Il mio tempio è una casa di orazione (Mc 11,17)

Noi anziani ricordiamo molto bene quanto i nostri vecchi parroci insistevano sul rispetto e sul contegno che dobbiamo tenere in chiesa. Ci ricordavano che questa è la casa di Dio, il luogo della sua presenza nella Santa Eucarestia e non mancavano di una certa severità quando non ci si comportava in maniera adeguata. Oggi molte cose sono cambiate anche nel concetto che abbiamo del luogo sacro. Sentiamo in giro che al suo interno si fanno pure delle manifestazioni le più disparate quando si potrebbero usare altri locali, salvo casi di emergenza o reale necessità: ad esempio i pranzi di Natale per i poveri, le conferenze anche su temi non sempre strettamente religiosi, concerti di vario tipo ecc. Ci sono certi sacerdoti che non disdegnano di cimentarsi in certe manifestazioni che si potrebbero benissimo tenere nel cinema parrocchiale, ma non durante una liturgia. Oggi addirittura vediamo che le chiese vengono disertate dai fedeli e succederà presto anche in Italia quanto già sta accadendo in alcuni paesi del Nord Europa: chiese che vengono distrutte o convertite in moschee, alberghi, centri sportivi, abitazioni, ristoranti e quant’altro. Mi permetto di richiamare alla mente delle persone il giusto comportamento che dobbiamo tenere quando entriamo in una chiesa:  

Per prima cosa, entrando, incontriamo la pila dell’acqua santa che ci invita a fare il segno di croce. L’acqua è il richiamo al battesimo che abbiamo ricevuto; le parole sono una professione di fede nel Dio Padre, Figlio e Spirito Santo nel cui nome siamo stati battezzati.

Davanti al tabernacolo e quando l’Eucarestia è esposta sempre ci si inginocchia. A questo proposito i fedeli sono invitati ad inginocchiarsi anche durante il Canone della messa quando avviene la Consacrazione, in segno di fede nel mistero che si compie sull’altare e durante la Comunione. Ormai sono pochi quelli che lo fanno. In molte chiese oggi, nel clima di secolarizzazione in cui viviamo, nel banco non è inserito neppure l’inginocchiatoio.

Anche il modo di accostarsi alla Comunione ha bisogno di un chiarimento. Il fedele deve sapere che va a ricevere Gesù e non un biscottino.  Talvolta mi sento a disagio nel vedere come taluni si comportano senza nessun raccoglimento e devozione. Prendono l’Ostia al volo dalle mani del sacerdote e poi si  allontanano e non si sa bene quando si comunicano o lo fanno camminando al ritorno al loro posto. Si raccomanda di stendere il palmo della mano e la comunione venga fatta davanti al sacerdote. Tuttavia ricevere la comunione direttamente sulla lingua sarebbe il modo migliore.

Durante la celebrazione ci sono i momenti del silenzio, dell’ascolto, della preghiera e del canto corale, che sono da rispettare. Non si può venire alla messa facendo scena muta. Molte volte le nostre messe diventano noiose perché c’è poca partecipazione nei presenti e può essere anche nel celebrante. Il papa poi raccomanda ai sacerdoti di non superare i dieci minuti per l’omelia. E qui possiamo anche dare ragione al papa; tuttavia posso dire che non è facile concentrare in pochi minuti la spiegazione della Parola di Dio.

Non occorrerebbe aggiungere che per entrare in chiesa è necessario un abbigliamento adeguato. E’ avvilente ricordare questo con dei cartelli sulla porta della chiesa; non dovrebbe essere difficile infatti capire che il rispetto per il luogo sacro richiede anche questo. La chiesa non è la passerella dove viene presentata l’ultima moda e soprattutto un luogo adatto per esibire le fattezze del proprio corpo!

Questo breve scritto non esaurisce i tanti aspetti che riguardano l’argomento qui trattato. Lascio alla  discrezione e sensibilità religiosa di ognuno capire quello che è il giusto comportamento di un fedele quando si trova in chiesa o partecipa ad una azione liturgica. Tuttavia se prendiamo sul serio le parole di Gesù che incontriamo nel vangelo di Marco:”La mia casa è casa di preghiera” (Mc.11,17), contribuiremo ad elevare a Dio un culto “in spirito e verità” e a compiere quello che ordina il primo comandamento, di amare Dio sopra ogni cosa.

don Tarcisio

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