Il “clevolan” che ha viaggiato più di tutti

marzo 10, 2018

Continuiamo in questo numero del bollettino con un’altra intervista a un nostro Clevolan ator pal mont, questa volta abbiamo incontrato Antonio Puntel, classe 1973, conosciuto in paese come Toni. Abbiamo approfittato della presenza di Toni in paese per porgli alcune domande sul suo lungo peregrinare in giro per il mondo e abbiamo scoperto che senz’ombra di dubbio è il Clevolan che ha “viaggiato” di più in assoluto avendo toccato tutti i cinque continenti e non intende fermarsi ancora!

Innanzitutto Toni ben tornato nella tua Cleulis. Vorremmo sapere quando hai iniziato a “girare il mondo” e di cosa ti occupi quando raggiungi le mete a te assegnate? «Ho iniziato nel 1994 andando a lavorare come operaio edile in Germania prima a Lipsia e poi a Brandeburgo. Rientrato in Italia dal 1998 al 2003 ho lavorato nel Triveneto come operaio per la ditta Rizzani de Eccher, acquisendo vari tipi di patenti tra cui quella di camionista e gruista. In questi anni ho iniziato anche ad apprendere le varie tecniche del calcestruzzo precompresso e precompressione in corso d’opera tutte fasi che vengono usate per gli elementi prefabbricati utilizzati per la costruzione di ponti e viadotti. Nel 2005 l’azienda per cui lavoro (Rizzani) mi ha proposto di fare un’esperienza all’estero proponendomi come capovaro presso un cantiere a Vancouver in Canada. Accettai subito con entusiasmo mettendomi in gioco e iniziando così il mio peregrinare per il mondo intero! Dopo aver superato brillantemente il periodo di prova a Vancouver nel 2005 ho partecipato alla realizzazione della metropolitana sopraelevata chiamata Canada Line; nel 2008 mi sposto a Dubai negli Emirati Arabi per ultimare un’opera faraonica lunga 70 chilometri di metropolitana tutta sviluppata nel centro città. A Dubai ho vissuto per cinque mesi poi mi sono trasferito in Algeria come capocantiere di un impianto di prefabbricazione di travi in calcestruzzo precompresso nella zona di Annaba per la realizzazione dell’autostrada che attraversa est-ovest tutto questo Stato africano. In Algeria sono rimasto fino a fine 2009. Con l’inizio del 2010 sono stato trasferito a Miami negli Stati Uniti per il progetto della costruzione della metropolitana chiamata Orange Line. A Miami sono rimasto per un anno e mezzo e questa città rimarrà sempre nel mio cuore perché mi ha dato l’opportunità di incontrare la mia attuale moglie Hizele. Dagli States sono finito in Bahrein per la costruzione della superstrada chiamata Cause-Way fino alla primavera del 2012. Poi sono stato chiamato in Malesia nella veste di consulente per un’azienda locale per la realizzazione della metropolitana sopraelevata di Kuala Lumpur chiamata LRT Ampang Line e per il progetto di un viadotto di servizio per l’aeroporto della capitale malese. Questo enorme lavoro è durato fino all’agosto 2013 quando ho fatto ritorno a Vancouver per il progetto Evergreen ovvero l’estensione della metropolitana cittadina a cui avevo già lavorato nel 2005. Dal Canada sono stato sei mesi in Vietnam per l’assemblaggio di tre macchinari necessari al montaggio della metropolitana leggere di Ho Chi Minh ex Saigon. Nel settembre del 2015 mi trasferisco a Sidney in Australia per un ampliamento dell’Express Way alla periferia di Paramatta. Dopo un anno di lavoro in Australia è stata la volta della Colombia per il progetto attualmente in fase di realizzazione; si tratta di un viadotto di quasi cinque chilometri situato sopra la sienega (palude) di Cartagena de Indias. E’ un progetto molto interessante ed innovativo perché è realizzato con una tecnica tutta nuova, dal montaggio tutto prefabbricato alla battitura dei pali di sostegno in calcestruzzo fino alla fase di assemblaggio della stessa struttura dell’opera. La conclusione di questo cantiere è prevista per l’autunno del 2018 poi vedremo quale parte di mondo andrò a conoscere».

