Ogni contributo è prezioso

agosto 17, 2019

Gleisiuta Clevolana accetta tutti i contributi dei lettore, a patto che quanto proposto sia coerente con il contenuto del bollettino. Può accadere, per esempio, che ci inviate delle foto storiche che poi non riusciamo a inserire, perché manca lo spazio. Bisogna avere pazienza: verranno pubblicate sul prossimo numero. Ogni testo viene rivisto, corretto da eventuali errori e adattato alla pagina. I testi in lingua friulana variante carnica-clevolana vengono rivisti con il sistema grafemico e fonologico adottato ufficialmente dalla regione Fvg, oltre vent’anni fa. Eventuali modifiche o integrazioni al testo originale sono possibili, senza che ne venga necessariamente avvertito l’autore. Non si pubblicano poesie o disegni. Meglio per noi se inviate i materiali in formato digitale.

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Elezioni comunali 2019

agosto 17, 2019

Massimo Mentil, 47 anni, sostenuto dalla lista “Futuro, Ambiente, Comunità”, ha ottenuto il secondo mandato ed è nuovamente alla guida del Comune di Paluzza. E’ stato eletto il 26 maggio 2019, con il 77,58% delle preferenze (962 voti): è la percentuale più alta riscontrata in una tornata amministrativa nel Comune da quando esiste l’elezione diretta del Sindaco. L’altro candidato, Alessandro Guidetti Englaro, sostenuto da “Il bene in Comune”, ha avuto 279 voti, pari al 22,42 per cento. Con Mentil, si è insediata una giunta per buona parte in continuità con quella precedente. Una delle novità riguarda il nostro paese, che ha un assessorato. Il nuovo esecutivo comunale è composto da: Luca Scrignaro, vicesindaco con delega a bilancio, tributi locali, patrimonio, sport e turismo; Silvia Tassotti, assessora a commercio, attività produttive e associazionismo; Pier Mario Flora, assessore ad ambiente, agricoltura e foreste; il nostro compaesano Fabrizio Dorbolò è diventato assessore alla cultura, assistenza sociale e politiche giovanili. Mentil ha tenuto per sé le competenze lavori pubblici e personale. Oltre a Dorbolò, Cleulis sarà rappresentato anche da altri due consiglieri: Lucia Puntel, che ha la delega a Sanità e Salute pubblica; e Andrea Mentil, che siede nel gruppo di minoranza. Il consiglio comunale si è insediato il 13 giugno. Un grazie per l’impegno profuso nella passata amministrazione al consigliere uscente Celso Puntel.


Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis e… dintorni

agosto 17, 2019

22 marzo 2019. Sentieri tra il Coglians-Cjanevate e Malga Pramosio. Sono stati finanziati con 200mila euro dalla Regione gli interventi di ripristino, adeguamento e manutenzione della rete di accesso al bosco per il pubblico, nel comune di Paluzza. I sentieri interessati sono nella zona tra il Coglians-Cjanevate e Malga Pramosio. Il progetto prevede il recupero di muretti a secco, la manutenzione ed il ripristino di circa 13 km di sentieri e 500 metri di ferrate esistenti, la messa in sicurezza della via attrezzata Ganzspitz e della zona “palestra roccia Lago Avostanis”, l’installazione di una cinquantina di punti segnaletici con plinto in calcestruzzo, palo in ferro ed indicazione concordata con la locale Sezione Cai e la fornitura di 10 bacheche informative. 2 aprile.

Nuovo depuratore con il 2020. Verrà realizzato entro l’inizio del nuovo anno, a Cleulis, l’impianto di depurazione danneggiato dalla piena del torrente Bût, con l’alluvione di fine ottobre, e il nuovo tratto di rete fognaria, di circa 4 km. La spesa è di un 1 milione di euro. Lo ha annunciato il vicegovernatore del Fvg con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi.

