Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis e… dintorni

gennaio 13, 2020

18 luglio. I “Cervelloni”di Cleulis! In occasione della Sagre di San Jacum a Paluzza, la locale Pro Loco aveva organizzato una serata di svago, proponendo il game “Il Cervellone”. Si trattava di un gioco a quiz multimediale, in cui, tramite un pulsantone elettronico, le varie squadre si sfidavano alla conquista di diversi premi, a colpi di domande sui più svariati argomenti. Naturalmente anche Cleulis ha partecipato… la nostra squadra “Cleveland” ha fatto un’ottima figura, aggiudicandosi un meritatissimo sesto posto.

3 agosto. Partitissima Celibi-Ammogliati. Anche quest’anno la tradizione è stata rispettata. Presso il campo sportivo di Timau, le squadre di Celibi e Ammogliati si sono date battaglia per vincere la partita più attesa dell’estate. Tra giocate da veri fuoriclasse, gol e risate la partita è sempre un occasione per trascorrere delle ore in allegria e motivo di incontro anche per coloro che proprio nel periodo di Sant’Osvaldo fanno ritorno nel nostro paese.

4 agosto. Prima edizione “Olimpiadi di San Osvaldo”. Nel pomeriggio di domenica 4 agosto, si sono volte le prime Olimpiadi di San Osvaldo, con dei divertentissimi giochi d’acqua per tutti i bambini. Si trattava di diversi giochi a squadre e a staffetta, organizzati da Rosa, per far trascorrere un pomeriggio diverso e divertente ai più piccoli, presso la scuola di Timau-Cleulis, in occasione della 53^ Sagra dai cjalsons. Al termine, a tutti i partecipanti, primi a pari merito, è stata offerta la merenda e un piccolo omaggio da parte dei Giovins Cjanterins che, colgono l’occasione, per ringraziare di nuovo Rosa per la disponibilità e l’organizzazione del pomeriggio, che verrà sicuramente ripetuto, vista l’ottima riuscita e la buona partecipazione dei bambini.

10-11 agosto. Palio das cjarogiules. Giochi, mestieri di una volta, piatti tipici e sfilate, alla scoperta di varie contrade del comune di Paluzza e non solo. è questo il palio, che ormai da 35 edizioni caratterizza l’estate “paluzzana”. Cleulis, rappresentato dai Giovins Cjanterins, partecipa ormai da un paio di anni con ottimi successi, sia dal punto di vista enogastronomico, sia nel concorso “Miss Palio e il so biel”. I risultati sono un po’ meno brillanti per quanto riguarda le varie gare che si disputano nel corso della domenica pomeriggio, prima della corsa con le cjarogiules vera e propria, ma comunque l’importante è sempre metterci il massimo impegno e riuscire a partecipare. Per questo in questo spazio, approfitto per ringraziare chi, ogni anno, con fatica, dedizione e impegno, accetta di mettersi alla prove e partecipa alle varie gare proposte.

8 settembre. Memorial par Tita. L’A.P.D. Timaucleulis, con il patrocinio del Comune di Paluzza e in collaborazione con la sezione ANA di Cleulis ed il Circolo culturale G. Unfer di Timau, ha organizzato per domenica 8 settembre, al complesso scolastico in località Muses, la settima prova del Trofeo Gortani di corsa in montagna del Centro sportivo italiano, Comitato di Udine. Quest’anno la prima società si è aggiudicata il primo Memorial “Giobattista Bellina“, trofeo dedicato al nostro compaesano “Tite”.

20 settembre. Mostra di Paolino Puntel “Jacaless”. Venerdì 20 settembre presso la Sala San Giacomo di Paluzza è stata inaugurata la prima mostra del nostro compaesano Paolino Puntel, in cui sono state esposte le sue sculture su pietra e legno. Si tratta di opere che riproducono fatti, avvenimenti e personaggi legati alla nostra storia, alla tradizione del Friuli e della Carnia in particolare. Ringraziamo Paolino per averci permesso di ammirare le sue opere e lo ringraziamo per averci raccontato con le sue opere la nostra cultura.

