Anagrafe parrocchiale 2017

CLEULIS

Battezzati n° 7

Matrimoni in parrocchia n° 1

Matrimoni fuori parrocchia n° 2

Defunti: n° 12

Messe celebrate: n° 17

SS.Comunioni distribuite: n° 5.500

Abitanti presenti a fine 2017: n° 360.

COMUNE DI PALUZZA

Residenti al 31.12.2016= 2.192

Residenti al 31.12.2017= 2158

Diminuzione 34 unità

Nati 11

Morti 51

Immigrati 51

Emigrati 45

Matrimoni religiosi 2

Matrimoni civili 2

Alcune considerazioni su questa relazione anagrafica. Nell’ultimo censimento del 2011 il comune di Paluzza contava 2372 abitanti: in appena 6 anni ha perso ben 214 residenti, quasi il 10% in meno. E in particolare a Cleulis come sono andate le cose? La relazione anagrafica del paese anche qui parla chiaro. Un lungo elenco di morti: dodici e appena due nati, tre compaesani si sono sposati ma solo una coppia è rimasta. Se poi pensiamo ai giovani che sono andati a vivere altrove, ora possiamo dire che superiamo di appena alcune unità i 350 presenti. Nei 17 anni che sono parroco c’è una diminuzione di 80 persone: un calo del 20% ! Se poi guardiamo a 60 anni fa quando gli abitanti erano 600, il calo è del 40%. Guardando questi numeri c’è motivo di scoraggiarsi. Una società dove i morti superano di 5 volte i nati e i giovani se ne vanno, non ha futuro. Questa è la situazione un po’ di tutta la nostra montagna e purtroppo sappiamo che anche Tolmezzo nell’anno appena trascorso ha perso ben 100 dei suoi abitanti. Oggi molti dei nostri giovani si laureano e solo a pochi il nostro territorio offre una occupazione. Eppure per chi trova un lavoro in loco la qualità della vita, per certi aspetti, è buona, anche se i sacrifici propri di chi vive in montagna non mancano. Mancano le nascite: appena 11 in tutto il Comune, mancano i matrimoni che vengono sostituiti dalle  Convivenze. La famiglia è diventata fragile e molte di queste si sfasciano. C’è un forte disagio in questo senso. Come parroco non posso non constatare che le chiese si vanno sempre più svuotando. Man mano che i vecchi se ne vanno resta il vuoto in chiesa perché non vengono sostituiti. Le nuove generazioni sentono sempre meno il richiamo della fede e i loro figli sono tenuti lontani dalla chiesa, perché in famiglia l’aspetto religioso è abbastanza emarginato. Mancano i sacerdoti e qui da noi siamo ancora fortunati perché nell’Alto But ci sono ancora due parroci (ne erano undici nel 1977). Nella nostra Carnia ci sono valli intere senza un pastore e questo è ancora un segnale negativo se pensiamo qual è ancora qui la funzione della Chiesa, quale importanza ha questa presenza nel tener viva la comunità, la cultura di un popolo, i valori che devono animare le persone. Il 4 marzo scorso siamo stati a votare e abbiamo sentito le solite promesse elettorali. Tutti hanno le soluzioni già pronte ai tanti problemi che assillano la nostra società italiana, ma poi sappiamo come in realtà vanno a finire le cose. E’ necessario che noi stessi ci diamo una mossa. Prima dei politici dobbiamo essere noi stessi a credere in questo nostro territorio, a non fare i rassegnati o i disfattisti. Siamo rimasti in pochi, ma non sappiamo quale sarà il futuro. Io vedo in prospettiva un ritorno alla terra, ad uno stile di vita più sobrio e a misura d’uomo. Non è possibile che secoli di storia vengano cancellati così di punto in bianco per essere ammassati tutti in città dove si vive una vita anonima. Dove c’è una comunità seppur piccola dove non manca la solidarietà fra le famiglie, dove non si conosce la malavita e la violenza e i bambini possono ancora giocare liberamente sulla piazza del paese, allora in quel luogo vivere diventa piacevole.

don Tarcisio

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