E i piccioni fuggirono via…

Forse qualcuno conosce già la storiella di quei piccioni che avevano scelto come loro dimora preferita una chiesa molto antica, di grande pregio artistico e protetta dalle Belle Arti. Purtroppo questi volatili creavano dei problemi non da poco e ognuno s’immagini i danni che provocavano, per cui si decise di farli sloggiare. Immediata fu la reazione delle Associazioni Protezione degli Animali. Si decise allora di adottare i metodi più gentili per convincerli a trovarsi un’altra casa: nulla da fare. Finché al parroco venne un’idea: “Chiamiamo il vescovo!”. Il vescovo venne, li cresimò ed essi spontaneamente e senza farselo dire due volte fuggirono via.

L’altro giorno ho sfogliato i registri dei cresimati. Pensate che da quando sono qui hanno ricevuto la cresima ben 250 giovani e mi è venuta spontanea la domanda:” ma quanti di questi sono rimasti fedeli alle promesse fatte davanti al vescovo?”. Sappiamo bene che sono molti quelli che hanno avuto la stessa reazione di quei piccioni che sono volati via. Non sta a me giudicare quello che c’è nel segreto del loro cuore, qual è il loro reale rapporto con Dio e il loro comportamento che può essere anche più che corretto.  Tuttavia devo anche riconoscere che soltanto una minima parte di essi ha conservato un rapporto con la propria comunità cristiana e quando manca questo significa che le persone non danno più alcun valore a quei doni che nella Chiesa si ricevono e cioè i Sacramenti o questi vengono percepiti solo come cerimonie passeggere che poi non lasciano alcun beneficio spirituale; così un po’ alla volta ci si libera anche di loro. Già infatti sono in aumento i bambini non battezzati, solo una parte dei giovani richiedono la cresima, il sacramento della Confessione è solo per alcuni, si lasciano morire le persone senza i Conforti della Chiesa e per quanto riguarda il matrimonio la situazione è sotto gli occhi di tutti.

Un giorno un parroco si è accorto che un parrocchiano che assiduamente frequentava la parrocchia non si faceva vedere più. Andò a fargli visita e lo trovò seduto in poltrona accanto a un caminetto acceso. Gli chiese il perché della sua assenza, al che il signore gli rispose che non ne sentiva il bisogno visto che poteva pregare anche da solo in casa. Il sacerdote allora si alzò, si avvicino al caminetto dove un fuoco vivace veniva alimentato da alcune legna di faggio. Prese un tizzone e lo separò dalle altre legna. Subito il tizzone incominciò a fumigare e lentamente a spegnersi. “Ecco, dice il sacerdote, quello che succederà alla tua fede. Separato dalla comunità, un po’ alla volta essa si spegnerà come quel tizzone”. E’quello che sta succedendo proprio nelle nostre comunità! Quando l’85% delle persone non entrano più in chiesa la loro fede non viene più alimentata e tutto viene relativizzato!

In questo discorso entra anche il significato che la domenica ha per il cristiano. Nell’anno 304 d. C. vennero martirizzati 49 cristiani nella città di Abitene (attuale Tunisia) perché avrebbero contravvenuto all’ordine dell’imperatore Diocleziano che aveva vietato ai cristiani di riunirsi alla domenica per la celebrazione dell’Eucarestia.  Sorpresi da Ottavio Felice, arrestati e condotti davanti al proconsole Anulino a Cartagine, alla domanda sul motivo della loro disobbedienza all’imperatore così essi risposero: “Sine dominico non possumus” ( non possiamo vivere da cristiani senza riunirci per l’Eucarestia alla domenica). Alla luce della testimonianza di questi martiri acquista maggior forza quanto scrivono i vescovi italiani negli “Orientamenti Pastorali”:” Ci sembra fondamentale che la comunità cristiana potrà essere una comunità di servi del Signore soltanto se custodirà la centralità della domenica come giorno fatto dal Signore(Sal. 118,24), “Pasqua settimanale”, con al centro la celebrazione dell’Eucarestia e se custodirà al contempo la parrocchia quale luogo – anche fisico- a cui la comunità stessa fa costante riferimento” (CUMC 47). E noi della domenica, giorno del Signore, che ne abbiamo fatto? Prendiamo sul serio la nostra fede se vogliamo che essa dia i suoi frutti!

A questo proposito mi piace far conoscere, almeno una parte del discorso che il conosciutissimo attore americano Jim Caviezel ha pronunciato quest’anno al vertice di Leadership studentesca di Chicago, emozionando migliaia di giovani.” Voglio che abbiate il coraggio, disse, di entrare in questo mondo pagano esprimendo senza complessi la vostra fede. Il mondo ha bisogno di guerrieri come San Paolo e San Luca che hanno rischiato il proprio nome, la propria reputazione per portare la fede, il proprio amore per Gesù al mondo. Dio sta chiamando ciascuno di noi ciascuno di voi a fare grandi cose. Ma quante volte non rispondiamo! E’ora che la nostra generazione accetti questa chiamata, è la chiamata di Dio che esorta tutti noi a donarci completamente a Lui, a vedere quella mano gentile che guida il nostro cammino, a ricominciare daccapo a digiunare, a meditare sulle Sacre Scritture e a prendere sul serio i Santi Sacramenti. Viviamo in una cultura in declino, dobbiamo scrollarci di dosso questa indifferenza, questa tolleranza devastatrice del male. Solo la fede nella salvezza di Cristo può salvarci, ma richiede guerrieri pronti a mettere in discussione la propria reputazione, il loro nome e persino la loro stessa vita per sostenere la verità. Distinguetevi da questa generazione corrotta. Siate santi! Non siete stati creati per conformarvi, ma per distinguervi, per emergere”. Caviezel ha quindi augurato agli studenti la libertà “di non fare ciò che vi piace, ma di essere ciò che siete. Questa è la libertà che io auspico per voi: la libertà dal peccato, dalle debolezze, da questa schiavitù cui il peccato ci costringe”.

 Questo uomo dello spettacolo americano non ha paura di parlare della propria fede e dà a tutti noi una lezione di coerenza e integrità di vita.

                                                                                                                  don Tarcisio Puntel

 

 

 

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