Nei tuo innumerevoli viaggi appena elencati hai incontrato carnici con cui condividere le vostre esperienze e parlare un po’ in cjargnel? «Certamente ho incontrato parecchia “gente nostra” in giro per il mondo a cui sono rimasto legato particolarmente. Per esempio a Vancouver ho conosciuto la famiglia Bondi originaria di Paularo ed emigrata in Canada negli anni cinquanta a cui sono molto legato perché mi ha accolto e fatto entire come fossi a casa. Sempre in Canada ho lavorato e ho stretto amicizia con Daniele Ortis di Naunina con cui poi ho lavorato assieme anche in Malesia. Quando lavoravo a Sidney mi sono sposato con Hizele e i nostri testimoni di nozze sono originari di Paularo. Sempre in Australia non passava giorno che io e il compaesano Roberto Puntel emigrato in quel paese non facessimo quattro chiacchiere in cjargnel. La Pasqua del 2015 l’ho passata a casa sua e della sua famiglia accolto in maniera splendida “santificando” la giornata pasquale con un ottimo polenta e frico!»

Come ti “arrangi” a comunicare con la gente e colleghi dei posti dove vai a lavorare? «Parlo e scrivo correttamente l’inglese e lo spagnolo in più parlo un po’ francese. Ho la dote di apprendere subito le lingue infatti mi basta un corso on-line per sapere già arrangiarmi con le lingue locali. Poi memorizzo e parlo parecchio durante il giorno presso il cantiere di lavoro che è la vera scuola linguistica».

Cosa ti manca di più e cosa di meno di Cleulis e dell’Italia in genere? «Di Cleulis mi manca il paese con la sua gente. Ogni volta che ritorno in paese sento e percepisco l’affetto con cui mi accoglie io porto ognuno di loro nel cuore in ogni luogo dove vado. Dell’Italia mi mancano i prodotti culinari perché non in ogni paese dove vado li trovo oppure costano il triplo del loro valore. Naturalmente vado fiero delle mie origini perché per l’azienda per cui lavoro esportiamo tecnologie all’avanguardia che tutto il mondo ci invidia e questo fa si che anche chi è emigrato nei vari paesi dove lavoriamo si sentono fieri e rappresentati degnamente».

Quali cambiamenti trovi quando fai ritorno a Cleulis? «Avendo ristrutturato la casa natia vengo a Cleulis almeno una volta all’anno. In questi undici anni di viaggi per il mondo quando rientro in paese lo trovo ogni anno esteticamente migliorato e curato nelle sue case e nelle sue vie. Purtroppo vedo che c’è sempre meno gente un po’ per lo spopolamento dovuto alla ricerca del lavoro e delle comodità e un po’ perché la popolazione invecchia e non c’è un ricambio generazionale».

Nostalgia e ricordi di Cleulis della tua infanzia? «I ricordi d’infanzia sono vivi e nitidi nella mia testa scanditi dalle quattro stagioni; anch’io come tutti i ragazzi da primavera fino in autunno si andava ad aiutare i genitori e i parenti nei prati, nei campi e nel bosco. D’inverno in Culisjit cu la louge o gli sci ai piedi. Ricordo quando andavo a scuola in ta gleria con la cartella utilizzata come slittino jù pal Pecol. I giochi fatti in piazza come il nascondino (peitere) con tana gli scuri della canonica di don Carlo, poi quando lui usciva infuriato spostavamo la tana sul portone della casa “da sorde”.

Per finire parlaci un pò della tua famiglia. «La mia famiglia è composta da mia moglie Hizele, da mia figlia Lisa che ha quattordici anni e vive in Italia e da mio figlio acquisito David che ha ventiquattro anni e che attualmente lavora con me. Purtroppo Lisa la vedo molto poco a causa del mio lavoro però non manco mai di telefonarle almeno tre o quattro volte la settimana in qualsiasi parte del mondo in cui mi trovi. Voglio ringraziare mia moglie per i sacrifici che fa seguendomi in ogni angolo del mondo e per tutto il supporto che mi da in tutto e per tutto. Il mio sogno è quello di rientrare a Cleulis per poter godere dei frutti del mio lavoro e dei sacrifici che faccio in giro per il globo. Cleulis per me è come una calamita e, o da vivo o da morto voglio tornare qui!»

