L’angolo di don Carlo

aprile 23, 2019

Dagli scritti dell’indimenticabile parroco di Cleulis

Non più figli ma cani e gatti! Fino a qualche anno fa cani, gatti, orsacchiotti confezionati in plastica o altro materiale, occupavano i salotti e le camere delle nostre case e si vedevano a volontà sulle sedie, sui tavoli, sulle vetrine, sulle finestre, sui televisori, sugli armadi, sui cassoni, sui divani, sui letti dei bambini e dei genitori; e poi nei corridoi, sulle scale e quelli mal ridotti nei cortili, per le strade, nelle aiuole degli orti o nei sacchi dei rifiuti! Oggi per le case non vedi più cani e gatti di plastica o di altro materiale, ma cani e gatti veri; e nelle case non vedi più le giovani spose tenere in braccio e vezzeggiare il bambino, ma il cane o il gatto! Essi sono l’oggetto di tutte le premure di tante donne di oggi. Cani e gatti hanno sostituito il bambino. Oggi per il cane e per il gatto si corre dal droghiere, al Supercoop, in farmacia, dal sarto, dal medico, dal macellaio, dal parrucchiere ecc. Non più figli, ma cani e gatti, orsacchiotti e scimmiette a quantità! Dei bambini ormai in tanti matrimoni non se ne vuol più sapere. Quello strilla, piange, vuole la mammella di mamma e poi fa la pipì e la popò e a mamma queste cose fanno venire il voltastomaco e tolgono l’appetito e di notte il sonno. E poi quando cresce fa i capricci e poi diventa cattivo e poi deve essere sorvegliato, seguito, educato, istruito e papà e mamma non possono più uscire a divertirsi a fare le passeggiate romantiche, devono spendere per tre anziché per due, e poi il lavoro, la casa, gli amici da ricevere, le ferie al mare magari a Capri o ai monti… e poi la salute, la bellezza fisica… povere donne! E così mentre una volta i bambini erano vivi e vegeti nelle nostre case e formavano l’orgoglio e le speranze dei genitori e pieni di vita giocavano con i cani e i gatti di plastica, oggi nelle case vivono i cani e i gatti oggetto di cure premurose da parte delle giovani coppie e del bambino se ne tiene il ricordo in uno fatto di plastica o di gomma ben composto sul letto matrimoniale o sul divano di sala.

Il popolo lo vuole «Vulgus vult decipi» = il «popolino lo vuole». E questo è vero anche in fatto di religione, di feste sacre, di parola di Dio. Il popolino crede alle favole che predicano certi preti scamiciati, sgolettati… circa il celibato del sacerdote, l’aborto, il divorzio, la fede, la disciplina ecc. Si crede ai preti che «fanno di tutta un’erba un fascio», ai preti marxisti e semiatei! In una parola: si crede al prete mascalzone, non al vero prete!

Ricordando l’inutile strage. A oltre 100 anni dalla fine della terribile Prima Guerra mondiale che il Papa Benedetto XV ebbe a definire «inutile strage» riportiamo un’omelia di don Carlo pronunciata nel Santuario del Crocifisso-Tempio Ossario di Timau, il 17 giugno 1984.

Siete venuti da lontano a visitare i nostri gloriosi caduti, a onorarli con la vostra presenza e a suffragarli con la vostra preghiera di uomini convinti della fede, temprati dal dovere della vita. Anche molti dei nostri caduti sul fronte carnico, i cui resti mortali riposano nei loculi di questo sacrario eretto a loro memoria, erano venuti da lontano; dalle diverse provincie d’Italia, fin dall’estrema Sicilia. Siete qui a portare il vostro grato saluto ai fratelli caduti, con la Messa che, nel vivo, raccoglie in tutt’uno il sacrificio infinito di Cristo e quello umano dei caduti per la libertà e per la Patria. Siete venuti a salutare, a ricordare, a suffragare quei fratelli che, come tanti di noi, un giorno sono partiti dalle loro case perché chiamati ad un dovere in tempi tristi e duri per la nostra amata Italia. Partirono salutando i loro cari, cantando gli inni della Patria. Raggiunsero, come noi reduci, i vari fronti di guerra sui quali poi lasciarono le loro giovani e promettenti vite colpiti dal piombo nemico e non tornarono più. Rimasero sul fronte carnico, fra i bassi e spinosi cespugli del Carso, sugli squassati monti del Grappa, nelle acque insanguinate del Piave. Ma pensiamo anche ai caduti nelle gole infuocate dell’Africa orientale negli anni 1935-36, o quelli sui pendii tortuosi dell’Albania e nei silenziosi burroni della Grecia o nell’infinito nevaio della Russia negli anni 1940-45. E siete qui per testimoniare il vostro orgoglio santo per i nostri caduti. Siete qui per dire che il loro esempio come vi è servito fino ad oggi di sprone per i più nobili ideali di religione, di famiglia e di patria, continui ad indirizzarvi anche in questi nostri difficili anni nei quali la pace, nata dal loro sangue, non ha ancora il volto sereno e tranquillo, che anzi, tende ad oscurarsi ogni giorno di più. Per questo storditi dal rumore dei missili che ci ruotano intorno da ogni parte, mentre pensiamo ai nostri caduti, preghiamo il Crocifisso e diciamogli: «Caro Gesù, tu che con il tuo Sangue versato sulla Croce hai riunito il mondo intero nell’amore del Padre, guarda al sangue ancora vermiglio e caldo dei nostri numerosissimi caduti e per quel sangue allontana le guerre che il popolo non vuole e conservaci la pace. Essa sola ci affratella, essa sola ci comunica l’amore fra i popoli, essa sola renda sicura e serena la nostra vita».

