Thomas e i suoi alpaca

Prima di farmi entrare a casa sua, in ta Glerie, per l’intervista, Thomas mi fa vedere con orgoglio i suoi amici alpaca che brucano tranquilli nel prato attiguo alla stalla. Appena lo vedono arrivare con il mangime in mano questi animali dallo strano aspetto e dal muso dolce gli si avvicinano facendogli le feste. Thomas li accarezza e parla con loro: si vede che c’è un bel feeling tra lui e gli alpaca.

Quando e perché è nata questa tua passione per questi animali?

«Mi trovavo con gli amici nel bar da Pakai e guardando una trasmissione televisiva vidi per la prima volta questi strani ani¬mali che mi incuriosirono pa¬recchio. Dopo di che venni a sapere che mia cugina Noemi (figlia di Didi di Laipacco) la¬vorava presso un’azienda agri¬cola in Umbria dove allevano proprio gli alpaca, quindi dopo averla contattata, mi sono recato a Umbertide per incontrare da vicino i miei nuovi amici. Ap¬pena li vidi rimasi colpito dalla loro dolcezza e curiosità, veder¬li pascolare liberi sulle colline umbre è uno spettacolo. Così, dopo aver frequentato un corso per conoscerli meglio e per sa¬perli gestire nel miglior modo possibile, due anni fa ho portato a Cleulis una coppia di alpaca».

A Cleulis animali del genere non si sono mai visti. Chi sono gli alpaca?

«Gli alpaca sono originari del Perù e sono presenti in tutta la regione Andina oltre i 4000 me¬tri di altezza. Sono come i lama, le vigogne e i guanachi. Sono ruminanti e appartengono alla famiglia dei camelidi. Visto che vivono a una temperatura anche di meno quindici sono provvi¬sti di un vello denominato fibra che ha la peculiarità di avere un potere calorifico sette volte superiore a quello della lana di pecora. Il colore del loro manto varia dal marrone scuro al marrone chiaro; al bianco o al nero passando per il grigio. È una fibra non infiammabile e da essa si ricavano indumenti di ottima qualità perché uniscono il potere calorifico del filato a una leggerezza sorprendente del capo.

In Europa non è commerciata la carne di questo animale ma in Perù e in Cile è molto apprezza¬ta (vero Ivan e Raf?). Il cuccio¬lo di alpaca è chiamato “cria”. Mangiano sia erba fresca che fieno o mangimi tradizionali».

Sputano come i lama?

«Sì, ma molto raramente alle persone. E questo accade solo se si sente in pericolo. O, fra di loro, per difendere il proprio cibo».

Quanti alpaca hai?

«Ne ho quattro. L’ultimo è nato il 18 settembre. Il papà si chiama Sansone, la madre Dalila il loro piccolo Adam e l’altra femmina acquistata in marzo Eleonora».

Qual è il tuo rapporto con loro?

«ll mio rapporto con questi ani¬mali, come hai potuto vedere, è molto buono, sono molto schivi e vanno avvicinati con movimen¬ti cauti ma decisi. Se mi fermo per qualche istante in un punto qualsiasi dei prato essi, essen¬do molto curiosi, si avvicinano spontaneamente a me per vedere perché mi sono fermato. Dalila e Sansone li ho acquistati nel settem¬bre di due anni fa e hanno qua¬si otto anni. In media l’alpaca vive fino a quindici anni. Sin da piccoli con un po’ di addestra¬mento, possono essere abituati ad andare in giro con la cavezza imparando così a seguire chiun¬que».

Quanto tempo impieghi ad accudirli?

«Cinque minuti al mattino e cin¬que alla sera infatti quando hanno la mangiatoia piena e l’acqua nel secchio l’animale non chiede altro. A differenza delle mucche e delle capre, l’alpaca non deve essere munto e nemmeno ripulire la stalla in quanto scelgono come un unico punto per fare i propri bisogni. Possiamo inoltre pascolare in ogni periodo dell’anno anche in pieno inverno essendo abituati a resistere a temperature estreme».

Hai degli aneddoti sui alpaca da raccontarmi?

«Vedere la nascita del primo cria è stato molto emozionante, mi ricordo che era il 12 febbraio, una giornata serena, è stato quasi inaspettato perché l’alpaca in gravidanza non presenta un ventre diverso da quello solito. A questo evento, il primo alpaca nato a Cleulis, ho voluto rendere partecipe l’intero paese affinché mi venisse proposto un nome adeguato al nascituro. Tra le molteplici proposte fattomi il nome che mi è piaciuto di più è stato quello di Gedeone. Un altro simpatico avvenimento mi è capitato quando sono andato a prendere la coppia di alpaca. Quando arrivò il in caricarli sul furgone, il maschio vi salì senza alcun problema mentre la femmina faceva difficoltà a salire tanto che ho dovuto sudare un bel po’ per caricarla. Ad operazione avvenuta rivolgendomi a Dalila, l’alpaca ribelle, le ho detto: «Tu pos vegni propi nome in Cjargne, gjau di un roc!».

Luigi Maieron

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.