Luigi Maieron

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365 giorni di Giovins Cjanterins

marzo 10, 2018

Siamo ormai giunti alla fine dell’anno ed è tempo di bilanci per i “Giovins Cjanterins”. Come di consueto è stato un anno faticoso visto i numerosi eventi che abbiamo in programma, ma anche un anno ricco di soddisfazione per la nostra associazione. Le manifestazioni targate Gcdc ricoprono più o meno l’intero anno; sono pochi infatti i mesi che non ci vedono attivi sul territorio e hanno temi dei più diversi. Il primo appuntamento, che non ci vede molto impegnati e direttamente protagonisti, è l’organizzazione della festicciola di Carnevale nel mese di febbraio: un momento di divertimento, che vogliamo sempre riproporre, essendo questa un’ottima occasione per stare assieme ai nostri bambini e trascorrere un pomeriggio colorato all’insegna della musica e della leggerezza. In fondo anche noi adulti siamo un po’ bambini e non perdiamo occasione per mascherarci. Un tipico appuntamento della tradizione paesana è, in occasione di San Giuseppe, il lancio das cidulines, dove ci dilettiamo a scrivere divertenti rime per le nostre coppie di innamorati. Pur essendo un lavoro faticoso, che richiede molta inventiva, è un appuntamento che aspettiamo con impazienza, soprattutto per scoprire qualche gossip in più sui nostri paesani.

Nei mesi primaverili l’associazione rimane “ferma” per ricaricare le batterie in vista dei più faticosi mesi estivi; infatti tra giugno e agosto l’agenda Gcdc è fitta di manifestazioni, ormai divenute il nostro biglietto da visita. Si parte il primo week end di giugno, con la partecipazione alla festa dei Cjalsons a Sutrio per poi continuare con un evento avviato alcuni anni fa e sempre ben accolto dalla popolazione, con una massiccia partecipazione: la serata sot il tei, quest’anno annunciata da una grandinata record che ci ha fatto rimanere sulle spine fino alla fine, incerti se rimandare la serata o meno. Fortunatamente le condizioni meteo sono state a noi favorevoli e la serata è riuscita alla grande, grazie al divertente spettacolo teatrale proposto da ragazzi di Ampezzo.

Finalmente arriva agosto, il mese della super fatica ma anche quello che ci regala sempre tante soddisfazioni: la Sagra dai Cjalsons che quest’anno è stata particolarmente proficua, soprattutto sabato 5 agosto con un tendone strapieno di gente, tanto da creare, per la prima volta negli ultimi anni, scompiglio e ritardi inaspettati. Per questi disagi ci scusiamo con le persone presenti, ma stiamo già lavorando per essere più preparati l’anno prossimo, in modo da evitare code e malcontenti. C’è poi il Palio das cjarogiules che quest’anno ci ha regalato sia gioie che dolori: se nelle sfilate di sabato sera il “Nuviç Mattia e la nuvice Valentina” si sono classificati primi, i ragazzi che dovevano gareggiare durante il palio non sono nemmeno partiti a causa della rottura da cjarogiule. Speriamo che il prossimo anno si collaudi meglio il mezzo prima della gara!

Prima di intraprendere gli avvenimenti di dicembre, quelli legati al Natale, per i Gcdc e non solo, ci sarà un momento di relax con la gita organizzata a San Marino e dintorni, il 2-3 Dicembre. Approfittiamo per ringraziare tutti quelli che hanno voluto partecipare, sperando sia per loro un week end divertente ma anche istruttivo. Vi lasciamo quindi con i prossimi appuntamenti natalizi: vigilia di Natale: al termine della S.Messa verranno offerti biscotti, thè e brulé per tutti i presenti; 25 dicembre: Babbo Natale passerà per la piazza del paese e distribuirà i suoi doni ai bambini; 30 dicembre: Concerto dell’Amicizia. Vista la scarsa partecipazione dell’anno precedente, raccomandiamo calorosamente a tutti i lettori di Gleisiuta Clevolana di fare il possibile per prender parte all’evento, anche e soprattutto perché si tratta di un evento benefico.

 Giovins Cjanterins di Cleulas


Un convegno sui maestri di sci

marzo 10, 2018

Sono ritornato a Cleulis da quattro anni, proveniente da Tarvisio, e questo mio paese mi incuriosisce sempre di più; questo piccolo centro della montagna carnica, infatti, ha “partorito”, a tutt’oggi, ventun maestri di sci “Cjargnei, di Cleulas”. Questo non trascurabile particolare mi ha appassionato, tanto da chiedere al Presidente del Collegio dei Maestri di Sci del Friuli Venezia Giulia, Marco Del Zotto, un convegno dedicato interamente a questo tema. Quest’idea ha suscitato vivo entusiasmo e si è scoperto che i maestri di sci nati negli anni Cinquanta, e abitanti a Cleulis, nell’età evolutiva, hanno sviluppato molte capacità motorie quali ad esempio destrezza e spiccato senso dell’equilibrio, qualità coordinative queste necessarie per diventare atleti dello sci in un ambiente naturale e “in paîs”. Per fare ciò sono stati scelti posti e luoghi già frequentati dai nostri predecessori per fare, già allora, ben tre specialità meglio conosciute come: Sci alpino, Sci nordico e Sci alpinismo. Al convegno hanno partecipato simpatizzati, maestri protagonisti, atleti e campioni protagonisti. Tutti gli invitati hanno aderito ad un input lanciato dallo scrivente in maniera volontaria e di concerto con i “Giovins Cjanterins” e la Polisportiva Timaucleulis l’evento è stato organizzato domenica 6 agosto.Per dare lustro e visibilità, necessarie alla manifestazione, abbiamo scelto come madrina dell’evento l’olimpionica Manuela Di Centa.

