disse, di entrare in questo mondo pagano esprimendo senza complessi la vostra fede. Il mondo ha bisogno di guerrieri come San Paolo e San Luca che hanno rischiato il proprio nome, la propria reputazione per portare la fede, il proprio amore per Gesù al mondo. Dio sta chiamando ciascuno di noi ciascuno di voi a fare grandi cose. Ma quante volte non rispondiamo! E’ora che la nostra generazione accetti questa chiamata, è la chiamata di Dio che esorta tutti noi a donarci completamente a Lui, a vedere quella mano gentile che guida il nostro cammino, a ricominciare daccapo a digiunare, a meditare sulle Sacre Scritture e a prendere sul serio i Santi Sacramenti. Viviamo in una cultura in declino, dobbiamo scrollarci di dosso questa indifferenza, questa tolleranza devastatrice del male. Solo la fede nella salvezza di Cristo può salvarci, ma richiede guerrieri pronti a mettere in discussione la propria reputazione, il loro nome e persino la loro stessa vita per sostenere la verità. Distinguetevi da questa generazione corrotta. Siate santi! Non siete stati creati per conformarvi, ma per distinguervi, per emergere”. Caviezel ha quindi augurato agli studenti la libertà “di non fare ciò che vi piace, ma di essere ciò che siete. Questa è la libertà che io auspico per voi: la libertà dal peccato, dalle debolezze, da questa schiavitù cui il peccato ci costringe”.

 Questo uomo dello spettacolo americano non ha paura di parlare della propria fede e dà a tutti noi una lezione di coerenza e integrità di vita.

                                                                                                                  don Tarcisio Puntel

 

 

 


AFDS. Bilancio della Sezione.

agosto 2, 2018

Nell’anno appena trascorso abbiamo riscontrato un calo di donazioni: non siamo andati oltre le 74 donazioni, ovvero circa venticinque in meno rispetta all’anno precedente. Speriamo sia un calo temporaneo perché i primi mesi del 2018 hanno registrato già una trentina di donazioni e speriamo di procedere bene di questo passo. Come ogni anno, abbiamo coinvolto la nostra Scuola Primaria per una lezione sul tema del sangue. Gli alunni hanno seguito la lezione del relatore, il rappresentante di zona Arno Pittino. E, supportati dalla maestra Giusi Ortis, hanno poi presentato un magnifico cartellone sul tema. Il loro lavoro è stato pubblicato sulla rivista “Il Dono” nella pagina di contro-copertina: questo è stato motivo di soddisfazione per tutti noi.

Quattro sono stati i nuovi donatori Rudi Primus, Monica Degaudenz, Morena Puntel e Pamela Puntel. Sette, invece, i premiati: Gladis Puntel, Antonio Ferrara, Alex Bellina, Walter Maieron, con diploma di benemerenza. Mentre ad Andrea Puntel e ad Auro Puntel è andato il distintivo di  bronzo. A Paolino Prodorutti è stata assegnata la goccia d’oro. La sezione ha partecipato a tutte le riunioni di zona all’assemblea e al congresso. Abbiamo collaborato con le altre sezioni e le associazioni del nostro territorio. Vogliamo inoltre ricordare – e lo abbiamo fatto con la Santa Messa – i donatori che ci hanno lasciato: nel 2017, Amadio, Massimiliano, Valerio, Silvia, Claudio e Danila. Nel 2018, Osvio ed Enzo. Il Consiglio vuole infine ringraziare il Comune di Paluzza, le Associazioni del paese, le altre sezioni Afds e il rappresentante di zona per la fattiva collaborazione, nella speranza di vederci numerosi per l’Autoemoteca del mese di novembre.

 

 

 


Catechismo, si chiude un anno intenso

agosto 2, 2018

Il 15 di aprile, nel duomo di Paluzza, si è chiuso un altro triennio di preparazione alla Confermazione e i nostri ragazzi hanno finalmente ricevuto su di loro lo Spirito Santo e sono diventati dei giovani soldati. Nonostante la loro giovane età, siamo certe che hanno già molto da donare e da insegnare, cosa che hanno fatto anche con noi catechisti. Non è sempre facile per noi trovare il tempo e la forza per preparare gli incontri e lasciare le nostre famiglie per dedicarci a questi ragazzi e alla loro crescita spirituale, ma siamo state ampiamente ripagate dal loro impegno, dalla loro costanza, dal loro rispetto e dal loro affetto; quest’anno io e Ursula siamo state alleggerite dalla presenza di Tacio, che è stato fondamentale per approfondire alcuni temi importanti, affrontati con semplicità e chiarezza e che spesso hanno interessato e coinvolto i ragazzi. Il gruppo è stato partecipe nelle uscite, purtroppo meno numerose di quanto avremmo voluto, e i ragazzi hanno dimostrato la loro maturità nel condividere un momento intenso alla Comunità di rinascita di Tolmezzo. Cari ragazzi, invitiamo voi tutti, insieme alle vostre famiglie, a continuare a coltivare la vostra fede, senza dimenticare le parole di coloro che vi hanno dato, negli ultimi incontri, la loro testimonianza. Non allontanatevi dalla Chiesa, cercate di conservare e di portare avanti il forte senso di comunità cristiana che vi contraddistingue. Grazie di cuore per quello che ci avete lasciato. (Daniela, Tacio e Ursula).

