Le campane e il loro programma di vita

Lo scorso 6 gennaio, solennità dell’Epifania del Signore nostro Gesù Cristo, la comunità parrocchiale di Cleulis ha vissuto un momento significativo della sua vita e della sua storia: la benedizione della nuova campana mezzana, dedicata al Patrono Sant’Osvaldo. Dopo questo solenne rito ci sembra opportuno dedicare alcune riflessioni sul significato delle campane nella Chiesa cattolica e nella comunità cristiana parrocchiale. Le righe che seguiranno saranno un approfondimento del “programma professionale” di una campana, quello cioè che una campana è e deve fare; analizzeremo assieme i titoli classici, ovvero le iscrizioni che vengono fuse sulle campane per scoprire quale sia il loro “programma di vita”. Come premessa, innanzitutto, ricordiamoci di cosa stiamo parlando. Campane e campanili non sono una parte fra tante di una struttura parrocchiale, non sono solamente monumenti storici, come non sono neppure manufatti decorativi per mantenere viva la cultura ed il folclore locale. Consideriamo quale ulteriore qualifica, quale altro termine si adopera per nominare le campane: i Sacri Bronzi. Sacri Bronzi perché sono fuse e risuonano precipuamente per rendere lode a Dio, il Tre volte Santo. Il Codice di Diritto Canonico del 1917 (sostituito poi da quello del 1983) metteva le campane tra le “res sacrae” tra le “cose sacre”. Ma come? Si può accostare una campana alle cose sacre come le preci, le Reliquie, i Sacramenti? Ovviamente vi è una profonda e radicale differenza nemmeno paragonabile tra la sacralità di un rito liturgico e le campane, tra un Sacramento (o anche un sacramentale) e una campana. Ma le campane sono sacre non per la loro sostanza o per la loro essenza, ma per il loro fine, quello di rendere gloria a Dio, onorare la Vergine o un santo Patrono e decorare il Sacro Tempio della comunità. Anche l’organo, ad esempio, ha la Sua sacralità per il fine di suonare musica sacra a lode e gloria di Dio e ad edificazione dell’anima del credente. Così non dobbiamo dimenticare che tutto ciò che riguarda il culto è sacro, cioè tolto dal profano e consacrato, offerto, dedicato solo a Dio visto il fine che gli si prefigge: e tra gli oggetti dedicati al culto vi sono anche le campane che a pieno diritto si meritano l’appellativo di Sacre. Per comprendere il significato sacrale di una campana vale la pena allora, come ho detto nell’introduzione, parlare del “programma professionale” di una campana inciso sul labbro esterno della stessa, con alcuni titoli tradizionali che variano a seconda delle dimensioni o delle particolari situazioni locali (che magari tendevano a sottolineare una virtù della campana rispetto ad un’altra), ma in linea di massima troviamo scritto così:

Laudo Deum verum, Plebem voco, Congrego clerum, Defunctos ploro, Pestem fugo, Festa decoro, Funera plango, Fulmina frango, Sabbata pango, Excito lentos, Dissipo ventos, Paco cruentos.

