Silvia, che nus à contât il paîs

La nostra Silvia si è congedata da noi!

Non avrei mai voluto pronunciare queste parole. Appena pochi mesi fa lei era qui con noi al mattino con la corona in mano. Entrare e uscire dalla sacrestia per suonare le campane e preparare la messa. Appena qualche mese fa lei era con i suoi piccoli per il catechismo. Appena pochi mesi fa  la sua presenza rallegrava la piazzetta di Cleulis e le sue contrade. Non riusciamo ad immaginare la nostra Cleulis senza la Silvia; come non riesco ad immaginare la mia chiesa senza di lei, e mi permetto di dire anche la mia vita! E se dico io queste cose, cosa possono dire i suoi figli e il marito, le sorelle, il nipote? Per loro anche il loro paese non è più quello di prima! Noi vorremmo dire a loro che noi con loro soffriamo, siamo vicini, ci immedesimiamo al loro dolore.

Chi era la Silvia? Penso proprio che la vostra presenza così massiccia oggi qui mi dice che non ha bisogno di presentazioni. Sappiamo molto bene chi era, che cosa rappresentava per tutti noi, conosciamo l’eredità di amore per la nostra terra, di valori da  lei vissuti e tramandati, di fede in quel Dio col il quale mai per un momento ha cessato di rappresentarsi e che la sua malattia è riuscita a portarla ancora in una più profonda comunione con Lui. Posso dire di aver seguito passo passo i vari momenti della sua esistenza. Ci sentivamo legati non solo da vincoli di sangue, ma dallo stesso sentire, la medesima sensibilità per le cose, la storia, la vita semplice della nostra gente, la fede in Dio. Era nata in un momento molto difficile della nostra storia, il 1944. In quell’anno così  problematico erano venuti alla luce più di 30 bambini a Cleulis. La zia, ogni volta, nel giorno del suo compleanno, le ricordava come nel momento della sua nascita i nostri uomini stavano fuggendo sulla montagna, ricercati dai militari tedeschi. Anche papà Sisto stava cercando un nascondiglio molto preoccupato perchè la moglie era sul punto di partorire. Appena la piccola venne alla luce, la zia salì in cima al paese e gridò forte: “Sisto a è una frute, dut benon”. Sisto l’udì e disparve  finalmente rassicurato! Tranne un periodo trascorso in servizio, come tante nostre ragazze, la Silvia ha vissuto la vita qui a  Cleulis. Sposò ventenne il Tonino che oggi la piange. Dio l’ha benedetta con il dono di Battista e Daniele. Lei si è dedicata totalmente alla sua famiglia, aggiungendo il lavoro della campagna e per aiutare l’economia familiare ha fatto anche la magliaia in quegli anni in cui molte nostre giovani mamme, guidate dalla Fernanda, sono state occupate in questa attività a domicilio.                         Ma la nostra Silvia si è distinta anche con la sua penna. In questo ha ereditato dal papà che una vena poetica ce l’aveva! Era la poetessa che metteva in versi i momenti significativi della vita del paese: matrimoni, anniversari, eventi particolari. E poi? Il suo nome resterà nei nostri Bollettini Parrocchiali: si trovano là i suoi scritti, le storie, le interviste….. tutto scritto nella nostra parlata clevolana. Ero solito dirle: “Cuant che la pena a è in tas tôs mans, a no si ferma âti, a cor cence fin”. Lei diventava come un contenitore così colmo che aveva bisogno di liberarsi. Ma penso che la pagina più bella che lei ha scritto è stata in questi ultimi mesi. Si, in quelli della sua sofferenza fisica. Sapeva di morire. Si è completamente affidata alla volontà di Dio. Ha patito molto male fisico, ma ha avuto il tempo di consacrarsi alla Madonna. Non finiva di ringraziare la Genny e continuamente esclamare: Ma guarda quanto fortunata sono stata a trovare persone tanto buone ed accoglienti. La sua vicenda ha commosso i sacerdoti e tanti fedeli della zona di Brescia in cui lei si è trovata a vivere i suoi ultimi giorni. Questi hanno voluto pure darle il loro saluto, portarla nella loro chiesa per pregare ancora insieme prima del distacco. La morte del cristiano! Oh, allora si che di fronte a questi esempi ci viene spontaneo dire che la morte non è la tenebra, ma è solo mettere in disparte la lampada perché è arrivata l’alba. Quando sono arrivato a Cleulis ho trovato i primi due banchi occupati dalle nostre mamme, poi una alla volta le ho accompagnate al camposanto e i due banchi sono rimasti vuoti, poi la morte ha incominciato a portarsi via anche persone nostre coetanee che hanno costruito in questi anni la storia della nostra comunità cristiana. Ne nomino solo una, la Edda, per ricordarle tutte! E ora  anche questa! La Silvia. Nel nostro dolore e nell’accettazione della volontà di Dio, proseguiamo il nostro cammino con la forza e la fede che queste donne hanno seminato in mezzo a noi!

Fratelli e sorelle, siamo entrati nella grande settimana dell’anno: quella che noi chiamiamo Santa. Seguiremo passo passo Gesù che sale il Calvario portando la Sua croce. Sentiremo il Suo “Consummatum est”. Lo vedremo reclinare il Suo capo e spirare. Ma domenica grideremo l’Alleluia Pasquale. Ricordiamoci bene! Dio ha chiamato la nostra Silvia, l’ha portata nel suo paradiso per festeggiare la Pasqua con lui. Riposa in pace cara sorella. Dal cielo guarda a noi che siamo ancora qui a sopportare la fatica del viaggio. Proteggi e prega per i tuoi cari e per i tuoi compaesani che non potranno mai dimenticarti.

Sior Santul, don Tarcisio Puntel

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