Olivo Puntel


Sguardo su gente, storie, cronaca di Cleulis e… dintorni

dicembre 4, 2017

25 Aprile. Rogazioni di San Marco. Dopo alcuni anni, in cui questa antica usanza era stata “messa da parte”, quest’anno le Rogazioni in occasione di San Marco sono state ripristinate, grazie all’iniziativa di Don Alberto. Verso le ore nove, con un cielo che minacciava pioggia da un momento all’altro, ci siamo ritrovati tutti in Chiesa per la prima tappa di questa lunga processione, che attraverso il Pecol, e con le tappe in Leipà e al “Signôr dal Puint”, è giunta fino in Aip, dove è stata celebrata la Santa Messa nella cappella di San Antonio, anche se la pioggia, che aveva iniziato a cadere copiosa lungo il tragitto, non ci dava tregua. Ad ogni tappa, sono state recitate delle litanie e preghiere speciali per proteggere il nostro paese dalle disgrazie e dai malanni e per auspicare un’annata di prosperità sia per i nostri abitanti, sia per il nostro raccolto. Al termine presso l’agriturismo “al Borg”, era stato allestito un ottimo rinfresco, occasione sempre buona per stare in compagnia e trascorrere un piccolo momento conviviale.

2 Maggio. Cleulis a Telefriuli. I cjalsons di Cleulis sono ormai famosi in tutto il mondo, anche in tv!! Grazie alla nostra partecipazione alla Festa dei Cjalsons di Sutrio, siamo stati invitati alla trasmissione “Scrigno” per parlare appunto del nostro piatto ormai più conosciuto. Dopo una carrellata di cjalsons di altri paesi carnici, verso le 22.30 è toccato a noi: Lucia e Ursula hanno magistralmente descritto la ricetta tipica e dimostrato in diretta come i cjalsons vengono realizzati, facendo un’ottima pubblicità al nostro paese e alle nostre attività. Guest star della serata è stata sicuramente la piccola Cristina, che ha letteralmente attirato l’attenzione di tutti i partecipanti, conduttore compreso, ed è stata così ufficialmente nominata mascotte dei “Giovins Cjanterins”.

4 Giugno. Festa dei Cjalsons a Sutrio. L’associazione “Giovins Cjanterins” ha partecipato alla Festa dei cjalsons a Sutrio. Si tratta di un ottima vetrina per far conoscere la Carnia e il suo simbolo più caratteristico, a turisti provenienti un po’ da tutto il Friuli e anche dalla vicina Austria; nonché un modo per confrontare i cjalsons di Cleulis con gli altri dei paesi limitrofi. In questa occasione si cerca di accontentare un po’ tutti i gusti: si passa infatti da quelli più salati, a quelli più dolci attraverso un percorso itinerante di degustazione, che comprende 10 assaggi diversi.

 

Mese di Giugno. Lavori in Cjivilugn. Durante il mese di Giugno è stata eseguita la corazzatura di un tratto della pista forestale, che da Aip conduce fino in “Cuel da Muda”. In questi lavori, sono stati inseriti anche due tratti, della strada di collegamento Placis-Cjivilugn, che risulta adesso di più agevole percorribilità. Tutti questi interventi sono stati eseguiti da parte del “Servizio Gestionale Territorio Montano” della Forestale, con sede a Tolmezzo. Nel mese di maggio, invece, erano stato già eseguito il lavoro del canale in pietrame e malta in località “Case Moscardo”. Questo lavoro prevede interventi in tre lotti distinti, due dei quali già completati.

7 Luglio. Grandinata record. Grandinata record…in negativo!! Dopo una mattinata calda e afosa, nessuno poteva immaginare che nel primo pomeriggio di venerdì 7 Luglio, il cielo quasi impazzisse e una grandinata record si abbattesse su Cleulis. Chicchi di grandine simile a delle noci sono caduti copiosi, creando danni, non solo alle auto, ma anche ai campi e agli orti, quest’anno molto rigogliosi e fruttuosi.