Annunci

Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis… e dintorni.

dicembre 30, 2018

1 agosto. Pilotto in pensione! Dopo 36 anni di servizio nelle nostre comunità, con il primo agosto 2018, la dottoressa Antonella Pilotto è andata in pensione. Da parte dei suoi assistiti e non solo, le rivolgiamo i nostri più sinceri auguri per la sua pensione e la ringraziamo per il lavoro svolto in questi anni.

3-4-5 agosto. 52° Sagra dai Cjalsons. Anche quest’anno ottimo successo per l’ormai immancabile Sagra dai cjalsons. Tre giorni ricchi di soddisfazioni e apprezzamenti, ma anche di gran lavoro da parte di un bel gruppetto di giovani volenterosi, che ci tengono a portare avanti questa tradizione,  ormai giunta alla 52° edizione. Manifestazione questa molto attesa da tutti i nostri compaesani, non solo da quelli in paese, ma in particolar modo da quelli che si trovano all’estero e che proprio in quel periodo fanno ritorno nel “nostro” Cleulis. Speriamo quindi che si possa portare avanti la fieste di San Svualt ancora per molti anni e che questa vecchia tradizione non vada perduta nel tempo.

11-12 agosto. Palio das Cjarogiules. Cleulis sempre presente, ormai da qualche anno, sia per quanto riguarda la gastronomia, sia come contrada partecipante ai giochi che si svolgono nel tardo pomeriggio della giornata di domenica. Quest’anno il nostro piccolo paese può vantare ben due primi piazzamenti nelle varie sfide proposte: infatti la nostra contrada si è classificata prima nel concorso “Miss Palio e il so biel” grazie al mitico trio formato da Luana, Igor e al piccolo Tommaso; mentre è per merito delle fatiche di Lucia Boschetti e Jessica, se Cleulis ha potuto trionfare nel Palio dal fen. Fieri di questi bei risultati, vi diamo appuntamento al prossimo anno… e sempre… W Cleulis!

22-23 settembre. Festa della birra-Bar Pakai. Come ormai accade da un paio di anni, durante questo fine settimana Aldo organizza presso il bar Pakai, la cosiddetta “Festa della birra”, riproduzione paesana del più noto Oktoberfest in Baviera. Durante questo fine settimana infatti si possono assaporare piatti tipici, come i crauti con i würstel oppure la famosissima wiener schnitzel, magistralmente preparati da Aldo e dal suo staff di collaboratori; oltre che degustare dell’ottima birra proveniente direttamente da Monaco di Baviera. Non mancano poi gadget, musica e tanto divertimento.

30 settembre. Una domenia cun Pakai e amisj. Non un concorso di fisarmonicisti, ma una semplice esibizione, nel ricordo di personaggi delle nostre zone come Genesio, Pakai e Cecilia Boschetti che hanno portato la musica carnica in giro per tutto il mondo.

Settembre. Nuova pensilina delle corriere. Si sono conclusi i lavori di sistemazione della nuova fermata delle corriere in località Gleria, presso il ponte di Cleulis. In caso di maltempo adesso studenti, pendolari e tutti coloro che utilizzano i mezzi pubblici per qualsiasi necessità, possono ripararsi sotto una nuovissima tettoia e aspettare l’arrivo delle corriere comodamente al riparo dalle intemperie. Cogliamo l’occasione per ringraziare Sereno e il Circolo Culturale di Cleulis per aver messo a disposizione, provvisoriamente, la casetta di legno in loro possesso, mentre venivano ultimati i lavori.

