Iniziamo un viaggio nel paese delle dimenticanze e delle buone intenzioni. Delle noncuranze e delle tante promesse, dette a voce o mai evase. Iniziamo un viaggio in un paese che nessuno vorrebbe mai vedere o raccontare. Che ci auguriamo di non vedere né raccontare mai. Ma che – purtroppo – c’è. Lo vediamo e lo ripassiamo ogni giorno. Ci siamo talmente abituati all’idea, che ormai non ci si fa neppure più caso. In questa inchiesta, raccontiamo con immagini e parole forti la situazione di degrado di cui soffre Cleulis. Vogliamo – e siamo sicuri di fare cosa grata ai nostri amministratori – fornire un promemoria delle urgenze e delle emergenze, delle priorità che il paese presenta. Il nostro giornale ha raccolto l’invito fatto da molte persone. Anche il Consiglio Pastorale parrocchiale, proprio nell’ultima seduta, ha avallato la stesura di questo articolo. Per carità, la nostra intenzione è avulsa da polemiche, non vogliamo tirare le orecchie a nessuno. Piuttosto solo fornire consigli propositivi. Il dialogo è sempre stato un punto vincente. Dopo le elezioni del 12 e 13 giugno, si sono insediati nuovo sindaco e consiglio. Forniremo al tavolo del nuovo primo cittadino un piano dettagliato delle nostre priorità. Perché si pongano subito in essere i rimedi necessari. Non c’è tempo da perdere. Qui non conta la politica, non conta il comune, la Provincia o la Regione. Contano solo i fatti. Che parlano da soli. Da questi, parte il nostro viaggio.
Qui borgo Somlavila
Emergenze: viabilità interna e case pericolanti
Purtroppo la verità è dura da accettare, ma le strade di Calcutta sono meglio di quelle di Somlavila. E’ vero: manca una strada percorribile in macchina fra le viuzze e le case e questo non si può certo pensare di realizzare, ma un miglioramento della viabilità interna al borgo pare invece richiesta più che legittima. Basta farci una passeggiata, per accorgersi che la pavimentazione è sconnessa, oppure coperta da materiale estraneo, detriti e sporcizia. Inoltre, a tratti c’è, a tratti no. Per esempio lasciando Piazza della Vittoria e proseguendo verso la parte più alta, la ciottolata termina al punto di immissione fra via Val Castellana e via Postetto. Perché non proseguirla? D’accordo che quel sentiero è logorato dai secoli e dalle scarpe, ma pare proprio di stare nel medioevo! In questo caso, al posto del ciottolato, un troi di terra battuta è l’unica viabilità esistente. Non osiamo pensare come siano d’inverno o con la pioggia autunnale quei sentieri. Ci è stato segnalato, inoltre, che anche le fognature non siano proprio in ottimo stato in quella zona. Sebbene alcuni lavori di ripristino siano stati fatti, nei pressi della fontana le fogne scorerebbero ancora su lastroni di pietra (anziché nei tubi). E’ decisamente migliore infine – questo va detto – la pietrata che riprende per condurre davanti alla Chiesa di sant’Osvaldo. Peccato giovino del servizio solo la zona più bassa di Somlavila. Quelle più alte, sono invece completamente escluse. La viabilità non è l’unica piaga di Somlavila. Ci sono anche le case pericolanti. Un esempio si può osservare proprio di fronte all’albergo “Al cacciatore”, la “Cjase di Drêa” (Andrea Puntel Repil) giace lì. E’ uno spettro, senza tetto e senza ritegno. Un pugno in un occhio. Sarebbe opportuno pensare ad una nuova sistemazione: abbatterla oppure ristrutturarla e lasciarla al servizio della comunità. Il sindaco aveva anche già ventilato queste possibilità, come avevamo riportato in queste pagine, ma poi non s’è fatto più nella. Non fosse altro perché pericolosa per le altre case lì vicino. Stesso discorso vale per la “Cjasa da Tinga”. Questa è proprio un pericolo per tutta la borgata. Poggia completamente su quella vicina, presenta segni di decadenza sul tetto e sui muri. Bisognerebbe trovare anche in questo caso una soluzione, che noi proponiamo drastica: l’abbattimento. Tirando le somme, Somlavila pare la borgata più malmessa del paese, proprio per la fatiscenza di strutture e infrastrutture interne. Ci sarebbe in realtà anche un’altra questione in sospeso: i locali del vecchio ambulatorio, ma per non inflazionare ulteriormente Somlavila, solo per questa volta, racconteremo questa vicenda nella sezione dedicata al borgo di Cleulis.