7 Luglio. Decima edizione Serata “Sot il tei”. Dopo la grandinata del pomeriggio, il tempo non prometteva nulla di buono e infatti una leggera pioggia è caduta ad intermittenza fino alle 19.00 circa. Ma i Giovins Cjanterins, organizzatori della serata, non si sono lasciati abbattere; al contrario si erano attrezzati benissimo, per poter comunque svolgere la serata nella piazzetta di Placis, in caso che il maltempo si fosse protratto. Sotto due gazebo, avevano sistemato delle sedie in modo che il pubblico presente potesse comunque godersi lo spettacolo teatrale “Madame Clelia & the Pionier Saloon”, rappresentato dalla compagnia teatrale di Ampezzo. Dopo i soliti saluti iniziali da parte del Presidente dell’associazione la serata è entrata subito nel vivo: una compagnia di attori ha recitato benissimo per circa due ore uno spettacolo interamente in friulano, che ha riscontrato subito l’apprezzamento del pubblico presente, sia per la leggerezza della storia, ambientata in un insolito saloon americano, dove la vendita degli alcolici era proibita e dove la signora Clelia, emigrata negli States dalla Carnia, accoglieva i suoi clienti tra battute scherzose e gag esilaranti, sempre comunque nostalgica per la sua amata Carnia; sia perché gli attori erano giovani ragazzi. Al termine dello spettacolo, il sindaco ha poi ricordato come questi momenti di svago sia sempre ben accolti nelle nostre comunità e come i Giovins Cjanterins sia sempre così bravi a saper organizzare eventi di questo genere, necessari a tenere viva la nostra comunità.

21 luglio. Ricordo della strage di Promosio. Con una Santa Messa, presso la cappella della malga sono state ricordate le vittime dell’eccidio di Promosio e bosco Moscardo del 21 luglio 1944.

a cura di Manuela Puntel


Silvia, che nus à contât il paîs

dicembre 4, 2017

La nostra Silvia si è congedata da noi!

Non avrei mai voluto pronunciare queste parole. Appena pochi mesi fa lei era qui con noi al mattino con la corona in mano. Entrare e uscire dalla sacrestia per suonare le campane e preparare la messa. Appena qualche mese fa lei era con i suoi piccoli per il catechismo. Appena pochi mesi fa  la sua presenza rallegrava la piazzetta di Cleulis e le sue contrade. Non riusciamo ad immaginare la nostra Cleulis senza la Silvia; come non riesco ad immaginare la mia chiesa senza di lei, e mi permetto di dire anche la mia vita! E se dico io queste cose, cosa possono dire i suoi figli e il marito, le sorelle, il nipote? Per loro anche il loro paese non è più quello di prima! Noi vorremmo dire a loro che noi con loro soffriamo, siamo vicini, ci immedesimiamo al loro dolore.