5 novembre. Incendio. Un vasto incendio ha coinvolto un’abitazione di Placis, con molta preoccupazione per la famiglia di Ursula e Arnaldo Puntel. In questa triste vicenda, fortunatamente senza conseguenze per le persone in casa in quei momenti, c’è stata un’incredibile solidarietà e vicinanza di Cleulis. Tutta la comunità ha aiutato e sta ancora aiutando quella famiglia, in ogni modo.

20 novembre. Prima neve. Con l’abbassamento improvviso delle temperature, è comparsa in serata anche la prima neve.

22 novembre. A Sobradinho, in Brasile, al Fogolâr Furlan, che ospita il Centro di Cultura Italiana e il Museo degli immigrati, cambio del testimone alla presidenza del Fogolâr dove Gilson Puntel, papà di Tacio e Maringia, dopo dieci anni di attività lascerà il posto a Elisete Maieron.

Manuela Puntel


Dismenteâts

dicembre 30, 2018

Sono le 23.20 di lunedì 29 ottobre, quando l’assessore del comune di Paluzza, Luca Scrignaro, pubblica su facebook questo post: «Strada statale 52bis chiusa nei pressi dei due ponti del Moscardo tra Cleulis e Paluzza per cedimento carreggiata». E’ il primo allarme. Ma ancora i cleuliani non possono immaginare che cosa al risveglio troveranno sulla strada per Paluzza, anche perché la maggioranza di loro è isolata: la luce è già saltata da diverse ore, così come le utenze telefoniche fisse e alcune mobili. Quando se ne renderanno conto, cercando di andare al lavoro martedì mattina, sarà una specie di shock. La strada è andata giù. E noi abituati all’unica certezza che quella strada rappresentava, non potevamo crederci. Una via robusta, ai nostri occhi. Poteva venire giù la mûsja, ma la nuova 52bis carnica è sempre stata considerata qualcosa di incrollabile. Una roccia. La mûsja ci passa sotto, ma non la spezza, non la piega. E invece. E invece la Ruvîsj da una parte e l’instabilità geologica – già conosciuta e   sperimentata da anni – del Moscjart sono le due variabili importanti per cercare di capire cosa è successo: al netto delle teorie bizzarre che sono subito circolate (alberi di traverso che hanno deviato il corso della Bût, acqua e detriti pronte ad abbattere le pile centrali di uno dei ponti). E poi c’è il fattore più importante: acqua. Acqua piuttosto abbondante. E che picchia sulla scarpata della strada con troppa forza. Un ping pong tragico che ha deviato il corso della Bût. La spiegazione scientifica ce la fornisce il geologo Corrado Venturini, nato a Timau e docente a Bologna: la potete leggere dentro questo boletin.

Il punto centrale è: quanto era prevedibile il crollo della strada. Si poteva evitare? E soprattutto: quando verrà rattoppata quella buca da 80 metri e che provvedimenti verranno presi perché la viabilità torni come prima, scongiurando una replica del cedimento. Sulla prevedibilità, dobbiamo imparare a convivere con un territorio dalla fragilità insita, innata. Sembra un’affermazione scontata. No podin sorestâsi plui di nua. E’ un fatto che i greti dei fiumi da noi abbiano anche alcuni (pochi) tratti larghi e sfoghi, ma se sono pieni di arbusti è difficile che assolvano la funzione che dovrebbero avere, cioè “calmare le acque”. Tutti ci improvvisiamo ingegneri in questi casi, ma bisognerà che si faccia qualcosa per depotenziare i torrenti e la loro potenza quando le piogge diventano eccessive. Dobbiamo pretendere che siano messi in sicurezza e che ci siano le condizioni basilari per chi sceglie di vivere in paese.

Punto due: il rattoppo di quel buco da 80 metri. Quando il ministro Danilo Toninelli ha visitato il Moscjart ferito, ha detto testuali parole: «Speriamo che i mesi siano pochi, non più di due». Ecco, i due mesi stanno per scadere. Non sono un gran sostenitore del “Sji rangjin, fassjin bessôi”, #siamoCarnici e cose del genere. Con la scusa del “fassjin bessoi”, spesso si insinuano i lassismi di Stato e le perdite di tempo. “Tanto quelli si sono ricostruiti la strada da soli, sono abituati ad arrangiarsi da soli, a fare da soli”. No: non deve passare questo messaggio. C’è l’orgoglio e l’encomio di un servizio di protezione civile e di volontari che ha funzionato in maniera ineccepibile. Ci sono aziende specializzate che hanno lavorato una notte intera senza sosta, sulle loro ruspe, per aprire nella selva di alberi abbattuti, il varco della nuova bretella. Ci sono menaus che con la motosega hanno ripulito tutto. Dipendenti che hanno saputo gestire la viabilità in emergenza. Amministratori che hanno fatto la scelta giusta di chiudere la strada in via precauzionale. Loro sono un orgoglio. Ma l’orgoglio non può essere un alibi. Così come non si può vivere sempre nell’emergenza. Non dobbiamo più andare a dormire con l’ansia per la Bût, non appena c’è un po’ di pioggia in più. Per chi è rimasto e per chi sta lontano, angosciato perché non ha notizie.