Qui borgo Cleulis
Vecchio asilo: che fare?
Il vecchio asilo, probabilmente, non sarà più utilizzabile. Dentro e fuori, crepe e spaccature stanno distruggendo quello che è stata la culla di tutta una generazione di ragazzi. Peccato. Oggi versa in condizioni deplorevoli: gli scantinati sono stracolmi di rottami e immondizia; dentro è inagibile. Dicono che non si potrà recuperare perché un movimento franoso se lo sta portando via: di qui la presenza delle crepe. Dunque ogni ipotesi di un suo utilizzo per il bene della comunità non è percorribile. Probabilmente su di esso si abbatteranno le ruspe. Resta comunque un locale in stato di abbandono. E pensare a quanti soldi hanno buttato via per “trasformarlo in un opificio produttivo”?? Se deve essere abbattuto, allora che le ruspe facciano il loro dovere. Se si può recuperare il recuperabile, si faccia qualcosa. L’ambulatorio è una vicenda a parte. In primo luogo, non si trova in buono stato, almeno esteriormente. Poi, va aggiunto, che un’ipotesi di ripristino è stata già fatta. Il vecchio ambulatorio del paese è stato promesso in comodato al Circolo Culturale Ricreativo, perché lo ristrutturi e ne faccia la sua sede. Il problema è che sebbene l’idea sia almeno della scorsa estate, non esiste a tutt’oggi un atto formale del passaggio di consegne. Ci permettiamo di suggerire che la soluzione di Zanier (l’affidamento al CCR, appunto) non può che essere la migliore delle percorribili. Ma ci premuriamo pure di suggerire al neosindaco la necessità di un’accelerata dei tempi di affidamento. Una delibera scritta, insomma, che possa permettere l’avvio dei lavori. La situazione dei due locali ci permette di tracciare due considerazioni importanti, che andremo adesso ad elencare. In primo luogo, il fatto che il paese è attraversato da un fonte franoso, magari micromillimentrico, ma che c’è, altrimenti non si spiegherebbero i cedimenti di alcune strutture. Sul fronte geologico dunque la situazione non è affatto tranquilla. Per questo motivo, chiediamo che il comune di Paluzza interessi la protezione civile, affinché siano stanziati i fondi per la messa in sicurezza dei punti più critici. Esistono delle leggi, le stesse di cui usufruiscono per esempio Salârs e Ligosullo, che dispongono finanziamenti per il miglioramento dell’assetto geologico di un territorio. Non sappiamo se fanno anche al caso nostro; ma chi è competente lo può accertare. In secondo luogo, lo stesso asilo ma anche l’ex ambulatorio ci suggeriscono che il paese non ha – unico caso in tutto il comune –una struttura adibita agli incontri della comunità. Supponiamo che si debba fare una riunione. Dove si va? Anche questa è un’esigenza molto sentita. E che segnaliamo come fondante per il tessuto sociale di Cleulis.
