Perché è successo? Intervista a Corrado Venturini, geologo di origini timavesi, professore a Bologna

Cinque domande che tutti ci siamo fatti. Per dare una spiegazione scientifica al crollo di quel punto della Statale, abbiamo intervistato Corrado Venturini, geologo di origini timavesi, professore associato al Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali all’Università di Bologna. Anche le nostre montagne sono diventate suo ambito di ricerca e di approfondimento, essendoci affettivamente legato.

Venturini, crolla un tratto della SS52 bis Carnica. Perché proprio in quel punto, c’è stato il cedimento? «Per capire bene cosa è successo la notte del 29 ottobre nell’alta Valle del Bût, bisogna prima di tutto immaginarsi la situazione unica che caratterizza il torrente Bût, tra Paluzza e la località Laghetti di Timau. Il fondovalle del Cjanâl di San Pieri presenta un’inclinazione anomala rispetto a quella delle altre vallate montane. Alcuni suoi tratti sono ripidi, come quello tra Paluzza e Cleulis oppure quello tra il Tempio Ossario di Timau e i Laghetti. A un tratto ripido, ne segue un altro a bassa inclinazione: il primo si sviluppa tra Cleulis e la periferia ovest di Timau, il secondo corrisponde al lungo pianoro dei Laghetti. Gli estesi tratti quasi pianeggianti del fondovalle, inconsueti e anomali per un territorio montano, sono dovuti alla discesa verso il fondovalle di detriti delle alluvionali o di frana che da millenni, a più riprese, hanno bloccato il deflusso della Bût creando dei laghi. Col tempo questi invasi naturali, estesi per chilometri, sono stati colmati dai sedimenti portati dalla Bût stessa ed ora appaiono come aree pressoché pianeggianti, debolmente inclinate verso valle. E’ questa la ragione tanto della piatta zona dei Laghetti di Timau, quanto del vasto tratto paludoso oggi presente tra Cleulis e Casali Sega. Più in particolare, la zona dei recenti e intensi dissesti di fondovalle causati nel settore di Cleulis, coincide con il rapido passaggio dalla condizione quasi pianeggiante della Gleira e di Casali Sega a quella di ripida inclinazione che caratterizza il Moscjart. Il confine tra le due situazioni è collocato in corrispondenza del ponte di Cleulis». 

Nello specifico, che cosa è successo? «L’acqua di piena della Bût, eccezionale a memoria d’uomo, ha trovato parziale sfogo nell’ampia area palustre del Mot, che continua verso i pianori della Gleria. Ma appena dopo il ponte di Cleulis, l’acqua è stata forzata a reincanalarsi in uno stretto alveo, diventato ormai ripido. Ha aumentato la sua velocità e il suo potere erosivo. In queste condizioni, il torrente ha assunto una direzione retta: e questo si vede anche dalla fotografie subito dopo l’evento. Il nuovo corso, inizialmente, ha tutelato la strada, perché parallelo ad essa. Poi qualcosa è andato storto. Sono ancora le riprese fotografiche dall’alto a raccontarcelo: un ostacolo ha bloccato il deflusso lungo il corso appena “rettificato”. E l’intera corrente di piena è stata deviata e incanalata nel vecchio alveo sinuoso. Sfortuna ha voluto che in quel punto esistesse proprio una delle anse del fiume, stabile da ben oltre un secolo, la quale sotto l’impeto della improvvisa corrente, dotata di velocità crescente, ha sviluppato una logica quanto rapida erosione della sponda, fino a far crollare la strada».

Qualcuno ha parlato di un albero di traverso che abbia deviato il corso. E’ possibile? «Troppo poco per deviare l’impeto di una corrente abbondante e rapida. E in discesa. La forza della piena ha trascinato a valle tutto. Non sembra sufficiente in questo caso il tronco di un albero per canalizzare le acque in una certa direzione. Specie in questo caso, con una piena eccezionale e con carattere estremamente impetuoso. E’ stato scardinato e trascinato anche il depuratore in cemento. L’ostacolo che pare aver propiziato un vero e proprio rimbalzo della corrente potrebbe fare parte della grande frana di Cleulis che arriva fino all’alveo: forse si tratta di massi “emersi” durante la fase di erosione? difficile dirlo senza un sopralluogo».

Era prevedibile? «Solo da questo momento in poi possiamo dire che, in queste zone, eventi simili potranno ripetersi. Resta impossibile però prevedere il ‘quando’ si verificherà di nuovo una condizione meteo simile. In ogni caso, nell’immediato futuro la progettazione della sistemazione idraulica dell’alto corso del torrente But dovrà dimostrarsi in grado di reggere afflussi così intensi, in tempi così ridotti. Una soluzione potrebbe essere quella di “raddrizzare” il fiume tra il ponte di Cleulis e la confluenza con il Rio Moscardo, rendendolo parallelo alla sede stradale e dotandolo di una serie di briglie. Un’altra soluzione, da affiancarsi alla prima, potrebbe prevedere anche un profondo ripensamento dell’intera area tra il ponte di Cleulis e Casali Sega, attraverso il ripristino dell’antico lago (esiste già da anni un progetto simile), con alcune zone facenti da “scolmatori di piena”. Una indispensabile chiusa regolerebbe l’intensità dei deflussi in caso di precipitazioni abbondanti».

Oscar Puntel

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