Dismenteâts. Dismenteâts di proviodi la disgracia. Dismenteâts di dulà chi vivin. A sji son dismenteâts i tg nazionâi di contâ chesta storia? Pazienza. Plui grâf ch’a sji seitin dismenteâts da Cjargne e da so fragilitât. No scugnin permetilu. Scuignin inveza pritindi la prevenzion dal disset. Intervignî prima, par no vaî dopo.

Oscar Puntel


Perché è successo? Intervista a Corrado Venturini, geologo di origini timavesi, professore a Bologna

dicembre 30, 2018

Cinque domande che tutti ci siamo fatti. Per dare una spiegazione scientifica al crollo di quel punto della Statale, abbiamo intervistato Corrado Venturini, geologo di origini timavesi, professore associato al Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali all’Università di Bologna. Anche le nostre montagne sono diventate suo ambito di ricerca e di approfondimento, essendoci affettivamente legato.

Venturini, crolla un tratto della SS52 bis Carnica. Perché proprio in quel punto, c’è stato il cedimento? «Per capire bene cosa è successo la notte del 29 ottobre nell’alta Valle del Bût, bisogna prima di tutto immaginarsi la situazione unica che caratterizza il torrente Bût, tra Paluzza e la località Laghetti di Timau. Il fondovalle del Cjanâl di San Pieri presenta un’inclinazione anomala rispetto a quella delle altre vallate montane. Alcuni suoi tratti sono ripidi, come quello tra Paluzza e Cleulis oppure quello tra il Tempio Ossario di Timau e i Laghetti. A un tratto ripido, ne segue un altro a bassa inclinazione: il primo si sviluppa tra Cleulis e la periferia ovest di Timau, il secondo corrisponde al lungo pianoro dei Laghetti. Gli estesi tratti quasi pianeggianti del fondovalle, inconsueti e anomali per un territorio montano, sono dovuti alla discesa verso il fondovalle di detriti delle alluvionali o di frana che da millenni, a più riprese, hanno bloccato il deflusso della Bût creando dei laghi. Col tempo questi invasi naturali, estesi per chilometri, sono stati colmati dai sedimenti portati dalla Bût stessa ed ora appaiono come aree pressoché pianeggianti, debolmente inclinate verso valle. E’ questa la ragione tanto della piatta zona dei Laghetti di Timau, quanto del vasto tratto paludoso oggi presente tra Cleulis e Casali Sega. Più in particolare, la zona dei recenti e intensi dissesti di fondovalle causati nel settore di Cleulis, coincide con il rapido passaggio dalla condizione quasi pianeggiante della Gleira e di Casali Sega a quella di ripida inclinazione che caratterizza il Moscjart. Il confine tra le due situazioni è collocato in corrispondenza del ponte di Cleulis». 

Nello specifico, che cosa è successo? «L’acqua di piena della Bût, eccezionale a memoria d’uomo, ha trovato parziale sfogo nell’ampia area palustre del Mot, che continua verso i pianori della Gleria. Ma appena dopo il ponte di Cleulis, l’acqua è stata forzata a reincanalarsi in uno stretto alveo, diventato ormai ripido. Ha aumentato la sua velocità e il suo potere erosivo. In queste condizioni, il torrente ha assunto una direzione retta: e questo si vede anche dalla fotografie subito dopo l’evento. Il nuovo corso, inizialmente, ha tutelato la strada, perché parallelo ad essa. Poi qualcosa è andato storto. Sono ancora le riprese fotografiche dall’alto a raccontarcelo: un ostacolo ha bloccato il deflusso lungo il corso appena “rettificato”. E l’intera corrente di piena è stata deviata e incanalata nel vecchio alveo sinuoso. Sfortuna ha voluto che in quel punto esistesse proprio una delle anse del fiume, stabile da ben oltre un secolo, la quale sotto l’impeto della improvvisa corrente, dotata di velocità crescente, ha sviluppato una logica quanto rapida erosione della sponda, fino a far crollare la strada».