  • Laudo Deum Verum (lodo il Vero Dio). Quando si ascolta il suono di una campana il primo pensiero dovrebbe essere per Dio, per il Dio vivo e vero in cui noi crediamo e speriamo con amore di figli. La finalità principale di una campana deve essere questa, la campana innanzitutto è benedetta ed issata sul campanile per questo: ricordare al mondo l’esistenza di Dio ed il dovere del cristiano di adorarLo. Ma Dio non ha bisogno della campana che gli ricordi la Sua Gloria; siamo noi che abbiamo bisogno della campana che ci ricordi di Lodarlo e benedirLo e che ci sproni a vivere una vita santa: la campana è un monito ad adorare la Trinità Santissima e fare della nostra vita una lode perenne. E allora io, cristiano di Cleulis, devo domandarmi se coltivo la mia fede affinché diventi robusta, forte, vigorosa come i Sacri Bronzi. Facciamo orsù della nostra vita un bronzo che risuona la fede, e allora sapremo ascoltare e gustare il suono delle nostre campane con vera partecipazione di fede, di amore, di devozione e di fedeltà al Vangelo.
  • Plebem voco (chiamo la gente/ i fedeli). Se il precedente titolo ci forniva la principale finalità della campana, quasi la sua consacrazione, il seguente indica, forse, la funzione più importante della campana: convocare i fedeli al Culto Divino e alle Sacre Liturgie. Le campane devono risvegliare nei fedeli il gusto di incontrarsi con Dio, il gusto di partecipare con viva fede al Santissimo Sacrificio della Messa centro e perno della nostra fede, di celebrare con gioia i Sacramenti e via dicendo. Ma potrà un credente o anche un non credente trovare il gusto, il piacere, il bisogno di stare con Dio se noi per primi non viviamo le stesse cose e se non le testimoniamo? Potrà un cristiano comprendere il richiamo della campana che lo invita al Culto se non sente e non coltiva un’attrazione spirituale per Dio? Sia allora il suono delle campane un monito a fare del nostro corpo un tempio vivo dello Spirito Santo dove il Sommo Sacerdote Gesù possa trovare un altare nella mia anima e nel mio cuore degno di Lui.
  • Congrego clerum (congrego – raduno – il clero). Questa funzione sembrerebbe inutile al giorno d’oggi vista la scarsità di clero nelle nostre vallate, ma dobbiamo ricordarci che le nostre comunità fino a non tanto tempo fa, soprattutto in Carnia, erano riunite attorno alle Pievi e i sacerdoti andavano di paese in paese per le varie ufficiature. Pensiamo alla Pieve di San Pietro e ai sacerdoti canonici dislocati nelle varie curazie (non erano ancora parrocchie) e che dovevano tornare in Pieve per le celebrazioni solenni: le campane li richiamavano al loro dovere di riunirsi per le lodi del Signore. Ma pensiamo anche ai monasteri dove i monaci o le monache si riuniscono tutt’oggi per la preghiera comunitaria al suono della campana. Effettivamente nei nostri paesi questa funzione della campana non serve più al clero, ma serve per ricordare ai fedeli di pregare per il clero e far sì che esso trovi delle comunità unite nella cristiana fraternità. Cari cleuliani, quando ascolterete le campane ricordatevi dei vostri pastori: pregate per il vostro parroco, collaborate con lui. Il dolce suono delle campane rinnovi in voi una dolce e fervida preghiera per i sacerdoti e un fedele sostegno al loro operato.
  • Defunctos ploro e Funera plango (supplico per i defunti, piango ai funerali). Si tratta del famoso De profundis o l’Ave maria, così come il suono delle campane per i funerali: il suono delle campane ci accompagna dall’inizio alla fine della nostra esistenza terrena. Questo deve risvegliare in noi la preghiera per chi ci ha preceduto, il ringraziamento per l’esempio che ci hanno lasciato, ma anche il pensiero per tutti coloro che oggi sono in lutto o in difficoltà qui e altrove, nei nostri paesi e nel mondo. Le campane ci ricordano i lutti, le tragedie, le guerre, le sofferenze, i drammi dell’uomo di ieri, di oggi e anche di domani. Cristiano di Cleulis, quando sentirai il triste suono dell’agonia battuto dalla campana, quando i Sacri Bronzi suoneranno per accompagnare un fratello defunto al camposanto, risveglia in te la virtù della cristiana carità, così da essere vicino in Cristo a chi è nel lutto o nel dolore. Il suono di lamento e di speranza delle campane continui a battere nel cuore di tutti, affinché da lì, dal cuore, si espanda affetto, comprensione, solidarietà, vicinanza. Il suono del vostro cuore raggiunga le tante miserie degli uomini vicini e lontani.
