Recuperato lo storico cimitero

Il cantiere è durato quasi un anno. Molto è stato fatto anche se potrebbe sembrare poco a chi non conosce lo stato in cui versava la costruzione prima dell’inizio dei lavori di recupero. Le condizioni di così grande abbandono hanno costretto a una revisione di alcune parti del progetto esecutivo; in collaborazione con l’ufficio tecnico del comune di Paluzza sono state concordate soluzioni a tratti molto radicali, come la demolizione e la ricostruzione di parti del recinto murario. Alcune sezioni, nascoste da strati di vegetazione, presentavano infatti lesioni così profonde da comprometterne l’equilibrio. La maggior parte delle muratura sono state risanate facendo attenzione a non modificare il loro carattere con interventi troppo invasivi, con particolare riferimento alle superfici lapidee sulle quali è passato più di un secolo di storia. Il concetto del “far sentire il tempo” è stato per noi di rilevante importanza. Le murature sono state “smontate” e ricostruite dove necessario. Per il resto è stata realizzata solo una pulizia superficiale, rinunciando anche alla prima ipotesi si stilatura dei giunti e facendo attenzione, quanto possibile, a non rimuovere la colonia di piccola vegetazione che popola gli interstizi più profondi delle vecchie murature e che costituiscono l’habitat ideale di un sistema vegetale che non arreca alcun danno e che dona colori inaspettati alle grigie superfici. Ci chiediamo che cosa ne sarà di questo bellissimo spazio, ora che è terminato il primo lotto funzionale? Quale sarà il destino di questo luogo della memoria? Seguiranno – come programmato dalla buona coscienza degli amministratori – solo lavori di ordinaria pulizia, che lo condurranno a essere un luogo visitato da pochi? Oppure tra non molto vedremo ancora la natura irrompere prepotentemente quale conseguenza di un disinteresse generale, riportandolo a essere romantica rovina? Sono ipotesi entrambe possibili. La prima mi inquieta e penso che abbia poco senso in quanto credo poco all’utilità dei musei, soprattutto quando questi sono cimiteri. La seconda mi sembra paradossalmente più interessante (ma per quanti altri, ci si potrebbe chiedere) per le implicazioni culturali: le rovine hanno sempre un forte fascino. Riflettendo ancora mi viene da pensare che forse la soluzione migliore per il nostro “vecchio malato” potrebbe essere quella di venir usato ancora per nuove inumazioni, avendo cura naturalmente di non cancellare le tracce del passato. Lapidi, cippi e pietre scolpite potrebbero essere conservate con cura e il perimetro interno diventare un “lapidario”, capace di evocare il tempo passato attraverso il ricordo di chi ha lasciato preziose tracce. La storia dei luoghi insegna che questo si è sempre fatto, anche nel cimitero vecchio di Timau – Cleulis. È bello camminare lungo i muri e soffermarsi a leggere frasi scolpite nel marmo o guardare dettagli di figure che riemergono da foto sbiadite o ancora, essere colpiti da cippi funerari spesse volte scolpiti a mano. Gli sforzi fin qui fatti non saranno vanificati se l’atteggiamento futuro sarà quello appena descritto, ovvero quello di ritornare nei luoghi per prendersi cura dei defunti e far così in modo che questi luoghi vengano preservati dall’abbandono. L’utilità delle cose le rende autentiche, utili a prescindere da ogni romantica attrazione verso le cose vecchie. Il rifacimento parziale delle murature e il recupero della cappellina centrale allo spazio è il primo messaggio che vorrebbe ribadire questo concetto. La cappellina, così come si configura, rappresenta un piccolo luogo di preghiera che offre al visitatore un senso di raccoglimento. Al suo interno accoglie una piccola croce e un’installazione dove poter riporre i lumi. Il piccolo spazio attende ora di venir consacrato; la consacrazione rappresenta un atto di nuova fondazione, permette alla comunità di riconoscere i luoghi sacri all’interno dei quali officiare il rito. Ci piace pensare questo piccolo spazio di preghiera collocato al centro del cimitero come il luogo della memoria collettiva. Un luogo che possa rappresentare i morti che non hanno nome e che nessuno ricorda più, i pochi di cui si ricorda l’esistenza e quelli che inevitabilmente saranno in futuro qui ricordati. Molti sono coloro che si sono interessati affinché non andasse perso un così prezioso bene collettivo e hanno concorso alla realizzazione di questo progetto. Con l’auspicio che gli interventi progettati si completino, ringraziamo, i volontari della Protezione Civile di Cleulis e Timau che più volte hanno provveduto a ripulire gli spazi cimiteriali, la giunta comunale guidata da Emidio Zanier, in particolare l’assessore alla cultura Velia Plozner per aver ravvisato la necessità del recupero del cimitero storico ed essersi attivata con Franco Corleone nella ricerca dei fondi necessari; l’attuale giunta comunale guidata da Aulo Maieron per aver dato continuità all’iniziativa nei tempi previsti; il geometra Repezza della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali per i consigli e i suggerimenti offerti in fase di progettazione; il geometra Eugenio Mentil, mio padre, valido sostegno nei momenti di sconforto e prezioso collaboratore; il geometra René Matiz, dipendente comunale dell’ufficio tecnico, per la disponibilità e la pazienza nel soddisfare ogni nostra richiesta; la popolazione di Timau che, periodicamente, sollecitava la sistemazione di quei luoghi; il sacerdote don Tercisio Puntel per la condivisione dell’idea di recupero della cappellina come luogo sacro e di preghiera; tutti coloro che a vario titolo hanno stimolato e incoraggiato il recupero del sito.

Federico Mentil

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