Qualcuno ha parlato di un albero di traverso che abbia deviato il corso. E’ possibile? «Troppo poco per deviare l’impeto di una corrente abbondante e rapida. E in discesa. La forza della piena ha trascinato a valle tutto. Non sembra sufficiente in questo caso il tronco di un albero per canalizzare le acque in una certa direzione. Specie in questo caso, con una piena eccezionale e con carattere estremamente impetuoso. E’ stato scardinato e trascinato anche il depuratore in cemento. L’ostacolo che pare aver propiziato un vero e proprio rimbalzo della corrente potrebbe fare parte della grande frana di Cleulis che arriva fino all’alveo: forse si tratta di massi “emersi” durante la fase di erosione? difficile dirlo senza un sopralluogo».

Era prevedibile? «Solo da questo momento in poi possiamo dire che, in queste zone, eventi simili potranno ripetersi. Resta impossibile però prevedere il ‘quando’ si verificherà di nuovo una condizione meteo simile. In ogni caso, nell’immediato futuro la progettazione della sistemazione idraulica dell’alto corso del torrente But dovrà dimostrarsi in grado di reggere afflussi così intensi, in tempi così ridotti. Una soluzione potrebbe essere quella di “raddrizzare” il fiume tra il ponte di Cleulis e la confluenza con il Rio Moscardo, rendendolo parallelo alla sede stradale e dotandolo di una serie di briglie. Un’altra soluzione, da affiancarsi alla prima, potrebbe prevedere anche un profondo ripensamento dell’intera area tra il ponte di Cleulis e Casali Sega, attraverso il ripristino dell’antico lago (esiste già da anni un progetto simile), con alcune zone facenti da “scolmatori di piena”. Una indispensabile chiusa regolerebbe l’intensità dei deflussi in caso di precipitazioni abbondanti».

Oscar Puntel


A piedi verso Canazei

dicembre 30, 2018

L’incredibile viaggio di alcuni compaesani, subito dopo l’armistizio, ricordato da Maria di Toni.

Alla morte della compianta Rita Puntel (Rite di Mease) ho incontrato il figlio Sereno e dopo avergli fatto le condoglianze, abbiamo parlato di come la morte oltre a potar via i nostri anziani fisicamente, ci porta via anche un bagaglio di storia e memoria, che non torneranno mai più. Sereno mi ha detto che sua mamma raccontava spesso di un viaggio fatto a piedi fino in Cadore durante la fine della seconda guerra mondiale assieme ad altre ragazze del paese. Incuriosito da questa storia, ho scoperto che tra queste ragazze c’era anche Maria di Toni ed è così che ho deciso di farmi raccontare questo viaggio direttamente da lei. Maria ricorda tutto come se i fatti fossero accaduti il giorno prima e non più di settanta anni fa. Riscaldati dal tepore dello spolert Maria riavvolge il nastro della memoria.