8 novembre. Prima nevicata. La neve quest’anno non si è fatta attendere molto: i primi fiocchi infatti si sono visti già venerdì 8 novembre, lasciando tutti sorpresi, perché molti ancora non si erano attrezzati per questa evenienza. Fortunatamente i disagi che si erano creati non sono durati a lungo perché già dal primo pomeriggio la neve si era trasformata in pioggia e la circolazione sulla “strada nova” è ripresa regolarmente. Adesso aspettiamo tutti la neve per i più freddi mesi invernali, sperando che non sia stato solo un fuoco di paglia.

16 novembre. Frana in Cjivilugn. È stato un mese di novembre caratterizzato dal brutto tempo e da piogge intense che si sono abbattute sulla nostra regione copiose per interi giorni. Un guasto agli impianti del Tenchia ha determinato un black out sulle linee telefoniche Vodafone, durato tre giorni. Si è verificata una piccola frana sulla strada che da Aip porta in Cjivilugn.

a cura di Manuela Puntel

 


Il nuovo altare maggiore

gennaio 13, 2020

Domenica 14 luglio 2019 alle ore 17.00 veniva solennemente benedetto il nuovo altare maggiore della parrocchiale in Cleulis. L’opera si è resa necessaria per sopperire all’inadeguatezza del precedente ormai indegno ed indecoroso. Tale altare era, infatti, deperito in più punti, invero evidenziava in special modo una profonda spaccatura sulla parte sommitale della mensa tale da renderlo inadatto al culto divino, oltre che risultare esteticamente brutto. In altri termini: questo altare maggiore non era più adatto alla gloria di Dio.

Da qui il progetto di innalzare un nuovo altare maggiore nella nostra chiesa che potesse dare onore a Dio e a Sant’Osvaldo, lustro e decoro al sacro tempio e come atto di devozione di tutti gli abitanti del paese.

Il progetto è stato affidato a Filippo Cocconi di Udine, giovane e brillante studente di Belle arti nel capoluogo friulano ed attualmente impegnato nel settore dell’ home design. Innanzitutto si è scelto di realizzare un altare fisso, ma in legno, a parte la mensa. Il Cocconi, su indicazioni del Parroco, ha deciso di realizzare un altare leggermente più piccolo del precedente (la cui mensa arrivava ai 3 metri circa), ma esteticamente più complesso e, quindi, più artistico. Lo spunto, a detta dal disegnatore, è stato preso dallo stile di alcuni altari (tardo)barocchi del Sud Italia che hanno la peculiarità di avere il paliotto (la parte frontale della mensa dell’altare) caratterizzato da una parte rientrante dello stesso al di sotto della mensa, la quale è retta da due pilastri riccamente decorati e posizionati in posizione obliqua all’asse dell’altare. Questo permette una maggiore mobilità visiva ed un gioco di profondità, luci ed ombre che rendono l’altare sia artisticamente più elaborato sia più gradevole alla vista, ma allo stesso tempo, nel caso di Cleulis, meno ingombrante del precedente. Accanto a questa suggestiva idea che rende l’altare di Cleulis un unicum nel panorama dell’arte sacra in Carnia – ma probabilmente anche in Friuli, discostandosi dai classici canoni degli altari barocchi-neoclassici friulani – il Cocconi ha provveduto a ripensare l’intera struttura dell’altare aggiungendo diversi scalini tra la mensa ed il dossale che rimane, con il Tabernacolo, l’unico elemento del manufatto precedente, ed inoltre ad allargare il prospetto laterale. Quindi, se in precedenza la struttura dell’altare era data solo dalla mensa squadrata senza molti scalini e sopratutto senza estensione ai lati, ora invece si è provveduto a rendere più piccola la mensa, ma ad allargare le parti laterali per renderlo visivamente imponente, senza appesantire la visione d’insieme del presbiterio. Nello specifico in questa parte dell’altare il Cocconi ha disegnato due piedistalli con grosse volute ai lati (molto profonde e perciò significative) che fungano da appoggio agli scalini che da due sono passati a tre per una duplice funzione estetica e pratica; dal punto di vista pratico per ottenere più spazio per il comodo posizionamento dei candelieri, dei vasi dei fiori, di eventuali reliquiari e degli angeli lignei per le feste grandi. Dal punto di vista estetico il primo scalino, sul quale è appoggiato il Tabernacolo del vecchio altare, risulta più basso per poter comodamente prelevare il Santissimo Sacramento, mentre il secondo scalino, il più bello, è realizzato, sempre in armonia con la scelta stilistica barocca tipica del mezzogiorno italiano, più lungo del primo e del terzo fino ad uscire sensibilmente dalla struttura portante dell’altare, terminando con una voluta a ricciolo decorata per dare movimento all’intero complesso. Su questo scalino si appoggia il terzo, molto sobrio nelle decorazioni, che serve a sostenere i due angeli porta lampada che adornano perpetuamente l’altare. Sulla sommità riappare il dossale del vecchio altare con la pala dei Santi Osvaldo ed Emidio. Il Cocconi ha provveduto a pensare anche alle decorazioni. Su indicazione di don Tarcisio si è scelto di mantenere il colore del precedente manufatto, un marmorizzato verde, con decorazioni in foglia oro. L’aspetto più significativo è la decorazione del palliotto, nel quale, in un riquadro intagliato e ricco di volute barocche, sono stati dipinti i simboli del Santo titolare della chiesa Osvaldo: la corona e lo scettro regali, la spada dell’indefesso milite e le palme simbolo del Martirio.