  • Pestem fugo (faccio fuggire la peste) e accanto a questo Excito lentos (eccito i lenti). Di quale peste si tratta? Della famosa epidemia qui da noi non c’è più traccia. Ma c’è un’altra peste ben peggiore che si è diffusa in modo capillare anche qui in Friuli; è quella peste di cui noi chiediamo protezione nella famosa preghiera a San Giuseppe: “Allontana da noi o Padre amatissimo la peste di errori e vizi che ammorbano il mondo”. Errori nella fede! Vizi nella morale cattolica! Questa è la peste di oggi contro cui dobbiamo invocare l’aiuto del Signore. Il suono delle campane scuota gli animi dei cristiani tiepidi e lontani e li richiami. Ma anche ognuno di noi deve farsi paladino di questa lotta con una vita sobria, giusta, onesta, casta. Non siate, cari cristiani, tiepidi o lenti nella fede. Lenti in questo caso è uno dei vizi, l’accidia spirituale, che provoca lo spegnimento del cristiano. I Sacri Bronzi ci scuotano la coscienza!
  • Festa decoro (orno la festa). Non ci sarebbe molto da dire se non augurarci che le feste per un cristiano siano ancora feste di religione, di Santi e non solo sagre. In un mondo che non sa più fare festa con Dio e per Dio è necessario che i Sacri Bronzi ci ricordino con Chi dobbiamo fare festa, e per Chi dobbiamo fare festa, perché il primo a volerci felici è Dio ed è il solo che lo può realizzare perché ci ha liberati dalla morte in Cristo Gesù! Ma le campane si suonano anche per un bimbo che nasce, per un nuovo cristiano, per una coppia di sposi. Si tratta, dunque, della festa della fede, della festa della Chiesa. Le campane, lo sappiamo, danno gioia e tanta speranza. Diffondete questa gioia anche voi, cristiani di Cleulis: possiate vivere con gioia la vostra fede testimoniando con la vita che seguire il Cristo Signore è gioioso. La gioia che le campane diffondo nelle vie, nelle strade, nelle case, tra i prati, nei boschi, voi diffondetelo con la vostra vita.
  • Fulgura frango (infrango i fulmini) e Dissipo ventos (dìssipo i venti). Se siamo stati attenti alla benedizione della campana mezzana celebrata qualche tempo fa, certamente avremo notato un incalzare di suppliche affinché la campana allontani tempeste, grandine, turbini, burrasche, tuoni, fulmini e saette! Un tempo si facevano processioni contro i fulmini e le tempeste e ancora oggi nelle Rogazioni si chiede: “A fulgure et tempestate, libera nos Domine”! Ora con i parafulmini è tutto risolto? Con le previsioni meteo del meteorologo di turno siamo a posto? Forse sì, e ringraziamo Iddio per queste cose, anche se sappiamo che il tempo poi fa un po’ ciò che vuole e anche la natura non si potrà mai controllare fino in fondo: solo il Creatore ha potere sul creato. Ma anche in questo caso ci sono altri cataclismi da cui guardaci oltre a quelli naturali; sono i fulmini e i venti ostili che arrivano da dentro e fuori la Chiesa pronti a colpire la fede: la lotta del Demonio, la lotta di certa politica, l’ateimo, l’indifferenza, il denaro ecc. Questi sono tutti venti contrari che soffiano sulla barca della Chiesa e turbini e tempeste per la nostra vita di fede. Le campane ci ricordano che dobbiamo essere forti, rivestirci di Cristo Signore per combattere questi assalti; ci ricordano che dobbiamo invocare il Signore affinché plachi la tempesta come è scritto nel Santo Vangelo (cfr. Mc 4,35-41). Ma prima che lo facciano le campane dobbiamo farlo noi: dobbiamo essere noi i primi a difendere la nostra fede, a difendere la nostra identità cattolica. Le campane con il loro suono imponente e solenne ci aiuteranno in questo compito.
  • Sabbata pango (delimito -conto- i sabati) e Paco cruentos (calmo i cruenti). Le campane, infine, ci ricordano il grande valore del tempo che deve essere vissuto nella calma e nella laboriosità. Tempus volat, velat, valet: «il tempo vola, vela, vale». Le campane ci ricordano che il tempo è un prezioso dono di Dio ed i loro rintocchi delimitano e contano il passare dei giorni, dei mesi e delle stagioni: per un buon cristiano le campane sono di ottima compagnia nel pellegrinare dei giorni terreni. E le campane ci ricordano che il tempo per il cristiano non è solo un dono per vivere, ma soprattutto occasione propizia per farsi santo. Qualcuno ricorderà una delle domande del Catechismo di San Pio X: “Per qual fine Dio ci ha creati? Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell’altra, in paradiso”. Il tempo per il cristiano è il tempo della grazia per conoscere, amare e servire Dio: questo è il peculiare fine e senso del tempo. E le campane che sono cose sacre ci ricordano soprattutto questo “sacro” senso del tempo e ci insegnano a viverlo con docilità ed umiltà. E allora caro cristiano di Cleulis possa il suono delle campane risvegliare in te il senso ed il valore del tempo cristianamente vissuto e viverlo con quella fiducia e umiltà nella Provvidenza che non farà mancare nulla ai suoi figli.

Questo è quanto ci “dice” o, meglio “ci suona” una campana, per risvegliare in noi la fede e ricordarci di vivere una vita conforme al nostro Battesimo.

don Alberto Zanier

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