Alla fine degli anni Trenta, mio papà Domenico Reit, Poldo Toniz, Santo da Mestin e Santo da Sjine erano andati a lavorare come muratori in Germania vicino a Monaco di Baviera. Erano nel cantiere edile con a capo il compaesano Nardella fratello di Tonele. Durante l’armistizio dell’otto settembre 1943 mio fratello Cirino, che prestava servizio militare a Fiume, fu fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in un campo di prigionia in Germania. Un giorno Nardella parlando con un alto graduato tedesco venne a conoscenza che nel campo di prigionia sotto il suo comando c’era un prigioniero di nome Puntel. Nardella scoperto che si trattava di Cirino informò subito il papà Domenico. Il campo di prigionia era molto lontano dal cantiere del Nardella perciò esso si adoperò, tramite le sue conoscenze, di far trasferire Cirino in un campo di prigionia vicino al paese di Kuchil, dove lavorava il papà e tanti cleuliani. Non solo, Nardella ottenne che Cirino potesse uscire dal campo il sabato per poi tornarci la domenica sera così poteva trascorrere il fine settimana assieme al padre e a tanti compaesani. Nei primi mesi del Quarantacinque in tutta Europa si iniziava a pensare che la guerra stesse per finire perciò anche gli operai di Cleulis decisero di fuggire dalla Germania passando per le montagne e per i sentieri meno battuti portandosi con loro anche il prigioniero Cirino. Così approfittando della “libera uscita” del fine settimana di Cirino scapparono una sera di fine aprile. Domenico papà di Cirino, Poldo, Santo da meste e Santo da Sjine avevano paura di essere seguiti visto che si portavano dietro un evaso ma i soldati tedeschi evidentemente avevano altro a cui pensare e così dopo quindici giorni di cammino arrivarono a Cleulis la vigilia dell’Ascensione (maggio 1945). Mi ricordo che sentii bussare alla porta e quando aprii e vidi mio padre e mio fratello ebbi solo la forza di dire “joi pari, joi fradi” e ci abbracciammo tutti assieme alla mamma piangendo. Durante la fuga dalla Germania, arrivati a Canazei lasciarono i bagagli presso una casa di un conoscente con il proposito di recuperarli i mesi successivi. Così verso la metà di agosto, mio padre e Santo da Sjine accompagnati dalla Gjovanute da Mestin, dalla Rita di Mease e da me partimmo a piedi per recuperare i bagagli lasciati in Val di Fassa. Per me, all’epoca quindicenne, questo viaggio lo vivevo come un’avventura ed ero tutta emozionata. Si camminava tutta la giornata e la sera si dormiva negli stavoli in mezzo al fieno. A Tolmezzo trovammo un camion di americani che ci diede un passaggio fino a Forni di Sopra così, in meno di una settimana, e dopo aver superato il passo Falzarego e il passo Pordoi a piedi arrivammo a Canazei. I bagagli erano intatti dove li avevano lasciati. Mi ricordo che quando siamo arrivati la moglie del padrone di casa stava mangiando delle grosse palle impanate in brodo: erano i famosi canederli che io non avevo mai visto ne tantomeno assaggiato. Partimmo da Canazei il giorno seguente io avevo un enorme zaino con all’interno il baule di mio padre gli altri avevano le valigie. Arrivati a Lorenzago di Cadore stanchi morti aspettammo invano un passaggio fino a Tolmezzo finché alle cinque di sera passò una grande jeep inglese che ci raccolse e dopo due ore arrivammo a Tolmezzo. Visto l’ora tarda Gjovanute e Rita si fermarono a dormire da Agenore un parente che abitava a Tolmezzo mentre io, mio padre e Santo proseguimmo a piedi verso Cleulis. Il cielo era nuvolo e non prometteva nulla di buono ed infatti da lì a poco iniziò a piovere a dirotto. Arrivati sul ponte del Rivat il ponte non c’era più perché fatto saltare giorni prima dai partigiani per bloccare la via di fuga ai tedeschi. Mio padre si accorse di ciò perché un lampo illuminò a giorno il nostro cammino e vide che al posto del ponte era stata messa una passerella in legno. Mio padre attraversò per primo la struttura per vedere se era stabile poi passo Santo ed infine il papà tornò da me per riprendermi e farmi coraggio mi disse: “Tu âs di meti i pîsj dongje dai miei e no tu âs di vêi poure”. Così mentre sotto la passerella correva un fiume di acqua e fango passai sull’altra sponda aggrappata a mio padre. Arrivammo a casa alle due del mattino bagnati fradici, mio padre svegliò la mamma con due sassi lanciati sulle imposte lei scese tutta preoccupata ma allo stesso modo felice nel vederci sani e salvi.

 


Sono trascorsi quasi diciotto anni!

dicembre 30, 2018

Nel prossimo febbraio saranno ormai 18 anni che faccio servizio nella mia comunità di Cleulis, dove sono nato e, lasciatemi dire, dove ho trovato un buon terreno per la mia formazione umana e cristiana alla scuola del nostro vecchio parroco don Celso, quella di don Carlo e della buona gente che mi ha seguito e ha pregato per me. Ed eccoci ad un altro Natale! Il tempo passa veloce e mi accorgo che ormai ho compiuto settant’anni, ma gli impegni invece di diminuire aumentano con la mancanza di sacerdoti. Così anche quest’anno penso a quello che siamo riusciti a fare, ma soprattutto alle grazie che il Signore ha continuato ad offrire ai clevolani con la presenza viva della nostra Chiesa in mezzo a noi. Il lettore mi permetta di ricordare solo alcuni momenti o iniziative a cui dò particolare significato.

La Cappella di Placis
Ne abbiamo già parlato in precedenza e ora che i principali lavori di restauro stanno terminando possiamo trarre qualche prima conclusione.
Per ora, facendo un calcolo delle nostre possibilità finanziarie e grazie alla generosità del nostro compaesano Gino Primus emigrato negli Stati Uniti, ci siamo limitati alla ristrutturazione del campanile che presentava una situazione di alto degrado e rinforzato i muri maestri della cappella. Si è deciso di ricollocare le due campanelle in modo da lasciare il posto anche per una terza che verrà acquistata quando ci sarà disponibilità, almeno che qualcuno non pensi di donarla magari in memoria dei familiari defunti. La cuspide e i pianerottoli sottostanti la cella campanaria sono nuovi e così pure la facciata si presenta rinnovata. Aspettiamo di terminare il tinteggio esterno, lo zoccolo e un piccolo marciapiede come segno di rispetto per il luogo sacro. Quando poi ci saranno le condizioni si potrà intervenire all’interno.
Solo una piccola considerazione su quel tiglio piantato da Osvaldo Micul nel 1878 che fa certamente bella figura in mezzo alla borgata e al quale i plaçarans sono sentimentalmente legati. Cresciuto però in modo smisurato può essere anche un pericolo per le case vicine. Sono certo che si sarà già progettato di abbassarlo in modo da non essere motivo di apprensione per quelli che vi abitano vicino. E infine ancora penso che si cercherà un luogo appropriato anche per collocare i cassonetti della spazzatura che certamente lì non fanno bella mostra di sé.