Come detto in precedenza l’altare è stato pensato e realizzato in legno. Per tale opera ci si è avvalsi della competenza e della bravura della Ditta L’Ebanista con sede in Paluzza, località Rivo, i cui titolari sono Paolo e Marco Morocutti da Treppo Carnico. Con arguta perizia, genio artistico, nobile abilità artigiana e competenza pratica e manuale, hanno realizzato in poco tempo (qualche mese) tutti i pezzi necessari. Va detto che per alcuni di essi il lavoro è risultato più semplice, ma per altri no; infatti molte parti (come il paliotto e le croci sui pilastri laterali ecc.) sono state intagliate a mano: questa è la garanzia di un’ottima qualità del nostro altare e di un opera veramente di pregio. La decorazione pittorica è avvenuta nella stessa bottega ad opera di Flavia Zorzini di Lestizza (Ud), pittrice e decoratrice, che con maestria ha provveduto alla decorazione completa dell’altare, sia per quanto riguarda il marmorizzato verde, sia per le restanti parti in marmorizzato grigio, sia per la decorazione dei fregi e delle volute in foglia oro, sia, infine, per il disegno del paliotto. Solo successivamente si è provveduto alla demolizione del vecchio altare non prima di aver messo in salvo le Reliquie dei Martiri poste il giorno della sua consacrazione dall’allora Arcivescovo di Udine mons. Anastasio Rossi. La capsula delle Reliquie, infatti, sarebbe servite in seguito per il nuovo altare. Demolito il vecchio, che si è notato essere realizzato con materiali di bassa qualità, è stata ripulita l’area e mantenuto una parte del muro di sassi portante per permettere poi di fissare l’altare. Nel frattempo l’area del pavimento è stata ridotta con la posa di alcuni marmi, ed è iniziato il montaggio dell’altare.

Come già segnalato poc’anzi l’altare è fisso. Per altare fisso si intende un altare che non si può muovere, ovvero che è fissato permanentemente a terra. Si è voluto un altare fisso in previsione della sua consacrazione, cosa che poi in effetti, non è a avvenuta, in quanto il Vescovo, essendoci già un altare consacrato nella chiesa, quello verso il popolo, ha preferito concedere solo la benedizione e non la sua solenne dedicazione. Per poter quindi rendere fisso un altare dal punto di vista canonico e liturgico, ovvero in funzione della sua dedicazione, si è deciso che la mensa dell’altare dovesse essere di marmo, cosa obbligatoria perché un altare si possa definire fisso. Pertanto i Morocutti hanno ancorato la parte lignea della mensa permettendo al muretto sottostante di affiorare da sopra e così si è fissata la mensa di marmo sulle pietre del vecchio altare. Le pie donne del paese hanno poi provveduto alla pulizia di tutto il presbiterio in attesa del giorno della benedizione.