Chi era la Silvia? Penso proprio che la vostra presenza così massiccia oggi qui mi dice che non ha bisogno di presentazioni. Sappiamo molto bene chi era, che cosa rappresentava per tutti noi, conosciamo l’eredità di amore per la nostra terra, di valori da  lei vissuti e tramandati, di fede in quel Dio col il quale mai per un momento ha cessato di rappresentarsi e che la sua malattia è riuscita a portarla ancora in una più profonda comunione con Lui. Posso dire di aver seguito passo passo i vari momenti della sua esistenza. Ci sentivamo legati non solo da vincoli di sangue, ma dallo stesso sentire, la medesima sensibilità per le cose, la storia, la vita semplice della nostra gente, la fede in Dio. Era nata in un momento molto difficile della nostra storia, il 1944. In quell’anno così  problematico erano venuti alla luce più di 30 bambini a Cleulis. La zia, ogni volta, nel giorno del suo compleanno, le ricordava come nel momento della sua nascita i nostri uomini stavano fuggendo sulla montagna, ricercati dai militari tedeschi. Anche papà Sisto stava cercando un nascondiglio molto preoccupato perchè la moglie era sul punto di partorire. Appena la piccola venne alla luce, la zia salì in cima al paese e gridò forte: “Sisto a è una frute, dut benon”. Sisto l’udì e disparve  finalmente rassicurato! Tranne un periodo trascorso in servizio, come tante nostre ragazze, la Silvia ha vissuto la vita qui a  Cleulis. Sposò ventenne il Tonino che oggi la piange. Dio l’ha benedetta con il dono di Battista e Daniele. Lei si è dedicata totalmente alla sua famiglia, aggiungendo il lavoro della campagna e per aiutare l’economia familiare ha fatto anche la magliaia in quegli anni in cui molte nostre giovani mamme, guidate dalla Fernanda, sono state occupate in questa attività a domicilio.                         Ma la nostra Silvia si è distinta anche con la sua penna. In questo ha ereditato dal papà che una vena poetica ce l’aveva! Era la poetessa che metteva in versi i momenti significativi della vita del paese: matrimoni, anniversari, eventi particolari. E poi? Il suo nome resterà nei nostri Bollettini Parrocchiali: si trovano là i suoi scritti, le storie, le interviste….. tutto scritto nella nostra parlata clevolana. Ero solito dirle: “Cuant che la pena a è in tas tôs mans, a no si ferma âti, a cor cence fin”. Lei diventava come un contenitore così colmo che aveva bisogno di liberarsi. Ma penso che la pagina più bella che lei ha scritto è stata in questi ultimi mesi. Si, in quelli della sua sofferenza fisica. Sapeva di morire. Si è completamente affidata alla volontà di Dio. Ha patito molto male fisico, ma ha avuto il tempo di consacrarsi alla Madonna. Non finiva di ringraziare la Genny e continuamente esclamare: Ma guarda quanto fortunata sono stata a trovare persone tanto buone ed accoglienti. La sua vicenda ha commosso i sacerdoti e tanti fedeli della zona di Brescia in cui lei si è trovata a vivere i suoi ultimi giorni. Questi hanno voluto pure darle il loro saluto, portarla nella loro chiesa per pregare ancora insieme prima del distacco. La morte del cristiano! Oh, allora si che di fronte a questi esempi ci viene spontaneo dire che la morte non è la tenebra, ma è solo mettere in disparte la lampada perché è arrivata l’alba. Quando sono arrivato a Cleulis ho trovato i primi due banchi occupati dalle nostre mamme, poi una alla volta le ho accompagnate al camposanto e i due banchi sono rimasti vuoti, poi la morte ha incominciato a portarsi via anche persone nostre coetanee che hanno costruito in questi anni la storia della nostra comunità cristiana. Ne nomino solo una, la Edda, per ricordarle tutte! E ora  anche questa! La Silvia. Nel nostro dolore e nell’accettazione della volontà di Dio, proseguiamo il nostro cammino con la forza e la fede che queste donne hanno seminato in mezzo a noi!

Fratelli e sorelle, siamo entrati nella grande settimana dell’anno: quella che noi chiamiamo Santa. Seguiremo passo passo Gesù che sale il Calvario portando la Sua croce. Sentiremo il Suo “Consummatum est”. Lo vedremo reclinare il Suo capo e spirare. Ma domenica grideremo l’Alleluia Pasquale. Ricordiamoci bene! Dio ha chiamato la nostra Silvia, l’ha portata nel suo paradiso per festeggiare la Pasqua con lui. Riposa in pace cara sorella. Dal cielo guarda a noi che siamo ancora qui a sopportare la fatica del viaggio. Proteggi e prega per i tuoi cari e per i tuoi compaesani che non potranno mai dimenticarti.

Sior Santul, don Tarcisio Puntel


La ritirade

dicembre 4, 2017

Ultim scrit. Silvia, prima di lassanûs, a veva completât la so conta dai efiets da seconda guera e in particolâr da l’ocupazion dai Cosacs e dai Giorgians chi di nou.

Ma un ata rouba mi ven in ment – al dîsj simpri il Bepin – che un Georgian una volta al era lât da femina di Guerin Muser a cerî fen pai cjavai, al jout in biela mostra la foto di Guerin ch’al era dispiers in Russjia e ai dîsj: «Io conosco questo uomo, mio amico, eravamo insieme feriti all’ospedale di Tirana, poi ci siamo persi di vista, quando la guerra finisce lui ritorna e io vengo a trovarlo». Prin di partî al è lât a saludâ la femina, ma nè lui nè Guerin a son plui tornâts, parcè che vin savût che a Spittal al è stât consegnât.

L’ultim sabida di Mai tal simiteri militâr di Lienz par ricuardâ chest ecidio al ven un Pope a dî la Messa, si posj mi plâs lâ simpri – al conta il Bepin. Una volta ai cjatada una femina di chês che sji erin salvadas scjampant pas monts, che dopo la int ju veva judâts. Par riconossinça a ven coma in pelegrinagjo, ch’a no posj dismenteâ la gracia di jessi inmò in vita.