L’Organo. Donato da don Santo De Caneva, ora funziona neppure un terzo delle sue possibilità perché la sua costruzione non è terminata. Ci sarebbe un lungo e costoso lavoro ancora da affrontare e i costi non sarebbero indifferenti. Per ora abbiamo affidato alcuni aggiustamenti al maestro organaro Grosso di Bertiolo e solo in un secondo tempo, sempre se ci saranno le possibilità, gradualmente verrà completato.

L’Altare Maggiore della parrocchiale. Quando nel 1911 l’arcivescovo Rossi venne a Cleulis per consacrare l’altare maggiore della chiesa, espresse la sua contrarietà, perché costruito senza tener conto di certe regole liturgiche e poi con materiale scarto. Infatti oggi si presenta con numerose crepe e rischia di sgretolarsi. Abbiamo pensato di sovrapporre all’attuale una mensa nuova, collocandovi sopra l’attuale pala come si presenta oggi, e di aggiungere come sfondo un grande festone rosso in luogo dell’attuale dipinto. Questo altare nuovo è stato disegnato dal giovane Filippo Cocconi da Udine ed è già in opera presso la bottega artigianale di Paolo Morocutti e il figlio Marco. Come si può vedere dalla foto, si tratta di un’opera altamente artistica e sono certo che diventerà un po’ un punto di orgoglio nella nostra chiesa. I costi, come si potrà presumere, sono abbastanza rilevanti, ma il clevolan è sempre generoso con la sua chiesa.

Un Augurio per il prossimo Natale!

Mentre ricordo con la preghiera e con particolare affetto i sei compaesani che quest’anno ci hanno lasciato, non posso non salutare con gioia i tre nuovi clevolans che hanno aperto i loro occhi a questo mondo e le quattro coppie che si sono unite in matrimonio. Questi sono un segno importante di speranza per il nostro paese. Purtroppo siamo sempre meno: attualmente 350 persone presenti con forte diminuzione soprattutto in questi ultimi anni.
Un augurio a tutti i cari compaesani vicini e lontani, che possano vivere un Natale di fede come ci è stato insegnato. Le proposte per un Natale consumistico, distratto e senza fede non fanno noi. Che Cristo porti a tutti pace ,amore e santità di vita. E un augurio anche di un felice ANNO NUOVO!