Durante quest’anno catechistico noi abbiamo accompagnato i ragazzi di terza e quarta elementare a due traguardi molto importanti: a Dicembre, i fanciulli si sono accostati al sacramento della Confessione per poi proseguire il loro percorso e giungere così al 20 maggio, giorno in qui hanno ricevuto la S. Prima Comunione. La cerimonia si è svolta nella nostra bella chiesa di S. Osvaldo addobbata sapientemente, con bei fiori, un bell’arco all’esterno e tutto quello che serviva per rendere speciale questo giorno così importane e Federica, Giuseppe, Johannes e Manuel, composti e seri nel loro ruolo, hanno saputo emozionarci per la serenità e passione dimostrata. Vogliamo ringraziare tutti coloro che in qualsiasi modo hanno contribuito a rendere tutto ciò perfetto, chi con i fiori, chi con le pulizie chi con la preparazione della chiesa, i genitori disponibili e la comunità che sempre ci sostiene. A noi catechiste non rimane che augurare ai nostri ragazzi di continuare a vivere la loro vita con tanto amore in Gesù. (Simonetta e Teresina)

Gli incontri di catechismo di prima e seconda elementare con la partecipazione di ben 9 bambini (4 di prima e 5 di seconda) sono iniziati a metà ottobre circa con una complicità a dir poco sorprendente. Abbiamo notato fin da subito come i più grandi aiutavano i più piccoli e come erano pazienti e solidali fra di loro. Gesù lo abbiamo presentato come un loro coetaneo: giocava, studiava, si divertiva con gli amici e pregava e per questo i nostri incontri si sono soffermati principalmente sulla preghiera insegnando loro l’utilità e l’importanza di questo grande gesto. Abbiamo poi analizzato vari momenti importanti della vita di Gesù, dalla sua nascita alla sua morte, come egli insegnava l’altruismo, il volersi bene, il perdonare, il pregare. In Quaresima abbiamo ricordato il grande amore di Gesù che per noi si fece crocifiggere e morire in croce animando, con letture lette da loro, una significante e toccante “Via Crucis”. Negli incontri di maggio abbiamo ricordato la Madonna, madre di Gesù e madre nostra, imparando a pregare con il rosario. La conclusione è arrivata con una festicciola, dove abbiamo riso e scherzato, invitandoli a non perdere mai la gioia di stare insieme e volersi bene. Sono stati bambini bravi, sempre presenti e partecipi, desiderosi di conoscere ed approfondire la conoscenza di Gesù e soprattutto dei suoi insegnamenti. Noi catechiste, abbiamo cercato, per quanto possibile, di rendere gli incontri gioiosi e sereni in modo che per i bambini il venire a catechismo non diventi un peso ma un momento di gioia. Ringraziamo le famiglie che sono state sempre presenti e disponibili condividendo con noi questo momento di misericordia e di gioia. (Margherita e Rosa)

Col mese di maggio è terminato l’anno catechistico e i quattro bambini, due di quinta  elementare e due di prima media, che hanno frequentato gli incontri hanno partecipato attivamente a questo anno di transizione che li porterà, il prossimo autunno, ad iniziare il percorso di preparazione alla cresima. Il lavoro di quest’anno è stato incentrato sull’Alleanza tra Dio e gli uomini fin dalla creazione, passando per la morte e risurrezione di Cristo e continuando con la venuta dello Spirito Santo. I ragazzi hanno compreso quanto buono e misericordioso sia Dio e su come Lui abbia messo l’uomo nella assoluta libertà di scegliere se seguirlo o no, consapevoli che solo scegliendo Dio si è realmente liberi e felici e che solo con Lui possiamo dare realmente un senso alla nostra vita. Particolarmente piacevole poi per loro è stata la partecipazione alla ormai tradizionale Festa dei Ministranti svoltasi a Castellerio il primo maggio scorso che quest’anno aveva come tema: “Perseveranti e concordi con Maria”. I bambini hanno fatto sfilare con orgoglio per le strade di Castellerio il cartellone realizzato per illustrare il tema della giornata. Quest’anno abbiamo deciso di realizzare una croce su cui abbiamo adagiato un rosario, i cui grani raccontavano i momenti fondamentali della vita di Maria e dell’importanza che ha avuto nella vita di Gesù e abbiamo cercato di dimostrare come ancora oggi i suoi insegnamenti e gesti possono essere estremamente attuali. I nostri bambini poi hanno trionfato nei giochi di squadra! Questa vittoria è molto importante perché l’hanno ottenuta grazie ad uno splendido lavoro di gruppo, imparando che restando uniti e rispettando le capacità di ognuno si possono fare grandi cose. A proposito della Festa dei Ministranti quest’anno ci sentiamo in dovere di dire un grazie particolare a Sereno che ha messo a nostra disposizione, senza nulla volere in cambio, il suo tempo e il materiale necessario per la realizzazione della croce-cartellone. Il suo è stato un aiuto davvero prezioso, grazie! (Barbara)

Ora non ci resta che salutare i nostri bambini e ragazzi ricordando loro però che Gesù non va in vacanza ma che la domenica è sempre lì in chiesa ad aspettarli per pregare assieme! L’invito a partecipare alla Messa domenicale ci sentiamo di rivolgerlo in particolare modo ai ragazzi appena cresimati affinché coltivando la loro fede siano da traino per i bambini più piccoli, che possano vedere in loro un esempio da voler seguire sulla strada che porta a Dio. Buona estate a tutti e arrivederci a ottobre!

Le catechiste