Prima di questa, per la quale il Vescovo ha delegato il Parroco, il quale impossibilitato a causa delle debilitazioni fisiche, ha a sua volta delegato il sottoscritto scrivente, sono state inserite al centro dell’altare le Reliquie (poste in una teca integra di sigillo episcopale) già presenti in quello vecchio, e tutto è stato debitamente sigillato. Il rito della benedizione è incominciato con l’altare spoglio. Cantata la benedizione l’altare è stato rivestito delle tovaglie e sono stati posti la Croce, i candelieri ed i vasi con i fiori. In seguito è stata celebrata la Santa Messa sull’altare testé benedetto, al termine della quale è stato portato solennemente in processione il Santissimo Sacramento sul nuovo altare e quindi nel Tabernacolo. Questo nuovo altare maggiore innalzato a gloria della Trinità Santissima e di Sant’Osvaldo e a decoro ed onore del sacro tempio ha riscosso l’apprezzamento dei fedeli e non solo, anche di diverse persone e visitatori che hanno potuto ammirare un’opera di arte sacra veramente tale, segno di come si possa ancora oggi realizzare manufatti belli ed adeguati per il Culto divino. L’augurio è che su questo altare possa essere ancora tante volte celebrato il Santo Sacrificio della Messa a beneficio dei clevolani di oggi e suffragio di quelli di ieri, e che ogni fedele di questa parrocchia, ammirando questo altare, ammiri ancora di più Cristo Signore di cui l’altare è segno affinché possa seguirne gli insegnamenti fino poi a raggiungerLo in Paradiso per cantarne le lodi all’altare del Cielo.

don Alberto Zanier


Dall’Alsazia, Lino di Menie e Ilva

gennaio 13, 2020

Proseguiamo i nostri incontri con i compaesani sparsi per il globo ma che di tanto in tanto rientrano in paese.

Questa volta ho incontrato una coppia di Cleulis trasferita da tempo in Francia: si tratta di Lino di Menie e la sua Ilva. Lino e Ilva, ora che sono in pensione, fanno ritorno nella loro casa di Cleulis nei mesi estivi ma ogni tanto li vediamo anche per le festività natalizie. Fanno parte di quella numerosa “colonia” di clevolans che per lavoro già agli inizi del secolo scorso sono emigrati in Francia. La Francia e la Svizzera assieme agli Stati Uniti e al Brasile sono i paesi dove l’emigrazione dei nostri clevolans è stata più numerosa.