Siôr Santul
Don Tarcisio Puntel


Un anno con i Giovins Cjanterins

dicembre 30, 2018

Siamo giunti ormai alla fine del 2018 e come si è soliti fare è tempo di bilanci ed è giusto informare i nostri compaesani, che sempre ci sostengono con affetto, delle tante iniziative e manifestazioni che hanno visto la nostra associazione attiva e partecipe. Come ormai sa bene chi ci segue da anni, la nostra è un’associazione “sempre in movimento”, sempre in prima linea nella continuazione delle tradizioni paesane, ma anche ben disposta a partecipare ad eventi nei vari comuni limitrofi. Quasi in ogni mese dell’anno, l’agenda dei Giovins Cjanteris vede qualche evento, più o meno importante, ma tutti realizzati con il massimo impegno e con la massima dedizione. Si parte già a febbraio, con la festicciola di carnevale per piccoli e grandi: una miriade di coloratissimi coriandoli si vedono in ogni angolo della piazza e per le vie del paese: dopo una piccola sfilata e la foto di rito sot il tei, si prosegue con il divertimento presso l’albergo al Cacciatore, che ringraziamo per la concessione della sala e per l’allestimento della festa. Marzo è tempo di cidulines: per la festività di San Giuseppe infatti, si preparano tante rime per le coppie di innamorati e, sul colle sopra Cleulis, le rotelle infuocate vengono lanciate in aria per augurare ai fidanzati fortuna e prosperità. Quest’anno le condizioni metereologiche sono state particolarmente insolite: la pioggia mista a neve che scendeva copiosa ha creato infatti un’atmosfera che si vedeva poche volte negli ultimi anni, ma nemmeno il brutto tempo ci ha fermato e la serata è comunque ben riuscita grazie a quei tanti giovani che, nelle settimane prima, si impegnano chi con la scrittura delle rime, chi nella preparazione das bruscjas, chi nel lancio, affinché tutto riesca alla perfezione. Se, di solito, fino al mese di giugno non siamo impegnati in nessun evento, quest’anno la fine di maggio ci ha portato un’inaspettata, ma molto apprezzata sorpresa: la trasmissione Geo&Geo infatti ha voluto realizzare un servizio sui nostri mitici cjalsons… presto si parlerà di Cleulis perfino su Rai Tre! Immediatamente dopo, sempre protagonisti i cjalsons, nella festa che si svolge a Sutrio la prima domenica di giugno, nella quale il nostro paese ormai è diventato uno dei protagonisti fissi. L’estate “cjanterina” inizia il mese di luglio con la Serata sot il tei e la presentazione del libro “Te lo giuro sul cielo” del cantautore carnico Gigi Maieron. Nonostante la serata non fosse tipicamente estiva, con una temperatura alquanto rigida, è stato emozionante sentire i ricordi, gli aneddoti che coinvolgevano Gigi, sua mamma, la mitica Cecilia, ma anche Cleulis e i suoi musicanti più noti: Genesio e Pakai, indimenticabili artisti che hanno portato il nome del nostro paese in giro per il mondo. Poi arriva agosto ed inizia per noi la “gran fatica”: tra l’organizzazione sagra e la partecipazione al Palio das cjarogiules di Paluzza, i primi quindici giorni di agosto sono molto caotici e ricchi per la nostra associazione. Nonostante il lavoro sia molto, gli apprezzamenti e la ben riuscita di questi due eventi è per noi sempre motivo di orgoglio e spinta a migliorarci anno dopo anno. Ringraziamo tutti coloro che, in una maniera o nell’altra, ci danno una mano nell’organizzazione di queste due importanti manifestazioni. Senza la collaborazione e l’aiuto di tutti non si riuscirebbe ad avere gli ottimi risultati che fortunatamente sempre abbiamo! La fine di settembre è stata caratterizzata da un evento che in passato aveva le caratteristiche di un concorso musicale vero e proprio, ma con il passare degli anni è diventato più un’occasione di incontro e divertimento; “Una domenia in alegria cun Pakai e amisc” infatti vuole essere una giornata di allegria e musica in ricordo di Pakai, Genesio e Cecilia; una sorta di riproposizione di quei pomeriggi in cui il Trio Pakai si esibiva in particolari concerti nelle vecchie osterie del paese. Fino al mese di dicembre e in particolare durante il periodo natalizio, l’associazione si riposa un pochino: i mesi autunnali infatti sono sempre poco attivi e ci consentono di riprenderci dalle tante fatiche estive, in vista del più impegnativo periodo festivo di fine anno. Si inizierà a metà dicembre, il weekend del 15-16, con l’organizzazione di una gita fuori porta, questa anno con meta a Lubjana e Zagabria: i tipici mercatini natalizi e la suggestione delle città ci darà un’anticipazione dell’atmosfera di Natale, nonché l’occasione di assaporare la cultura di queste due città così vicine a noi, ma non tra le più note. Il giorno della vigilia dei golosi biscotti saranno offerti sul sagrato della Chiesa al termine della S.Messa, mentre il 25 dicembre non potrà mancare l’arrivo di Babbo Natale, tanti doni saranno di sicuro distribuiti a tutti i bambini e non mancheranno le squisitissime frittelle, che da un paio d’anni, rendono più golosa l’attesa del mitico Babbo Natale e delle sue aiutanti. Chissà quali sorprese ci riserverà quest’anno l’arrivo del vecchio vestito di rosso!  Si chiuderà l’anno poi con la classica serata di beneficenza: sabato 29 dicembre, ci sarà il Concerto dell’Amicizia, evento ormai entrato di diritto nella tradizione paesana e appuntamento stabile di fine anno per i Giovins Cjanterins. Prima di darvi l’appuntamento al prossimo anno, vogliamo ringraziare tutti i nostri compaesani, i sostenitori fuori paese, i nostri tanti collaboratori, le persone che in qualsiasi maniera ci danno una mano e ci appoggiano nelle nostre attività, il parroco Don Tarcisio che ci concede sempre la chiesa in caso di bisogno, insomma tutti voi che ormai ci seguite da tanti anni! A tutti voi lettori di Gleisiuta Clevolana, i migliori auguri di Buone Feste dai Giovins Cjanterins di Cleulas! Ci risentiamo nel 2019 con tantissime novità!