Abbiamo appena terminato i festeggiamenti per il nuovo millennio e ci troviamo già sulla soglia dell’anno del Signore 2004. Certo, il tempo ci sfugge via veloce, veloce come il vento fra le mani e noi, nello stesso tempo, viviamo esperienze e avvenimenti che già sono passati al vaglio della storia. Non è mia intenzione analizzare qui i singoli fatti che hanno caratterizzato questo 2003: lo faranno già altri più quotati di me su riviste e alla televisione. Desidero soltanto soffermarmi su quattro momenti più significativi per noi cristiani.
La guerra in Iraq
Quanto parlare si è fatto, quante discussioni soprattutto nella prima parte di quest’anno…e non è ancora finita! In questa “brutta faccenda” stanno morendo più soldati e civili oggi che durante quella guerra lampo che ha portato alla destituzione di Saddam Hussein. Aveva ragione il papa quando ci avvertiva che:”Una guerra si sa come inizia, ma non dove ci può portare”, e ancora: “Ho il dovere di dire: mai più la guerra!”. Allora, certi autorevoli uomini di governo avevano risposto che:” Loro la guerra la fanno anche senza la benedizione del papa!”. Si è vista la necessità di questo intervento per combattere il “Grande Male”. Ora qualsiasi paese potrà dichiarare guerra ad un altro se vedrà la necessità di combattere il male presente nell’altro. E ciò è molto pericoloso. E gli altri conflitti? Congo, Liberia, Sierra leone, Palestina, Cecenia, Afghanistan, Kashmir, Sudan ecc. Ecco la necessità oggi per noi credenti di essere dei veri testimoni dell’Amore di Cristo. Il lavoro è tanto, la strada è ancora lunga, ma è necessario insistere perché trionfi la cultura del dialogo e della pace. Le guerre e i muri (se ne sta costruendo uno attualmente anche nella terra di Gesù) servono solo a distruggere l’Amore e la speranza e a far trionfare l’odio. La beatificazione di Madre Teresa di Calcutta e la morte di Annalena Tonelli (una missionaria laica che ha speso la vita per i più diseredati nell’inferno della Somalia) ci devono spronare a prendere come modelli questi “campioni” dell’umanità e non i guerrafondai.
25° di pontificato di papa Giovanni Paolo II°
E’ stato un dono di portata storica per tutti questo pontificato. Non ho sentito una sola voce contraria o di disapprovazione fra il tanto parlare che si è fatto intorno a questo “grande uomo di Dio” che ha celebrato i 25 anni di servizio non solo alla Chiesa cattolica, ma a tutta l’umanità. I mezzi di comunicazione ci hanno offerto l’occasione di conoscere bene papa Wojtyla, di ascoltare i suoi messaggi, di seguirlo nei suoi 102 viaggi apostolici. Lo abbiamo ammirato per la sua fede incrollabile e il suo coraggio. Abbiamo anche trepidato nel momento in cui qualcuno, volendolo morto, ha attentato alla sua vita. Ora, dopo 25 anni che si porta sulla spalle responsabilità così grandi, il suo fisico è stanco e malato. Ma forse questa è la sua più grande testimonianza di vita: la sua partecipazione piena alla passione di Cristo. Anche noi vogliamo unire la nostra voce alle altre per rivolgere il nostro:”Auguri, Santità!”. Resta ancora con noi! Abbiamo bisogno di sentire la tua voce anche se tremolante, di appoggiarci alla tua fede; tu sei il nostro fratello maggiore che ci ha accompagnati al nuovo millennui. Grazie, Santità!”.
Il Crocifisso.
Si parla molto di integrazione degli immigrati e di Stato laico. Evidentemente se si è alzato quel polverone attorno al Crocifisso della scuola di Ofena, significa che né molti immigrati, né molti italiani, compresi i magistrati che devono applicare le leggi, hanno un’idea chiara su ciò che significa: integrazione e Stato laico. Integrazione significa che l’immigrato si inserisce nel nuovo paese di adozione godendo di tutti i diritti di legge e assumendosi pure i doveri. Lo Stato laico si impegna a rispettare allo stesso modo le diversità che compongono i vari gruppi etnici presenti sul territorio purchè queste non contrastino con la legge. Tale rispetto per tutte le tradizioni o il dovere dell’accoglienza non deve implicare la cancellazione di un’identità culturale o religiosa. Adel Smith non ha chiesto solo che vengano rispettati i diritti dei suoi figli (cosa che mi sembra legittima), ma che venga tolto il crocifisso! Con questa richiesta ha dimostrato non solo una grave intolleranza verso la maggioranza dei cittadini, ma anche la sua volontà di non integrazione. Un magistrato applica le leggi dello stato, non è compito suo il farle. Il magistrato Montanari ha preteso di fare lui una nuova legge, sostituendosi al Parlamento e dando ragione ad un conosciuto ed esagitato integralista, sconfessato anche da molti suoi correligionari. Intanto chi continua a tacere in questo chiasso è proprio Lui: sì, il Crocifisso! Già! Gesù è abituato alle polemiche che da 2000 anni nascono attorno alla sua persona e al suo messaggio! Chi come Lui è “venuto per servire e dare la sua vita”, non ha il tempo di perdersi in chiacchere.
50° della morte di mons. Luigi Gorizizzo.
Non mi dilungo, perché su questo sacerdote che per 40 anni ha svolto il suo ministero a Paluzza ed è stato Vicario foraneo dell’Alto Bût, abbiamo deciso di raccogliere in una pubblicazione le varie testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto e verrà spedita a tutti i paluzzani con il Bollettino di Natale. Lo ricorderemo durante le festività natalizie con una solenne celebrazione liturgica ed un concerto in suo onore.
A ducj i clevolans vizins e lontans, auguri di bon Nodâl e buinas fiestas!
Sjiôr Santul Don Tarcisio
Pubblicato da ivan