Il nostro paese scivola (e nessuno ci dice niente)

Il dato è contenuto in una relazione della Direzione Centrale Ambiente ed Energia della Regione. Ci sono tre nostre borgate (Placis, Laipacco e Cleulis), che franano verso la valle. Sarebbero soggette – dice quel dossier – a uno scivolamento verso est con una velocità di 15 millimetri all’anno. Un centimetro e mezzo ogni anno. Nel documento, le tre borgate vengono ridefinite nella loro classe di pericolosità di frana: una misura scientifica che classifica il rischio che accada il patatrac. Da P2 e P3 che erano, i tre borghi sono diventati P4: un peggioramento, il massimo di rischio per un versante franoso attivo. C’è un Servizio Geologico della Regione Friuli Venezia Giulia (e forse anche qualcuno del Comune di Paluzza) che dovrebbe quantomeno informarci su quello che sta succedendo e quali potrebbero essere le conseguenze per il nostro paese, in questo non entusiasmante passaggio di categoria. Non ci addentreremo nei dettagli delle misurazioni che sono state effettuate dai tecnici. Stando al documento depositato in regione il 9 febbraio 2018, viene proposta l’attivazione delle procedure di cui all’art. 6 lettera C. Non sappiamo che cosa questa dicitura burocratese significhi concretamente e quali possano essere le conseguenze per la nostra comunità.

Il nostro compaesano l’ingegner Giovanni Puntel ha tuttavia visionato quel rapporto. E ha deciso di prendere carta e penna e di scrivere al Comune di Paluzza. Contesta sia il metodo (quindi come sono state effettuate le misurazioni) che la decisione di innalzare il livello di rischio sulla pericolosità della zona.

Zuan, perché dici che queste misurazioni non fotografano l’effettiva situazione di Cleulis? «Cominciamo con il chiarire che si tratta di misurazioni Gps, quindi basate sul satellite, fatte in un arco temporale di 3 anni, misurazioni che non sono accompagnate da un confronto con ciò che è accaduto in quel periodo su quel lembo di terra. Mi riferisco a piogge, scosse di terremoto, eventi che potrebbero aver indotto delle accelerazioni particolari. Sappiamo che il vecchio centro abitato poggia su una “paleo frana”, cioè una frana antichissima, e sappiamo anche che su quel fronte vi sono dei movimenti di assestamento. Quando il piano urbanistico comunale era stato rivisto, si erano individuate delle “lingue” più attive rispetto al resto del territorio di Cleulis, che era stato suddiviso in aree P3 e P2».

Che cosa andrebbe fatto? «Le misurazioni contenute nella relazione dovrebbero essere integrate da: una cronistoria degli eventi che nel periodo di esecuzione delle misurazioni hanno interessato l’area; una verifica sul fatto che i “marker”, cioè i punti utilizzati per le registrazioni, possano essere soggetti a spostamenti superficiali oppure profondi oppure di entrambi i tipi; una analisi sugli altri fattori presenti “sul terreno”, come le costruzioni e le infrastrutture. Ho professionalmente, ma anche sentimentalmente, gli occhi puntati da circa 50 anni su questo territorio e ho visto anche molte altre realtà della Carnia: contesto questa proposta di riclassificazione che risulta estremamente penalizzante e, a mio avviso, non rispondente alla situazione reale».

Da cosa lo deduci? «Sulla maggior parte degli edifici costruiti non sono riscontrabili elementi che facciano rilevare una situazione di grave pericolo, quale quella corrispondente ad una categoria P4. Posso aggiungere che diversi immobili di cui ho progettato e realizzato la ristrutturazione in qualità di direttore dei lavori, a partire dalla fine degli anni ’70, seppur ubicati nelle zone più attive, non presentano alcuna problematica».

Che cosa significa essere inseriti in questa categoria P4? «Un evento di carattere idrogeologico o una valanga può verificarsi con diversi gradi di probabilità, P4 è il grado più alto. Per fare un esempio, gli eventi classificati “P4” sono la caduta massi dalle pendici del pizzo Timau e le colate di detriti all’interno dell’alveo del torrente Moscardo (quello che noi conosciamo come Mûsja). L’eventualità di un crollo incombente del versante di Cleulis è stata classificata P4 e dunque probabilisticamente equiparata a questi due eventi. Ma le rilevazioni e osservazioni predittive, riguardanti il rischio di rovina del versante su cui poggia l’abitato di Cleulis, portano ad assegnare all’evento una valutazione di probabilità decisamente più bassa. Non vi sono segnali concreti di pericolo imminente di frana. E’ palese che i rischi di una costruzione nell’abitato di Cleulis sono assolutamente inferiori rispetto a realizzare una casa nel greto del torrente Moscardo o sotto le pendici del Pizzo Timau. Equipararle è uno sproposito».

A lungo termine, quali potrebbero essere le conseguenze per il nostro paese? «Essere inseriti in categoria P4 limita la possibilità di intervenire sugli edifici già costruiti: ristrutturazioni o migliorie potrebbero subire delle restrizioni. A lungo termine, questa decisione rischia di rendere  meno appetibile la permanenza degli abitanti nel paese, creando così un impoverimento del tessuto sociale della comunità. E’ quindi senz’altro necessario informare e formare la popolazione sul rischio esistente, evitando allarmismi, e sulle attività consentite o meno (cioè sulle soluzioni costruttive), perché sull’evoluzione del fenomeno franoso vi sia la giusta percezione del livello di pericolosità e la corretta informazione delle possibilità di intervento».

Oscar Puntel e Giovanni Puntel

 

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