E di chei trei muarts: un uficiâl todesc ch’a sji è trat sicûr par no jessi consegnât, forsi no i era restât nissjun in famea e nol veva sperança tal doman. Un ati muart naturâl, cuant che lu àn vistît al era za freit e a no son rivâts a dreçâi un braç. A è lada una fruta a trai la recuia, lu jout cul braç alçât e sji met a berlâ: «Al è inmò vîf! Al è inmò vîf!» e a scjampava duta spourida. E po una femina malada, mari di cuatri fruts, l’om al à scuignût proseguî cui fruts insiema da carovana, cun tant displasei di veila di lassâ in chês cundizions, però dopo al è tornât indevûr par jodi cemût ch’a stava, intant a era muarta.

Mê mari cu la Nicanòs l’à compagnada cu la cjarozula tal simiteri e a ducj i trei àn fat il funerâl coma ch’a sji usa da nou, encja sa sji supon ch’a fossin stâts ortodòs, ch’a vevin la medaia da mieza luna.

E dai bêçs che ai àn lassjât pa Glesia di Temau? A disjin che a sedi stata costruida cui bêçs dai cosacs, infati lôr la clamin Kirche Cosachen, ma la veretât a pâr ch’a seti un ata. Sji dîsji che un uficiâl todesc al è lât da don Ludovico cuntun vuluç di bêçs, al pâr ch’al seti stât un milion, che in chel timp a era una vera fortuna. Forsi al era ce ch’al era restât da paia dai uficiâi, cul intenzion ch’a ju ves doprâts par fâ una gleisia ch’a ricuardàs tal timp i sacrificis, das vitas e das privazions dai popui coinvolts ta chesta inutil e assurda aventura.

Il biât preidi cun chest tesaur al è lât in Curia a Udin par ch’a ju custodissjin lôr chest bêçs fin ch’a no vessin cjapât una decision. Dopo un pousj di agn tolet sù las firmas dai Tamoveisj a son lâts a fâsj tornâ e començada la granda opera da gleisjia dal Cristo Re. Sji po ben dî che se encja a era una fortuna, cun chel gran progjet i beçs todescs a no son bastâts e la int di Temau à fat tancj sacrificis par podeila completâ. Ma cul aiût da Providenza, vuei al è il lôr orgoglio e vant.

Al popul però nol sarès lât jù che i bêçs dai Todescs, forsi insanganâts cul sacrifici dai fradis a fossin restâts achì, alora àn metuda fûr la vousj che no i Todescs ma i Cosacs e Mongui a vevin fata chesta gracia, par chest a è conossjuda oltri confin coma glesia in ricuart dai Cosacs.

Sji conta encja di Georgians (ch’a erin militârs) ch’a vevin cerît un acordo cui partigjans (ormai ai vevin capît cemût ch’a sarès lada a finî la lôr resa) par podei domandâ achì asilo politic. Sji erin cjatâts insiema par discuti tal stali di Maria dal Biel in Spissulot, a vevin di vei cjatât un acordo cuant che una soflada al lôr comant a à fat saltâ dut.

Dopo dal passaç da ritirada la nosta int ch’a veva bisugna di dut, specialmenti fruts e fantats, a lavin jù pal Moscjart e tal Salet a jodi sa cjatavin alc di ce ch’a vevin lassjât o butât via i Mongui. Armas, munizions, fusîi di ogni cualitât, rots e intîrs, elmos, cjars, encja rots (i tocs a podevin servî). Parfint sji impensin di un camion ch’al lava a gasogjeno o a legnas ch’al veva un cjamin ch’al era dai lôr; e po gomas (ch’a sji podeva fâ las soletas dai scarpets), scugjelas, pagjelas, masserizia di ogni sorta e cuzinas e stivâi.

Enos al veva parfint cjatât un binocul. Bepo di Ricardo un imprest ch’al pâr al seti stât l’antenât da motosega, cui sji insumiava in chê volta ce ch’a podeva jessi. Àn cjatât parfint un fonografo cun ducj i discos.

E sin rivâts dapît tal sburî da nosta storia, consegnìn chescj ricuarts a chei ch’a vegnin dopo di nou, par che riconossints seipina aprezâ i sacrificis ch’a à costât la libertât che in timp di pâs nou vuei podin gjoldi e conservâ.

Vei tal cûr i sintiments cristians che mai plui podina puartâ a ripeti i sacrificis di inmolâ l’umanitât pal podei dai grancj. Da chescj sbaglios veibina da imparâ che l’om al è la plui trista bestia da domâ, s’a no scolta il cûr.

Silvia Puntel

 


Roberto, il Clevolan che al sta in Australia

dicembre 4, 2017

 

Da questo numero di Gleisiuta Clevolana vogliamo proporre ai nostri lettori delle interviste ai nostri emigranti che rientrano occasionalmente a Cleulis nelle quali ci raccontano le loro esperienze in giro per il mondo. Iniziamo queste “quattro chiacchiere” con Roberto Puntel, classe 1968, figlio di Gianni e della Catinute emigrato in Australia.

Roberto innanzitutto ben ritrovato a Cleulis! Da quanti anni sei in Australia e come mai proprio tanto lontano? «Nell’agosto del 1995 mi sono trasferito a Perth W. Australia. Io facevo il carabiniere a Madesimo in provincia di Sondrio e lì ho conosciuto la mia futuro moglie Silvia Gianoli. Lei era emigrata in Australia all’età di dieci anni e tornava costantemente in Italia per visitare i parenti. Proprio durante una sua visita in Italia ci siamo conosciuti e subito innamorati. Ci siamo sposati nel 1994 in Italia e l’anno dopo ci siamo trasferiti a vivere a Perth».

Com’è stato l’ambientamento in un luogo tanto lontano e diverso rispetto al nostro? Di cosa ti occupi in Australia? «Fortunatamente mia moglie e i miei suoceri essendo da anni residenti in Australia mi hanno agevolato nell’integrazione lavorativa e sociale del Paese. Abituato a Cleulis con trattori e apecar ho sempre avuto la passione per la guida dei mezzi di trasporto e così arrivato a Perth dopo due anni ho acquistato il primo camion da dove ho iniziato la mia attività di trasporto. Ho iniziato trasportando alimentari per sei anni e ora sono già quindici anni che ho un contratto con una grossa ditta di smaltimento rifiuti».

Hai contatti con altri friulani emigrati come te in Australia? «Appena arrivato ho preso subito contatto con il Fogolâr Furlan di Perth dove ho ricoperto negli anni anche la carica di vice presidente. Nel Fogolâr Furlan di Perth siamo una quarantina di friulani di cui io l’unico carnico. Inoltre sono già sei anni che ricopro con orgoglio la carica di presidente della sezione alpini di Perth che conta una cinquantina di soci. Tutte questa attività, oltre a farmi sentire più vicino alla madre patria, mi ha dato la possibilità di conoscere la comunità italiana di Perth e di avere buoni rapporti anche con il console italiano. L’associazione alpini di Perth mi da grandi soddisfazioni in quanto con le feste che organizziamo ciclicamente riusciamo a raccogliere fondi da inviare in Italia per le più svariate esigenze. L’ultima delle quali siamo riusciti ad inviare diciotto mila euro assieme a tutte le sezioni alpine australiane per i terremotati del centro Italia».

Hai avuto più difficoltà quando hai lasciato l’Italia o ora con il passar del tempo la nostalgia aumenta? «Oltre alla famiglia naturalmente mi mancano gli amici e le mie amate montagne. Dell’Italia posso dire che l’unica cosa che non mi manca è la sua burocrazia; infatti in Australia le più svariate pratiche vengono in giornata. La nostalgia è più sentita ora con l’avanzare dell’età che non ventidue anni fa quando sono partito perché a quell’epoca per me iniziava una nuova avventura tutta da vivere».

Cosa trovi di cambiato quando rientri a Cleulis? «Rientro abbastanza spesso però tutte le volte noto cambiamenti sempre più drastici. Il primo è quello dello spopolamento infatti noto che la nostra piazza del paese è sempre più vuota. Questo mi fa male al cuore pensando alla mia infanzia quando la piazza era sempre piena di bambini che giocavano. Ultimamente ho notato anche delle divisioni ed incomprensioni tra le persone mentre, secondo me, una volta eravamo più uniti!»

Parlaci un po’ della tua famiglia quando ti rivedremo a Cleulis? «In Australia ho la mia famiglia composta da mia moglie Silvia e dai miei due figli Gabriele di diciotto anni e Antonella di quindici anni, che a settembre arriverà in Italia per un corso di studi di un anno presso il convitto Paolo Diacono di Cividale. Questo grazie a una borsa di studio concessa per i figli di emigranti friulani nel mondo dalla regione Friuli e dall’Ente Friuli nel mondo. Questa per lei sarà un ottima opportunità per conoscere le radici e la cultura dei suoi avi. In quanto a me la nostalgia è grande ma quando arriva il bollettino Gleisiuta Clevolana mi sembra di essere ancora presente in paese. Ringrazio tutti i paesani per la calorosa accoglienza che sempre mi riservano quando arrivo a Cleulis. Mandi a ducj e sji viodin il prossjim an!»

Luigi Maieron