Il ritorno di Gjino

Il secondogenito di Azaria “Pul” e Maria “Pantian” è tornato a trovarci questa estate.  

Come ogni anno, abbiamo atteso con gioia il 5 agosto, festa di S. Osvaldo nostro patrono. E come sempre ripetiamo, per noi non è solo per la festa religiosa, che sicuramente è di primaria importanza, ma anche per un momento di ritrovo per riallacciare e consolidare i rapporti fra noi, specialmente per chi è lontano dal nostro paese, anche oltre confine o Oceano. Sono essi che maggiormente sentono il richiamo alle radici, e noi nell’attesa facciamo l’appello agli assenti. Da molti anni Feliciano con la moglie Iside ci onorano con la loro presenza in questa occasione, l’anno scorso ci hanno fatto la sorpresa di riportarci dopo ben 59 anni anche il loro amico e compaesano Igino Primus coinvolgendolo emotivamente. Quest’anno Feliciano purtroppo per ragioni di salute non era presente all’appuntamento, ma Igino riscoprendo i suoi sentimenti assopiti per così lunghi anni, ugualmente è ritornato per riassaporare tutte le emozioni ravvivate dopo il suo ritorno, che per un anno ha avuto modo di vagliare nel suo intimo. Igino nato il 16 ottobre 1930, il secondogenito di Azaria “Pul” e Maria “Pantian”. Il padre emigrato a Tolosa nel sud della Francia, richiama presso di se la famiglia: la moglie, la primogenita Giuseppina (1928) e Igino. Era l’anno 1933. Nel 1934 nacque in Francia Gian Battista, già all’età di 10 anni Igino per aiutare la famiglia si dava da fare presso contadini che apprezzando la sua buona volontà, richiedevano il suo aiuto. A 15 anni apprese il mestiere di elettricista, ma la vita cambiava di poco, così il padre col figlio ventenne (1950) decise per l’avventura in America a Philadelphia. L’anno successivo li raggiunsero ricongiungendosi, la madre e gli altri due figli. Qui Igino si dovette nuovamente rimboccare le maniche e ripartire dal nulla, infatti imparò dal padre e da chi di mestiere a fare il muratore, questa fu la sua professione per la vita. E come succedeva ai nostri emigranti, essi cercavano di rimanere uniti fra loro, quasi che condividendo il peso della nostalgia, fosse più sopportabile, infatti a Philadelphia, c’era una piccola comunità di “Clevolans” che si trovavano e si aiutavano fra di loro. Al matrimonio di Marino (1955) pur conoscendo da tempo la giovane Elena (1935) figlia di Nando e Giuditta, si accese la scintilla dell’amore fra loro, l’anno successivo di sposarono. Elena laureata, fu impiegata in una compagnia finanziaria. Dopo 56 anni di matrimonio nel 2012 a 77 anni con immenso dolore, Iginio restò solo. Purtroppo la loro unione fu privata dalla gioia di un figlio, così ancor di più vissero l’un per l’altra. Ferdinando Primus fu dunque suocero di Iginio, non servono parole per descrivere questo compaesano che ognuno di noi ha conosciuto, se non di persona ancor oggi attraverso le sue opere letterarie o liriche, ci sorprende, per la cultura, ma soprattutto per il grande attaccamento alle radici, al paese, alla famiglia e alle tradizioni, sublimato il tutto dalla grande nostalgia dell’emigrante, che seppur integrato nel paese straniero, nell’intimo il suo cuore era rimasto sempre fra noi, di autentico “Clevolan”. Molte sue poesie sono state musicate o adattate a musiche preesistenti come “Gleisiuta Clevolana”. La figlia Elena ha sempre condiviso col padre questa sua passione incondizionatamente e in ogni forma. Lei cantava anche nel coro della loro chiesa. Aveva voluto raccogliere e custodire ogni cosa al riguardo, quasi un museo privato per le tante opere, ricordi, riconoscimenti, collezionati in tanti anni dal genitore. Igino aveva intanto creato con la collaborazione della moglie, una buona stabilità economica, una bella casa dotata da ogni confort e comodità. Unico rimpianto ad oggi, di non aver eredi che possano conservare tutto questo patrimonio storico e spirituale al quale Elena teneva tanto. “Il ritorno in paese mi ha dato grande soddisfazione e commozione – ci dice Igino – vedo questa vallata dall’alto del paese, contornato dalle montagne, come un nido, come una culla che dà protezione, come avvolto in un abbraccio materno. La gente poi, ovunque vada, anche se non mi conosce, mi saluta, passa parola, mi sorride. Questo mi rinfranca molto, mi sento parte come in famiglia. Anche in Francia dove ho vissuto la mia adolescenza ho buoni rapporti, ma Cleulis è tutt’altra cosa. Quest’anno ho pure perso mia sorella Giuseppina, mi rimane ancora Gian Battista e i nipoti, coi quali ho rapporti saltuari. Miei fratelli di cuore sono stati Marino e Feliciano con le loro famiglie, da sempre punto di riferimento. Nonostante sia stato lontano per così tanti decenni, come vedete parlo la mia lingua Madre “il clevolan”, orgoglioso come lo sono della mia gente. Il mio desiderio più grande è che Dio mi dia la salute per ritornare ogni anno fino a che mi sarà possibile, che di più non resisto a stare lontano ora che ho ritrovato le mie “radici”. Concludiamo questa chiacchierata con Iginio dandogli appuntamento al prossimo Sant’Osvaldo, magari ancora assieme ai suoi amici; ai quali uniamo i nostri saluti e auguri. A voi tutti pace, salute e bene.

 Silvia Puntel

 

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: