Tacio è diacono

Mentre mi accingo a stendere alcune riflessioni sul momento così intenso vissuto dalla nostra comunità nell’estate scorsa come è stata la consacrazione diaconale di Tacio, il pensiero va a quel ormai lontano 29 giugno 1972, quando l’arcivescovo Zaffonato mi consacrava diacono nel duomo di Tolmezzo. Era presente un gruppetto di compaesani e tutto si è svolto in tono dimesso.

Eravamo più di cento persone accorse dalle parrocchie del nostro Comune, con in testa il sindaco con la fascia tricolore, in quel pomeriggio del 4 settembre scorso nel duomo di Udine. Le persone presenti in cattedrale in quel giorno sono rimaste profondamente emozionate dai vari momenti che quel rito di consa¬crazione ci ha offerto e soprattutto dalla scelta così singolare di spendere la propria vita per il Vangelo da parte di quei due giovani (uno era il polacco Boguslaw Kadela). E’ difficile per me esprimere la mia gratitudine al Signore. In quei momenti ho avuto la netta sensazione di come Dio opera in modo misterioso e talvolta per noi incomprensibile nella storia di ogni uomo. Tutto è incominciato in quel mese di aprile del 1986 quando don Carlo, don Danilo e il sot¬toscritto sono andati ad incontrare i più lontani e anche i più sconosciuti discendenti di quei cleuliani e timavesi emigrati in Brasile nella seconda metà dell’ ‘800. Giornate indimenticabili, festa grande per quel popolo che ritrovava le proprie radici e la propria identità, e le foto con tante, tante famiglie… tra queste c’era anche una giovane coppia con due bambini: Tacio di 6 anni e Marindia di 4. Diciannove anni più tardi sono tornato là e ho incontrato il giovane Tacio che mi ha subito espresso il desiderio di essere sa¬cerdote nella terra dei bisnonni Lorenzo (Falcin) e Pasqua Primus (Leon). Incomincia così l’ “avventura” italiana del giovane. Entra in seminario, impara in brevissimo tempo la lingua italiana e anche quella friulana grazie alla sua prodigiosa memoria, si impegna nello studio della teologia, dando sempre puntuale gli esami e, nonostan¬te resti sempre molto legato alla sua terra “gaucha”, si integra nel nostro mondo friulano. Ora è là, disteso a terra in segno di totale offerta della sua vita a Dio, mentre noi invochiamo lo Spirito San¬to e tutti i Santi che dovranno essere per lui un modello per il suo ministero. Lo vedo accostarsi all’Arcivescovo per ricevere da lui il “Grande Libro” della Parola di Dio che dovrà proclamare al popolo. Ascolto la sua promessa di celibato e obbedienza. Tocca a me, come suo parroco, imporgli la stola e la dalmatica che sono le vesti liturgiche proprie del diacono. L’ arcivescovo gli ricorda infine uno ad uno i suoi doveri a servizio del popolo di Dio. Guardo papa Gilson, mamma Marta e la sorella Marindia con gli occhi lucidi di commozione incollati sulla sua persona.

Tacio carissimo, il tuo cammino verso il sacerdozio non è ancora terminato. Fra non molto sarai sacerdote e allora le nostre chiese vedranno finalmente dopo 40 anni un altro giovane accostar¬si all’altare per “cantare” la sua Prima Messa! In tempi come i nostri in cui la figura del sacerdote è una presenza sempre più rara, un nuovo sacerdote è una Grazia davvero speciale. Rendo lode la Signore per questo dono. Vorrei aggiungere che quella del sacerdote è una esperienza che vale la pena ad essere vissuta. Molti hanno paura di scelte cosi forti come la nostra, ma Dio è fonte di felicita, e forza, e amore. Hai iniziato il tuo ministero pastorale a Lignano. Tre giorni alla settimana in parrocchia e quattro ancora in seminario per terminare gli studi e la tua preparazione al sacerdozio.

Auguri vivissimi, Tacio, per questo primo passo che già ti impegna per la vita. Noi ti accompagnamo con la preghiera e il nostro affetto. Dona tutto l’entusiasmo dei tuoi anni giovanili, ama le persone che incontrerai, porta loro il Signore del quale hanno bisogno più del pane quotidiano allora capirai quanto è bello ed esaltante vivere la tua vita con il Signore e per la Santa Chiesa.

Il vostro Siôr Santul don Tarcisio

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