Qui borgo Laipacco
Il ponte che non c’è
Quanto costa a “Poste italiane” mantenere una rossa, metallica e scassata cassetta per le lettere? Supponiamo poco o nulla, solo il servizio per il ritiro. In tutto Cleulis basso non esiste una buchetta per le lettere, bisogna salire al paese per spedire una lettera. Tolta quella fuori dalla latteria e tolta anche quella fuori Pakai. Visto che il costo per il ritiro in questo caso non ci sarebbe (i postini ci passerebbero comunque davanti, per andare a ritirare la posta a Cleulis alto), non sarebbe un buon servizio al cittadino tornare a mettere una cassetta anche a Cleulis basso? In fondo il problema della posta è il meno grave. C’è un ponte che porta a Cleulis, il ponte di Laipacco, e ogni volta che piove forte, specie d’autunno, sono rogne. L’acqua arriva anche a toccare l’arcata. Ma ‘sto ponte nuovo si fa si o no? Il progetto è pronto. I lavori dovevano iniziare la scorsa primavera, ma a tutt’oggi di ruspe e di “guadi” annunciati-imminenti, neanche l’ombra. Chiediamo: Qual è lo stato di avanzamento dei lavori? C’è stato almeno l’appalto all’impresa? Un’altra questione, già che si è parlato del ponte, è lo stato piuttosto malconcio delle sponde e degli argini del torrente Bût. C’è un punto in particolare a sud del paese dove il torrente nel suo percorso tange e rode il piede della montagna, sopra la cui altura c’è tutto il paese. Il percorso del Bût dovrebbe reso più sicuro, con argini e sponde più consistenti. Non semplici massi incastrati. Lì, in futuro potrebbe davvero scattare un’altra emergenza idrogeologica. L’acqua continua a rosicare. Chiediamo al sindaco e alla sua nuova giunta di verificare di persona, basta recarsi nei pressi del depuratore e “guardare giù”. Infine, la precedente amministrazione comunale ha realizzato una bella pista lastricata per salire verso la parte alta del paese. A parte che d’inverno potrebbe tranquillamente diventare una pista olimpionica di bob, vista l’estrema scivolosità che la rende impraticabile al pedone, il lavoro – come abbiamo già più volte sollecitato – dovrebbe essere completato, almeno con la realizzazione di un paramassi o almeno di un parapetto, per garantire una protezione minima al passante o gitante a rischio di “capogiro” quando si sofferma a guardare il panorama. Sotto c’è lo strapiombo.
Qui borgata Gleria e Aip
Fiat lux
Tralasciamo la questione “appezzamenti demaniali”, anche se ce ne sarebbe da scrivere su com’è stata gestita tutta la faccenda. In ogni caso, in entrambe le borgate ciò che manca è una consona illuminazione notturna. In via Canale e in via Aip sarebbe da riprogettare completamente, mentre sul Pecol manca del tutto. Via Aip e via Martiri di Promosio sono tutte sconnesse: le due strade sono rattoppate “alla buona” in più punti. La sensazione a percorrerle è quella del safari, solo che non ci sono gli animali. Infine, una considerazione che ci sta molto a cuore. Abbiamo un cimitero, noi di Cleulis, che dividiamo con quelli di Timau. Il cimitero è composto da 6 terrapieni ove vengono sepolte le salme dei nostri cari. La matematica non è un’opinione e 6 diviso 2 fa 3. A ogni paese toccherebbero tre settori. La realtà, però, non è questa. Cleulis, a oggi, può seppellire i suoi defunti solo su una piazza e mezza, le altre quattro e mezza sono riservate a Timau. La questione non è di campanilismo ma di buon senso. Soprattutto da noi dove ancora è molto sentita la sacralità della morte e del ricordo del defunto. E’ giusto – caro Consiglio comunale, cara giunta e caro sindaco – che dobbiamo seppellire i nostri defunti uno sopra l’altro, quando una più equa distribuzione degli spazi riequilibrerebbe tutto?; è giusto che continuiamo ad arrabattarci per seppellire un nostro caro defunto perché non troviamo un posto? E’ giusto che ci accolliamo anche l’ingombrante imbarazzo di dover recapitare lo sfratto ai familiari di altri defunti, per avere un misero loculo?
Conclusione
Caro sindaco e cara amministrazione, questi sono i mali di cui soffre il paese. Confidiamo in risposte concrete e tangibili a queste situazioni di disagio.
Oscar Puntel
Pubblicato da ivan