25 aprile. Rogazioni di San Marco. A causa del tempo poco favorevole, siamo stati incerti fino all’ultimo, ma alla fine le Rogazioni sono state fatte, in occasione di San Marco, tra una goccia di pioggia e l’altra, presiedute come ormai da tradizione da Don Alberto. L’itinerario delle Rogazioni di quest’anno, che ogni anno cambia, prevedeva il passaggio della processione per Placis e Cjivilugn per poi sostare, per la Messa finale, nel cortile dell’azienda agricola di Ursula, che ringraziamo per la disponibilità che ci ha dimostrato, perché, nonostante il poco preavviso, aveva allestito tutto a puntino sia per la celebrazione della Liturgia, sia per il piccolo rinfresco che si è tenuto a fine celebrazione.

5 maggio. Eccezionale nevicata! Mai avremmo pensato di alzarci domenica 5 maggio con la neve! Altro che primavera inoltrata; sembrava di esser ripiombati in inverno. Copiosi fiocchi di neve infatti sono iniziati a scendere già dal primo mattino e fino al tardo pomeriggio il tempo non è migliorato. Alla fine della giornata erano caduti circa una ventina di centimetri di neve fresca, lasciando tutti sgomenti ed increduli.

9 giugno. VII edizione de “I Cjarsons”. Si è svolta a Sutrio, domenica 9 giugno, la festa dei cjalsons 2019: manifestazione celebrativa del piatto più tipico e conosciuto della Carnia. L’associazione “Giovins Cjanterins” era tra i protagonisti, proponendo un assaggio di quello che è il piatto forte della tradizionale sagra di agosto. Assieme a Cleulis, hanno partecipato altri nove paesi della Carnia, ognuno con la propria ricetta , in quello che è un percorso di degustazione enogastronomica, ormai giunto alla settima edizione.

29 giugno. Serata “Sot il tei” 2019. Si è tenuta anche quest’anno la serata sot il tei, organizzata dei Giovins Cjanterins, che, come capita da alcuni anni, all’inizio dell’estate, propongono una serata di intrattenimento all’aperto, all’ombra del secolare tiglio di Placis. Protagonisti quest’anno, i giovani bravissimi attori di Ampezzo, con lo spettacolo teatrale “Marcjât”, interamente scritto e interpretato da loro. La serata, agevolata da un clima decisamente favorevole, è stata molto apprezzata dal pubblico presente, che ha potuto trascorrere una serata diversa, divertente e in compagnia. Al termine della serata è stato offerto un piccolo momento conviviale a tutti i partecipanti.

9 luglio. Riordino fondiario. Partecipata serata informativa, al Cacciatore, dedicata alla possibilità di un riordino fondiario dei terreni del nostro paese. Luca Postregna, sindaco di Stregna (Valli del Natisone), ha illustrato le prospettive individuate dalla Legge regionale 10/2010, per interventi di recupero dei terreni incolti o abbandonati nei territori montani. La parcellizzazione dei nostri appezzamenti, in effetti, meriterebbe un ragionamento in quella direzione.

a cura di Manuela Puntel


Così vanno le cose…

agosto 17, 2019

Ogni tanto penso al mio paesello dove sono nato, dove conservo i ricordi più belli e dove sono le mie radici familiari e i miei affetti più cari. Penso a come mi si presentava quando ero bambino nelle nostre famiglie e con i miei coetanei tutti eguali: poveri e felici. Ora, se mi mettessi a raccontare non so quanto i nostri bambini mi potrebbero credere visto che le cose sono completamente cambiate, per certi versi mi sembra positivamente e per altri non proprio. Quando alla notte il sonno tarda a venire mi metto a contare le persone che ancora vi sono rimaste, a portare alla memoria i luoghi e i sentieri della nostra montagna che tanto abbiamo frequentato oppure rivedo quei volti di nonne e mamme e vecchi che tanta parte hanno avuto nella nostra formazione umana e religiosa. In una parola si tratta di ricordi molto positivi dove la nostalgia ha la sua parte. Oggi si sta meglio economicamente, tutti abbiamo tutto e di più nelle nostre case: l’automobile, le ferie, i nostri figli che partecipano alle associazioni sportive, vestiti dignitosi e anche esotici, siamo ben puliti e curati… tutte cose buone. E allora che cosa ci manca? Penso che venga a mancare oggi l’orgoglio di appartenere al proprio paese: nella montagna non c’è più vita, la campagna abbandonata, si sta perdendo il senso della comunità, i bambini non conoscono più la loro storia e non parlano più neppure la nostra bella lingua friulana. Il paese diventa sempre più un dormitorio e non il luogo in cui si vive la propria vita.