In una calda mattinata di agosto mi reco presso la casa dei coniugi che mi accolgono entusiasti di raccontare la loro storia. Lino Bellina, classe 1943, è figlio di Pietro e Domenica “Menie” Puntel; sua moglie, Ilva Primus classe 1949, è figlia di Clemente e Sabina Primus. Mentre Ilva mette su il caffè chiedo a Lino di raccontarmi un po’ la sua storia di emigrante: «Ho iniziato ad uscire dal paese natale a sedici anni andando a Brunico ad imparare il mestiere di imbianchino che diverrà la mia professione. Dopo di che a vent’anni sono andato per un anno a Parigi e da qui in Svizzera per sette anni dove ho incontrato Ilva e, dopo le nozze celebrate qui a Cleulis nel 1970, abbiamo deciso di trasferirci definitivamente in Francia, presso Bollwer, vicino alla cittadina di Mulhouse in Alsazia dove ho trovato lavoro presso un’impresa di pitture edili. Nel 1971 è nato il mio primogenito Domenique e nel 1978 Sophie. Qui mi sono integrato velocemente al tessuto sociale della zona tant’è che nel 1985 ho fondato l’associazione italiana del Florival. Questa associazione oltre ad unire tutti gli italiani emigrati nella zona alsaziana ha lo scopo di aiutare le persone anziane per i loro fabbisogni quotidiani. Inoltre essendo nominato corrispondente consolare, attraverso l’associazione del Florival aiuto nelle pratiche burocratiche (passaporti, carte d’identità) tutti gli italiani che hanno bisogno. Ho fatto parte anche del comitato italiano all’estero e del comitato aiuto sociale agli italiani all’estero (Casi) sono inoltre impegnato nella missione cattolica della mia parrocchia». A questo punto chiedo a Lino se trova dei cambiamenti a Cleulis visto che ci viene spesso e da tanti anni. «Ogni estate, prima con i miei figli ora con le mie nipotine, mi reco a Cleulis per alcuni mesi nella casa ereditata dai miei genitori. In questi anni ho visto il paese in costante cambiamento confrontandolo ai primi anni Settanta. Cleulis lo trovo notevolmente migliorato con case nuove o ristrutturate, strade e vie ben tenute. La gente invece mi sembra meno unita rispetto a quando ero bambino. Una volta si era come tutti una grande famiglia ora mi sembra ci sia più individualismo, ognuno sta a casa sua. Mi auguro, anche per la sopravvivenza del paese stesso, che si ritorni a fare “comunità” come un tempo».

Dopo aver bevuto tutti assieme il caffè e dopo aver ascoltato le parole del marito Ilva inizia la sua storia: «Io sono andata via da Cleulis che avevo due anni con i miei genitori Clemente e Sabina e mio fratello Delfino di sei anni. L’infanzia l’ho vissuta abbastanza bene ma ho provato sulla mia pelle cos’è il bullismo e il razzismo. I miei coetanei ci chiamavano con dispregio “cincala”. I nostri genitori, che fanno parte della prima generazione di emigranti in Francia, non hanno avuto vita facile. Mio papà per esempio, emigrato come boscaiolo, ha avuto come alloggio dalla guardia forestale francese, una baracca in mezzo al bosco priva di acqua e luce. Nella baracca eravamo alloggiati io, mio fratello assieme ai miei genitori e ai miei due zii Amerigo e Felice. Mi ricordo che mia mamma piangeva ogni giorno perché voleva tornare a Cleulis almeno lì aveva una casa e non una baracca senza luce e acqua. In questa specie di alloggio siamo rimasti per due anni dal 1951 al 1953, anno in cui mio papà ha trovato lavoro come muratore presso la regione alsaziana in cui vivo attualmente. Pian pianino la situazione migliorò come anche l’integrazione con la gente del luogo. Mi preme sottolineare però che lo stato francese all’epoca non aiutava gli emigranti in nessun modo. Prima di partire dall’Italia alla volta della Francia serviva un contratto lavorativo e si veniva sottoposti ad un’accurata visita medica per verificare lo stato di salute di chi entrava in suolo francese. I miei genitori raccomandavano continuamente a me e mio fratello di stare zitti e di rispettare le regole del paese che ci stava dando ospitalità».

La zona alsaziana era uscita distrutta dopo la seconda guerra mondiale e gli emigranti italiani, nei primi anni cinquanta, hanno contribuito notevolmente alla ricostruzione del paese e grazie a ciò poi gli italiani hanno goduto di stima e fiducia dalla popolazione locale. «Con la stabilità lavorativa mio papà iniziò a costruirsi la propria casa nel 1963 aiutato dagli amici clevolans e italiani presenti nella zona. Venivano ad aiutarlo tutti spontaneamente e gratuitamente come una grande famiglia. Mia mamma cucinava per tutti e quando arrivava armata di pentoloni pieni di pasta era una gran festa! Un ricordo particolare che ho di Cleulis è che quando venivamo d’estate nei primi anni Settanta lasciavo le finestre della camera da letto aperte per sentire la brezza estiva del mattino col suo profumo di fieno e sulla via sottostante si sentivano parlottare (cibica) mentre andavano a sfalciare o a prendere il pane “aì di Pete” la Line, la Nene, la Cia, la Livete, Susane, Mariute di Tele, la Loise ecc… quei discorsi sussurrati erano musica per le mie orecchie ora invece tutto tace».

