Un’esperienza che mi ha segnato. Paluzza è conosciuto generalmente come un paese molto discreto, che non alza i toni, dove non si conoscono atti di violenza anche verbali. Con questo non voglio dire che non si discutano i problemi, non si litighi anche… ma sempre senza eccessi E’ per questo che molta gente venuta qui nei giorni in cui abbiamo accompagnato Eluana alla sua ultima dimora, si è meravigliata per questa compostezza carnica, che assolutamente non significa indifferenza. E così la povera Eluana è riuscita a coinvolgerci tutti nella sua vicenda terrena, tutti ci siamo espressi in un modo o nell’altro e generalmente molti mi hanno scritto che hanno trovato qui quell’umanità che non si era incontrata altrove. Il titolo di questo articolo però vuole raccontare brevemente come il vostro parroco ha vissuto quei giorni così carichi di interrogativi, di ricerche, di risposte, di dibattiti. Nella mia esperienza di sacerdote del resto succede a tutti, ci sono stati momenti che hanno segnato in modo particolare la mia storia, la mia vita. Ricordo il momento così decisivo della mia consacrazione sacerdotale, l’incontro con le comunità che mi apprestavo a servire pastoralmente, il mio essere prete a Gemona durante il terremoto del ‘76… e così avanti. Ma mai avrei creduto che toccasse alla Eluana pormi degli interrogativi e dei casi di coscienza così difficili da districare dopo una vita in cui predico le verità della fede. E’ così che ho dovuto rimettermi in discussione, interrogarmi davanti al Signore, ascoltare i pareri di tutti e confrontarli con le verità in cui credevo. Solo in questo modo sono riuscito ad affrontare uno dei giorni più difficili del mio sacerdozio, quando, al funerale di Eluana, le mie parole avrebbero avuto un grande peso e una grande responsabilità davanti agli italiani e alla Chiesa. In quel giorno il mio sentimento è stato quello di sentire tutti quanti attorno a quell’altare come figli dello stesso Padre, figli che stanno cercando luce, risposte davanti al mistero del dolore. Ho sentito dentro di me quel crocifisso che in quel momento era presente, Lui sofferente, in mezzo a questa umanità sofferente! I giornalisti e i mass-media Ben 32 anni dei miei 37 di sacerdozio li ho trascorsi nei nostri paesi di montagna e mai ho avuto modo di affrontare dei giornalisti che ti assediano in qualsiasi ora del giorno. Vi assicuro che è un’impresa ardua! Una parola in più, magari espressa con un preciso intendimento può venire interpretata nel senso opposto e conosciamo bene i trucchi dei giornalisti per farci cadere. E così che un giorno ho visto con grande sorpresa un titolo a piena pagina su un giornale locale: “I1 parroco di Paluzza bacchetta il cardinale”. Si tratta di un’intervista in cui, parlando di alcuni giudizi espressi da un cardinale io avevo detto semplicemente che ora era necessario che tutti dovessero abbassare i toni, da una parte e dall’altra e imparassimo ad ascoltarci e affrontare i problemi con serenità e rispetto reciproco. I giornalisti tuttavia li ho sentiti come tanto bisognosi di conoscere la Chiesa. Molti di essi purtroppo la vedono solo come una istituzione umana con finalità di potere, la fede come una delle tante ideologie o filosofie e non possono così scorgere l’altro aspetto quello che la fede presenta a noi. Ho parlato tanto di questo con loro e così ho avuto l’opportunità di fare anche un po’ di catechesi. Amo la Chiesa. La Chiesa è entrata nel dibattito assai acceso sul fine-vita che ha caratterizzato questi ultimi mesi e che continuerà a restare aperto anche nei prossimi. Sono molti fra i credenti che mi chiedono se la Chiesa, interessandosi di questi problemi, non invade campi altrui. Penso che nessuno, se ha bene in testa l’idea di democrazia, possa negare alla Chiesa il diritto di parlare di fede e di morale e quando si dice Chiesa non si parla solo di Vaticano, ma soprattutto di cittadini italiani che come gli altri hanno il diritto di parlare! Bando a un certo fondamentalismo laicista che vorrebbe zittire i cristiani e rinchiuderli nelle sacrestie! Personalmente mi ha fatto male sentire tanti cristiani ultimamente dire: “Mi vergogno di appartenere a questa Chiesa!”. Certamente nella Chiesa, essendo fatta di uomini, ci possono apparire anche aspetti negativi dovuti alla nostra fragilità, ma non dobbiamo dimenticare che Essa ha un messaggio da offrire al mondo e quel messaggio è Cristo! Essa è Mater et Magistra: E’ madre per i suoi figli che devono trovare in Lei amore, speranza, conforto… ma è anche Maestra e cioè deve formare dei cristiani adulti, consapevoli, ferventi. Ecco perché io amo la Chiesa! Con la Chiesa io sono diventato un uomo, conosciuto il Cristo, oggi Lei alimenta la mia vita con i Sacramenti, vivo nella gioia e nella speranza che i miei peccati vengano perdonati e che la mia vita ha uno scopo non solo in questo mondo, ma anche nell’altro. È la Chiesa che mi ha insegnato a vedere Cristo in tutti anche in coloro che non vorrei amare, la dignità di ogni vita dal suo nascere alla sua morte naturale, la dignità di ogni uomo anche se diverso da me! Ricordo dei santi e sacerdoti dalla vita povera e integra che hanno formato generazioni di cristiani… Vedo tutte le opere di carità che la Chiesa gestisce e le migliaia di uomini e donne che danno la loro vita per il prossimo e non dobbiamo dimenticare la schiera di Santi che ci parlano con la loro vita! Vorrei che ci domandassimo: “Cosa sarebbe la nostra società senza la presenza della Chiesa? Sarebbe tutto più bello? Tutti finalmente liberi? Tutti uguali? Tutti proiettati verso il progresso e un futuro di felicità?”. Eluana sta ormai con il Signore e nel nostro cuore. La lezione che lei ci ha insegnato con la sua vita e la sua sofferenza ci aiuti a portare più amore in mezzo a noi!
Il Siôr Santul don Tarcisio Puntel
Pubblicato da sarute