La popolazione. Un tempo i mestieri dei nostri uomini erano il muratore e il boscaiolo. Molti dei primi emigravano in Svizzera o Francia, i secondi lavoravano nei nostri boschi e generalmente rientravano il sabato con lo zaino contenente la roba da lavare, occupando per questo le loro mogli in buona parte della domenica e si approfittava per spizâ i sapins da Lino o Frosinini di Casteons e riprendere la strada il lunedì seguente. Oggi non ci sono disoccupati, grazie a Dio, le macchine partono al mattino o arrivano alle dieci di notte a seconda i turni di lavoro nelle fabbriche e anche le nostre mamme, abbandonato il lavoro della campagna, pure lavorano soprattutto nel terziario. Il nostro benessere economico però non ha portato maggiore vitalità al paese. Ricordo quando eravamo bambini e le nostre camere non erano dotate di luce elettrica si passava il tempo contando gli abitanti che allora raggiungevano il numero di 570. E oggi quanti siamo? 340! I bambini non nascono, i giovani vanno via e solo il numero dei funerali non è mai diminuito! Si è notato pure un rimescolamento della popolazione in quanto neppure a Cleulis si può dire che la popolazione sia saldamente omogenea com’è nei nostri ricordi. Infatti dei 340 abitanti ben più di 60 non sono clevolani di nascita e questo significa che anche qui la gente ha allargato il suo orizzonte e questo è positivo. Il cognome Puntel è ancora molto forte con 155 persone anche se è passato dal 65% al 45% degli abitanti, molto hanno perso i Primus che da un centinaio dei tempi passati ora sono appena 20. Precedono i Maieron con 30 e i Bellina con 25. L’altro giorno salendo a Cleulis per la S. Messa mi è apparsa agli occhi una bella sorpresa. Qualcuno ha sfalciato tutta la parte del Cungjelot sopra la Strade Nove. Che sia un timido ritorno a quel Cleulis che solo fino a pochi anni fa si distingueva dagli altri paesi perché ancora la taviele era curata? Io me lo auguro.

L’estate dei nostri ragazzi. In paese oggi ci dovrebbero essere una cinquantina di bambini e adolescenti. E’ un numero considerevole se pensiamo ad altri paesi della nostra Carnia dove sono rimasti solo i vecchi. Mi è venuta alla mente una domanda: come trascorrono l’estate i nostri bambini e adolescenti? Beh, sappiamo che per legge i minori (almeno fino ai 16 anni) non possono lavorare e quindi nencje fâ un sarvîsji. E allora? In casa tutto il giorno a giocare col cellulare o bighellonando o guardando la televisione, cercando di scacciare la noia? Speriamo proprio di no! C’è la possibilità di iscriverli al Grest nei paesi vicini, o ci sono le ferie al mare con la famiglia, qualche impegno sportivo… Certamente non si può abbandonarli al dolce far niente. Un problema questo che noi proprio non avevamo! Ricordo i giovinetti che partivano per la malga. Tre mesi a fare i pastorelli lassù sulla montagna, a pascersi di polenta e di bruma! Alla fine come premio una piece di formadi o in casi eccezionali anche un purcitut! Altri impegnati a pascolare gli animali che restavano a casa. Ci trovavamo in tal Salet e qui i ricordi sono veramente belli! Quanto giocare in tal camput con palle di stracci, o da pelose in ta Place da Mont, ricordo i tuffi nelle pozze della But, il casop, il crocant con lo zucchero e il burro. Molte volte perdevamo anche gli animali e le persone nus logavin las cjares ch’as ere entrades in tai cjamps a mangia i fasûi! Altri poi erano impegnati con le mamme su pai Rauts, Prat da Staipe, Sgolvais Ramontans, vie pai Cjivilugns, jù pai Moscjarts… a raccogliere il fieno. Al ere ce spandi las solçs, girâ il fen, puartâ denti, incavolâ… lâ a toli l’aghe cuanche las maris as veve seit e a miesdì contentasji di polente e çuç. E a la sere tornâ cun tune legne su pa spale parcè che a no sji veve mai di tornâ a cjase vueits! Sull’ultimo bollettino abbiamo pubblicato la foto di Simone e la sorella Gaia che cul strot a tirin dos stangjutes ju pa strade sot il Cuel das Cidules. Ora questo non si vede più, come la louze che per noi bambini, anche se era pesante portarla fino in alto, era sempre un divertimento scendere poi magari montâts sul fen o las legnes. E il zei? Lo vediamo ancora? Il zei che ha fatto la storia della nostra montagna, che fine ha fatto?

