Toni: intagliatore di Somlavila

Ho voluto iniziare questa rubrica con l’intervista a Antonio “Toni” Puntel, classe 1927 perché passando dinanzi casa sua si possono già vedere alcune sue “opere” che mi hanno subito colpito per bellezza e fantasia. Così ho chiesto al nostro artista del legno se fosse possibile vedere il resto delle opere e lui con grande disponibilità e accoglienza mi ha fatto vedere una stanza adibita a un vero e proprio museo con tutti i suoi manufatti, da qui è nata una piacevole chiacchierata che ora vi propongo.

Come e da quanti anni coltiva la passione dell’intaglio del legno? Questa passione ce l’ho avuta sin da piccolo ma non avevamo i mezzi per comprare gli attrezzi per l’intaglio (scalpelli, sgorbie ecc). Il tutto è cominciato negli anni Sessanta mentre ero a lavorare a Brunico e dopo il lavoro e nei fine settimana, si rientrava in paese ogni due mesi, mi dilettavo ed esercitavo ad intagliare çucules, dalbides e uccellini di ogni sorta. In seguito, ho iniziato a fare dei quadri in bassorilievo copiando i soggetti da cartoline e riviste.

Quando vi dedicate a questo passatempo? Mentre riposo perché mi rilasso, quando litigo con mia moglie e nei lunghi mesi invernali.

Quali legni usa per le sue opere? I legni usati sono principalmente quattro: l’acero, il maggiociondolo, il noce e il ciliegio perché sono legni “duri e compatti” ma facili da modellare.

Vedo appesi al soffitto parecchi campanacci come mai? Fin da piccolo mi è sempre piaciuto sentire e vedere i campanacci appesi al collo di mucche e capre perchè danno allegria. Las cjavinas (elemento in legno legato attorno al collo degli animali che sostengono i campanelli) erano un tempo, sempre fatti con legno di larice tagliato sul vecchio di luna perché detto legno è “elastico” e si presta per aprire e chiudere la cjavina. Mi ricordo che i vecchi malgari per ammorbidire las cjavinas di larice le mettevano nel calderone bollente del siero del formaggio così prendevano facilmente la forma desiderata.

Vedo anche molti cucchiai e forchette in legno quanto tempo ci impiega per realizzarli? Per un cucchiaio circa due ore, per la forchetta qualcosa in più. Sono tutti fatti in legno d’acero perché leggero e resistente.

Ci sono in esposizione molti oggetti in serie dal più grande al più piccolo. Perché? Quando mi viene voglia di fare un oggetto mi piace replicarlo in varie forme e dimensioni così qui trovi varie serie: quella das cjavinas, das cjaces, i mulignei, las scunes, las cjarozules, i sedonars, las crasciules e i batecui e più di trenta corone del rosario.

A cosa vi state dedicando ora? Mi diletto in composizioni floreali lignee raccolte nei “codars” sempre in legno sul prototipo di quello che ho fatto nella nostra chiesa sotto il crocifisso dell’altare. Quali i progetti futuri? Nessun progetto perchè lavorando molto di fantasia a seconda del periodo pezzo di legno che mi trovo tra le mani, l’ispirazione viene da sé. Mi piace comunque sperimentare e fare cose diverse da quelle che ho già fatto.

Luigi Maieron

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