Luigi Maieron


Calcio – Timaucleulis, un 2019 difficile

gennaio 13, 2020

Val del Lago è stata l’ultima partita del Campionato Carnico 2019, un campionato che per i Caprioli è stato decisamente negativo ed al di sotto delle aspettative. Ad inizio stagione la consapevolezza di un campionato duro e difficile era nell’aria, e col tempo questa consapevolezza si è tramutata in realtà. Una serie di sconfitte iniziali ha gettato la squadra nello sconforto, nonostante nelle prime partite ci siano state azioni ed atteggiamenti piuttosto positivi. Sconfitta dopo sconfitta però, è stato facile entrare in un vortice negativo dal quale, a conti fatti, la squadra non ne è più uscita.

Se il campionato scorso a nus è lade ben, non è stato così quest’anno, dove la squadra ha pagato sicuramente i colpi psicologici delle varie sconfitte, l’inesperienza nel giocare in Seconda (che si dimostra, probabilmente, la categoria più ostica delle tre) e anche una certa differenza tecnica con altre squadre.

Le cause di questo campionato negativo però non si possono ricondurre solamente a questi tre elementi (che saranno quelli che sono subito balzati agli occhi dei tifosi), perché il calcio è fatto di tanti meccanismi ed è uno sport che, come gli altri, va giocato con almeno tre elementi (come diceva il nostro ex Mister Pippo): testa, cuore e gambe… probabilmente quest’anno il primo elemento ci è mancato… e se manca pure la testa, di conseguenza manca anche tutto il resto…

Ora ripartiremo dalla Terza Categoria, con un nuovo allenatore e con la stessa voglia di far bene che abbiamo avuto tre anni fa, quando Mister Pippo è approdato alla guida del TimauCleulis e quando, tutti uniti e convinti dei nostri mezzi, abbiamo ottenuto una storica promozione!

Al nuovo Mister Francesco Moser, vanno i migliori auguri per un buon Campionato “Sot la Crete”, fatto di tante soddisfazioni e belle esperienze ed auspicandogli di poter realizzare i suoi progetti calcistici anche con i Caprioli!

Al “vecchio” Mister Giacomo Di Bello vanno i ringraziamenti per quanto ha fatto a Timau, per quello che ha portato e per quello che ha lasciato, sia dal punto di vista sportivo che da quello umano, augurandogli buona fortuna per le nuove esperienze che lo attenderanno. Ovviamente ciò vale anche per tutto lo staff tecnico che ha affiancato Pippo in questi tre anni.

Cambiando argomento sportivo, l’inverno si sta avvicinando: gli atleti più grandi affinano gli intensi allenamenti in vista delle prime gare e gli sciatori più piccoli riprendono l’attività “pre-sciistica”. L’area sciistica dei Laghetti, dopo la tempesta Vaia, è ancora “sottosopra” ma confidando nella bravura del Gestore e nella clemenza del tempo (freddo o nevoso che sia), ci auguriamo che per quest’anno la pista di fondo possa essere riaperta per ridare al comune di Paluzza e alla sua comunità un servizio fondamentale durante la stagione invernale. Bon Nodâl e Bon An a ducj.

Gabriele Primus


Placias, cappella restaurata

gennaio 13, 2020

Con una Santa Messa e il rito della benedizione, officiata dal nostro Parroco don Tarcisio con la solennità che lo contraddistingue, sabato 31 agosto 2019 è stata inaugurata la Chiesetta del borgo “Placias” a Cleulis, dopo i lavori di restauro (articolo approfondito sul bollettino n. 148, Estate 2019) e grazie al cospicuo ed importante contributo economico che Iginio Primus, originario di Cleulis, ma attualmente risiede negli Stati Uniti ha generosamente voluto donare al Paese natio affinché si potesse restaurare l’antica Chiesetta che sorge nella piazzetta del borgo a fianco del Tiglio secolare, testimone di un’antica vicinia amministrativa della Repubblica veneta. L’ingegnere Giovanni Puntel, progettista e direttore dei lavori, ha illustrato le modalità e gli interventi effettuati che hanno permesso il recupero ed il restauro della Cappelletta e l’elettrificazione del suono delle campane che ora scandiscono le attività quotidiane anche a Placis, assieme al campanile della Chiesa di S. Osvaldo di Cleulis.

L’amministrazione comunale di Paluzza ha portato il saluto e il sentito ringraziamento a Iginio Primus per la sua sensibilità e generosità che con la donazione della somma necessaria ha permesso di ristrutturare l’antica Chiesetta e con il suo gesto altruista ha migliorato ed abbellito la piazza del borgo. Il comune ha anche annunciato che a breve verrà sistemata la raccolta dei rifiuti in quel borgo, con la rimozione dei bidoni presenti a fianco del Tiglio secolare e l’introduzione del “porta a porta” anche per quelle famigli, attualmente non servite. Questo anche per migliorare l’aspetto urbanistico e l’impatto visivo soprattutto dopo la ristrutturazione.

Iginio Primus, infine, ha detto con profonda emozione che ha voluto donare con il cuore la somma necessaria al restauro, in memoria di sua moglie e per un gesto d’amore verso il suo paese natale. Al termine della Cerimonia, rinfresco e bicchierata, assieme ai canti tradizionali, hanno allietato festosamente la serata.

Fabrizio Dorbolò, assessore alla cultura, comune di Paluzza


Ogni contributo è prezioso

agosto 17, 2019

Gleisiuta Clevolana accetta tutti i contributi dei lettore, a patto che quanto proposto sia coerente con il contenuto del bollettino. Può accadere, per esempio, che ci inviate delle foto storiche che poi non riusciamo a inserire, perché manca lo spazio. Bisogna avere pazienza: verranno pubblicate sul prossimo numero. Ogni testo viene rivisto, corretto da eventuali errori e adattato alla pagina. I testi in lingua friulana variante carnica-clevolana vengono rivisti con il sistema grafemico e fonologico adottato ufficialmente dalla regione Fvg, oltre vent’anni fa. Eventuali modifiche o integrazioni al testo originale sono possibili, senza che ne venga necessariamente avvertito l’autore. Non si pubblicano poesie o disegni. Meglio per noi se inviate i materiali in formato digitale.


Elezioni comunali 2019

agosto 17, 2019

Massimo Mentil, 47 anni, sostenuto dalla lista “Futuro, Ambiente, Comunità”, ha ottenuto il secondo mandato ed è nuovamente alla guida del Comune di Paluzza. E’ stato eletto il 26 maggio 2019, con il 77,58% delle preferenze (962 voti): è la percentuale più alta riscontrata in una tornata amministrativa nel Comune da quando esiste l’elezione diretta del Sindaco. L’altro candidato, Alessandro Guidetti Englaro, sostenuto da “Il bene in Comune”, ha avuto 279 voti, pari al 22,42 per cento. Con Mentil, si è insediata una giunta per buona parte in continuità con quella precedente. Una delle novità riguarda il nostro paese, che ha un assessorato. Il nuovo esecutivo comunale è composto da: Luca Scrignaro, vicesindaco con delega a bilancio, tributi locali, patrimonio, sport e turismo; Silvia Tassotti, assessora a commercio, attività produttive e associazionismo; Pier Mario Flora, assessore ad ambiente, agricoltura e foreste; il nostro compaesano Fabrizio Dorbolò è diventato assessore alla cultura, assistenza sociale e politiche giovanili. Mentil ha tenuto per sé le competenze lavori pubblici e personale. Oltre a Dorbolò, Cleulis sarà rappresentato anche da altri due consiglieri: Lucia Puntel, che ha la delega a Sanità e Salute pubblica; e Andrea Mentil, che siede nel gruppo di minoranza. Il consiglio comunale si è insediato il 13 giugno. Un grazie per l’impegno profuso nella passata amministrazione al consigliere uscente Celso Puntel.