Come vorrei il mio paese. Naturalmente non vorrei che si tornasse indietro, ai tempi passati che hanno visto la fatica e tanti sacrifici da parte della nostra gente. Ben vengano le novità e tutto ciò che può aiutare a vivere meglio almeno dal punto di vista economico. Ma non vorrei che il mio paese diventasse un luogo selvaggio e abbandonato, mi piacerebbe, come ho accennato sopra, che fosse ben curato nelle case, nei suoi prati, nei suoi boschi. Vorrei che la gente e soprattutto i giovani non lo abbandonassero per emigrare forse in luoghi più remunerativi ma sempre lontani. Sarebbe importante che nascesse qualche bambino perché sarebbe il futuro di Cleulis e che gli si insegnasse in famiglia a parlare la nostra lingua carnica che è segno di identità. Oggi con il nostro trend demografico fra 100 anni dovrebbe scomparire anche il ultimo abitante, ma si spera sempre che le cose prendano un andamento diverso. E non sarebbe importante che si ricominciasse a vivere con quella semplicità che io ricordo e che ci permetteva in paese di sentirci una bella famiglia dove ci si litiga anche, ma si partecipa con passione alla vita di tutti? Non che le cose in questo senso stiano male, ma si tende soprattutto nelle nuove generazioni a fare un po’ la propria vita, infischiandosi degli altri. E poi? E poi abbiamo la chiesa! E’ vero non c’è più neanche il prete presente in paese e se ne sente la mancanza… La chiesa per fortuna è ancora frequentata da un 30% dei suoi abitanti, ma penso agli altri 70! Dobbiamo ricordarci che la chiesa è ancora il luogo che dà la possibilità a tutti di incontrarci nella settimana. Quello stare insieme a cantare le lodi a Dio, ricordare i nostri morti, solennizzare le nostre feste, tener vive le tradizioni che ci sono state tramandate! Oltre che ad essere il luogo del culto è anche il luogo dove ci riconosciamo parte di una comunità, e questo è molto importante per noi!

Siôr Santul, don Tarcisio


Pronta la nuova cappella di Placcis

agosto 17, 2019

Suonano da questo autunno le due piccole campane della cappella di Plaças, suonano al mattino a mezzogiorno. E la sera suonano per un malinteso fra in signor Claudio, titolare della ditta Simac Srl, che ha rivisto la struttura di sospensione e l’elettrificazione delle campane – e che doveva limitarsi a programmarle – e il sottoscritto che ha progettato e diretto i lavori di manutenzione della chiesetta di Placis.

Mi piace pensare che ai suoi primi rintocchi si siano sorpresi anche chi ci ha preceduti “tal plan dai çocs”, nel cimitero che ci fronteggia sull’altra parte della valle, coloro che con fede e passione l’hanno realizzata sul finire del 1800. Vedo Micul che aveva donato il terreno su cui è stata costruita: un terreno giusto-giusto, che non consente neanche di girarci attorno; vedo quelli del “cronouf”: la Pina, Zuan Pantian, mio bisnonno Crovatut che aveva portato la statua di Gesù nell’Orto, cui è dedicata la Chiesa; e tutti gli altri che ho conosciuto e non, sino ad arrivare a “Capula”. Nessuno ha sollevato obiezioni e le campane hanno continuato a suonare. Da anni con Sereno, il più vicino in tutti i sensi alle sorti della chiesetta, avevamo affrontato il problema della manutenzione esterne e in particolare del torre campanaria che risultava la più degradata ma mancavano i soldi. È stata la generosa offerta di Gino Primus che ha consentito assieme ad altri più modesti contributi di procedere alla progettazione e realizzazione degli interventi di una, rivelatasi, pesante manutenzione. Siamo partiti pensando ad opere di manutenzione normali ma date le condizioni che si sono evidenziate si è dovuto intervenire con opere più pesanti: le malte erano di scarsissima consistenza così come alcune parti della cella campanaria, del torrino ottagonale che la sovrasta, della struttura lignea la “spice dal tor”, delle parti interne alla torre e le fondazioni; queste ultime erano superficiali e in muratura di scarsa consistenza. L’intervento ha riguardato in primis le fondazioni con la costruzione di un cordolo in calcestruzzo armato per legare e migliorare la struttura a quel livello. Le murature sono state consolidate mediante reti in vetroresina e malte traspiranti di calce. Così la torre campanaria: é stato rifatto il torrino Ottagonale, con l’inserimento di 4 micropali sugli angoli della cella campanaria a sostegno dello stesso; rifatta la struttura in legno della punta – realizzata a titolo gratuito da Sereno Puntel ed il manto di copertura in rai-zin (speciale lamiera in acciaio con rame e zinco, che non si ossida). Una parte importante ha riguardato la sostituzione della struttura portante delle campane la loro Elettrificazione e il rifacimento dell’impianto elettrico. Le due campane attuali sono state posizionate in modo da poter inserire una terza campana, ciò, su suggerimento di un ex “plaçaran”, Bepo da Lidia, che non gli è ancora passata che i “componons” risultavano un po’ monchi. Si sono eseguite le opere più urgenti all’esterno; ora quello che manca sono le opere di miglioramento, adeguamento e sistemazione della parte interna: dalle malte ai rivestimenti in marmo, dai pavimenti, all’impianto elettrico. Tutto ciò al fine di conferire al luogo di preghiera un aurea semplice, coerente e sicura sia dal punto di vista sismico che impiantistico. La nostra bella cappella con il maestoso tiglio che la fronteggia meriterebbe di trovare un intorno meno irrispettoso: ci sono i contenitori delle immondizie posizionati poco avanti alla facciata principale, ci sono le macchine o gli autocarri appiccicati contro. Bisognerebbe trovare con l’amministrazione comunale un soluzione per entrambi i problemi. Ho promesso a don Tarcisio che avrei predisposto un progettino di massima delle opere necessarie con i relativi costi e un elenco di priorità in modo di intervenire nel tempo in funzione delle disponibilità economiche. Il costo effettivo dell’operazione è stato di euro 70.000. Su questa spesa non incide la mia parcella in qualità di direttore dei lavori, cui ho rinunciato, né il materiale e il lavoro di Sereno. Ma ora pensiamo alla inaugurazione, a far festa e a ringraziare Gino che è tornato.

Giovanni Puntel


Sfalcio del primo remisj

agosto 17, 2019

Sabato 22 giugno si è svolta la prima (mezza) giornata di sfalcio dei prati incolti. Si è deciso di iniziare dai remisj sopra la strada nova, partendo da quelli in prossimità del cungjelot, poiché sono quelli che danno più nell’occhio. Poco dopo le sei, io e Osvaldo siamo sul posto. Il cielo è carico di nuvole grigie e minacciose e pare voglia farci desistere. Ci mettiamo all’opera e di lì a poco iniziano a cadere le prime gocce che però non ci disturbano affatto, anzi visto il grande “stofaç” ci danno un po’ di sollievo. Pioviggina mentre Fabrizio tra il deluso e l’addormentato sale il cungjelot con l’ombrello aperto, ma giù verso valle il cielo già inizia ad aprirsi e allora rinvigorito corre a prendere la sua falce e anche lui si mette al lavoro. Nel frattempo ci raggiunge anche Roberto che ha risposto prontamente all’invito che gli avevo fatto la sera prima. Con la divisa bianca e il decespugliatore in mano pare uno dei “Ghostbusters” (acchiappa fantasmi). Scalpita e non vede l’ora di mettersi in azione. Alla spicciolata, arrivano anche Pier, Erwin e Toni e mano a mano cresce la carica. Alle 8 siamo al completo: 5 decespugliatori e 2 falci ben affilate. In alcune zone baraçs e sterps hanno già preso il sopravvento e rallentano le operazioni di sfalcio. Il terreno è ripido e scivoloso. Ci chiediamo come facessero le nostre nonne con i soli scarpets a rimanere in piedi su terreni così pendenti. Per tutta la mattinata i decespugliatori non hanno smesso di “brusigare” e poco prima di mezzogiorno tutti i remisj sopra la strada sono rasi al suolo. Seduti sul muro ci sorseggiamo una birra allegri e appagati per il lavoro svolto e anche che il cielo ci abbia concesso una tregua. Infatti da lì a poco… ricomincia a piovere. Ringrazio tutti i quelli che hanno aderito al primo atto di questa nuova iniziativa. Grazie a chi ci ha offerto le bibite. Un grazie anche all’amministrazione comunale per aver sostenuto l’iniziativa mettendoci a disposizione alcuni mezzi e il carburante. Il secondo atto (meteo permettendo), a fine luglio. Rimangono da falciare ancora alcuni remisj sotto la strada in Leipà poi ci sposteremo verso Frints e Valisjelas. Nuovi volontari sono sempre benvenuti perché si sa in tanti la fatica si sente meno e alla fine la soddisfazione è maggiore. Intanto a ripulire i remisj di Culisjit e Cjeranda ci stanno pensando Alex e sue le pecore, coadiuvato da Mario e Livio e altri aiutanti.

Hans Puntel


Placis, quel borgo dove si gioca ancora per strada

agosto 17, 2019

Placis, quel borgo dove si gioca ancora per strada Un nuovo segnale stradale campeggia per le strade di Cleulis. Un segnale insolito, non presente nel regolare stradario, ma inventato da qualche azienda e intercettato da alcune mamme di Placis (Jessica, Giulia, Miriam, Ursula e Rosa) che hanno deciso di portarlo in paese. Si tratta di un cartello di segnalazione e avvertimento a chi, al volante, scorrazza per il borgo a velocità eccessiva e magari non sa che lì ci sono bambini che ancora e fortunatamente giocano per strada. Una forma di tutela che Placis tutta attua per i propri bambini, considerato che lì i bambini effettivamente scorrazzano più delle auto. I ragazzini, si sa, sono spericolati e, specialmente quando sono concentrati in queste loro attività, non avvertono certi “pericoli”. Un’accortezza presa anche verso quelle persone che vengono da fuori Cleulis e che potrebbe non avere la corretta percezione di che cosa è ancora oggi Placis. Il significato di questa iniziativa è stato spiegato così, su Facebook, da Rosa Puntel, una delle mamme coinvolte: «Nel borgo di Placis vivono 16 bambini. Giocano, corrono, saltano. Questo cartello stradale è un regalo che noi “mamme di Placis” facciamo a voi, con la speranza che continuiate a vivere così, felici e spensierati». Ursula ha avuto l’idea e l’ha condivisa con le altre mamme. Insieme hanno fatto richiesta del tabellone stradale a un’azienda che li confeziona. Le cinque famiglie che hanno dato vita a questa iniziativa si sono date un gran daffare per identificare il punto dove fosse più appropriato issare il nuovo cartello: ben in vista, non nascosto e dove effettivamente ci fosse il pericolo. Si è così ritenuto che questo fosse lungo via sant’Osvaldo, poco prima della svolta su via Raut, dove la visuale di chi è al volante si apre e potrebbe indurre a malaugurate accelerazioni della velocità. Le cinque mamme hanno ovviamente chiesto l’autorizzazione al sindaco per attaccare il segnale a uno dei punti luce disponibili. Chi ha materialmente provveduto ad attaccarlo è stato Adi, il marito di Miriam. Per questo, le cinque mamme di Placis vogliono ora dire un grazie speciale a tutti i clevolani che si sono interessati a questo progetto, ad Adi per il supporto tecnico/logistico e al sindaco di Paluzza, Massimo Mentil, per aver “prestato” un lampione. Automobilisti avvertiti, bambini “salvati”.

O.P.